Acetosella ovvero prima o poi la primavera arriva

acetosella (ph Marcello Gaballo)

 

di Pino de Luca

 

Non è davvero un bel momento per il bel Paese. Solitudine e tristezza tendono a sopraffarci. Nel sud, nel sud del sud siamo un po’ più fortunati. Qui la crisi morde di meno perché, da sempre, c’è molto meno da mordere. E poi ci consoliamo con gli occhi e con essi tutto il resto. Percorrere una strada qualunque in mezzo agli uliveti nel mese di aprile significa gioire di un effluvio di colori tra i quali spicca il verde brillante e luminoso.
Lo stesso verde che ondeggia nei campi di grano ormai alto e morbido e tante, tantissime chiazze di giallo splendente, a ricordare che, anche quando sembra che ritardi, la primavera arriva. Arriva sempre.
Oxalis Acetosella si chiama quella infinita costellazione di fiori che popola il verde come una sorgente di luce. Da ragazzini la mangiavamo (anzi la succhiavamo) per dissetarci durante partite di pallone dalla durata infinita. Si trova ovunque anche se bisogna essere attenti perché la civiltà fa largo  uso di pesticidi ed anticrittogamici che proteggono (mah…) le colture e, talvolta, uccidono i cultori. Secondo la filosofia del mondo capovolto che va tanto di moda.
Come tante erbe l’acetosella gode di numerose virtù e numerose controindicazioni. Se non si soffre di gotta o di calcolosi, possiamo godere delle sue proprietà diuretiche e della sua vitamina C oltre che del gradevolissimo sapore che può regalarci.
Dovesse capitare di incrociare anche dell’aglio ursino (allium ursinum) possiamo preparare una salsa gustosissima.
Raccolta una bella manciata di acetosella la si triti per bene insieme a tre bulbi di aglio ursino, un po’ di erba cipollina e un cucchiaio di capperi dissalati.
Porre in un “tiesto” con mezzo panetto di burro (75-100 grammi) e un cucchiaio abbondante di concentrato di pomodoro. Accendere il fuoco e cuocere a fuoco lento mescolando con frequenza fino ad ottenere una pasta omogenea. Alla fine regolare di sale.
A che servono le salse? Invenzioni straordinarie messe li per provare a render appetibili pietanze di poco spessore. Quanto costa questa salsa? Una passeggiata, il burro e la fatica di rimestare.
Magari un nasello surgelato, un filetto di sogliola, o anche una trota salmonata. Una bistecca di soia o una fetta di tacchino. Non sono certo il massimo della cultura gourmand ma bisogna mordere qualcosa anche quando morde la crisi.
acetosella
Ed ecco dunque la nostra salsa di acetosella che impreziosisce il nasello al vapore, la bistecca di soia o la fetta di tacchino ai ferri.
Può capitare che durante la passeggiata si incontrino delle piante di fave ancora in fiore o delle chiazze di portulaca. Dalle cime tenere delle fave, dalla portulaca e dalla acetosella si può fare una di quelle insalate che rendono regal contorno a cotanta pietanza. E una tavola povera diventa desco regale.
Non si abbia timore di raccoglierne a piene mani di acetosella, con le foglie fatte bollire per cinque-sei minuti in acqua, lasciato freddare l’infuso e dolcificato con un cucchiaio di miele di mandorlo si ottiene una di quelle “limonate” con le quali possiamo far dissetare torme di ragazzini sudati per il mai troppo correr per i prati.
Non possiamo molto dal nostro misero scranno, ma sapendo che esiste la povertà, proviamo a fare qualcosa perché non diventi miseria.

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