Musiche, canzoni, pitture, scritti e poesie di Salvatore Brigante

Il lunedì d’arte e letteratura alla ‘Puteca de mieru’ di Minervino (Le),

musiche, canzoni, pitture, scritti e poesie di Salvatore Brigante

Salvatore Brigante alla Puteca de mieru

di Paolo Rausa

Salvatore Brigante da Tricase, questo lunedì dei primi di novembre, scende nella fossa dei leoni della ‘Puteca de mieru’ di Minervino (Le) nell’immediato entroterra salentino a pochi chilometri dal mare, fra Santa Cesarea Terme e Otranto.   Lui è nato più a sud, vicino al Capo di Santa Maria di Leuca. Si sente dall’inflessione della voce più cupa e dal sogghigno di chi ne ha viste tante, soprattutto da piccolo, quando con il nonno al chiaro di luna usciva nell’orto a pulire i cavolfiori dalle farfalle notturne che si prelibavano di questo vegetale. ‘Oniriche’ così chiama le sue prime poesie vergate all’età di 8 anni, ma – aggiunge – non erotiche. E’ quel ‘non’ che non convince, frapposto fra i due termini. Si riferisce all’uno, all’altro o a tutt’e due? Salvatore è sornione, non risponde, fa scivolare la domanda, e intanto con l’occhio si dirige verso la panca vicina occupata da una serie di bellissime fanciulle sulle quali il suo sguardo si sperde. E allora si toglie dall’imbarazzo e attacca con la chitarra. ‘Ntoni Calò’ è il suo ritmo assordante e cantilenante, in ricordo della fanciullezza quando dormiva dalle due zie in un periodo della vita desiderosa di affetti. Così si nascondeva sotto il letto e ingurgitava caffè e zucchero, zucchero e caffè. E poi attacca un’altra canzone: ‘La rivoluzione del cartone’. ‘Qui si fa la rivoluzione con le scritte sul cartone…’ è il suo ritornello, graffiante e ironica, sul percorso di tanti giovani che inneggiavano ad un mondo migliore ma limitandosi alle scritte sul cartone e non come processo che nasce dal profondo. Intanto Salvatore ha disposto come tanti scudi a sua difesa, a cominciare dall’ingresso, i pannelli in legno su cui ha gettato i colori come sedimenti e volumi, seguendo ancora una volta come in tutte le sue manifestazioni artistiche delle direttrici dettate dal cuore. Ne risulta un’arte ‘primitiva, simbolica, impulsiva, sanguigna’. Antonio, lo chef della Puteca, lo guarda in modo interrogativo. Ne sono passati di matti da qui, pensa, ma questo li batte tutti! Arriviamo al romanzo ‘La quercia è il peccatore’, autobiografico, sulla corruzione, contro la politica arraffona che non si ferma davanti a nulla. Il proposito di Rocco, il protagonista, di liberare dall’asfalto e dal cemento la maestosa quercia vallonea rappresenta il sogno di liberare il Salento dal malaffare. Florinda e Tonio, attori della Compagnia Ora in Scena!, attaccano a leggere un racconto coinvolgente fino alla dichiarazione d’amore finale fra Rocco e Giulia. Salvatore abbassa la testa, sospira, pensa a Marika, la fanciulla dall’abito rosso (Questa me la sposo! – disse quando la vide a Zurigo, giovanissima.) divenuta sua compagna, prematuramente perduta. Il vino scorre. Gli altri commensali non sono da meno. Cantautori, artisti e imitatori. Carlo non sa se è più lui quando vede riflessa la sua immagine nell’imitazione di Pezzulla. Intanto P40 illustra che cosa accade il lunedì alla Puteca, mentre Claudio si attacca al tamburello intonando una nenia che ha fatto la fortuna dei Mascaramirì.

 

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