Teatro| Chi ha paura di Virginia Woolf?

Chi ha paura di Virginia Woolf [ph Diego Steccanella]
Chi ha paura di Virginia Woolf [ph Diego Steccanella]

di Tore Scuro

Odio, crudeltà e lotta, in ordine sparso. In esclusiva regionale, da mercoledì 11 a sabato 14 maggio (ore 21), al Teatro Kismet di Bari (Strada san Giorgio martire 22/f, info 080.5797667), va in scena “Chi ha paura di Virginia Woolf?” di Edward Albee, traduzione Ettore Capriolo, regia Arturo Cirillo, con Milvia Marigliano, Arturo Cirillo, Valentina Picello, Edoardo Ribatto, scene Dario Gessati, costumi Gianluca Falaschi, luci Mario Loprevite, produzione Tieffe Teatro Milano. Durata 100 minuti.

Chi ha paura di Virginia Woolf [ph Diego Steccanella]
Chi ha paura di Virginia Woolf [ph Diego Steccanella]

Martha e George sono una coppia di mezza età che ha invitato a casa Honey e Nick, due giovani sposi che hanno appena conosciuto. In un vorticoso crescendo di dialoghi serrati, con la complicità della notte e dell’alcool, il quartetto si addentra in una sorta di “gioco della verità” che svela le reciproche fragilità individuali e di coppia. Il risultato della serata è un gioco al massacro, una sfida collettiva alla distruzione di sé e degli altri, che rende ogni personaggio, allo stesso tempo, vittima e carnefice. Il testo di Albee è una spietata riflessione sulla nostra cultura, sul nostro egocentrismo, sul nostro cinismo, e sull’amore. Come in un gioco al massacro, come in un interrogatorio o in una tortura, siamo in un stanza, un salotto, in una notte di sabato, dove pian piano si dà inizio ad un sacrificio, un esorcismo. Giocando e recitando ci si trova davanti alla propria distruzione, allo stato di noia che nasce dopo la perversione, a quel non sapere più cosa fare dopo aver fatto fuori tutto.

Scritto nel 1962 dal drammaturgo statunitense Edward Albee, Chi ha paura di Virginia Woolf? ha debuttato nello stesso anno a Broadway; da allora, la pièce non ha mai smesso di essere rappresentata nei teatri di tutto il mondo, oltre a essere stata, nel 1966, oggetto di un’indimenticabile trasposizione cinematografica con Richard Burton e Elisabeth Taylor per la regia di Mike Nichols. Ancora oggi attualissimo, è un dramma sull’amore, sull’incomunicabilità e sull’angoscia del presente che si snoda attraverso l’incontro/confronto fra due coppie.

«Come in una commedia di Pinter, ma contaminata col melodramma, come in un gioco al massacro, come in un interrogatorio o in una tortura, siamo in una stanza, un salotto con l’ingombrante presenza di un mobile bar, in una notte di sabato, dove pian piano si dà inizio ad un rito, un sacrificio, alla creazione di una camera ardente costruita su un fiume di alcol e di bottiglie vuote. Giocando e recitando ci si trova, senza volerlo, davanti ai propri rimpianti, pentimenti, dove si scopre che si è cattivi perché non si sopporta di poter essere amati, di potersi amare. E allora il tentativo di distruzione dell’altro è desiderio di distruzione di sé, ma da compiere impudicamente in “faccia al pubblico”, illuminati dalle luci della ribalta, dove si guarda davanti per non vedere le nostre ombre, proiettate dietro di noi, che ci fanno paura. Siamo noi quelli che hanno paura di Virginia Woolf», annota Arturo Cirillo, napoletano, “allievo” di Carlo Cecchi, che appropriatosi completamente del testo di Albee, ne cerca gli “elementi misteriosi”.

Chi ha paura di Virginia Woolf [ph Diego Steccanella]
Chi ha paura di Virginia Woolf [ph Diego Steccanella]

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