Teatro| Sandro Penna: una quieta follia

Una quieta follia_Diaghilev 28.05.2015 - Centro Diaghilev - foto di Vito Mastrolonardo
Una quieta follia_Diaghilev 28.05.2015 – Centro Diaghilev – foto di Vito Mastrolonardo

 

di Tore Scuro

«Felice chi è diverso essendo egli diverso, ma guai a chi è diverso essendo egli comune». Sabato 28 (ore 21) e domenica 29 maggio (ore 20) al Teatro Van Westerhout di Mola di Bari (Via Van Westerhout 17, info 333.1260425) va in scena “Sandro Penna: una quieta follia” di Elio Pecora, drammaturgia e regia Massimo Verdastro, con Massimo Verdastro e Giuseppe Sangiorgi, musiche originali Riccardo Vaglini, luci Paolo Calafiore, suono Marco Ortolani, produzione Compagnia Diaghilev, in collaborazione con Compagnia Massimo Verdastro.

photo ufficio stampa della Compagnia Diaghilev, che promuove l’evento.
photo ufficio stampa della Compagnia Diaghilev, che promuove l’evento.

 

Massimo Verdastro in questo spettacolo dà corpo e voce ad uno de più grandi poeti del Novecento. “Sandro Penna: una quieta follia” è un testo che Elio Pecora ha scritto appositamente per l’attore e regista; concepito come una sorta di spartito musicale, sull’onda di una forte ed empatica conoscenza che Pecora ha del poeta perugino. Il monologo che n’è venuto fuori, in una lingua molto prossima alla poesia, ma veloce e chiara, accoglie in sé i versi, le prose e alcuni frammenti dei diari inediti.

Il lavoro di Elio Pecora, rielaborato drammaturgicamente da Verdastro, vede un Sandro Penna insonne che si racconta e rivela e, mentre riflette e confida le fonti e le ragioni della sua opera poetica, descrive le sue giornate e il tempo che ha traversato: gli anni del fascismo, la guerra, il secondo dopoguerra, la sua intera esistenza fatta di inquietudini e di stupori.

In una stanza da cui ha smesso di uscire, dove sono accatastati e sparsi oggetti di ogni tipo nella confusione più totale, il poeta elenca i suoi mali, si dilunga sulle sue insonnie. Vagando nella sua stanza, ingoiando pillole, ci parla della sua infanzia difficile, dei suoi rapporti con il padre e con la madre, che ha segnato la sua esistenza, madre amorosa e crudele, traditrice e giudicante. Quindi l’incontro con l’amico che gli parlò di Rimbaud e Baudelaire, la comparsa della poesia; i dissidi interiori, la diversità ben prima di quella sessuale; l’amore intravisto, inseguito, negato; gli anni della giovinezza, gli impieghi brevi, i piccoli commerci, la sua visione della vita accolta nei versi; le sue frequentazioni e amicizie con Montale, Saba, Pasolini e Morante.

«Nella scorsa primavera l’amico regista e attore Massimo Verdastro, che aveva letto la mia biografia penniana edita da Frassinelli e sapeva che detengo e curo l’intero archivio del poeta, mi ha chiesto di scrivere un testo teatrale su Sandro Penna. Ed io ho accettato convinto e, fra luglio e agosto del 2014, in una mia casa–giardino nel Sud, ho composto il monologo in cui Penna insonne parla a un magnetofono dal chiuso della casa da cui ha smesso di uscire e nei suoi ultimi giorni. Che la poesia, la grande poesia com’è quella di un poeta molto amato, letto, studiato e tradotto in numerose lingue, possa parlare di se stessa senza allontanarsi dalla vita di ogni giorno e di tutti e dal suo difficile tempo: questi mi sono parsi il fine e il piacere del testo», annota Elio Pecora.

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