Teatro| Il Santo e l’arte del comunicare

di Tore Scuro

 

Il Santo e l’arte del comunicare. Venerdì 8 luglio, alle ore 20, al MuDi – Museo Diocesano di Taranto (in Vico I Seminario, centro storico), va in scena “Lu Cuntu – Il Restauratore Sociale” di e con Alfredo Traversa e con Tiziana Risolo e Antonella Fanigliulo, produzione Teatro della Fede. A seguire visita al museo. Biglietto 10 euro. Info: 099.4716003.

Era davvero difficile pensare che ai teatranti non affascinasse la figura di quell’uomo che saliva sui palchi allestiti per strada e, urlando, strattonando e spesso facendo intervenire la forza pubblica, costringeva gli attori a interrompere le loro rappresentazioni. Poi lui stesso occupa il proscenio e, con un teschio in mano, cominciava il suo teatro, quello educativo, voluto dai padri gesuiti di Napoli. Inventore di un teatro che demoliva la Commedia dell’Arte. Proprio per la sua singolarità, Padre Francesco De Geronimo è ricordato dai vari Silvio D’Amico, Benedetto Croce, Raffaele Viviani, Roberto De Simone. Quest’uomo, che in vita a Napoli era considerato già un Santo, nasce a Grottaglie nel 1642, ma si forma, studia e vive per sei anni nel seminario di Taranto. E, nel terzo centenario della sua morte, proprio in quei luoghi si terrà l’opera-evento di Alfredo Traversa, nel capoluogo ionico che ha dedicato al Santo una piazza e una chiesa nel quartiere popolare e operaio per eccellenza della città, il rione Tamburi. Una vita incredibile quella del gesuita Santo che offre l’opportunità di osservare la società d’oggi con gli occhi di chi già nel 1600 aveva vissuto e analizzato le stesse problematiche: immigrazione, stato sociale a pezzi, ricchi e poveri, sessualità nella chiesa. Un predicatore che è divenuto famoso in tutta Europa, nato lo stesso giorno del Francesco gesuita Papa.

Lu Cuntu - Il Restauratore Sociale [photo Giuseppe Calamunci]
Lu Cuntu – Il Restauratore Sociale [photo Giuseppe Calamunci]

Drammaturgicamente parlando, il lavoro di Alfredo Traversa è un cuntu, ovvero un modo d’essere, di comunicare. Un’arte che è andata perduta, diciamola tutta. Infatti, con i protagonisti delle gesta eroiche, il cuntista (o contastorie, cosa assai diversa dal cantastorie) metteva in scena il suo patrimonio di valori (arroganze e cattiverie da mortificare, generosità e umiltà da esaltare). Di particolare suggestione, le musiche prendono spunto dall’opera buffa napoletana, che, per molti musicologi, risultò piuttosto importante nell’evoluzione del teatro d’opera in Italia. Per la cronaca, una canzone del Santo è diventata inno nazionale della Corsica. Nel filo narrativo hanno particolare importanza le prostitute di Napoli, tanto che, caso rarissimo, sull’altare, laddove è posto il corpo del Santo, è esposto un dipinto raffigurante Francesco che porta conforto religioso ad una prostituta. Non mancano i fuochi d’artificio, perché è risaputo che il gesuita grottagliese sapesse confezionarli. In definitiva, una serie di curiosità storiche e, non di meno, scelte registiche che rendono l’opera-evento particolarmente coinvolgente.

Dipinto sull'altare

Alfredo Traversa, regista e attore grottagliese, si è formato all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”. Al centro della sua attività l’apertura di spazi teatrali “altri”, particolari e originali come l’hangar della base aerea della Marina Militare, le masserie di Crispiano e il centro storico di Grottaglie. Ha fondato il Teatro della Fede (nel 1999), ideato il Musica Mundi festival e, assieme ad altri artisti, trasformato le Cave di Fantiano a Grottaglie, sei ettari di cave, ulivi secolari e grotte destinate a discariche o ad attività poco lecite, in un palcoscenico tra i più suggestivi d’Italia. Da quello di narrazione è approdato al teatro civile, sviluppando tematiche di particolare interesse politico e sociale. Alterna la scrittura alla pratica del teatro.

 

 

Un commento a Teatro| Il Santo e l’arte del comunicare

  1. Come Fare | Lettera43

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    Curiosità
    Perchè si chiama catena di Sant’Antonio

    di Ersilio Teifreto gestore del blog ToriNovoli Pubblicato nei commenti del portale Fondazione terra t’Otranto il 12 luglio 2016

    Alcune informazioni su un sistema che ha origini, all’incirca, nel lontano IV secolo.

    Catena-Santo-AntonioC’erano prima le lettere, poi gli SMS, le email, quindi i messaggini su WhatsApp e, infine (almeno per ora), i post su Facebook. Non è solo un nuovo modo e mezzo di comunicare, ma un nuovo modo di fare la catena di Sant’Antonio.

    Che cos’è la Catena di Sant’Antonio

    Come tutti sanno, perché a tutti è capitato di riceverla, in una o più forme, è un tipo di messaggio che si riceve e che invita, perché il fine di quel messaggio sia ottenuto, a inviare nuovamente quel determinato messaggio ad un numero definito o indefinito di altri destinatari. In questo modo, quasi propagandistico, il messaggio si diffonde a livello esponenziale.

    Perché si chiama catena di Sant’Antonio

    Il motivo di questo nome, com’è facile intuire, è legato alle vicende di un santo, Antonio appunto. Ma non il celebre e a cui in molti sono devoti, Sant’Antonio da Padova, bensì Sant’Antonio Abate (250-356 d.C.). Egli fu un eremita, uno dei più importanti della storia della Chiesa cattolica, che – stando ad una leggenda – scrisse una lettera al duca di Egitto ammonendolo circa la persecuzione dei cristiani. Se egli non avesse terminato questo sopruso Dio lo avrebbe punito con la morte. Al termine della lettera Sant’Antonio Abate invitò il duca a inviare quella stessa lettera a tutte le altre autorità della zona, affinché accogliessero il monito e cessassero di perseguitare i cristiani.

    Il duca ignorò la missiva e qualche giorno dopo fu disarcionato dal proprio cavallo e morì. Anche per questo spesso ad ogni sorta di catena di Sant’Antonio è associato un effetto negativo qualora non si rispettino le indicazioni fornite.
    un saluto da Torino
    Erilio Teifreto http://www.torinovoli.it

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