Torre Colimena, Wikipedia ed altro …

di Armando Polito

 

Credo che Wikipedia sia più consultata della versione on line della Treccani. È questo un altro segno di quella globalizzazione culturale resa possibile dalla rete e le cui conseguenze epocali sono state delineate nel recente post Tra globale e locale: riflessioni su diritti e mutamenti partendo da Rodotà (http://www.fondazioneterradotranto.it/2014/01/11/tra-globale-e-locale-riflessioni-su-diritti-e-mutamenti-partendo-da-rodota/) a firma di Leonardo Gatto. Così, può sembrare paradossale, tanta parte di conoscenza di realtà locali, prima  immeritatamente e superficialmente bollata spesso come manifestazione di  provincialismo, ha trovato nella rete il suo veicolo di diffusione e discussione (oltre che di aggiornamento e integrazione continui) e Wikipedia è diventato un contenitore globale, mentre le enciclopedie tradizionali anche nella loro versione digitale  rischiano di diventare non solo statiche ma, in un certo senso, locali. Se, però, alcune smagliature possono anche comparire sulla Treccani (mi limito a risegnalarne una che è ancora lì a far bella mostra di sé all’intero globo: http://www.fondazioneterradotranto.it/2013/05/26/lettera-aperta-a-massimo-bray-titolare-del-mibac1/), il rischio in Wikipedia è di gran lunga più spinto, perché ho l’impressione che poco efficace sia, sul piano scientifico,  il controllo della validità  di certe schede. Non è la prima volta che faccio osservazioni del genere (non aggiungo altri links per non obbligare il volenteroso di turno  a consumare un’intera giornata per leggere fino in fondo questo post …) e questa volta sono incappato in rete in Colimena, il nome della torre costiera in territorio di Manduria in provincia di Taranto.

Relativamente all’etimo del toponimo ecco quanto si legge in http://it.wikipedia.org/wiki/Torre_Colimena

Il significato del nome di questa località è ancora piuttosto incerto.

Tuttavia, l’etimologia del nome è di evidente derivazione ellenica, risalente al periodo della Magna Grecia.

Probabilmente il nome Colimena è dovuto alla contrazione di καλή λιμένων (kalì limènon, buoni porti), oppure da κολλημένα (kollimèna, attaccati), in quanto la baia di Torre Colimena e l’attuale Salina dei Monaci apparivano agli occhi dei navigatori come due sicuri porti attaccati, attigui.

O, ancora, il nome potrebbe essere la contrazione di κολύμπι μέρη (kolympi mèri, luoghi per nuotare).

Altri, invece, ritengono che il nome derivi dal latino columna (colonna) in quanto, sul luogo, sono state reperite diverse colonne risalenti al periodo romano.

Pur mantenendo la sua inequivocabile origine greca, il nome Colimena è ricorrente anche nella letteratura spagnola come nome proprio femminile che si rifà, secondo alcune altre fonti, presumibilmente al nome della ninfa Colimena, una nereide marina della mitologia greca.

Direi che le cose vanno male già dall’inizio con quella derivazione ellenica risalente al periodo della Magna Grecia, in cui l’ambiguità di quel risalente serve solo a giustificare tutte le locuzioni subito dopo messe in campo, che sono neogreche e che servono solo a bypassare le anomalie di ordine fonetico riguardanti l’evoluzione vocalica.  Nonostante questa contraddizione iniziale che da sola basterebbe a smontare tutta la costruzione, passo ora ad esaminare le varie ipotesi facendo preliminarmente notare come non risultano citati i riferimenti alla fonte, neppure laddove questa viene genericamente messa in campo (debbo pensare che quando neppure genericamente si parla di fonte il padre dell’etimo sia lo stesso autore della scheda?).

1) καλή λιμένων (kalì limènon) In greco classico sarebbe stato καλοί λιμένεϛ (leggi calòi limènes). Facile notare come Colimena rispetto alla locuzione neogreca come a quella classica presenta una –o– che deriverebbe (e come?) da –α-(leggi –a-), nonché la –a che deriverebbe (e come?) da –ω(ν) [leggi -o(n)].

2)  κολλημένα (kollimèna) Qui il vocalismo sarebbe compatibile ma risulterebbe molto strano lo scempiamento λλ(leggi –ll-)>l di fronte alla tendenza alla geminazione caratteristica del nostro dialetto. In greco classico è  κολλωμένα (leggi collomèna) e rispetto a colimena bisognerebbe giustificare lo stesso presunto scempiamento di prima e il vocalismo –ω– (leggi –o-)>-i-.

3) κολύμπι μέρη (kolympi mèri) La presunta trafila sarebbe: κολύμπι μέρη>κολύμμι μέρη  (assimilazione μπ->-μμ-; leggi coliùmmi meri)>κολύμμι μένη (leggi coliùmmi meni). Peccato, però, che bisognerebbe giustificare nel primo componente lo scempiamento μμ(leggimm-)>m- e nel secondo il passaggio -ρ->-ν-. In greco classico la locuzione sarebbe stata κολύμβῳ (leggi coliùmbo) μέρη e anche per questa valgono le stesse incongruenze appena rilevate per la neogreca.

4) columna Sarebbe interessante conoscere il nome degli altri che hanno formulato l’ipotesi etimologica che l’anonimo autore della scheda riporta dopo quelle che ritengo essere le sue. Intanto non sono al corrente di ritrovamento di colonne romane in loco e, oltretutto, se il toponimo fosse legato al latino columna, sarebbe stato culonna (forma unica per tutto il Salento) e non certo colimèna che supporrebbe l’inserimento di una –e– eufonica secondo la trafila: columna>columèna>colimena. Se così fosse stato colonna in salentino sarebbe stato non culonna ma columèna.

5) Pur mantenendo la sua inequivocabile origine greca, il nome Colimena è ricorrente anche nella letteratura spagnola come nome proprio femminile che si rifà, secondo alcune altre fonti, presumibilmente al nome della ninfa Colimena, una nereide marina della mitologia greca.

Siamo alla botta finale con la consueta genericità di secondo alcune altre fonti e il presunto rifacimento della voce spagnola alla nereide Colimena. Lasciando da parte la letteratura spagnola e guardando in casa nostra, dico che nessun autore ha mai attestato l’esistenza di Colimena ma che questa presunta ninfa diventa l’emblema di quel pressappochismo interessato (dunque, non sempre legato all’ignoranza) che non perdono nemmeno agli artisti. Le cose stanno così: si prende il nome di Climene [attestato, in riferimento non sempre alla stessa divinità,  nella forma greca Κλυμένη (leggi Cliumène) nell’Iliade (XVII, 47), nell’Odissea (XI, 326), in Esiodo (VIII-VII secolo a. C.), Theogonia, 351, nello Pseudo-Apollodoro, Bibliotheca (compilazione del I-II secolo), II, 1, 5; nella forma latina Clymene in Igino (II secolo d. C.), Fabulae, praefatio, VIII], si aggiunge una –o-, si cambia la terminazione da –e in –a e il gioco è fatto. Ecco scodellata la ninfa Colimena pronta, addirittura, a diventare protagonista di uno spettacolo, la cui recensione dal titolo Sal Salina Salento a firma di Paolo Vincenti chiunque abbia interesse potrà leggere in http://www.fondazioneterradotranto.it/2013/12/05/sal-sal-ina-sal-ento/.

Sarebbe stato preferibile che il nome della nostra gente non fosse derivato dal sale ma che ne avessimo conservato in testa un pizzico in più …

Tornando al nostro etimo:  come uscire dal pantano? Io credo che, senza considerare il Rohlfs un evangelista, chi affronta una questione etimologica riferita al salentino non possa prescindere, laddove essa esista, dalla proposta avanzata dallo studioso tedesco e almeno citarla, poi confutarla, se si è in grado.

Io nel mio piccolo mi limito alla prima azione: dal greco κωλυμένος=scostato. Poi, illudendomi per un istante di essere meno piccolo, mi avventuro ad aggiungere una correzione ed una glossa. Κωλυμένος (leggi coliumènos) nelle intenzioni del Rohlfs sarebbe dovuto essere il participio presente mediopassivo maschile del verbo κωλύω (leggi coliùo)=dividere. La forma corretta, però, è κωλυόμενος (leggi coliuòmenos). A questo punto qualcuno dirà che, per l’accento, al nostro toponimo è più vicino κωλυμένος di κωλυόμενος. Osservazione ineccepibile e, giacché ci siamo, faccio notare pure che se il nostro toponimo fosse derivato da κωλυόμενος sarebbe stato Coliòmeno, se, per assurdo (visto che, come ho detto, non esiste) da κωλυμένος sarebbe stato Colimèno.

Per risolvere il problema dobbiamo considerare non il maschile ma il femminile singolare del participio presente di κωλύω, che è κωλυομένη (leggi coliuomène). Da questo a Colimèna (attraverso *Coliomèna) il passaggio è immediato e la terminazione in -a del nostro toponimo (mentre la voce greca termina in –η) potrebbe riferirsi ad una forma dorica *κωλυομένα.

Da escludere una derivazione dal neutro plurale dello stesso participio che è κωλυόμενα  (leggi coliuòmena) e avrebbe dato Colìmena (attraverso *Coliòmena).

Non escluderei, invece, κεκωλυμένη (leggi kekoliumène), nominativo femminile del participio perfetto mediopassivo dello stesso verbo; in questo caso, però, dovrei supporre l’aferesi di κε-, caratteristica del raddoppiamento tipica del perfetto, intesa quasi come inutile ridondanza sillabica.

Dopo aver fatto notare come in etimologia anche un accento ha la sua importanza e che il κωλυμένος del Rohlfs va corretto in κωλυομένη o in (κε)κωλυμένη, sul piano semantico la nostra voce, che alla lettera significherebbe impedita, potrebbe contenere un riferimento alla pericolosità (malaria?) e/o difficoltà di accesso (bosco, palude?) alla zona. Se è così, il luogo avrebbe prestato il suo nome alla torre e non viceversa.

E al fascino dei paraggi della torre e delle sue creature (troppo facile ambientarvi qualsiasi rappresentazione …) vi lascio grazie alle foto che, come le due precedenti, ha realizzato appositamente per me Corrado Notario, al quale va il mio ringraziamento.

 

 

 

 

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9 Commenti a Torre Colimena, Wikipedia ed altro …

  1. Apprezzo naturalmente la ricerca etimologica che cerca di spiegare il toponimo. Ma mi sia concesso un modestissimo contributo, se tale potrà essere considerato. Mi chiedo come mai la ricerca etimologica verta essenzialmente nell’ambito del greco. Mi chiedo, e chiedo, perchè non si vada a considerare anche il termine latino ‘Columen’ visto che, come spesso accade nei nostri dialetti, la ‘o’ latina diviene ‘u’ mentre la ‘u’ latina produce la ‘i’ di modo che il passaggio da ‘Columen’ latino si otterrebbe ‘Culimen+a’ così come è bene attestato nel dialetto locale. E così, come in alcuni passi di Cicerone, Columena avrebbe il senso non solo di culmine, o cima, ma anche di ‘estremità’

  2. Ed io apprezzo il suo contributo che è tutt’altro che modestissimo e mi consente una risposta con un’osservazione di carattere generale ed una più specifica che può essere anche considerata come un’integrazione al mio stesso post.

    La ricerca etimologica di voci italiane guarda al latino per i ben noti motivi storici di formazione (più corretto dire evoluzione) della nostra lingua nazionale che rendono statisticamente più probabile che una voce derivi dal latino. Per quanto riguarda il salentino, poi, i più che noti motivi storici ci obbligano a pensare, oltre che al latino, anche al greco (il che non significa che bisogna partire da loro senza per questo precludere a priori qualsiasi altra origine). Nel caso in questione la partenza dal greco è dovuta alla terminazione “-mena” che evoca immediatamente una desinenza participiale greca. Anch’io, come gli altri da questa partito, a questa alla fine son tornato. Avrà, però, notato, che della derivazione dal latino “columna” (che ha la stessa radice del “columen” da lei ricordato, ma anche di “culmen”=cima, di “culmus”=stelo o tetto di paglia, di “collis”=colle e, in una diversa gradazione vocalica e, in composizione verbale con la preposizione “ex”, di “excellere”=eccellere) io ho solo contestato un’epentesi che non sarebbe risultata giustificata nemmeno se in loco si fosse veramente trovata una miriade di colonne.

    Passo ora al “columen” da lei proposto. La radice che lo unisce alle altre voci appena ricordate indica sempre movimento dal basso verso l’alto, in senso, dunque, verticale, non orizzontale. Questo concetto permane, a quanto ne so, in tutti gli autori latini, Cicerone compreso. Le sarei grato se lei mi segnalasse i passi di Cicerone in cui questo non avverrebbe.

    In attesa che sotto questo punto di vista si possa determinare se il concetto di “cima” ha subito o meno, per così dire, un cambiamento prospettico in quello di “estremità”, mi permetto di fare un’osservazione di tipo ancor più strettamente filologico.
    “Columen” presenta la penultima sillaba breve, quindi si legge “còlumen” e, essendo di genere neutro, avrebbe dovuto dare come esito “còlume” (come “lume” da “lumen”). A questo punto potrebbe giustamente ribattermi che l’italiano obsoleto “lùmine” suppone un latino “*lùmine(m)” accusativo singolare di genere maschile e non neutro qual è quello di “lumen”, che pure l’italiano (questa volta non obsoleto, sotto tutti i punti di vista …) “crimine” suppone un accusativo maschile “*crìmine(m)” contro il regolare neutro “crimen” che avrebbe dovuto dare “crime”. Perfetto. Supponiamo ora per assurdo che questo sia successo pure per il nostro “còlumen”. Da un “*colùminem” sarebbe dovuto venir fuori “colùmine” e, pur ipotizzando la regolarizzazione della desinenza con passaggio -e>-a, bisognerebbe poi spiegare la diastole da “colùmina” a “columèna”. Lo stesso problema permane anche se si pensa al plurale “colùmina” che metterebbe in campo un valore collettivo della già discussa “estremità”.

    Che Cicerone ci illumini!

  3. Vedo che qui ognuno spara la sua.
    Quello che però mi sembra non giustificabile, è sparare a zero su Wikipedia.
    La scheda dell’anonimo collaboratore di Wikipedia ha proposto diverse opzioni etimologiche ribadendo che l’origine del nome Colimena è ancora piuttosto incerto.
    Wikipedia è un moderno strumento di ricerca e comunicazione culturale che si avvale, appunto, di anonimi collaboratori che disinteressatamente, senza retribuzione e senza velleità di esibizionismo, mettono gratuitamente a disposizione della collettività le proprie conoscenze e ricerche anche su argomenti molto specifici e talvolta locali, che altrimenti rimarrebbero totalmente sconosciuti al pubblico.
    Ci sono ancora moltissime voci non censite e fino a poco tempo fà non appariva neppure quella su Torre Colimena che rimaneva una località sconosciuta e senza storia, nota solo ai bagnanti pendolari di Avetrana, Manduria; Erchie.
    Per quanto approssimativa, ora questa voce su Wikipedia esiste e ha dato lo spunto a questo post esageratamente dotto e dispersivo su un argomento che Wikipedia ha appena accennato, nello stile schietto ed essenziale che la contraddistingue.
    Non era davvero necessario banalizzare, ridicolizzare e minimizzare la funzione di Wikipedia e mi rivolgo ora ad Antonio, l’autore di questo post.
    Se tu fossi meno presuntuoso di quanto sembri e sei, per quanto colto, avresti capito che il tuo dovere intellettuale non era quello di denigrare le ricerche degli altri etimologi, ma quello di accreditarti a Wikipedia come collaboratore e proporre/aggiungere anche la tua ipotesi (scostato) che in realtà non sembra del tutto dissimile dalle altre.
    Qualora tu fossi davvero convinto dell’inutilità delle altre ipotesi e ritenessi inconfutabilmente valida solo la tua, potresti cancellarle tutte o correggerle e ribadire solo la tua.
    Wikipedia funziona con la collaborazione di tutti.
    Per quanto riguarda l’ipotesi di un’origine latina del nome Colimena (anzichè greca), c’è un signore che d’estate abita nella torre ed è un noto professore della zona (credo anche collegato all’autore della risposta precedente che ha proposto columena).
    Questo professore, se si esclude l’usuale pizzica organizzata dal parroco sui gradini della chiesa, è l’unico che anima le serate di Torre Colimena organizzando per i bagnanti degli avvenimenti con contenuti culturali, con delle proiezioni sulla facciata della torre (anzichè bighellonare tra i karaoke dei chioschetti).
    Durante una di queste proiezioni che parlano anche di tempeste e naufragi sugli scogli della torre, io stesso ho sentito dire dal professore che certamente il nome deriva dal latino columna o columen, a causa delle numerose colonne romane che avrebbero rinvenuto sui fondali.
    Prendi un appuntamento, vallo a trovare e chiedi a lui personalmente come ha raccolto le sue informazioni.
    Su una cosa ti posso dare pienamente ragione: in certi ambienti teatrali locali è stata fatta passare l’idea che la ninfa Climene si chiamasse anche Colimena. Non so dirti, però se sia un’ipotesi volontariamente dovuta all’interesse o se sia solo la romantica fantasia di chi vuole valorizzare i luoghi che ama.

    • Lei, dopo avermi accusato di presunzione (per fortuna, a quanto pare, non sorella di ignoranza …), difende l’indifendibile senza rendersi conto che il dilettantismo, per quanto in buona fede, nel campo della trasmissione della conoscenza, sia pure a livello divulgativo, ha messo in moto in rete una gigantesca valanga che ha già cominciato a mietere vittime, almeno finché Wikipedia avrà la stessa impostazione “democratica” di facebook e pubblicherà tutto, anche quando il contributo non rispetta, come nel nostro caso, uno dei canoni ben messi in vista nella sua home page: la citazione delle fonti. E, dopo la difesa a spada tratta ma spuntata di Wikipedia, io mi aspettavo qualche riferimento concreto a dati scientifici e non la generica citazione di “altri filologi” che al momento hanno dimostrato di essere sedicenti tali. Invece solo la desolante affermazione, denotante quanto meno una lettura molto, molto superficiale del mio post, che la mia (veramente sarebbe del Rohlfs, del quale mi sono permesso solo di correggere, dopo averlo citato alla lettera, una svista) proposta e cioè “scostato” non sarebbe dissimile dalle altre. Probabilmente mi trovo in ritardo sul nuovo significato assunto da “dissimile”. Quanto a “columna”, il “noto professore della zona” farebbe bene a mettere al corrente di questo ritrovamento la competente sovrintendenza; finché non lo avrà fatto sarò legittimato a credere che la sua sia una favoletta legata al classico malinteso e, forse non intenzionalmente, criminale (quest’ultima voce è da intendere nel suo significato etimologico …) fine di valorizzazione di un territorio cui si è particolarmente legati; insomma, al momento, una favola gemella di quella della ninfa Leucasia.

  4. Al di là di ogni polemica contro Wikipedia, vorrei fare solamente un’osservazione. L’etimologia non è per nulla una scienza esatta, tutt’altro. Gli esiti che una vocale, una sillaba o un gruppo consonantico subiscono nel corso del tempo non sono sempre prevedibili o, meglio, individuabili con certezza. Si possono al massimo stabilire delle tendenze generali, ma nulla di sicuro o matematicamente dimostrabile. Così, ad esempio, (col massimo rispetto per l’Autore dell’articolo, che dimostra spesso approfondita conoscenza delle lingue classiche) sarei cauto nel dire che “se il toponimo fosse legato al latino columna, sarebbe stato culonna (forma unica per tutto il Salento) e non certo colimèna”. Le parole mutano a volte in modo inaspettato. Per rimanere nell’ambito greco che frequento di più, inoltre, l’aferesi di κε- in κεκωλυμένη, sarebbe fenomeno più che possibile, come afferma lo stesso Autore, ed aggiungo io ben attestato. Stiamo parlando qui di toponomastica, per di più trasmessa oralmente per secoli, per di più figlia con alta probabilità non del greco classico, bensì di quello medievale che , come tutti sanno, è ben altra cosa. La semplificazione linguistica, dunque, in un tale contesto è cosa ben nota. In un recente saggio ho provato a dimostrare che gli ellenofoni del Salento nel ripetere oralmente il saluto dell’Arcangelo a Maria dicevano χαριτομένη e non κεχαριτομένη. A proposito di toponomastica e solo per fare un esempio banale: a Soleto, mio paese, si trova una dolina carsica immersa nell’oliveto. Alcuni la chiamano “laccu fereddhu”, altri addirittura (non meno pratici della zona!) “laccu feruddhu”. L’etimo probabilmente risale al greco φέρετρον, ovvero “bara”, forse perchè la dolina ha effettivamente una forma molto simile. Per arrivare, però, da φέρετρον a “feruddhu” ce ne vuole. Eppure l’etimologia è comunemente accettata ed io non saprei pensare una derivazione diversa. Tutto questo solo per non aprire il discorso dei tanti possibili idioletti greco-medievali del Salento che spesso la toponomastica ci restituisce.

  5. Ho solo passato in rassegna le proposte etimologiche in cui mi sono imbattuto e le ho sottoposte al vaglio cercando di spiegare a me stesso quale fosse il loro percorso formulativo. Quando, però, appaiono in prima battuta gli errori metodologici che credo di aver sufficientemente stigmatizzato, ogni legittima giustificazione che mette in campo i fattori irrazionali, imponderabili e gli stessi errori ed equivoci che sono alla base di tante parole, diventa la classica perla offerta a porci che non sanno masticare le ghiande. Ho, perciò, particolare piacere a ragionare con lei sull’argomento, perfettamente consapevole che ogni forma di conoscenza non può che arricchirsi, anzi vivere, dell’incontro, del confronto e, perché no?, anche dello scontro tra persone, purché entrambi gli interlocutori sappiano di che cosa stanno parlando . Ben vengano dunque, in soccorso, dopo il fallimento di Cicerone e di difese articolate solo sulle parole e non sui fatti, il greco bizantino, il latino medioevale, una miriade di voci stellate, un’orgia di ricalchi, incroci, analogie, in cui, però, la risorsa utilizzata non sembri buttata lì per caso. Per il nostro toponimo, poi, andrebbe fatta un’indagine accurata su diplomi, atti notarili e mappe antiche. A proposito di queste ultime: nel corso di un’indagine di altro tipo la lettura di due mappe del XVII secolo mi ha fornito le varianti ”Colimeno” e “Colmeno” del nostro toponimo; nonostante in documenti del genere si registrino parecchie infedeltà nel riportare i toponimi (tendenza ad italianizzare con esiti spesso ridicoli, inaffidabilità degli informatori, veri e propri errori di scrittura), non farei finta di nulla, anzi, se avrò tempo, estenderò la ricerca ad altri documenti. Questo a riprova che anche per me la conoscenza non è mai esatta (da intendersi tanto nel senso comune che in quello etimologico); tuttavia deve essere rispettosa di regole consolidate, a meno che nuovi dati non ne introducano di nuove. Questo è il metodo, senza il quale, lei lo sa meglio di me, nessuna ipotesi di lavoro può essere formulata e ogni approccio alla conoscenza condanna la stessa ad essere ingannevole e fuorviante.

  6. Credo che diffidare di Wikipedia sia doveroso e oltremodo utile sottolinearlo. La gratuità del lavoro non può portare a una qualsiasi condiscendenza nei confronti di sciocchezze messe per iscritto. Per verifica ho confrontato quanto conosco del mio lavoro con ciò che, a vario ordine, è stato scritto a riguardo su Wikipedia. I risultati, davvero scoraggianti, mi hanno indotto a creare su Fb (altro veicolo molto vissuto dagli internauti) una serie di slides di correzione che purtroppo non saranno consultate la millesima parte delle corrispondenti pagine di Wikipedia. Fondamentalmente la domanda che mi pongo ,e che invito chiunque conosca in maniera sufficientemente approfondita una materia, è questa : Se in ciò che posso dire di conoscere abbastanza bene Wikipedia dice delle sciocchezze, perché mai non dovrebbe essere possibile che le dica anche su argomenti che conosco meno?

  7. Approfitto della riproposizione dell’articolo per aggiungere che, ahimè , l’accostamento Wikipedia e Treccani può essere arricchito di un’altra perla , questa volta per merito della Treccani stessa.
    Quest’ultima ,infatti, prevede l’origine animale per alcune sostanze codificate dalla Farmacopea Europea che ne chiarisce , come la sola possibile , un’origine vegetale . Sembrerebbe a questo punto superfluo aggiungere che ciò che rientra nel campo di definizione di autorità scientifiche istituzionali possa essere solo rispettato , copiato , mai stravolto. .
    Per chi volesse : An essential oil is an “Odorous product, usually of complex composition,
    obtained from a botanically defined plant raw material by steam distillation, dry
    distillation, or a suitable mechanical process without heating”.

    Per chi volesse : « huile essentielle ». La définition
    retenue, très proche de celle de la norme ISO 9235 [1], est celle adoptée par la Commission de la
    Pharmacopée Européenne [2] :
    « Produit odorant, généralement de composition complexe, obtenu à partir d’une matière première végétale
    botaniquement définie, soit par entraînement à la vapeur d’eau, soit par distillation sèche, soit par un procédé
    mécanique approprié sans chauffage. L’huile essentielle est le plus souvent séparée de la phase aqueuse par
    un procédé physique n’entraînant pas de changement significatif de sa composition ».

    Per chi volesse il mio personale commento e copia della definizione data dalla Treccani :
    https://www.facebook.com/205652359478451/photos/a.393444560699229.87120.205652359478451/637432812967068/?type=3&theater

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