Teatro|Va in scena “Hedda Gabler” di Henrik Ibsen

Hedda Gabler - compagnia Nostos
Hedda Gabler – compagnia Nostos

 

di Tore Scuro

Un noir che mantiene tutta la potenza della tragedia greca. Sabato 14 maggio, alle ore 21 al teatro comunale “Nicola Resta” di Massafra (in piazza Garibaldi), va in scena “Hedda Gabler” di Henrik Ibsen, regia Paolo Taccardo, adattamento Paolo Bellomo, con Chiara Zerlini, Louis Sébastien, Laura Mélinand, Clément Marchand, luci André Diot, produzione Nostos (Parigi), nell’ambito del progetto di residenza internazionale “Convocazioni” a cura del Teatro delle Forche. Lo spettacolo è proposto in lingua originale con sovratitoli in italiano. Biglietto 10 euro, ridotto 8 euro. Info e prenotazioni: 099.8801932 – 3497.148766.

Hedda Gabler [ph ufficio stampa Teatro delle Forche]
Hedda Gabler [ph ufficio stampa Teatro delle Forche]

Dalla scheda di produzione. «I personaggi di Hedda Gabler sono figure mostruose: la loro sola ragione di vivere è quella di dominare la vita degli altri e di acquisire così diritto di esistere. Hedda è sposata con Tesman, giovane professore di storia medievale. Un vecchio amante di Hedda e nemico di Tesman, lo scrittore Lövborg, torna in città, accompagnato dalla sua nuova amica, Thea Elvested, vecchia fiamma di Tesman. Il passato ritorna, il gioco al massacro è iniziato. La rivalità tra Tesman e Lövborg esplode; Hedda incinta, si ritrova intrappolata.

“Hedda Gabler” si rivela essere più vicina a una tragedia euripidea che a un dramma borghese. Il testo veicola la stessa forza di Medea, o delle Baccanti. Il mistero, il rito, la maledizione permeano il tessuto quotidiano di una città del nord Europa. Un quotidiano solo apparente, in cui assistiamo alla lotta per evitare di soccombere al destino, e in cui le azioni dei personaggi ci rivelano la noia che li governa. Noia che si alterna alla volontà di sottomissione e distruzione reciproche. Nessuno viene risparmiato.

Rifiuto dell’eredità, apoteosi del destino individuale dei sopravvissuti, desiderio di possesso egoista del tempo. Questi temi, che Ibsen solleva e che abbiamo sviluppato nel nostro adattamento, ci sono sembrati incontrare il nostro tempo, la profonda crisi che il nostro contesto culturale attraversa, un faccia a faccia con i suoi idoli e dei suoi parossismi. Sono queste le promesse quasi grottesche di una umanità che spera di salvarsi da simulacri spaventosi.

“Hedda Gabler” è un giallo, un luogo perduto e crudele, in cui il grande assente è il presente. Dov’è in questa tensione malsana, spaventosa e ambigua tra il passato e il futuro? Ibsen è molto ironico, ci narra questo intervallo attraverso la vivisezione del linguaggio dei personaggi e quello dei fantasmi incastrati in una realtà di cui ignorano la natura».

Nostos è una giovane compagnia teatrale proveniente da Parigi, fondata nel 2014 dal regista Paolo Taccardo e dal drammaturgo Paolo Bellomo. In dialogo con le principali tecniche e pedagogie del ‘900, soprattutto Meyerhold, Vachtangov, Grotowski, Laban, Brook, la compagnia Nostos guarda alla tradizione del teatro europeo e alle drammaturgie meno visitate che possono interrogare la ricerca artistica. Un teatro contemporaneo di tradizione che vuole esplorare l’origine rituale della scena europea, il suo valore catartico, critico e di emancipazione di una comunità. Valori ed estetiche che la compagnia esprime attraverso il lavoro dell’attore in quel sistema profondo e strutturante che, per le culture occidentali, è la tragedia. Lo spettacolo si svolge nella memoria degli spettatori a partire dalle tracce di ciò che hanno visto e sentito. È desiderio di relazione con l’altro e le cose, simbolo di ritorno e riconoscimento. “Hedda Gabler” è la sua prima produzione.

Hedda Gabler [ph ufficio stampa Teatro delle Forche]
Hedda Gabler [ph ufficio stampa Teatro delle Forche]

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