Lettera aperta al prossimo titolare del MIUR

di Armando Polito

lettera aperta

 

Onorevole Ministro, miur ge, chiedo scusa, mi urge (l’acronimo precedente mi ha indotto in un errore di ortografia che molto probabilmente Le sarebbe sfuggito se non mi fossi corretto da solo) proporLe la mia candidatura a Suo addetto stampa. Per non farLe perdere tempo evito di elencare i titoli di studio in mio possesso e faccio solo presente che ben sette lauree risultano regolarmente acquisite prima del conseguimento della licenza di scuola elementare, pura formalità alla quale mi sono sottoposto negli ultimi tempi solo per rimpinguare il mio già farcito curriculum. Non vorrei che la parola farcito La inducesse in errore e per chiarezza e correttezza ammetto di non poter vantare nessuna abilità culinaria. Per evitare ogni possibile equivoco Le rammento che l’addetto stampa ha il compito di curare le comunicazioni tra Lei e il mondo giornalistico. Potrei dirLe che con me non corre nessun rischio simile a quello del tunnel Gelmini e che sarà in una botte di ferro anche nel caso in cui in qualche intervento o intervista Le dovesse sfuggire una parola o un costrutto scorretto.

Per essere più convincente e per darLe la prova delle mie capacità prenderò in considerazione il verbo imparare. Non sapeva che è un verbo? Non è grave! Lo ha usato in contesti tipo non ti ha imparato niente l’esperienza?  Qui casca l’asino; non Lei, ma chi pensava che Lei lo fosse. E passo alla dimostrazione esibendo anzitutto le carte, cioè le definizioni tratte dal vocabolario De Mauro prima e Treccani poi, con assoluto rispetto della par condicio, come, proprio nel nostro caso, ma non è il solo,  obbligava la diversa coloritura o ispirazione politica o ideologica della stessa definizione.

De Mauro

1a. acquisire e ritenere nella memoria studiando o esercitandosi: imparare le tabelline, la matematica, una lingua straniera; imparare a memoria, a mente | arrivare a conoscere e a saper praticare: imparare un mestiere; imparare a sciare, imparare a suonare la chitarra | anche ass.: avere voglia di imparare, un bambino che imparare rapidamente

1b. arrivare a sapere per mezzo dell’esperienza: imparare a vivere, imparare a comportarsi; imparerai cosa vuol dire lavorare; imparare qcs. a proprie spese, pagandone le conseguenze; ti sta bene, così impari!, come rimprovero e monito rivolto a chi ha commesso un errore che può comunque servigli di lezione

2. RE centromerid., venire a sapere, apprendere

3. RE centromerid., insegnare      

Treccani

1.

a. Acquistare cognizione di qualche cosa, o fare propria una serie di cognizioni (relative a un’arte, a una scienza, a un’attività, ecc.), per mezzo dello studio, dell’esercizio, dell’osservazione, della pratica, attraverso l’esempio altrui, ecc. Con sign. generico: è un fannullone che non ha voglia d’imparar nulla; da lui, abbiamo tutti qualcosa da i.; sbagliando s’impara (prov.). Determinando: i. la grammatica, la letteratura, la fisica, il disegno; i. una lingua straniera, i. un gioco, i. le buone maniere. I. a memoria o a mente, fissare nella memoria (un brano di prosa, dei versi, ma anche brevi frasi, serie di nomi, di numeri, ecc.) in modo da saper ripetere testualmente le parole; in questo senso, anche il semplice imparare: ho già imparato la poesia (talora con la particella pron.: mi sono già imparato le prime due strofe); i. la lezione, mandarla a memoria sia testualmente sia assimilando genericamente i concetti.

 

b. Con a e l’infinito, apprendere a saper fare qualche cosa: i. a leggere, a scrivere, a contare, a suonare, a cantare, a ballare, a dipingere, a cucinare; con sign. più ampio (acquistare conoscenza e ritenere), anche con altra costruzione: i. come si fa, come si dice; devi i. dove stanno i varî oggetti; ha imparato che la legge è uguale per tutti. Talora, cominciare a fare una cosa che diventerà poi abitudinaria: deve i. a cavarsela da sé; il bambino ha già imparato a vestirsi da solo; con sign. simile, anche di cose biasimevoli: i. a rubare, a mentire, a dire parolacce. Per estens., di animali: i pappagalli imparano a dire qualche parola; gli uccellini imparano presto a volare; il cane ha imparato a star ritto sulle zampe di dietro.

c. Acquistare esperienza di qualche cosa: nella vita, c’è sempre da i.; i. a proprie spese; i. a vivere, a condursi nella vita in modo da risentire il minor danno possibile dagli uomini e dalle circostanze. Rimproverando: impara a parlare, a comportarti come si deve; e accompagnando un castigo: così imparerai a ubbidire, a non dire bugie (o anche, a non ubbidire, a dire bugie, intendendo: imparerai ciò che capita quando non si ubbidisce, quando si dicono bugie).

2. region. Venire a sapere, avere notizia di qualche cosa: domani ci sarà uno sciopero, l’ho imparato or ora.

3. Nell’uso pop. (erroneo ma largamente diffuso), insegnare: tutto quel che sa gliel’ho imparato io; chi ti ha imparato a rispondere così?; o fare apprendere (con questo senso, anche letter., dando al verbo un valore causativo): E dolce un canto le imparava (Carducci).

Chi la considerava un asino è doppiamente servito perché il De Mauro si limita a sottolineare al n. 3 l’uso centro-meridionale, mentre Treccani al n. 3 dopo erroneo ma largamente diffuso (la diversa coloritura politica di cui ho parlato prima) scomoda un certo Carducci. Io, come Lei,  non so chi sia e non possiamo sapere tutto, ma quanto le carte dicono (ebbene sì, una delle mie lauree è in giurisprudenza) basta e avanza a chi dovesse stigmatizzare (non so nemmeno questo che significa ma con una botta di culo potrebbe pure, a mia insaputa, andar bene; e poi, ha un suono così virile!) il suo uso di imparare invece di insegnare.

Nel dialetto salentino, poi, l’uso del passivo è previsto anche con riferimento a persona e non solo a cosa, come succede in italiano; da qui l’espressione ceddhi nasce ‘mparàtu (nessuno nasce edotto). Comunque è meglio, forse, non mettere al corrente di questo Bossi & c. …

Mentre scrivo sento a questo punto il mio corpo e la mia mente posseduti da tutti i più famosi filologi della storia della lingua (quali? È meglio non fare nomi, anche per non suscitare gelosie tra di loro) e dopo aver mixato (pure questo quanto a mascolinità fonetica non scherza) i loro suggerimenti Le dico quanto segue: l’uso dialettale di imparare per insegnare potrebbe essere stato indotto, oltre che dal sottintendimento del valore fattitivo (insegnare>fare imparare>imparare), anche dal recupero del significato etimologico di imparàre: dal latino in=dentro (con valore rafforzativo) e paràre=procurare, apprestare. Perciò imparare il rispetto delle regole è sì un’utopia ma alla lettera significa procurare (a se stesso, non escludendo un aiuto esterno) il rispetto delle regole; i centro-meridionali, però, sono altruisti e nello stesso tempo votati al sacrificio, al risparmio e alle privazioni, tanto che basta sostituire l’a se stesso, che subito dopo la parentesi tonda di apertura accompagna procurare, per capire che procurare agli altri il rispetto delle regole equivale per la proprietà transitiva (perché sta pensando al traffico?) ad insegnarglielo.  

Ora sono in uno stato di confusione totale, ma posso rassicurarLa che in caso di necessità, mettendoci del mio e potendo contare costantemente sul supporto gratuito (son tutti morti) di chi ha appena finito di invasarmi (mi scusi se lo scrivo, ma lo faccio per ricordarmi e, in un certo senso, è una comunicazione di servizio: debbo far applicare per precauzione al più presto al water un dispositivo che in quei momenti ne impedisca il sollevamento del coperchio), Lei potrà sparare non solo concetti ma anche singole parole a casaccio perché io con prontezza fulminea ci metterò una pezza tombale (così potrà pure fare concorrenza a qualche Suo collega alle prese con qualche condono).

Devotamente già Suo, almeno spero, Armando Polito

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Postilla per gli amici del sito: chi aspira ad un incarico di collaboratore dell’addetto stampa del Ministro in epigrafe (Ministro, non solo sta leggendo questa parte non destinata a Lei, ma, a causa di quell’epigrafe Si sta pure toccando! …), me lo comunichi tempestivamente.

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