San Giuseppe da Copertino in due medaglie del XVIII secolo custodite nella Biblioteca reale del Belgio

di Armando Polito

Le immagini delle medaglie che seguiranno sono tratte da http://opac.kbr.be/index.php?P0=QFICCAT&All=0&HIDFILTER=&BBTEL=0&PINITP=0&AA=%2BZoek%2B&lang=FR&select%5B%5D=P00000&P08200=D&searchfield%5B%5D=cupertino.

Le due facciate di ogni foglio (o carta) di un manoscritto e le due facce di monete o di medaglie vengono indicate con r, abbreviazione di retto, e con v, abbreviazione di verso (nei manoscritti preceduti dal numero del foglio). Di regola in un manoscritto è il retto del foglio ad ospitare il titolo dell’opera o, comunque, il suo incipit. Sarebbe strano, innaturale, infatti, se ciò avvenisse non in modo immediato, costringendo il lettore a voltare (verso è da vèrtere=voltare, far girare, come, d’altra parte, conferma il sinonimo rovescio) la pagina per leggere sulla sua seconda facciata. Per questo è intuitivo quanto le voci retto/diritto/dritto si portino appresso un’aureola d’importanza rispetto a rovescio/verso. L’espressione testa o croce, invece, è immune da tale qualifica, anche se nelle monete antiche di regola il dritto raffigurava la testa o il busto di un personaggio, naturalmente importante, o di una divinità e la legenda, cioè la scritta, ne riportava il nome e i titoli), mentre il  il rovescio di solito mostrava lo stesso personaggio nell’espletamento di una sua funzione (alla quale di solito faceva riferimento la relativa legenda).

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Nel caso di questa prima medaglia è veramente complicato distinguere il dritto dal rovescio, a meno che non si voglia considerare discriminante la maggiore grandezza delle lettere della legenda della faccia a destra di chi legge. Potrei, però, obiettare che lo spazio a disposizione non era uguale per le due legende, che ora riproduco con lo scioglimento delle abbreviazioni.

S(ANCTUS) IOSEPH A CUPERTIN(O) ORD(INIS) M(INORUM) CON(VENTUALIUM) S(ANCTI) F(RANCISCI)

San Giuseppe da Copertino dell’ordine dei Minori Conventuali di San Francesco 

SAN FRANCESCO ORA PRO N(OBIS)

San Francesco prega per noi

A questo punto, tenendo conto delle sette abbreviazioni della prima legenda e dell’unica della seconda, direi proprio che l’obiezione di prima dev’essere accolta e che la par condicio sia stata rispettata, cosa che, pure a me che a modo mio sono non credente, dovrebbe essere ovvia, almeno per i santi, nonostante il fatto che in un attacco acuto di campanilismo un salentino potrebbe affermare la non casualità della presenza di San Giuseppe su una faccia di due medaglie diverse, anche, se, più o meno, della stessa epoca.

Tutto preso dalla questione del dritto e del rovescio mi son dimenticato di dire che i due santi appaiono entrambi in un’inquadratura (con un taglio all’altezza delle ginocchia) che oggi nel gergo cinematografico è detta piano americano, sono leggermente voltati alla loro destra e hanno l’aureola. San Giuseppe ha braccia aperte con le mani in un gesto beneaugurante sì, ma che trasmette un messaggio di umana, universale partecipazione. San Francesco ha tra le mani il Crocifisso.

Passo ora alla seconda medaglia.

B(EATUS) IOSEPH A CVPERTINA

Beato Giuseppe da Copertino

Sorprende quel CUPERTINA, che non riesco a spiegarmi se non attribuendolo ad un errore dell’incisore, forse suggestionato dal PADOVA (sia pure abbreviato in P.) dell’altra faccia. In alternativa potrebbe aver tratto il dato da qualche documento d’archivio, magari leggendo frettolosamente come -a una -o forse graficamente ambigua. Il santo è rappresentato con l’aureola, a figura intera, inginocchiato e voltato alla sua destra con le braccia aperte davanti ad una grande croce che si staglia in primo piano. Tale  ìconografia non è in linea con quella dominante nei secoli XVII-XVIII, in cui , quando compare la croce, il santo è rappresentato in volo di fronte ad essa. Di seguito due esempi, il primo (XVII secolo) da Sarnano (MC), il secondo (XVIII secolo), opera di Giuseppe Cades (oggetto di numerose copie) custodita a Roma nella Basilica dei Santi XII Apostoli.

Immagini tratte, rispettivamente, da http://www.culturaitalia.it/opencms/viewItem.jsp?language=en&case=&id=oai%3Asirpac.cultura.marche.it%3A8474 e da http://sangiuseppedacopertino.net/san-giuseppe-nellarte/#!prettyPhoto[1]/http://sangiuseppedacopertino.net/wp-content/gallery/san-giuseppe-nell-arte/Roma-SS.-Apostoli-Giuseppe-Cades-Estasi-durante-la-S.-Messa.jpg
Immagini tratte, rispettivamente, da http://www.culturaitalia.it/opencms/viewItem.jsp?language=en&case=&id=oai%3Asirpac.cultura.marche.it%3A8474 e da http://sangiuseppedacopertino.net/san-giuseppe-nellarte/#!prettyPhoto[1]/http://sangiuseppedacopertino.net/wp-content/gallery/san-giuseppe-nell-arte/Roma-SS.-Apostoli-Giuseppe-Cades-Estasi-durante-la-S.-Messa.jpg

Passo ora alla leggenda dell’altra faccia.

S(ANCTUS) AN(TONIUS) D(E) P(ADUA)

Sant’Antonio da Padova

Il santo, con l’aureola, appare con lo stesso taglio della medaglia precedente, volto di ¾ alla sua destra, con gli avambracci tesi verso Gesù Bambino con aureola. Anche per questa medaglia, in cui peraltro le lettere sono delle stesse dimensioni e il numero delle abbreviazioni è invertito rispetto alla precedente, non è il caso di perdere, e far perdere al lettore, ulteriore tempo nel decidere quale sarebbe il diritto e quale il rovescio.

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