Teatro| Euridice e Orfeo

Euridice e Orfeo [photo Francesco Squeglia]
Euridice e Orfeo [photo Francesco Squeglia]

di Tore Scuro

Il mito del cantore degli dei. Dopo le due repliche di inizio febbraio (il 6 al Verdi di Brindisi e il 7 al TaTÀ di Taranto), torna a fine mese in Puglia, entrando nel circuito Tpp, lo spettacolo “Euridice e Orfeo” di Valeria Parrella, regia e luci Davide Iodice, con Michele Riondino, Federica Fracassi, Davide Compagnone, Eleonora Montagnana, musica in scena Guido Sodo ed Eleonora Montagnana, spazio scenico, maschere e costumi Tiziano Fario, musiche originali Guido Sodo, produzione Fondazione Teatro di Napoli. Durata 75 minuti. Nel particolare, lo spettacolo sarà in scena il 23 al teatro comunale di Nardò (info 0833.571871), il 24 al Teatro Il Saltimbanco di Santeramo in Colle (info 391.1707134), il 25 al Teatro Lucio Dalla di Manfredonia (info 0884.532829), il 26 al Teatro Rossini di Gioia del Colle (info 080.3484453), il 27 del teatro comunale di Corato (info 080.9592281) e il 28 febbraio al Teatro Tommaso Traetta di Bitonto (info 080.3742636).

Euridice e Orfeo [photo Francesco Squeglia]
Euridice e Orfeo [photo Francesco Squeglia]
Un uomo, forse un ragazzo, ama una donna, forse una ragazza, e ne è riamato. Ma lei muore. E lui rimane solo. Il mito di Orfeo e Euridice ci parla di questo. Ma ci parla ancora? E cosa può dirci di questo accadimento così comune eppure così unico, definitivo, irripetibile, come la perdita della persona amata? Valeria Parrella torna a confrontarsi con la classicità e, in questa novella, che contemporaneamente diventa uno spettacolo teatrale, rielabora il mito con forza, originalità, coraggio e lo fa parlare ancora agli uomini e alle donne di oggi.

Nella sua novella “Assenza. Euridice e Orfeo” (Bompiani 2015), da cui è tratto lo spettacolo teatrale, la scrittrice napoletana rielabora il mito di Orfeo ed Euridice, proponendone una lettura struggente e attuale: «Gluck, Anouilh, Cocteau per le scene, ma anche Bufalino, Pavese: ognuno ha una risposta diversa su quell’ultimo voltarsi di Orfeo, sul perché lo fa. Commovente il passaggio di Rilke, forse tratto dalla visione di un bassorilievo custodito nel Museo Archeologico di Napoli. Respexit dice la tradizione (di Virgilio nelle “Bucoliche” e Ovidio nelle “Metamorfosi”): e a questo verbo, che non ha un equivalente in italiano, perché significa “si voltò indietro”, ma che contiene in sé anche la radice del “respectum”, del rispetto, io ho dato credito e seguito; così come a quel bassorilievo, in cui compare un Hermes, assieme a Euridice e Orfeo. Ho scritto una novella che diventa un testo teatrale, una storia non realistica: piuttosto orientata alla filosofia e alla psicologia della perdita e dell’elaborazione del lutto», annota Valeria Parrella.

Un’opera a tre voci che sarà diretta da Davide Iodice: «Voglio lasciare la parola alla Parola, ora che vi ritorno dopo anni di una drammaturgia tutta ispirata dalla scena. Qui dico allora solo del canto di Orfeo, che è questione simbolica ed estetica insieme, poiché la prima domanda che mi sono posto nell’affrontare nuovamente questo mito, più̀ volte declinato in visioni nei miei lavori, è stata: come rendere quel canto, così commovente da ammansire le bestie, così commovente da spalancare le porte degli inferi, (qualunque sia il loro significato)? Nessuna voce può, mi sono detto. Poi, ascoltando il suono-senso delle parole nella voce viva degli attori, ho inteso che tutta la bellissima prosa-poetica del testo fosse quel canto, insieme di Euridice e Orfeo, e allora abbiamo cominciato a lavorare ad un unico flusso sonoro, un concertato o un corale, se vogliamo, che tentasse di restituire alla Parola il suo potere ipnotico, evocativo: la sua emozione. Per il resto, questa è una dichiarazione d’amore».

[photo Salvatore Pastore]
[photo Salvatore Pastore]

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