Presente (la puzza di merda della pianura padana)

maiale

 

di Paperoga

 

Mi sono trasferito in Emilia in età universitaria, attorno ai 22 anni. Non vivevo più nel sansificio già da qualche anno, e i miei vestiti si erano a fatica liberati dalla puzza di pastosi scarti di olive. Ero dunque pronto ad emigrare ripulito, col vestito buono, la scrima in ordine e il guardaroba rinnovato per fare bella figura nel grande Nord che mi attendeva.

Avevo sempre avuto una grande ammirazione per quella terra ricca, ordinata, verde, fatta di gente vestita con cura, dai modi discreti e misurati, che parlava piano con quell’accento arrotato e suadente. Mi sentivo chiaramente insicuro, inadeguato, con un lieve complesso da terrunciello. In quella terra di gente ricca dai gusti difficili e raffinati, in quel bailamme di benessere diffuso, io mi presentavo come quello che fino a ieri giocava nell’oleificio a pallate di sansa.

Dunque preparai la valigia con cura, facemmo lavare la macchina, mia madre andò dal parrucchiere, mio padre dal barbiere. Io, col mio taglio di fresco, chiusi il bagagliaio e diedi l’ultima occhiata ai miei sgarrupati luoghi, contorti e sporchi, puzzolenti, tenuti male, in perenne dissesto. Mi dissi: civiltà, buon gusto, igiene, aspettate che arrivo.

Il viaggio fu lungo ed io attendevo fremente. Puglia, Molise, Abruzzo, Marche, infine l’Emilia-Romagna. L’A14 mi recapitava come un pacco postale profumato e dabbene verso la Terra Promessa.

Passata Bologna, però, all’improvviso fummo assaliti da un fetore mostruoso, minchia roba che quello della sansa in confronto sembrava Obsession di Calvin Klein. Tra tutti, per primo fu mio padre a riconoscere, con  un commento appropriato e come al solito misurato, la portata e la provenienza dell’essenza che si stava rapprendendo  sulle pareti della trachea.

“Mamma mia che puzza di merda… Ma che è…Non è manco la fogna, è una merda strana…”

Mia madre non rispose, svenuta quasi com’era. Io col naso tappato pensavo: “deve essere un attentato di qualche sigla terroristica meridionale, avranno sparso da un aereo qualche schifezza made in terronia per vendicarsi di 50 anni di sfruttamento silenzioso, o perchè gli sta sui coglioni Umberto BossiCazzo, deve essere così,  non ci possono essere cattivi odori al nord, qua sono tutti prati in fiore, viali alberati, verde su verde, e poi, non lo diceva anche  il Manzoni, “il cielo di Lombardia così bello quand’è bello?” . Invece, più avanzavamo in direzione nord, più ci trovavamo immersi in una cappa grigiastra che non dava impressione di avere nè principio nè fine,  con questo gas ad intermittenza che ci annebbiava i sensi e gettava una strana ombra sui luoghi che avevo scelto come esilio dalla terra ingrata che mi aveva dato il benservito.

Quando arrivammo a destinazione e ci spiegarono l’arcano, devo dire che non fummo sollevati.

“Ma no, ma è solamente una mistura di puzza di merda di animali vari. Dipende, in alcune zone sono escrementi di vacca, per lo più, in altre si associano al maiale, molto spesso il tutto è sotto forma di concime, che l’aria umida e a tratti paludosa di alcuni punti tende a propagare più in fretta”.

Io e i miei genitori ci guardammo con una faccia stordita. Silenziosi,  incrociavamo pensieri impliciti, che però non cambiarono il corso degli eventi.

In questa specie di terra di Mordor ci sono infatti rimasto, e posso testimoniare che esala ancora oggi fumi di smog e concime animale a getto continuo, ingrassando le nutrie impegnate a scavare tane sul greto dell’Enza, del Secchia e degli altri fiumiciattoli in cui sguazzano  allegri, verso la confluenza con il Po,  branchi di pesci triocchiuti pronti ad essere fagocitati da abominevoli pesci-siluro.

Ogni volta che attraverso l’A1 o la Via Emilia mi aggrediscono, come se avessero un’anima cattiva, zaffate putrebonde di cacca sciolta di milioni di animali messi ad ingrassare nei capannoni accanto alle statali, ingozzati con qualunque cosa sia ritenuta semplicemente ingoiabile.

Un amico emiliano, tutto fiero di sè, mi riferì un giorno che nella sua provincia c’erano 25 maiali per ogni persona. Dentro di me, questa proporzione mi fece raggelare il sangue. Non tanto pensando al fatto che un giorno una rivolta di “barbudos” anche tra i porci avrebbe potuto facilmente soggiogare l’intera Emilia, e  i suini avrebbero finalmente cominciato ad insaccare a caso esseri umani. E’ un’evenienza da non sottovalutare, certo, ma non pensavo a questo. Semplicemente consideravo, immaginando questa sterminata pletora di suini,  che i maiali quando gli scappa la popò mica la fanno nel cesso, e certo non  tirano lo scarico. Avviene tutto a cielo aperto, come natura crea . E allora eccoti spiegato quale micidiale fetore possa avvolgerti come la nebbia in Fog di Carpenter, sopratutto quando ti ritrovi disperso in una provinciale che porta fin dentro alla bassa.

Confuso e spaurito, impegnato a rimanere dentro quelle stradine strette a strapiombo sui canali di irrigazione, ti ritrovi improvvisamente di fronte ad uno stabilimento che smista questo succulento nettare attraverso giganteschi nastri trasportatori, trasformandolo ora in concime, ora chissà,  in ringo boys.  E a 50 metri, magari, ci incontri d’estate i pescatori di carassi o carpe, con le loro roubaisiennes seduti sui fossi, coi volti butterati da una vita di zanzare, e magari ti ritrovi a fare le stesse domande che ti facevano i tuoi amichetti da piccolo davanti al sansificio. E così, d’incanto, come contrappasso dantesco, ti accorgi di essere passato dalla parte del disgustato.

“Ma come fate a pescare qui davanti tutto il pomeriggio?”

“Perchè?”

“Diosanto, non la sente sta puzza?”

Ma loro, gli emiliani, non solo la sentono. La adorano.

Molti di loro si offendono se la chiami puzza. E’ un orgoglio silenzioso, tosto e motivato, altro che il nostro, teatralmente vuoto, orgoglio meridionale. Di fronte al loro orgoglio ti fermi con un moto di rispetto. Perchè per loro quella che chiami puzza è una essenza benedetta, è la storia, sintetizzata e vaporizzata, del loro popolo povero e riscattato. E’ il profumo del loro orgoglio di secoli di lotte contadine, di diete suicide, di  infarti del miocardio.

Ecco la differenza tra me e loro. Io la puzza di sansa non la sentivo, o se la sentivo al massimo mi faceva pensare alla casa dove vivevo. E comunque non ne facevo una questione di orgoglio. Di isolamento, di solitudine, ma non certo di orgoglio. Loro, invece, la puzza di merda la sentono, la respirano tutti contenti, chiudono gli occhi in un’espressione che incrocia il sorriso dell’asceta che trae beneficio dalla meditazione, e l’eccitazione fisica del feticista che annusa la scia profumata, seducente e peccaminosa, che una bella gnocca si lascia di sè.

Io invece non mi abituo. Non ci sono nato, e sono condannato a subirla. Per me non è nè storia nè orgoglio: è merda. Quel fetore inaudito mi prende sempre impreparato, il viso si contorce sempre allo stesso modo, e ogni volta è una sensazione che mi stordisce, provocando quasi allucinazioni mistiche. A volte vedo distintamente Sant’Antonio Abate con un maiale ai suoi piedi, così come iconografato nella metà delle chiese emiliane, che mi invita ad inspirare e respirare, a godermi la pianura padana, a diventare emiliano nell’olfatto prima ancora che nella percentuale di colesterolo cattivo nel sangue. A giudicare da queste visioni, credo che se la essiccassero bene e la compattassero come si deve, quella merda la si potrebbe pure fumare. Un bel cannone padano che non avrebbe nulla da invidiare alla esotica marijuana. E in più sarebbe perfettamente legale.

Ed è in questi momenti di assunzione di strane droghe leggere di origine animale che, forse obnubilato dai fumi dello sterco, arrivo anche a dubitare del buon De Andrè,  che sarà stato anche profondo e romantico nell’affermare che “dal letame nascono i fior”.

Ma io, che poeta non sono, mi sento di aggiungere che il prezzo da pagare per questa metamorfosi a volte è davvero caro.

 

http://paperogaedintorni.wordpress.com/2009/02/09/presente-la-puzza-di-merda-della-pianura-padana/

7 Commenti a Presente (la puzza di merda della pianura padana)

  1. In Emilia ci vivo,paese di adozione.Devo dire che l’articolo è bello,ben scritto,riflette bene quella che è la realtà della campagna e della produzione nazionale dei prosciutti,delle mortadelle Emiliane ecc.A parte un certo campanilismo che ho riscontrato nel post precedente,detta così la cosa sembra che l’Emilia sia una immensa cloaca a cielo aperto.Formigine è famosa per i suoi maiali,rigorosamente controllati.L’Emilia è terra di gran lavoratori,è difficile vedere sfaccendati per strada o al bar,nelle campagne è inconcepibile.Quel puzzo io lo preferisco ai concimi chimici.Andando verso Faenza si sente un odore non propio bello,sono le fabbriche di marmi e piastrelle che scaricano i loro miasmi nell’aria.Forse preferisco la puzza dello sterco di vacca e dei maiali.Dopo il terremoto dello scorso anno,che ho vissuto in prima persona,un grido si levò dall’Emilia:dobbiamo ricominciare a lavorare,lo stesso grido che si levò dal Friuli.Io questa gente la capisco e la rispetto.

  2. A parte la grammatica corretta e i contenuti decisamente discutibili e provocatori..la cosa che mi da veramente fastidio è l’uso del “loro”..in quel pronome usato con disprezzo si legge il più becero leghismo..una sorta di presa di distanza!Permettimi di darti del tu..noi,siamo un popolo,noi italia..fatto di campagna e di ulivi,di stalle di maiali e bovini,di grandi industrie..noi.non abbiamo un odore,una puzza o un fetore..noi italiani profumiamo di lavoro,di terra,di sterco e di colate siderurgiche..noi dobbiamo profumare di fratellanza non puzzare d’odio territoriale!saluti amico

  3. Incredibile come a volte che vuole far valere le proprie ragioni passi tout court ad un razzismo alla rovescia. Sono arrivato, come scritto nel post sopra, fino a quel “loro”. Generalizzante ,esattamente come quello che parlando di mafia e di sud dice “loro”…..

    • Appunto..come dici tu,generalizzante in maniera sbagliata..evitiamo queste generalizzazioni e cerchiamo di essere più intelligenti e civili di LORO..quelli che parlano di nord e sud come due stati a se stanti e non sanno nemmeno cosa voglia dire vivere le realtà!Io,nato e cresciuto a Parma,salentino d’adozione..cittadino italiano!ciao

  4. Io, nato e cresciuto ad Alessandria, salentino di adozione, vedo le frontiere come linee strambe, disegnate senza tener conto dei confini che sono le culture, gli usi, le persone. Che si fondono al di là e oltre della frontiera con la guardia che ti dice che di qui o di là non si passa. Qualcuno dice che se arrivi oltre non sei più “persona”, ma diventi “clandestino”. E mi chiedo come può una persona essere “clandestino”.

  5. Visto il disprezzo che traspare dalle tue parole, pari a quello di certe persone nei confronti di voi Terroni (usato in senso buono, è molto più efficace di “meridionali”), puoi tornartene tranquillamente a frantumare le olive, sai?

    Un Friulano con carissimi amici pugliesi.

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