Paolo Vincenti – Nero Notte

neronotte

di Gianni Ferraris

 

L’Orba è un torrente, ci andavamo i torridi giorni d’estate, si trova sull’Appennino Ligure, fra Alessandria e Genova. Ricordo, erano gli anni ’80 del secolo scorso, quel giorno di agosto ero solo, ci andai per starmene in pace, c’era poca gente allora, ed era un giorno infrasettimanale. L’acqua è ghiacciata anche in estate, una frustata piacevole sul corpo, è acqua limpida. Prima di partire, visto che volevo starci un’intera giornata, presi un libro da uno scaffale. Ci sono i libri già letti e quelli ancora da aprire, entrambi sono importanti spesso riprendo una lettura già fatta, forse per confermare ricordi ed emozioni, quelle nuove servono per imparare. Quel giorno, chissà perché, mi portai “Il lupo della steppa” di Herman Hesse, l’avevo acquistato da tempo e mai letto. Fu folgorazione, ancora con brividi di piacevole fresco dell’acqua, fu un tutt’uno aprirlo e non riuscire più a staccarmene se non per brevi intervalli, per bere o per guardarmi attorno, alberi e falchetti che volavano alti. Hesse mi avvolse come una coperta, come un abbraccio, fino alla fine della giornata e del libro. Chissà perché lo regalai, al ritorno, la sera stessa, ad un’amica che stava passando un periodo nero. Mi ringraziò.

Nero Notte di Paolo Vincenti, il suo romanzo, anzi la sua romanza, ha destato emozioni certamente diverse,  ha un sapore simile, un ritorno alla memoria di quel tempo e quei tempi. Già, i tempi e il tempo che in Paolo tornano in ogni opera, gli orologi presenti, anche in questo nuovo libro, sul retro di copertina, sono lì, in filigrana. Vincenti troverà la forza di romperli tutti, prima o dopo? Forse no, in ogni sua copertina ce ne sono, incombenti, insistenti, spudorati a ricordare le ore che scorrono.

 

Romanza di amore e morte… Storia di un’anima in pena. Nella notte, un uomo cammina, piange, ride, sogna, grida, si dimena… Nella notte, un uomo è inseguito dai propri fantasmi, e all’alba, un gallo canta…

 

Così leggo nel retro di copertina

 

Ermanno, il protagonista di Nero Notte, ha una sua storia in fondo uguale a tante altre, unica nell’unicità che ogni storia può e sa essere. Molti sono i richiami e i rimandi a letture antiche, a personaggi anche televisivi, come Vincenti usa fare.

Tutto in una notte, con finale a sorpresa che tuttavia pare non arrivare inatteso, quasi fosse la logica conseguenza delle parole lette, dell’evoluzione del racconto, dei pensieri, degli incontri che Ermanno ci racconta. Nella notte i ricordi si confondono, si rincorrono, la vita intera gli passa davanti con le sue notti insonne, con Gerry, il barbone conosciuto per caso davanti al chiosco dei panini, un amico trovato e quella tristezza che “li accomunava in quella notte che sembrava averli tratti dal greto della disperazione per farli rincontrare in quel luogo e in quell’ora, quando la confidenza fa parlare due vecchi amici come non è usuale fare…”, con Gerry e la sua fatica a vivere che lo costringe a proseguire fino in fondo la sua vita, perché sa che solo alla fine potrà comprendere il senso del vissuto. E lui, Ermanno, che invece teme il futuro. Angoscia d’artista, in fondo. Un giorno un pittore senza fama mi disse che senza tensioni forti dentro non avrebbe dipinto nulla, senza il pathos non sarebbe riuscito a trasmettere emozioni. Forse anche Ermanno è questo, fino alla fine della notte, all’urlo liberatorio.

Lui con i quadri dipinti e mai esposti, con le poesie scritte. E con Elena che è presenza costante, lontana, storia antica e finita. Storia mai finita in fondo, come gli amori importanti sanno essere. Un amore mai concluso, con l’eco di Eloisa e Abelardo sullo sfondo. E con ricordi di altri amori, passati, come il destino aveva predisposto. Elena, quell’amore ancora rincorso davanti al mare, in quella notte, come un urlo.

Poi l’alba al porto, con il sole che iniziava a rischiarare, con la notte che doveva essere quella delle scelte difinitive che invece è “trascorsa invano”. In fondo era la quarta notte che passava insonne. Un altro lupo solitario ha attraversato la mia vita. Tanto simile ai mille lupi che conosco, alle solitudini che ho incrociato passeggiando all’alba per le strade quasi deserte, quando incroci uno sguardo e ti chiedi “chissà a cosa sta pensando…”

 

Paolo Vincenti – Nero Notte – Maggio 2013 – Libellula Editore € 10

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