Gli animali nei proverbi salentini (1/x): la gatta

di Armando Polito

Gatti gallipolini in attesa del rientro dei pescatori

Di ogni proverbio mi limiterò a fornire la traduzione italiana e un breve commento risparmiando al lettore qualsiasi annotazione etimologica, per me la più interessante, per lui, invece, e me ne sono accorto da tempo …, la più noiosa. Confido, comunque, nell’aiuto di chi vorrà integrare volta per volta, la sezione animalesca per la quale qualche proverbio mi sarà sfuggito. Questo giustifica anche l’1/x del titolo, in cui la x certamente sarà destinata a restare a lungo, tanto più a lungo quanto più numerosi saranno i contributi, relativi ad animali non trattati, di cui i lettori vorranno far dono.

Scarda lu pesce e quarda la mùscia! (Squama il pesce e sorveglia la gatta!). Va detto, però, a cominciare dalle mie, che con le gatte di oggi (per colpa di alcuni padroni, me, che ne ho due, in primis) è meno rischioso lasciare incustodito un sarago che una confezione di croccantini o di bocconcini. Sarò maschilista, ma a tal proposito, anche per compensare il gatta e non gatto del titolo, nonché del testo dei due proverbi proposti, debbo dire che il terzo rappresentante felino della mia famiglia, maschio, di nome Nerino, non resta impassibile alla vista di un pesce abbandonato ma si accontenta anche delle briciole di pane quando gliele presento raccolte nel palmo delle mia (solamente la mia …) mano.  Più stupido delle signorine Molly e Tigre, che mai si abbasserebbero all’attesa dei loro colleghi gallipolini immortalati nella foto di testa? Non direi, visto che è in grado di aprire qualsiasi porta, purché abbia una maniglia e non sia chiusa a chiave. Tutto questo per ora; infatti gli ho rinviato provvisoriamente la prosecuzione dell’apprendimento del latino (è così veloce che a breve i ruoli si invertiranno) con la scusa che mi pare più promettente il suo osservare attentamente, in questi ultimi tempi, il cilindretto della serratura; sono convinto che prima o poi sarà in grado di ruotare opportunamente la chiave lasciata inserita o, in sua mancanza, di utilizzare quel suo surrogato chiamato spadino  nelle vesti di un pezzo di ferro appositamente scelto da lui tra i tanti che conservo in garage …).

Quandu la mùscia non c’è li sùrici ballanu (Quando la gatta non c’è i sorci ballano). E il pensiero corre ai tanti dirigenti del settore pubblico assenti mentre alcuni loro dipendenti prima di farlo debbono sobbarcarsi al fastidioso rito della timbratura del cartellino o assoggettarsi al collega compiacente, al quale prima o poi bisognerà restituire la cortesia. Ma qualcuno non ci aveva detto che questi signori (si fa per dire …), dirigenti e impiegati,  non dovevano essere licenziati (secondo me prima i dirigenti, subito dopo gli impiegati) entro 60 giorni? Oppure stiamo aspettando che venga indetto un referendum propositivo che introduca il nuovo istituto dello sciopero indetto personalmente, senza preavviso ma con retribuzione non decurtata nemmeno di un euro?

(CONTINUA)

Per la seconda parte (la giumenta e la capra):

http://www.fondazioneterradotranto.it/2016/05/16/gli-animali-nei-proverbi-salentini-2x-la-giumenta-la-capra/

Per la terza parte (la pecora): http://www.fondazioneterradotranto.it/2016/05/18/gli-animali-nei-proverbi-salentini-3x-la-pecora/

Per la quarta parte (l’asino): http://www.fondazioneterradotranto.it/2016/05/23/gli-animali-nei-proverbi-salentini-4x-lasino/

6 Commenti a Gli animali nei proverbi salentini (1/x): la gatta

  1. “scarda lu pesce e quarda la mùscia” mi sembra che con questo proverbio si usava indicare chi era affetto da strabismo!

    • assolutamente diverso il senso del proverbio, a mio parere. “Attento agli agguati!” questo mi pare stia ad indicare, non fidandosi della tranquillità di chi ti sta vicino

  2. Certo, se un occhio sorveglia la gatta e l’altro segue la pulizia del pesce, lo strabismo è assicurato. Credo anch’io, però, che il proverbio sia un invito ad evitare pericolose distrazioni e mi ricorda tanto “lu pòsparu lassatu nnanti allu fuecu ‘mpìccia” (il fiammifero lasciato vicino al fuoco si accende), in cui il fiammifero e il fuoco sono, rispettivamente, l’innamorato e l’innamorata di altri tempi marcati strettamente dalla madre di lei, o, se preferite, con una curiosa inversione di sesso, lui (fiammifero che, è il caso di dire, arde dalla voglia di fuoco) la gatta e lei (fuoco tentatore, “proprietà della madre”, anche se, in questo caso, non nelle sue mani ma sotto il suo sguardo da controllore patentato) il pesce del proverbio. Come cambiano i tempi! Per le gatte e i gatti domestici, abituati per lo più a bocconcini firmati e controfirmati, il pesce non rappresenta più una tentazione, mentre per gli innamorati (fortunatamente, sotto certi aspetti e in una certa misura …) la tentazione rimane, anche se la facilità con cui le si può cedere finisce per renderla sempre meno appetibile …

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