Indovinello neretino

di Armando Polito

 

foto di Marcello Gaballo
foto di Marcello Gaballo

Sulla frisella segnalo in questo blog:

http://www.fondazioneterradotranto.it/2010/06/13/la-frisella-regina-delle-tavole-salentine/

http://www.fondazioneterradotranto.it/2012/09/26/tutto-cio-che-avreste-voluto-sapere-sulla-frisella-e-non-avete-mai-osato-chiedere/ 

http://www.fondazioneterradotranto.it/2010/06/14/la-frisella-mistero-risolto/

http://www.fondazioneterradotranto.it/2012/10/16/ma-chi-ha-inventato-la-frisella/

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1 Di genere maschile, come nell’italiano antico:

Jacopo Della Lana (XIV secolo), Commento alla Divina Commedia (Inferno, 124-130): poi viene  lo state  ed ello parturisce suoi frutti

Luigi Pulci (XV secolo), Morgante, XVIII, 130, 3:  che non mi lasciati mai  lo state  o ‘l verno

2 Corrisponde all’italiano favonio, dal latino favoniu(m), dalla radice di favère=favorire

3 Corrisponde all’italiano letterario gito.

4 Corrisponde all’italiano rilassato con prostesi di de. (*derilassato>*derlassato>*dirlassatu>ddirlassatu).

5 http://www.fondazioneterradotranto.it/2010/09/03/capasone-e-il-capofamiglia-capasa-la-mamma-capasieddhu-il-figlio/

6 Molto probabilmente connesso con l’italiano picca (arma appuntita).

7 Corrisponde all’italiano letterario alma che è da anima attraverso una forma dissimilata (*àlima) e poi sincopata.

8 In Apicio (I secolo d. C.), Nel De re coquinaria [raccolta di ricette sotto il nome di Marco Gavio Apicio (I secolo d. C.) compilata nel III o IV secolo) compaiono (I, 7 e VII, 16) spongizare e la sua variante spongiare,  ma entrambi col significato di detergere con una spugna, lo stesso della voce greca σπογγίζω (leggi sponghìzo), da cui deriva, insieme con il classico spòngia=spugna che è trascrizione del greco σπογγιά (leggi sponghià). Rispetto a spongizare/spongiare, dunque, il nostro spunzare ha subito un leggero slittamento semantico.

9  http://www.fondazioneterradotranto.it/2010/08/29/gli-omofoni-del-dialetto-neretino-a-fumetti-2/

10 http://www.fondazioneterradotranto.it/2012/10/11/gastronomia-salentina-il-finocchio-marino/

11 Di regola sono le ciline (http://www.fondazioneterradotranto.it/2012/10/24/olive-celline-perche-questo-nome/), varietà particolarmente adatta ad essere conservata sotto sale.

12 http://www.fondazioneterradotranto.it/2010/08/22/cresciuti-a-frise-e-menuncelle/

13 Anche se in traduzione l’ho reso con fette, tuttavia la forma dialettale suppone un latino *offilla diminutivo del classico offa=boccone, focaccia, polpetta, bernoccolo, mentre quella italiana suppone un latino, sempre diminutivo di offa, *offitta. Però, mentre il suffisso diminutivo femminile latino –illa è frequente (p. e.: pupilla diminutivo di pupa), di –itta non son riuscito a trovare neppure un’attestazione.

14 ‘nd’ è dal latino inde; imu corrisponde all’italiano abbiamo ed è dal latino habemus>*havemus>*havìmus>*aìmu>imu. Alla lettera ‘nd’imu itire corrisponde a ne abbiamo (da) vedere.

15 Come l’italiano origano è dal latino orìganu(m), a sua volta dal greco ὀρίγανον (leggi orìganon) ma suppone una trafila meno diretta: orìganu(m)>*orijanu(m)>*orìanu>riènu.

16 http://www.fondazioneterradotranto.it/2012/12/01/ruca-rucola-ruchetta-insomma-la-rucula-salentina/

17 Corrisponde all’italiano dovunque ed è composto da ad+do’ (dove con apocope)+-unque (dal segmento latino -unque, a sua volta dal suffisso -cumque di parole come quicumque.

18 Il Rholfs registra ‘ndiminare solo per Nardò, ndinàre per Veglie nel Leccese e Avetrana per il Tarantino, nduvinare per Salve nel Leccese e per Carovigno nel Brindisino. Credo, però, che a Nardò, accanto alla forma probabilmente più antica, ‘ndiminare, vi è in uso pure ‘nduinare. Ma come si spiega la m di ‘ndiminare? Dico subito che tutte le varianti riportate meno questa (che, come tenterò di dimostrare, non sarebbe una variante) sono apparente deformazione dell’italiano indovinare, di cui, quindi, condividono l’etimo: da un latino *indivinare, composto da in+il classico divinare=presagire, da divinus=divino; come si vede le forme dialettali hanno meglio conservato il vocalismo originario, per cui prima ho definito apparente la deformazione rispetto all’italiano.

Il Rohlfs mettendo la voce  ‘ndiminare insieme con le altre la considera evidentemente una loro variante, dunque una parola con lo stesso loro etimo, senza dare ragione, neppure con un’ipotesi d’incrocio con altro vocabolo, di m invece di v. Io credo, invece, che ‘ndiminare nasca per dissimilazione da ‘nnuminare=nominare, che è dal latino adnominare (a sua volta composto da ad+nominare), secondo la trafila: ‘nnuminare>*’nduminare>’ndiminare.

Alla luce di quanto detto, perciò, ‘ndiminare non può essere considerata una variante del più recente ‘nduinare e di tutte le altre forme che, come ho detto, derivano dal latino *indivinare. Mi pare doveroso a questo punto sottolineare quanto concettualmente sia più preciso ‘ndiminare rispetto a tutte le altre forme salentine (compresa ‘nduinare neretina) che sono legate al concetto del presagio (previsione del futuro), da cui ‘ndiminare appare totalmente sganciata perché legata all’individuazione esatta (nominare, designare precisamente). Per essere più concreto: se io risolvo un indovinello la mia felice azione dovrebbe essere definita come nominare (citare l’esatta soluzione, che esiste da tempo, cioè da quando l’indovinello è stato ideato, per lo più condensabile in articolo e sostantivo) e non presagire (che significa individuare, con o senza successo, un evento futuro). A questo punto quasi quasi mi viene la tentazione di cambiare il titolo in Nominarello neretino …

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