Teatro| Va in scena «Il prezzo» di Arthur Miller

Il prezzo [ph Marco Caselli Nirmal]
Il prezzo [ph Marco Caselli Nirmal]

di Tore Scuro

 

«Qual è “Il prezzo”? È quello che ognuno di noi paga per vivere». Lunedì 11 e martedì 12 aprile (ore 21), al Teatro Petruzzelli di Bari (in corso Cavour 12, info 080.9752800), va in scena «Il prezzo» di Arthur Miller, traduzione Masolino D’Amico, regia Massimo Popolizio, con Umberto Orsini, Massimo Popolizio, Alvia Reale, Elia Schilton, scene Maurizio Balò, costumi Gianluca Sbicca, luci Pasquale Mari, direzione artistica Umberto Orsini, produzione Compagnia Orsini. Durata 105 minuti.

Il prezzo [ph Marco Caselli Nirmal]
Il prezzo [ph Marco Caselli Nirmal]

Due fratelli, di famiglia agiata, dopo il crollo finanziario del 1929, hanno assunto due posizioni completamente antitetiche. Uno, Victor, ha abbandonato gli studi nei quali brillava, si è arruolato in polizia per poter mantenere il padre caduto in miseria. L’altro, Walter, sottraendosi alle responsabilità familiari, ha proseguito gli studi ed è diventato un grande chirurgo. La nostra vita è ancorata alle scelte operate nel passato. In quelle scelte, sia pur condizionate in diversa misura, noi avevamo bene o male creduto, tanto è vero che le abbiamo fatte o subite. Ma col passare del tempo ciò che sembrava importante cambia, diventa a volte grottesco, a volte ridicolo, a volte tragico. È impossibile quindi per l’uomo distinguere in modo definitivo il bene dal male, perché tutto muta e, in questa fluidità dell’esistere, è illusorio porre le basi di un edificio morale che resista all’erosione del tempo. Miller affronta ne “Il prezzo” (The Price) il tema della conoscenza, una conoscenza non metafisica ma tutta terrena e umana. Come se la nostra vita, il nostro passato, analizzati nel presente, ci appaiono talvolta come un sogno o una storia che qualcuno ci abbia raccontato e dove la distinzione fra realtà e irrealtà è quasi impossibile. Commedia costruita per quattro caratteri che rappresentano uno spaccato di una società che non è solo americana ma nella quale ognuno di noi, oggi più che mai, può riconoscersi e perciò interrogarsi. Personaggi tondi, vivi, vulnerabili che, grazie alla sublime scrittura di Miller, ci trascinano in un mondo dove l’ironia livida, i dubbi, la cattiveria e l’incertezza riempiono lo spazio scenico che, nella sua immobilità, si presenta come un ring dove lo scontro avviene attraverso un intreccio di parole che rimbalzando da un lato all’altro e ti tolgono il respiro.

«Sei anni fa nella libreria del National Theatre di Londra mi capitò tra le mani “The Price” di Arthur Miller e la memoria mi riportò a uno spettacolo interpretato da Raf Vallone negli anni sessanta. Cominciai la lettura e fui catturato dal dialogo e dall’attualità della vicenda. Cercai una traduzione italiana ma era inesistente. Decisi che avrei portato in scena la commedia solo se avessi trovato tre bravissimi attori nei ruoli principali e in tal caso per me avrebbe avuto un senso interpretare Gregory Solomon un mediatore di mobili di novant’anni. I miei desideri si sono avverati: ho tre splendidi compagni e finalmente “Il prezzo” gode di una traduzione italiana che viene a colmare una lacuna nell’opera omnia di Miller nel decennale della sua scomparsa», annota Umberto Orsini.

Il prezzo [ph Marco Caselli Nirmal]
Il prezzo [ph Marco Caselli Nirmal]

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