La toponomastica della provincia di Lecce in una mappa del 1589. Grazie, Francia! …

di Armando Polito

Per la ricostruzione dell’evoluzione di qualsiasi toponimo lo studioso ha a disposizione oltre alla sua intelligenza e ad un pizzico di fortuna, non sempre casuale, strumenti altrettanto essenziali: epigrafi, diplomi, atti notarili, mappe. Chiedo scusa per aver dimenticato la cosa più importante: la sua disponibilità al sacrificio anche economico e qui è necessario che io mi spieghi meglio. Chiunque in Italia voglia consultare  documenti antichi (dunque, non soggetti al diritto d’autore) come alcuni di quelli che ho nominato all’inizio (si badi bene: custoditi in biblioteche o archivi pubblici, non privati) deve rassegnarsi non solo ad una pur giustificata trafila burocratica ma anche ad aprire il portafogli qualora volesse una copia fotostatica (certo non a prezzo di mercato …) di tutto o parte del documento consultato, per consentire ad altri studiosi o semplicemente appassionati di operare un controllo, sempre necessario anche nei casi in cui l’autorevolezza e il prestigio di chi ha tratto delle conclusioni potrebbero indurre ad un’accettazione passiva delle stesse.

Così, a superare gli inconvenienti appena descritti, deve essere preparato chi,  per esempio, avesse bisogno della mappa che mi ha consentito di scrivere queste righe. Ma, dirà qualcuno, non c’è la rete? Certo che c’è, ma non per l’Italia e spiego subito perché. La mappa in questione, per esempio, è reperibile sul sito, faccio un nome per tutte, della Biblioteca Marciana di Venezia (con un motore di ricerca la cui complicatezza serve solo a scoraggiare chiunque, anche perché parecchi links non portano da nessuna parte … mi chiedo quanto sia costato al contribuente questo capolavoro informatico …) ma l’immagine disponibile in rete è così poco definita che non si legge neppure  il titolo. Se ti serve una copia in alta definizione non c’è problema, basta ordinarla e, naturalmente, pagare …

Tutto legittimo, nel senso che è ligio alle leggi (potrebbe essere uno scioglilingua …) vigenti. Spetta, però, al potere politico riformare la normativa quando questa si mostra inadeguata ai tempi e trasforma la cultura in uno scoraggiante percorso ad ostacoli.

Pompei cade a pezzi ed è giustissimo spendere il possibile per ricomporre i cocci, ma sarebbe altrettanto giusto e doveroso digitalizzare tutto il nostro patrimonio cartaceo e renderne possibile la fruizione gratuita in rete, tanto più che l’operazione sarebbe a costo zero (se qualcuno fosse interessato a sapere come procedere me lo faccia sapere e, magari, in un altro post gli spiegherò dettagliatamente l’operazione e, soprattutto, come impedire che essa diventi un affare non per tutti ma per pochi …).

Mentre in Italia si vive questa vergognosa situazione, dico, per restare nel caso particolare, che la stessa mappa è disponibile, invece, in altissima definizione, come mostrano i dettagli che da essa ho tratto, sul sito della Biblioteca Nazionale di Francia all’indirizzo: http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/btv1b8439634j.r=terre+d%27otrante.langEN

Si tratta di un foglio dell’Atlas sive cosmographicae meditationes de fabrica mundi et fabricati di figura del cartografo fiammingo Gerhard Kremer (italianizzato in Gerardo Mercatore) uscito ad Amsterdam nel 1589, dal titolo Puglia piana, Terra di Barri, Terra di Otranto, Calabria et Basilicata.

 

Nel dettaglio che segue la linea gialla che ho aggiunto vuole essere una rozza demarcazione del territorio della provincia di Lecce.

 

Un’osservazione preliminare: il capo di Leuca appare con la denominazione di C. de S. Maria, il capo di Otranto con quella di C. di Louca overo C. de Otranto.

Quel che segue è un semplice elenco alfabetico dei toponimi nella forma attuale e in quella in cui compaiono sulla carta; niente di più che una base di dati utili per un eventuale confronto con mappe coeve e successive. Il lettore noterà agevolmente la presenza di errori dovuti probabilmente ad errata trascrizione da mappe precedenti, ad inaffidabilità degli informatori, ad italianizzazioni del nome dialettale con effetti talora ridicoli, il che rende indispensabile, a chi voglia fare uno studio serio e approfondito del tema, ulteriori confronti con diplomi ed atti notarili che, sotto questo punto di vista, pur non essendo nemmeno loro totalmente esenti dai difetti appena ricordati, in virtù del loro maggiore localismo, dovrebbero essere più affidabili.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Immutati: CALIMERA, CASTRO, MARTANOMARTIGNANO, MERINE, PASULO (in territorio di Borgagne), PISIGNANO, PORTO CESAREO, ROCA, S. CATALDOS. MARCO (nei pressi di Roca) e SOLETO.

Se chi mi segue mostrerà di gradire quanto qui esposto potrei estendere l’indagine, sulla stessa mappa, alle altre provincie di Terra d’Otranto. In tal caso il titolo del prossimo lavoro potrebbe essere, ricalcando il miglior linguaggio televisivo, Reduce dalla trionfale tournée, pardon, dal trionfale contributo sui toponimi …

Comunque, finché mi rendo conto del ridicolo di cui queste mie uscite, volontarie e consapevoli, mi coprono, cioè finché riesco a prendermi in giro da solo, va tutto bene …

22 Commenti a La toponomastica della provincia di Lecce in una mappa del 1589. Grazie, Francia! …

  1. Grazie per questa interessante e approfondita ricerca.Un’informazione : Lizzanello come mai non compare?Grazie ancora

  2. Credo che la sua meraviglia sull’assenza di Lizzanello muova dal fatto che, invece, Merine, attualmente sua frazione, è presente. Non so darle una risposta ma credo che bisognerebbe estendere l’indagine a fenomeni simili che nelle vecchie mappe non sono insoliti, nella speranza di scoprirne le ragioni e, a tal proposito, non mi sentirei di escludere a priori anche quelle di natura politica, di pensare, cioè, che la visibilità che una mappa indubbiamente concede potesse essere anche una sorta di “premio di fedeltà” e che fossero esclusi dal rischio dell’assenza solo i centri notoriamente più importanti.

  3. Buongiorno, vorrei sapere se non è più possibile che racale sia raccane data la sua posizione, a sud di gallipoli e sul mare. Rachaele non potrebbe essere qualche altro paese vicino a Leverano?

  4. Invece, c’è la possibilità che queste tavole, per l’uso esteso e duraturo che ne fu fatto, abbiano creato esse stesse errori storici che oggi non ci consentono di ritrovare i vecchi toponinimi originali. Vedi Poggiardo che è ormai accertato essere nella metà del ‘400 Pusciardu (tale e quale alla forma dialettale odierna) che neppure cento anni dopo in questa tavola viene trasformato in un Bogiardo facendo nascere tutta una storiografia falsa su vacche e buoi.

  5. Sperchiano, dovrebbe essere un casale scomparso vicino a Presicce, in un’altra carta ho trovato Specchiano, mentre non si trova Presicce, che dovrebbe essere nominato nella Cedolaria del 1378 (Carducci Storia del Salento), nello stesso documento è nominato un casale scomparso Springano. Sigliuzzo in merito al casale vicino a Presicce scrive:
    Toponomastica: 1316 Spingiano, 1340 Spigiano, 1378 Spegiano, 1488Spigiano, 1639 Spizzano de’ Persi nel 1688 Spisano XIX secolo Spisciano.

  6. E’ interessante fare un confronto con una carta coeva, quella presente nei Musei Vaticani, Gallerie delle carte geografiche, elaborata da Ignazio Danti (1536-1586) relativa alla “Sallentina Peninsula” dove, per esempio, è riportata ‘Preficce’ ovvero Presicce ma, neppure in questa, si trova SUPERSANO (dove risiedo) e neppure Ruffano! ‘Defiance’ di notizie da parte dei cartografi o rilievo pressochè nullo dei due comuni viciniori? Supersano, nel XVI secolo vantava già il Castello ampliato dai del Balzo sulla base dell’antica torre normanna…Chi potrebbe aggiungere qualcosa in merito? Grazie!

  7. Potrebbe essere Zollino = Solino piuttosto che Zollino = Zelino data la posizione geografica e la vicinanza di Solino a Sternatia, Soleto e Corigliano?

    • Ha perfettamente ragione, anche perché Zelino, stando alla linea di demarcazione che io stesso (! …) ho tracciato, appartiene alla provincia di Brindisi ed è da identificare con Cellino S. Marco. Ho già provveduto alla correzione e la ringrazio vivamente.

  8. Manca anche Uggiano la Chiesa che, nel 1589, doveva esistere già perché menzionato in una donazione di Federico II del 1219. Non credo si tratti di una questione di dimensioni, probabilmente un’omissione del cartografo?

  9. Credo che vi sia qualche errore di identificazione di almeno due o tre località: “Acurgo” è più probabile che sia Acquarica di Lecce, per il fatto stesso che Acaia ancora non esisteva con tale toponimo. Nella cartina appare appare Giegine, ossia Segine, per l’appunto l’antico nome di Acaia. Il San Marco riportato non è in territorio di Roca, ma dovrebbe essere l’attuale Cellino San Marco. In Territorio di Roca, invece, compare l’antico casale di Pasulo.

  10. Il toponimo Acaia mi risulta esistere fin dal 1535, cioè più di cinquanta anni prima della mappa. Non credo che Acurgo possa identificarsi con Acquarica del Capo a causa della posizione compatibile, invece, con Aquaricca. Ciò, tuttavia, non cambia nulla in riferimento alle sue osservazioni delle quali terrò conto, per apportare nel caso, a suo nome, le dovute modifiche. Bisognerà pazientare un po’ fino a che non raccoglierò tutte le osservazioni dei lettori, relativamente anche alle altre sezioni del lavoro. Intanto la ringrazio sentitamente.

  11. Bellissima e interessante ricerca.
    A proposito di S. ISIDORO, faccio notare che ho sentito dire da amici miei di Copertino, tuttora, SANTU SIDRU.

    • Anche a Nardò “s. Isidoro” è, con l’unica variante di t invece di d, “Santu Sitru”. Quanto a Galatina pure io a suo tempo mi son posto la stessa domanda, tanto più che nelle carte del secolo successivo il toponimo compare nella forma “S. Pietro galatino” o “S. Pietro in galatina”. L’unica ipotesi plausibile è che sia stato accorciato per motivi di spazio. .

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