I castelli di Terra d’Otranto tra il 1584 e il 1610 in una relazione manoscritta del 1611: TARANTO (1/6)

di Armando Polito

Amicizia significa pure disponibilità a mettere al servizio le proprie conoscenze, anche casuali, quando sappiamo che esse possono rivestire un’importanza particolare agli occhi di qualcuno di nostra conoscenza. Debbo, perciò, qui ringraziare l’amico campano Aniello Langella che qualche giorno fa mi ha segnalato un link, sicuro che l’esplorazione dopo la navigazione e l’approdo mi sarebbe stata senz’altro gradita ma molto probabilmente pure gradevole. Così è stato, ma sarebbe stato un peccato, intraprendere un nuovo viaggio e lasciar annegare nell’oceano dell’egoismo qualcosa di interessante senza renderne partecipi gli altri. Eccomi così a parlare di un documento manoscritto (è il n. 1933) della prima metà del XVII secolo conservato nella Biblioteca Nazionale di Spagna e interamente leggibile al link http://bdh-rd.bne.es/viewer.vm?id=0000044505&page=1.

Los Castillos del Reyno de Napoles Manuscrito

Si tratta di una relazione sui castelli del Regno di Napoli redatta da un anonimo nel 1612. Particolarmente interessante il fatto che essa in pratica è basata sul confronto tra due precedenti resoconti, rispettivamente del 1584 e del 1611, come si evince da ciò che si legge in 1r.

Avendomi vostra Eccellenza ordinato che gli faccia relazione dei castelli del regno e di questo si potrebbe loro dare avvertimento per servizio di Sua Maestà, per cui ho visto quella che fece Juan Vasquez de Acuña capitano generale di artiglieria in questo regno, per ordine del signor Duca di Ossuna nell’anno 1584, che con permesso di Vostra Eccellenza mi ha dato, tratta dall’originale che si conserva nella reale cancelleria, il segretario D. Andres de Salazar, e che inviò a Vostra Eccellenza l’anno scorso 1610, la Scrivania di razione1 presenta la seguente.

Ora riprodurrò  le carte relative, nell’ordine, ai castelli di Taranto, Gallipoli, Otranto, Lecce, alla Torre di San Cataldo e, infine, al castello di Brindisi; li ho corredati, volta per volta, della mia traduzione (qualche voce dello spagnolo di allora, se non è obsoleta, si differenzia in qualche dettaglio fonetico da quella attualmente in uso; sarei grato a chiunque, conoscendo bene lo spagnolo, anche di oggi, mi segnalasse qualche, tutt’altro che improbabile, errore) e di qualche nota esplicativa (almeno spero …).

TARANTO

c.17r

c. 17 v (riproduco solo la parte scritta)

Chiudo questa prima parte (la successiva riguarderà Gallipoli) con una tavola di Taranto (della quale già mi sono occupato in http://www.fondazioneterradotranto.it/2014/03/31/la-terra-dotranto-ieri-e-oggi-1314-taranto/) tratta dal secondo volume dell’opera di Giovan Battista Pacichelli (1634-1695)  Il regno di Napoli in prospettiva pubblicato postumo (nel 1703) per i tipi di Perrino a Napoli. Nonostante tutti i limiti di fedeltà rappresentativa che simili mappe mostrano e nonostante la sua cronologia, non è da escludersi che l’aspetto della città nel range temporale delle due relazioni (1584-1610) fosse molto simile a quello che qui appare.

 

Per la seconda parte: http://www.fondazioneterradotranto.it/2015/05/18/i-castelli-di-terra-dotranto-tra-il-1584-e-il-1610-in-una-relazione-manoscritta-del-1611-gallipoli-26/

Per la terza parte: http://www.fondazioneterradotranto.it/2015/05/30/i-castelli-di-terra-dotranto-tra-il-1584-e-il-1610-in-una-relazione-manoscritta-del-1611-otranto-36/

Per la quarta parte: http://www.fondazioneterradotranto.it/2015/06/05/i-castelli-di-terra-dotranto-tra-il-1584-e-il-1610-in-una-relazione-manoscritta-del-1611-lecce-46/

Per la quinta parte: http://www.fondazioneterradotranto.it/2015/06/16/i-castelli-di-terra-dotranto-tra-il-1584-e-il-1610-in-una-relazione-manoscritta-del-1611-torre-di-san-cataldo-56/

Per la sesta parte: http://www.fondazioneterradotranto.it/2015/06/25/i-castelli-di-terra-dotranto-tra-il-1584-e-il-1610-in-una-relazione-manoscritta-del-1611-brindisi-66/

__________

1 Organo amministrativo del regno di Napoli, incaricato di tenere i conti e di provvedere ai pagamenti per conto dello Stato.

2 Colubrina: dal provenzale colubrina, a sua volta diminutivo del latino còluber=serpente, per la forma analoga. Bocca da fuoco ad avancarica entrata in uso nella seconda metà del sec. XVI. Impiegata sia in mare sia in terra, la colubrina è caratterizzata da una lunghezza notevole rispetto al calibro e conseguentemente da una gittata molto superiore agli altri tipi di cannoni . Il tipo più comune pesava 18 q., aveva un calibro di 14 cm e una lunghezza di 4,5 m, sparava palle da 32 libbre a una distanza variabile tra i 400 e i 2500 m. Pezzi analoghi erano le mezze colubrine, più leggere, e le doppie colubrine, più pesanti e usate come artiglieria d’assedio e da fortezza.

3 sagre (o sacre, come subito dopo nella pagina che segue): pezzo d’artiglieria corrispondente ad un quarto di colubrina e che tirava palle variabili da 8 a 20 libbre.

4 Traduco così esmeril che è dal francese antico esmeril che alla lettera significava sparviero; era un pezzo di artiglieria di importanza secondaria,  un po’ più grande del falconetto ( nella foto) che era  pezzo di artiglieria simile al falcone ma di calibro più piccolo).

 

2 Commenti a I castelli di Terra d’Otranto tra il 1584 e il 1610 in una relazione manoscritta del 1611: TARANTO (1/6)

  1. Carissimo Prof Polito, tu sai meglio di me, semplice ma curioso osservatore, che la caccia alla cultura è diventata sempre più difficile. Non tanto perchè manchino le prede, quanto per i commensali di questo ambito, divenuti sempre più rari. E così nel mio vagabondare in rete, alla ricerca di chicche, di “giovani” notizie, mi sono imbattuto in questa che tu hai sviluppato, come sempre in maniera eccellente. Tu hai dezippato la notizia e ne hai fatto un evento. Bravissimo come sempre amico mio. Stai certo che nelle prossime battute venatorie, come sempre faccio, sarai nel mio cuore. Frecce ne ho ancora nella faretra; è l’arco che mi procura qualche problema. Non riesco a tendere il budello come facevo un tempo. Andrò a lezione dal calidus. Con stima, Aniello Langella

    • “Sarai nel mio cuore”: se non stessimo ben fermi, e da tempo, su una (non sull’altra) sponda, potrebbe suscitare un po’ d’inquitudine dopo la metafora venatoria-sessuale che hai messo in campo. Per quanto riguarda il budello o, volendo essere pignoli e uscire fuori da ogni metafora, le budella, credo che il tuo, come il mio e, mi auguro (paradossalmente me lo auguro), quello di tanti, stia pagando lo scotto dei tanti vomiti giornalieri provocati da chi ben sappiamo. Un caro saluto e, ancora, grazie.

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