La Montagna spaccata e la rabbia (1/2)

di Armando Polito

immagine tratta ed adattata da Google Maps
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Oggi la Montagna spaccata insieme con La reggia fa parte del comune di Galatone ma in passato essa faceva parte del territorio di Nardò ed aveva forse un altro nome prima che quello attuale lo soppiantasse con la realizzazione della litoranea.

Ecco cosa scrive Antonio De Ferrariis detto Il Galateo nel De situ Iapygiae uscito a Basilea nel 1558:  Urbs inter omnes, quas unquam vidi, meo iudicio in amoenissima planitie sita. Distat ab ora sinus Tarenti tribus aut quatuor milibus passuum, a Lupiis quindecim, a Tarento XLV. Oram habet XXIV milia passuum longitudinis a confinio Tarentinae orae usque ad rupem altam, mari impendentem, quam a rectitudine ortholithon dicunt. Hic lapis Neritinorum et Callipolitanorum agrum disterminat (La città [Nardò] tra tutte quelle che ho visto a mio giudizio è posta in una amenissima pianura. Dista dalla costa del golfo di Taranto tre o quattro miglia, da Lecce 15, da Taranto 45. Ha una costa di 24 miglia di lunghezza dal confine della costa tarantina fino all’alta rupe, che incombe sul mare, che per la sua posizione eretta chiamano ortolito1. Questa pietra distingue il territorio dei Neretini da quello dei Gallipolini).

Sarà stato Ortolito il toponimo in uso al tempo del Galateo? Il dubbio nasce non tanto dall’iniziale minuscola quanto dal fatto che il contesto non esclude affatto che si tratti di un nome comune la cui definizione è data dalle parole precedenti2.

Torre dell’alto lido si chiama una torre costiera non molto distante (foto in basso).

immagine tratta da http://www.torrimarittimedelsalento.it/50B_TorreAltoLido.jpg
immagine tratta da http://www.torrimarittimedelsalento.it/50B_TorreAltoLido.jpg

Il suo nome potrebbe essere deformazione di Ortolito (immaginando che il toponimo si riferisse ad un territorio più vasto di quello dell’attuale Montagna spaccata) per influsso del dialettale ièrtu (=alto) e lido, che etimologicamente nulla hanno a che fare con la parola di origine greca3 e la deformazione potrebbe essere stata propiziata da una sorprendente quanto casuale affinità concettuale. Potrebbe, però, essere nato autonomamente come nesso italiano, ma le forme precedenti del toponimo mi spingono a privilegiare la deformazione di una voce dialettale. Nella carta di Giovanni Antonio Magini (1555-1617) Terra di Otranto olim Salentina et Iapigia la nostra torre è Torre Arteglio.

Nella mappa Terra d’Otranto di Antonio Bulifon (1649-1707) il toponimo è ancora T. Arteglio.

Nella mappa del 1714 Provincia di Terra d’Otranto già delineata dal Magini e nuovamente ampliata in ogni sua parte secondo lo stato presente data in luce da Domenico de Rossi la Torre dell’alto lido è Torre di Artellotto.

Nell’Atlante geografico del  Regno di Napoli (completato nel 1812) di Giovanni Antonio Rizzi Zannoni T. d’Alto Lido.

Tutto ciò, purtroppo, non aiuta a capire se la voce del Galateo è da intendersi ortolito oppure Ortolito.

La rabbia di cui parlo nel titolo non è, comunque, solo quella che in questo momento mi prende non essendo stato in grado di risolvere il dubbio. Di essa parlerò a breve nella seconda parte.

 

PER LA SECONDA PARTE: http://www.fondazioneterradotranto.it/2014/09/12/la-montagna-spaccata-e-la-rabbia-22/

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1 La voce è dal greco ὀρθός (leggi orthòs)=retto+λίθος (leggi lithos)=pietra.

2 Le edizioni del De situ Iapygiae (che si rifanno tutte, a parte qualche dettaglio di poco conto, a quella princeps di Basilea) che ho potuto consultare recano ortholithon. Non deve averlo ritenuto, invece, nome comune Emanuele Pignatelli che in Civitas Neritonensis: la storia di Nardò ed altri contributi, a cura di Marcello Gaballo,  Congedo, Galatina, 2001, a p. 18 scrive: … di qui a linea retta finisce alla Montagna Spaccata, ovvero all’Ortolito, riattaccandosi in quel sito al territorio di Gallipoli. E nella pagina precedente incorre, per quanto ho riportato nelle restanti note, in un’imperfezione di natura filologica quando scrive … costeggiato da una rupe alta, e denominata Ortolito (ossia Altum saxum-alto sasso) …

Senza pensarci su due volte, dunque, il Pignatelli crede di emendare l’incongruenza presente nello storico neretino Giovanni Bernardino Tafuri (1695-1760), che nell’ edizione del De situ Iapygiae col suo commento inserita in Opere di Angelo, Stefano, Bartolomeo, Bonaventura, Gio. Bernardino e Tommaso Tafuri stampate ed annotate da Michele Tafuri, Stamperia dell’Iride, Napoli, 1851, v. II, pp. 25-93, a  p. 87 scrive:

Con la grafia con l’iniziale minuscola (che come s’è detto sarebbe quella originale) appare in contraddizione quanto si legge in Dell’origine, sito ed antichità della città di Nardò dello stesso Giovanni Bernardino Tafuri, opera inserita nel primo volume della raccolta già citata (pp. 325-543), Napoli, Stamperia dell’Iride, 1848, dove a p. 341 si legge:

3 Ièrtu corrisponde all’italiano (letterario!) erto che è per sincope da eretto, a sua volta dal latino erectu(m), participio passato di erìgere=innalzare, composto da e=da+règere=reggere (concetto di direzione dal basso verso l’alto). Lido, invece, è dal latino classico litus=lido, costa, spiaggia e non dovrebbe avere nessun rapporto col citato greco λίθος. Mi sarei aspettato in tal caso lithus e non litus. In latino medioevale esistono infatti lithus, litium e litum, ma col significato di pietra (e un lido non è esclusivamente roccioso).

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