Quel verso un tantino galeotto/dell’otrantino, forse, Guglielmotto …

di Armando Polito

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Qualcuno riterrà poco serio affrontare, come ho fatto io nel titolo e, peggio ancora col sonetto che lo segue, un qualsiasi problema, non fosse altro che per proporlo in modo divulgativo piuttosto che (ecco  pure per me il tanto inflazionato piuttosto che, ma qui è usato correttamente …) per risolverlo. Io, al contrario, sono convinto che la vera conoscenza non possa mai rinunziare, fin dalla sua fase iniziale, alla fantasia e ad un pizzico di sana spensieratezza, purché queste non prevarichino in modo inequivocabile l’acribia e le corrette, nei limiti dell’umano, assunzione ed elaborazione dei dati. Cos’è la cosiddetta ipotesi di lavoro se non frutto del lavoro della fantasia disposta, comunque, a piegarsi alle esigenze della ragione quando quell’ipotesi si rivela non più praticabile? Il pericolo maggiore in questo caso è quello di affezionarsi troppo ad una teoria, fino a credere testardamente di aver attinto il certo (non parlo, figuriamoci, del vero …) e di perseverare in questa cecità intellettuale anche quando l’ ipotesi risulta, bene che vada, traballante rispetto ad altre fondatamente più convincenti.

La criptica leggerezza del mio titolo, però,  non prelude alla rivelazione (!) di una o più scoperte originali (cioè mie …), ma è solo, se si vuole, uno strumento con cui il divulgatore tenta di far conoscere, magari maldestramente, ad una platea più vasta di quella costituita dai cosiddetti addetti (la bruttezza fonetica del nesso non nasconde nessun intento satirico …) ai lavori la figura di un salentino (forse …) di un passato molto lontano.

Di lui ignoreremmo oggi l’esistenza se Leone Allacci (1586 circa-1669) non avesse rinvenuto nel manoscritto  Vaticano Barberiniano latino 3953, che è datato alla prima metà del XIV secolo (versione digitalizzata http://digi.vatlib.it/view/MSS_Barb.lat.3953/0001/thumbs?sid=8e85529d717726927ac4233aa08486f3#current_page) alla carta 127 un sonetto con in testa il nome dell’autore, un certo Guilielmotus de Oltranto

ribadito, in traduzione italiana, nella rubrica all’inizio  dello stesso manoscritto, un certo Guilelmoto da Otranto:

Il certo che ho usato per ben due volte non ha alcuna valenza dispregiativa, ma vuole solo sottolineare, quasi sarcasticamente, l’indeterminatezza che finora ha accompagnato e, forse, accompagnerà per sempre il personaggio.

Passo ora ad una sorta di esame autoptico dello scritto, non solo perché il lettore si renda conto del lavoro del filologo (in questo caso dilettante, come, bene che mi vada, posso essere definito) ma perché possa più agevolmente seguirne le tappe ed eventualmente appassionarsi, cominciando, magari, a nutrire qualche rimpianto …; in più l’operazione mi consente di inserire delle note immediatamente fruibili.

                                                                       Guilielmotus de oltranto a

a Oltranto per Otranto s’incontra pure in testi a stampa anche relativamente recenti. Un esempio, in formato immagine (l’unico che preserva dai rischi di errata trascrizione, come vedremo …) per tutti:

(da Notizie per l’anno MDCCCLV, Tipografia della Rev. Cam. Apostolica, Roma, 1855, p. 159)

Oltranto nasce secondo me per dissimilazione dovuta ad ipercorrettismo (per influsso di oltre?) da un precedente Ottranto (finora non l’ho mai incontrato in manoscritti, ma sicuramente ci sarà da qualche parte). Anche qui un solo esempio per tutti:

(da Leandro Alberti, Descrittione di tutta Italia, Pietro del Nicolini da Sabbio, Venezia, 1551, s. p. e  p. 419)

L’Allacci pubblicò questo sonetto che, ancora una volta fino ad ora, è tutto ciò che ci rimane di Guglielmotto, in Poeti antichi raccolti da codici manoscritti della Biblioteca vaticana, e Barberina, Sebastiano D’Alecci, Napoli, 1661. Lo riproduco da p. 373:

Prima di accennare a ciò che è che emerso in epoca più o meno recente, conviene passare in rassegna cronologica ciò che si legge in testi più datati, ma successivi a quello dell’Allacci. Per ora lo proporrò ancora in formato immagine, sottolineando, volta per volta a fronte le differenze testuali ed aggiungendo qualche nota di commento.

Niccolò Toppi, Biblioteca Napolitana, Bulifon, Napoli, 1678, p. 180:

Giovanni Mario Crescimbeni  (1663-1728), L’istoria della volgar poesia, Chracas, Roma, 1698, pp. 395-396:

Comentari intorno all’istoria della volgar poesia, De’ Rossi, Roma, 1710, p.29:

Giovanni Bernardino Tafuri, Istoria degli scrittori nati nel Regno di Napoli, Mosca, Napoli, 1748, p. 397-399:

 

È ora il momento di ritornare al testo dell’Allacci e di analizzarlo. Alcuni espedienti grafici adottati serviranno a rendere più immediati e precisi i riscontri.

Il sonetto presenta le quartine con rima ABAB ABAB. Passando alle terzine si nota che nel verso 9 venciono infrange la regolare sequenza che altrimenti sarebbe stata CDE CDE. Di ciò sicuramente si accorse il Crescimbeni che emendò in vincimo il venciomo dell’Allacci (anzi di chi curò la composizione tipografica, dato che il suo indiscusso valore di diplomatista rende impossibile l’errata lettura di vencimo, che nel codice è chiarissimo), ripristinando non solo la rima con vedimo ma anche la rimalmezzo con primo.

Nel 1905 Gino Lega pubblicava a Bologna per i tipi di Romagnoli-Dall’Acqua Il canzoniere Vaticano Barberino latino 3953 (integralmente consultabile in https://archive.org/stream/ilcanzonierevati00bibluoft#page/n7/mode/2up in formato immagine ed in http://www.forgottenbooks.com/readbook_text/IL_Canzoniere_Vaticano_Barberino_Latino_3953_GiYA_Barb_XL_1300003122/0 in formato testo), ricordando nell’introduzione a p. XII che l’Allacci “di poesie tratte dal codice e pubblicate senza mutamento alcuno d’ortografia o di lezione, quasi precorrendo le moderne edizioni diplomatiche, arricchì per circa un buon terzo il suo volume dei Poeti Antichi, apparso in Napoli per i tipi di Sebastiano d’Alecci nel 1661″.

L’affermazione è assolutamente priva di fondamento: nel codice al verso 6 si legge misa, l’Allacci legge missa; al verso 2 il codice inmaculato, l’Allacci immaculato; al verso 7 il codice suma (coerentemente con il suma del verso 2, l’Allacci summa; nel famigerato verso 9 vencimo, l’Allacci il venciono di cui s’è detto; al verso 10 anticho, l’Allacci antico; al verso 13 certi simo, l’Allacci certisimo (altro probabilissimo errore di composizione tipografica); al verso 14 omnipotente, l’Allacci onnipotente.

Di seguito il testo, tratto in formato immagine da p. 131, secondo la lezione del Lega:

Anche così, però, in questo verso n. 9 c’è qualcosa che non va ed è il numero di sillabe (12 invece di 11). Difficile credere alla presenza di un endecasillabo ipermetro , cioè di un’imperfezione che non troverebbe qui nessuna giustificazione tecnica e poetica e che sembrerebbe trovare riscontro in quel molto rozze e malamente stese con cui il Gualtieri aveva liquidato le poesie del nostro che aveva avuto occasione di leggere. È difficile crederlo per la sottile e fitta rete di rime al mezzo che lo costellano (le ho evidenziate con i diversi colori) e che, lungi dall’essere una pura esibizione di bravura tecnica (non nuova, tra l’altro, all’italiano dei primi secoli) sono strumentali agli esiti poetici e sotto questo punto di vista non mi pare condivisibile il giudizio del Crescimbeni, citato  dal Tafuri e sopra integralmente riprodotto, che, pur riconoscendo al nostro la capacità di trattare esaurientemente il tema nel breve volgere di un sonetto, parla di stle rozzissimo; giudizio tanto più sorprendente se si pensa alla solfa noiosa, per restare allo stesso tipo di produzione letteraria, di un Leonardo Giustiniani che più di un secolo dopo mostrerà nelle sue laudi una citazione più o meno passiva di certi nessi già utilizzati dal nostro, anche se in senso lato possono essere considerati formulari:

(da Laude del excellentissimo misier Lunardo Iustiniano patricio venetian; l’incunabolo reca nel colophon la data 1475)

(da Incominciano le devotissime et sanctissime laude composte per el nobile et magnifico misser Leonardo Iustiniano; l’incunabolo reca nel colophon la data 1490)

E sul verso 9 ritorna sempre il Crescimbeni (a p. 12 de L’istoria …, op. cit.) nella sua polemica con Sebastiano Fausto  al quale rimprovera di non aver citato proprio il verso in questione come ipermetro e di aver attribuito, invece, tale qualità non propriamente esaltante ad alcuni versi del Petrarca  per i quali il buon Giovanni Mario rivendica, invece, la perfezione adducendo fondate giustificazioni alla presenza di una sillaba in più. I motivi fonetici, però, addotti nella circostanza (a chi voglia conoscerli segnalo il link dove L’istoria è integralmente consultabile: https://books.google.it/books?id=Vt56gMLGV2cC&printsec=frontcover&dq=crescimbeni+istoria+della+volgar+poesia&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwiYuozV2vfKAhXBLHIKHV9yBosQ6AEIJDAB#v=onepage&q=crescimbeni%20istoria%20della%20volgar%20poesia&f=false) non possono essere applicati al nostro v. 9, a meno che, cosa che il Crescimbeni nega, non si voglia considerare armatura come se metricamente valesse armatur (il che conserverebbe, ma solo nella scrittura, la rimalmezzo con altura.

Al  manoscritto di cui si servì l’Allacci vanno aggiunti i tre segnalati in epoca a lui successiva:

Catalogo  dei manoscritti italiani che sotto la denominazione di codici canoniciani italiani si conservano nella Biblioteca Bodleiana a Oxford, E Typographeo  Clarendoniano, Oxonii, 1864, colonne 60, 125 e 239. Anche qui riproduco in formato immagine i luoghi che ci interessano (tratti da https://books.google.it/books?id=FsI220q9050C&pg=RA1-PA148&dq=guglielmotto+da+otranto&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwiqz6DrqffKAhXLuhoKHbVhA9sQuwUIITAA#v=onepage&q&f=false) :

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Il lettore avrà notato che nelle segnalazioni del Mortara, e non poteva essere altrimenti, è riportato il solo incipit. Per l’iniziale collazione tra il codice utilizzato dall’Allacci e gli oxfordiani  50 e 263 (ma non 111) bisognerà attendere Oronzo Parlangeli in Brevi cenni di storia linguistica del Salento in Nuovo annuario di Terra d’Otranto, Galatina, 1957, pp. 37-63 e 57-58. Particolare rilievo acquista, in rapporto al verso 9, la variante arme (invece di armatura) dell’oxfordiano 50, che il Parlangeli mostra di privilegiare. Si tratta di una soluzione più drastica dell’armatur da me proposta e, anche se con arme la rimalmezzo va a farsi benedire, la carta, anzi il codice, canta, almeno fino a quando non ne comparirà qualcun altro (meglio se del XIII secolo …) che rechi armatur.

E siamo agli ultimi sviluppi. Il pregevole saggio di Chiara Coluccia e Delia Corchia Il sonetto eucaristico di Guglielmotto d’Otranto rimatore del secolo XIII, in La parola del testo, Zauli, Roma, anno XI, 1907, fascicolo 2,  pp. 277-297, non solo contiene un lucido e documentato excursus sulla vicenda editoriale del nostro sonetto aggiungendo alle fonti testuali altri manoscritti ed un incubabolo, ma tenta anche di ricostruire la temperie culturale dell’autore, senza incorrere (e le autrici lo fanno egregiamente dopo aver stigmatizzato la tentazione, in cui più di uno è incorso, di rivendicare a tutti i costi la salentinità di Guglielmotto) in avventate affermazioni campanilistiche. E sotto tale luce va vista pure l’ipotesi, avanzata nel lavoro, d’identificazione del  nostro autore con un Guglielmo da Otranto monaco cistercense, la cui attività nel monastero di S. Angelo de Frigilo è documentata dal 1217 al 1219. Non posso fare a meno, prima della chiusura scherzosa (ma non tanto …) di riportare il sonetto secondo la ricostruzione delle due studiose:

 

 

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Un commento a Quel verso un tantino galeotto/dell’otrantino, forse, Guglielmotto …

  1. […] È tempo ora di passare al nostro poeta tarantino (o presunto tale) ma questa lunga premessa era necessaria per anticipare che egli si colloca tra i due modelli (Stilnovisti e Cecco Angiolieri), anticipando il Petrarca, purtroppo solo nella trattazione del tema, non certo nella scioltezza, raffinatezza e  e scorrevolezza, sicché l’esito poetico ne è lontano anni luce. Seguirò lo stesso schema adottato di recente per Gugliemotto di Otranto (https://www.fondazioneterradotranto.it/2016/02/23/quel-verso-un-tantino-galeottodellotrantino-forse-g…) […]

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