Va in scena “Il Ballo” di Irène Némirovskj

Il Ballo [photo Pino Cavalera]
Il Ballo [photo Pino Cavalera]

di Tore Scuro

Una quasi foto di famiglia virata seppia. Sabato 23 luglio (ore 21.30), alla Masseria LoJazzo di Ceglie Messapica (contrada Ferruzzo, Strada provinciale 24 Ceglie Messapica – Villa Castelli km 2), va in scena “Il Ballo” di Irène Némirovskj, uno spettacolo di Daria Paoletta e Francesco Niccolini, drammaturgia Francesco Niccolini, con Daria Paoletta, musiche originali Mirko Lodedo, produzione Compagnia Burambò. Modalità d’ingresso: “il conto per favore, attore”, ovvero si paga il biglietto alla fine dello spettacolo in base a quanto esso è piaciuto. Info: 339.8432981.

Il Ballo [photo Pino Cavalera]
Il Ballo [photo Pino Cavalera]
Una storia perfetta: pochi personaggi, disegnati in un lampo e con brevi tratti, eppure perfettamente riconoscibili, e un incedere di eventi che precipitano in pochi giorni verso una fine inattesa e tragicomica, stupida, piccola eppure enorme, per le conseguenze sulle persone coinvolte.

Una famiglia di arricchiti, provinciali e ignoranti, una moglie che non vuole invecchiare e che sa di potersi finalmente godere la vita. Un marito che pensa solo agli affari e non riesce a porre argine alle volontà smodate e ai dispetti della consorte. Una figlia quattordicenne che sta abbandonando il corpo di ragazzina crisalide per diventare femmina e donna, con tutto il caleidoscopio di sentimenti, desideri e sofferenze della sua età. Intorno un mondo di “nemici”, secondo la gretta e sprezzante filosofia della padrona di casa: una istitutrice inglese, una maestra di pianoforte, un maggiordomo e una servitù buona solo a rubare pane e stipendio. Tutti insieme vivono l’attesa del grande ballo, una festa danzante che la “signora” vuole offrire a tutti i nobili e ricchi della città – qualunque essa sia – per affermare ricchezza e strapotere della famiglia. Ha pensato a tutto, e tutto trasuda arroganza ed eccessi. Ha solo trascurato un dettaglio, un piccolo dettaglio: la sua adorata bambina…

Scritto nel 1928 e pubblicato nel 1930, “Il Ballo” è il piccolo capolavoro col quale la venticinquenne scrittrice russa espatriata a Parigi si affermò in Francia. Una carriera folgorante, con romanzi strepitosi, ricchi di una umanità complessa e spesso ributtante, volgare, pronta a tutto per la ricchezza e per soddisfare le proprie voglie. Figlia di un banchiere russo che sopravvive alla Rivoluzione d’Ottobre, e di una donna in tutto e per tutti identica alla protagonista di questo romanzetto geniale, Irina (poi Irène) Némirovsky attraversa in prima persona la grande storia della prima metà del ‘900, pagandone le conseguenze. Morirà ad Auschwitz, da sola, nel 1942, un mese dopo essere stata internata. I suoi romanzi sono rimasti per molti anni in una valigia

Daria Paoletta, attrice burattinaia (fondatrice nel 1996 con Raffaele Scarimboli della Compagnia Burambò, sigla teatrale foggiana), e Francesco Niccolini, drammaturgo senza fissa dimora (lavora con molti attori italiani, e spesso in Puglia), provano a trasformare in racconto teatrale “Il Ballo”: lo fanno con grande divertimento, unendo la verve comica e affabulatoria dell’una e il cinismo teatrale dell’altro. Un racconto corale, quasi sinfonico, diretto da una vecchia governante di casa Krampo, una sorta di testimone silenzioso e partecipe, incapace di odiare e di parteggiare, ma tremendamente lucida e sorridente. Il risultato è un ritratto impietoso e comico, per forza di cose tragico e, forse, anche un po’ commosso di un mondo nel quale molto difficilmente lo spettatore non riconoscerà tracce della propria vita. E della propria famiglia.

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