Un curioso discorso sacro sul “salto” della Tarantola

Un curioso discorso sacro sul “salto” della Tarantola

 

Lo tenne a fine Seicento il gesuita Caspar Knittel

alla nobiltà e agli Accademici di Praga

Il caso del tarantino Roberto Santoro

di Rosario Quaranta

 

 

Sul finire del Seicento, a Praga, nelle fredde lande di Boemia, dispiegava tutto il suo valore nelle discipline teologiche, filosofiche, scientifiche e politiche un famoso predicatore della Compagnia di Gesù, padre Caspar Knittel (1644 – 1702).

La visita della Vergine Maria a Santa Elisabetta. Particolare dalla tela di Paolo De Matteis (1662 – 1728) conservata nella residenza dei PP. Gesuiti a Grottaglie
La visita della Vergine Maria a Santa Elisabetta. Particolare dalla tela di Paolo De Matteis (1662 – 1728) conservata nella residenza dei PP. Gesuiti a Grottaglie

Questo erudito, già rettore dell’università praghese e procuratore provinciale presso la corte di Vienna, è noto per aver dato alle stampe un buon numero di opere di oratoria sacra, di teologia e di filosofia. Era pure un ammiratore di altri e più celebri  confratelli gesuiti come Atanasio Kircher, Cristoforo Clavio, Caspar Schott e Sebastian Izquierdo, per via del comune amore per la scienza che lo spinse a stampare una “Cosmographia elementaris propositionibus physico-mathematicis propo­sita” (“Cosmografia elementare presentata con proprosizioni fisico-matematiche”).

Ebbe anche un dichiarato amore verso il Lullismo e verso l’Arte combinatoria in cui ha lasciato traccia con l’opera “Via regia ad omnes artes et scientias” (“Via regia a tutte le arti e a tutte le scienze”), che conobbe molte edizioni a partire dal 1682.

Frontespizio delle Conciones Academicae di Caspar Knittel, stampate a Praga nel 1718.
Frontespizio delle Conciones Academicae di Caspar Knittel, stampate a Praga nel 1718.

Ma perché ci interessiamo di questo Autore, tutto sommato, così distante dal nostro tempo, dalla nostra terra e dalla nostra cultura? Non ci crederete, cari Lettori; ma a far da tramite in tutto ciò è la famosa Tarantola che tanto ha fatto, e fa parlare ancora da oltre mezzo millennio e a tutte le latitudini.

Una curiosa testimonianza di questo sforzo di ricondurre a unità il sapere teologico, filosofico e scientifico si può cogliere nelle opere di sacra predicazione del ricordato Knittel. In particolare  nel volume intitolato “Conciones Academicae in precipua totius anni festa” (“Discorsi accademici per le principali feste di tutto l’anno”) e stampato postumo nel 1718 a Praga, abbiamo ritrovato, con nostra grande meraviglia, un discorso dedicato alla “Festa della Visitazione della Beata Vergine Maria” in cui egli, si serve con disinvolta arguzia (ma non sappiamo con quanta efficacia da un punto di vista spirituale e pastorale) appunto della nostra Tarantola per costruire un discorso strabiliante rivolto “a sollievo e a utile diletto per tutti gli amanti della parola di Dio”  e specialmente alla prima nobiltà e a tutti gli Accademici che si riunivano per ascoltarlo  nell’Auditorium.

Ricordiamo che nella festa della Visitazione si esalta la Vergine Maria che con grande umiltà non disdegna di recarsi a Gerusalemme e di prestare aiuto alla cugina Elisabetta che, in età avanzata, stava per partorire il piccolo Giovanni, precursore del bambino che la stessa Maria portava in grembo.

L’oratore sacro pone subito in evidenza quanto scrive l’evangelista Luca narrando il momento dell’incontro fra le due donne: “Esultò il bambino nel seno”. Questa espressione, osserva Knittel, viene riportata nella “Catena” di San Tommaso in maniera diversa; non “esultò”, bensì “saltò” nel seno. Da questa premessa e con una lunga argomentazione, condotta in dialogo serrato con gli Accademici, l’oratore sacro deduce (ovviamente in senso metaforico e spirituale) che questo “salto” del piccolo Giovanni nel seno di Elizabetta fosse stato causato dal morso della Tarantola.

Antidotum Tarantulae. Dal Magnes sive de magnetica  arte (1644) del P. Atanasio Kircher
Antidotum Tarantulae. Dal Magnes sive de magnetica arte (1644) del P. Atanasio Kircher

Ma ascoltiamo qualche sprazzo della sua oratoria dal quale traspare l’evidente bravura dell’Autore:

“Avete per caso sentito qualche volta parlare, illustri Accademici, della Tarantola? Ascoltate. Questa è in breve la sua storia. C’è una città che gli Italiani chiamano Taranto, in quella parte del regno di Napoli che si chiama Puglia. In quel distretto pullula nei tempi caldi un grandissimo numero di ragni che appunto dalla città di Taranto si chiamano Tarantole. Ora, quelle tarantole sono solite avvicinarsi agli ortolani, ai pastori, ai mietitori e ad altri che dormono  all’aperto con le mani e con i perdi nudi; li mordono e infondono col loro morso un veleno tale da causare nei Tarantati tanti sintomi strani che sembrerebbero incredibili se un’esperienza quotidiana non le rendesse degne di fede. Quel veleno fa diventare gli uomini stupiti, attoniti, fuori di sé, immobili e insensibili come morti.

Typus Tarantiacorum saltantium. Dalla Phonurgia nova del   P. Kircher (1673)
Typus Tarantiacorum saltantium. Dalla Phonurgia nova del P. Kircher (1673)

Ma la cosa più straordinaria del Tarantismo è che coloro che sono morsicati dalla tarantola non possono essere curati che con la sola musica.  Si chiamano pertanto i suonatori perché in questa gioconda miseria  suonino con degli strumenti ed emettano delle melodie proporzionate alla qualità del veleno. Ascoltando queste, i Tarantati subito si muovono, si alzano, corrono quasi rianimati, vanno di qua e di là come matti, con festosa agitazione delle mani e dei piedi, saltano così a lungo finché tutti i pori si aprono ed evaporano con copioso sudore i veleni della tarantola.

Sentite questo esempio chiarissimo. Una tarantola aveva morso un nobile tarantino chiamato Roberto Santoro e lui non lo sapeva; intanto si ammalava così gravemente da essere condotto quasi a morte. Si tenne consiglio dai medici, ma nessuno riusciva a far fronte alla malattia. Alla fine arrivò uno che esclamò: “E se fosse stato morso da una tarantola?”

Questa congettura piacque: si chiana un bravo suonatore, un “citaredo” che con il suo strumento si ferma davanti al letto in cui il povero Santoro giaceva immobile come morto.  Il citaredo vola sulle corde suonandole di qua e di là…e che succede? Repentinamente il mezzo morto apre gli occhi. Il citaredo con dita velocissime suona tumultuosamente “taratantara” per tutto il tempo necessario alla futura commedia… E che succede? Il mezzo morto comincia tutto a tremare e a muoversi…Il suonatore percuote ansioso lo strumento, va di qua e di là, si interrompe improvvisamente …E che succede? Il mezzo morto, preso quasi dalla contentezza, alza le braccia dopo aver rizzato il collo. Il citaredo di nuovo riprende a suonare le corde, le percuote e ripercuote, le pettina e ripettina, le scandisce e riscandisce; leggermente, gravemente, velocemente, faticosamente…e che succede?  Il mezzo morto improvvisamente si drizza e, tremante per la gioia,  si siede sul letto.

Il suonatore è attonito: per poco non gli cade la cetra: la blocca e tenta cose ancor più grandi; alterna le corde, leggerissimo negli acuti, amoroso nei suoni medi, lento in quelli gravi; insiste graziosamente nei suoni forti, picchia tumultuosamente in quelli rauchi come se andasse in battaglia con clangore marziale… e che succede? Il mezzo morto, tra lo stupore di tutti si alza dal letto e rimane quasi attonito in piedi. Il suonatore insiste ancora. Eccolo che strepita, tintinna, aumenta l’intensità del suono, la ferma, torna di nuovo a suonare, raddoppia, triplica i suoi sforzi sudando, gesticolando e affaticandosi… e che succede? Il mezzo morto agita le mani, solleva i piedi, si lancia, esita, si blocca, corre, saltella elegantemente alle melodie musicali fino a che, apertisi i pori, non si evapora tutto il veleno della tarantola e recupera quella sanità che ormai disperava di riavere. O cosa mirabile!..”

E qui il bravo oratore si ferma suggerendo agli astanti di ricorrere, per saperne di più e per vedere quasi quasi dal vivo la tarantola che salta, alla “Musurgia” del padre Kircher o alla “Magia Universale” del padre Scotto dai quali egli dipende strettamente (in ambedue, peraltro, si può leggere il caso di Roberto Santoro).

Riprende poi a trattare gli aspetti, per così dire, teologici e spirituali con altri argomenti relativi all’assunto evangelico,  non senza aver chiarito che la Tarantola altro non è che il Peccato Originale, anzi ogni peccato mortale, perché, come afferma San Giovanni Crisostomo “il peccato lascia nell’anima un veleno”.

 

Frontespizio della Magia Universalis (1674)    del p. Gaspare Schotto
Frontespizio della Magia Universalis (1674) del p. Gaspare Schotto

D’altra parte, questa virulenta tarantola – commenta egli – non ha forse colpito col suo morso nel Paradiso terrestre il primo ortolano (cioè Adamo) inoculandogli un veleno così penetrante da corrompergli il cuore e da renderlo stupito, attonito, immobile, insensibile…? Un veleno che la Vergine Maria col suo “Magnificat” riuscirà alla fine a neutralizzare, come avvenne nell’incontro con Elisabetta, quando anche Giovanni che “saltava” a causa della tarantola nel grembo di Elisabetta, riuscì alla fine a liberarsi dal peccato avvicinandosi a quel Gesù che Maria portava in grembo?

Questo di Knittel è un interessante e rarissimo esempio di utilizzazione del fenomeno del Tarantismo nell’omiletica. Un vero e proprio esercizio di bravura che consente comunque all’oratore di concludere, parafrasando quasi il Salve Regina e l’Ave Maria, con queste parole: “…è stato scritto che alcuni dei morsicati dalla tarantola si mettono a ridere; altri si mettono a piangere in quella danza tragico-comica.

O Maria! Ecco, noi miseri peccatori a Te saltiamo ridenti e piangenti. Ridenti quando abbiamo seguito la vanità del mondo: piangenti quando abbiamo seguito la nostra cecità. O Maria, rifugio de peccatori! Prega per noi miseri peccatori ora e nell’ora della nostra morte. Amen”.


[1] Nostra traduzione

6 Commenti a Un curioso discorso sacro sul “salto” della Tarantola

  1. Mi complimento con l’autore non solo per la “scoperta” in sé ma anche per il rigore documentario, per la chiarezza e piacevolezza narrativa con cui ce l’ha presentata. Sotto questo punto di vista l’unica integrazione che io possa offrire è la segnalazione del link da cui chiunque avesse interesse può scaricare l’opera di Caspar Knittel nella quale troverà l’oggetto di studio a partire da pag. 85:

    http://books.google.it/books?id=2F1CAAAAcAAJ&printsec=frontcover&dq=caspar+kNITTEL+cONCIONES+aCADEMICAE&hl=it&sa=X&ei=akfJUe78G8OTPcvngeAH&ved=0CDgQ6AEwAQ

    Se mi complimento con l’autore del post, altrettanto non mi sento di fare con il famoso teologo. Lungi da me l’idea di muovergli l’anacronistico addebito di non essersi minimamente lasciato sfiorare dall’idea che il tarantismo potesse essere un fenomeno di natura isterico-culturale (per sintetizzare). Infatti De Martino ci sarebbe giunto dopo molti secoli, poi ancora qualche decennio e il fenomeno sarebbe sopravvissuto solo nel ricordo folk-turistico che sappiamo, mentre non credo che la tarantola, nonostante i veleni immessi, dall’uomo, nell’ambiente, si sia estinta …
    L’autore del post ha già abbozzato il nucleo della critica che sto per muovere all’illustre religioso, quando giustamente afferma: “… egli si serve con disinvolta arguzia (ma non sappiamo con quanta efficacia da un punto di vista spirituale e pastorale) appunto della nostra Tarantola per costruire un discorso strabiliante …”.
    Voglio far notare al lettore che tutta la mirabolante arguzia del nostro teologo si basa, per così dire, su un equivoco o, se preferite, su un gioco di parole. Secondo Luca “exultavit infans in utero” (esultò il bambino nell’utero), secondo l’autore greco (ci si guarda bene dal fare il suo nome …) nella Catena di San Tommaso “saltavit in utero” (ballò nell’utero, se ci atteniamo al significato classico di “saltare”; saltò nell’utero se optiamo per il significato posteriore più vicino al nostro; si tratta, comunque, di un dettaglio assolutamente irrilevante ai fini del nostro discorso).
    Il nostro bravo Caspar sfrutta la variante di un anonimo a discapito di quella “ufficiale”: il gesto in sé si direbbe ribelle e rivoluzionario ed a priori avrebbe riscosso la mia simpatia se non fosse stato strumentale al resto del suo mirabolante discorso, nel senso che l’originale “exultavit” (esultò), a differenza di “saltavit” non si sarebbe prestato allo sviluppo dell’analogia-metafora che in discorsi del genere rappresenta il punto intermedio proiettato verso quello finale: il consolidamento della fede nel credente e l’insorgere del dubbio nel non credente.

    Per me solo parole, nel senso letterale e, purtroppo, anche in quello metaforico.

    Per il primo: Caspar sfrutta nella contrapposizione tra “exultavit” e “saltavit” quella che in retorica si chiama “figura etimologica” (consistente nell’usare due o più vocaboli che hanno lo stesso etimo; fratello minore può essere considerato il “poliptoto”, in cui lo stesso vocabolo è usato cambiando il genere, il numero o il caso).
    Infatti “saltare” è intensivo di “salìre”, dal cui supino (“saltum”) esso si è formato secondo un processo molto frequente in latino; per esempio: da “captum”, supino di “càpere”, si è formato “captare”; da “pressum”, supino di “prèmere”, si è formato “pressare”, etc, etc.). “Exultare” è composto da “ex” (con valore intensivo) e “saltare”.

    Per il secondo: da sempre il potere religioso e politico si è servito della forza della parola per alimentarsi. Esemplare al proposito, per chi vuole capirla, la lezione di Lorenzo Milani (prete comunista e sovversivo …) che in buona sostanza rivendicava il possesso della parola a fini esclusivamente difensivi, per sottrarci, cioè, all’inganno di chi la parola la usa per imporci il suo punto di vista o i suoi interessi.

    È tempo di far prevalere i fatti e gli esempi concreti sulle parole, non certo affossando la cultura e anestetizzando lo spirito critico secondo un processo perfidamente avviato da qualche decennio a questa parte e che ancora non ha finito di manifestare i suoi nefandi effetti.

    Immagino che, come succede per lo più anche oggi, alla fine del suo discorso Caspar si sentì gratificato dall’applauso degli Accademici (cane non mangia cane …).

    Ancora complimenti all’autore del post e se sarà ancora così fortunato da trovare in qualche cronaca dell’epoca la notizia che in quella occasione tra il pubblico ci fu chi senza rispetto prima e senza successo dopo chiese a Caspar il nome e cognome dell’”autore greco”, oppure l’altra notizia, ancora più eclatante, che tra gli applausi si sentì anche un fischio o, meglio ancora, una pernacchia, non esiti a farcelo sapere …

    • Ringrazio Armando Polito per il brillante commento: come non dargli ragione?
      Ho però l’impressione che nessuno dei suoi uditori abbia mai osato esprimere dissensi (specialmente di quelli evocati…), anzi, penso proprio che lodi e i battimani si sprecarono. Consideriamo solo quanto ricercati, ingegnosi e prelibati erano i temi religiosi ammanniti loro dal buon Knittel con la sua pirotecnica arte retorica e oratoria.
      Ecco un piccolo florilegio dei discorsi che essi potevano ascoltare, oltre al “salto” della tarantola che già conosciamo:
      • Nella festa dell’Annunciazione della Beatissima Vergine Maria: Metamorfica pittura di un Dio amabile nell’utero della Vergine.
      • Nella festa dei santi apostoli Filippo e Giacomo. Recreatio majalis (Att. all’ambiguità dell’espressione, da tradurre: La ricreazione del mese di maggio!)
      • Nella festa dell’Ascensione di nostro Signore Gesù Cristo: L’ascensione attraverso la discensione.
      • Nella festa dell’Ascensione di nostro Signore Gesù Cristo: Cristo cavaliere del Vello d’Oro.
      • Nella nascita di San Giovanni Battista. Oroscopo. Chi credi che questi sarà?
      • Nella festa dei santi apostoli Pietro e Paolo. Nomenclatura senza vuoto.
      • Nella festa dei santi apostoli Pietro e Paolo. Meccanica dell’amore divino.
      • Nella Visitazione della Beatissima Vergine Maria. Musica al salto di Giovanni
      • Nella festa di Santa Maria Maddalena. La santa peccatrice.
      • Nella festa di Santa Maria Maddalena. Il trivio della Maddalena.
      • Nella festa di San Lorenzo Levita e Martire. La vita laureata.
      • Nella festa di San Bartolomeo Apostolo. Battaglia apostolica grammaticale.
      • Nella festa di San Matteo Apostolo. Introito ed esito del santo al telonio.
      • Nella festa di San Martino. Sezione e spartizione del mantello di Martino.
      • Nella festa di Sant’Andrea Apostolo. L’arte di vedere e di non vedere.
      • Nella festa di San Tommaso Apostolo. Il peccatore diventato santo in un momento.
      • Nella festa di San Francesco di Sales. Il Minimo non minimo.
      Come poteva qualcuno dissentire? O tempora, o mores!
      Probabilmente non ci fu neppure nessuno che gli chiese il nome dell’Autore Greco: erano o non erano Accademici? Che figura avrebbero fatto nel non riconoscere San Luca?

      Un caro saluto.

      Rosario Quaranta

  2. La gentile risposta dell’autore del post mi obbliga a rincarare la dose sottoponendo all’attenzione dei lettori le ulteriori fonti in modo che ognuno si faccia da sé l’idea che più ritiene consequenziale. Ancora un ringraziamento all’autore per avermi consentito di dire come stanno le cose, almeno secondo me …

    Il testo originale di Luca (I, 44) è: … ἰδοὺ γὰρ ὡς ἐγένετο ἡ ϕωνὴ τοῦ ἀσπασμοῦ σου εἰς τὰ ὦτά μου, ἐσκίρτησεν ἐν ἀγαλλιάσει τὸ βρέϕος ἐν τῇ κοιλίᾳ μου.

    Traduzione in latino nella vulgata di San Girolamo: “ … et factum est ut audivit salutationem Mariae Elisabeth, exultavit infans in utero eius … ” ( … e avvenne che Elisabetta sentì il saluto di Maria, il bambino esultò nel suo grembo …”).

    Traduzione Bibbia Conferenza Episcopale Italiana 1971: “… Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo”.

    Traduzione Bibbia Conferenza Episcopale Italiana 2008:” … Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo”.

    Per quel che può contare il mio parere: quest’ultima traduzione mi sembra la più fedele a quella letterale dell’originale greco, che sarebbe:” … ecco infatti, come la voce dell’annuncio è giunta alle mie orecchie, il bambino nella gioia è saltato nel mio grembo”.

    Per l’”auctor Graecus” introdotto da Knittel ecco il passo relativo (in pratica uno scambio di battute tra due interlocutori) tratto dalla Catena aurea o Glossa continua super evangelia di San Tommaso (si tratta della lezione n. 13):
    “Ambrosius. Cito autem adventus Mariae, et praesentiae dominicae beneficia declarantur: nam sequitur et factum est, ut audivit salutationem mariae elisabeth, exultavit infans in utero eius. Vide distinctionem, singulorumque verborum proprietates. Vocem prior Elisabeth audivit, sed ioannes prior gratiam sensit; illa naturae ordine audivit, iste exultavit ratione mysterii; illa Mariae, iste Domini sensit adventum”

    (Ambrogio. Subito poi appaiono evidenti i benefici della visita di Maria e della presenza del Signore; infatti segue e succede che Elisabetta udì il saluto di Maria, il bambino esultò nel suo grembo. Vedi la distinzione, la proprietà delle singole parole. Elisabetta per prima sentì la voce ma Giovanni per primo sentì la grazia; essa sentì in base ad un principio naturale, il bambino esultò a causa del mistero; Elisabetta sentì la venuta di Maria, Giovanni quello del Signore).

    “Graecus. Propheta enim parente acutius videt et audit, salutatque prophetatum; sed quoniam verbis non poterat, saltat in utero; quod maximum existit in gaudio”.

    (Greco. Un profeta vede ed ode più acutamente della genitrice e saluta l’evento predetto, ma poiché non poteva farlo a parole salta nel grembo; il che nella gioia è il massimo).
    Da notare che questo “Greco” introduce “salutat” che è in qualche modo omofono di “exultat” e di “saltat”. Mi meraviglio, anche alla luce del nutrito elenco di titoli di discorsi che Rosario ha citato e che potrebbero da soli costituire una fonte di ispirazione, male che vada di plagio … per qualche autore di testi comici a corto di idee, mi meraviglio, dicevo, come Knittel si sia lasciato sfuggire questa ghiotta occasione per fare colpo sul suo uditorio con un gioco di parole ancor più complicato. Sarebbe bastato che qualche ora prima si fosse rivisto il passo in questione … e avrebbe fatto un figurone.

  3. Siccome su temi come questi credo che il tempo non sia mai sprecato né fatto sprecare, mi permetto relativamente al mancato sfruttamento del gioco di parole, di immaginarmi come l’illustre retore/teologo si sarebbe espresso se fosse stato costretto a farlo con un gioco enigmistico. Magari la prossima volta farò sorbire al paziente lettore lo stesso testo tradotto in esametri latini; per oggi bastano e avanzano questi cinque endecasillabi in italiano, per giunta corrente:

    Io primo a dire salve corrispondo;
    togli a me u e avrai il secondo;
    a questo intesta un’e e per affondo
    cambia la prima a con u, porco mondo!,
    e il terzo avrai un poco più rotondo.

    (Soluzione: salutare/saltare/esultare)

    E dopo il faceto passo al serio: il misterioso autore greco viene identificato da tutti i commentatori della Catena aurea in Giovanni Geometra (o Kyriotes) vissuto tra il X e l’XI secolo, autore citato frequentemente nella letteratura religiosa del XVI e XVII secolo, però con poche locuzioni, tratte dai suoi Inni, tutte riferite alla Madonna.
    Per chi vuol saperne di più:

    Francesco Combefìs, Bibliotheca Patrum Concionatoria, Parigi, Bertier, 1662 (andare a pag. 23 dal link che segue)

    http://books.google.it/books?id=v_T3xCdFgm4C&pg=PP7&dq=bibliotheca+concionatoria&hl=it&sa=X&ei=WyTMUZr1FIHHPMi-gPgB&ved=0CDcQ6AEwATgU#v=onepage&q=geometra&f=false

    G. Battista Federici, La immacolata concezione della B. V. Maria, Flauto, Napoli, 1792 (andare a pag. 218 dal link che segue)

    http://books.google.it/books?id=x8BPNYrk-s4C&pg=PA324&dq=%22giovanni+geometra%22&hl=it&sa=X&ei=9DLMUfK3OcPIOYr5gfgH&sqi=2&ved=0CFkQ6AEwBw#v=onepage&q=%22giovanni%20geometra%22&f=false

    Pietrantonio Pietrini, Memorie prenestine disposte in forma di annali, Pagliarini, Roma, 1795 (andare a pag. 227 dal link che segue)

    http://books.google.it/books?id=ZTIOAAAAQAAJ&pg=PA75&dq=parl%C3%B2+Galeno+del+vino+di+Palestrina&hl=it&sa=X&ei=fkTMUYCpEoKUOKLqgcAI&ved=0CDQQ6AEwAA#v=onepage&q=Galeno&f=false

    direttamente a
    http://books.google.it/books?id=UrIKvL6_YZ0C&pg=PA871&dq=%22giovanni+geometra%22&hl=it&sa=X&ei=9DLMUfK3OcPIOYr5gfgH&sqi=2&ved=0CDIQ6AEwAA#v=onepage&q=%22giovanni%20geometra%22&f=false

    • Complimenti vivissimi ad Armando Polito! Tutto sommato, immagino che knittel, lungi dal prendersela, starà sicuramente sorridendo nel sapere che a distanza di tanti anni, qualcuno, con arguzia e con perizia almeno pari alla sua, stia facendo in modo che il suo nome ricorra ancora nella mente e sulla bocca di qualcuno; e che, grazie alla povera e bistrattata tarantola, anche lui navighi e si impigli nella rete!
      Quasi, quasi mi viene la tentazione di tornare su questo argomento (= tarantole e sacra predicazione), ma a livello più alto ancora di quello accademico di Boenia! Vedremo.
      In questo caso sono convinto che per Armando si apriranno campi di indagine e di considerazione molto più vasti ed allettanti.
      Cari saluti
      Rosario

      • Non mi rimangio una virgola di quello che ho scritto, ma debbo per correttezza riconoscere che Knittel per quanto riguarda la rete poteva disporre, oltre che di quella del ragno, solo di quella da pesca e che la ricerca c’era, ma mancavano i motori …

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