Riti della Settimana Santa a Gallipoli

…Animos eorum maceravit…

Cronistoria sui riti della Settimana Santa della confraternita Santa Maria degli Angeli di Gallipoli

 

di Antonio Faita

La processione, in ogni religione, è uno dei riti liturgici ove maggiormente si estrinseca la fede del credente e la partecipazione a essa è uno dei modi di attestare e manifestare il legame che unisce l’uomo alla Divinità, quasi verifica della propria fedeltà a Dio. E’ quindi un atto sentito e non vera ostentazione folkloristica, atto di fede e non di esibizionismo di cui dobbiamo, quasi, provare disagio o insofferenza.

Per la Chiesa Cattolica le più importanti processioni furono le Rogazioni, quelle del Venerdì Santo e del Corpus Domini.

La processione del Venerdì Santo aveva lo scopo di far rilevare ai fedeli il dolore della Chiesa per la passione e morte di Gesù Cristo.

In seguito, anche per l’influenza dei vicerè Spagnoli, regnanti nel napoletano, cominciarono a comparire gli strumenti della passione, con il  preciso scopo di far meditare sia gli incappucciati che il popolo sulle sofferenze patite da Cristo.

Questo nuovo genere di processioni era stato importato dalla Spagna nel secolo XVI e molto propagandato nel regno di Napoli dai padri Gesuiti che, nel pieno della controriforma e all’alba della crisi del Seicento, elaborarono forme di pietà e devozioni, destinate a rimanere, indelebili nel tempo, in una realtà urbana e di civiltà, della cultura del Mezzogiorno(1).

Una grande importanza ai modelli devozionali e ascetico-penitenziali proposti dai padri Gesuiti ricoprono le associazioni di vita cristiana e confraternale in cui, al di là dei titoli, il culto della passione e morte di Gesù occupa un posto centrale tra le pratiche devozionali sia individuali e private che comunitarie(2).

La presenza e il ruolo svolto dalle confraternite laicali nella città di Gallipoli, nel corso dei secoli(3),inizia dal secolo XVI; purtroppo non si dispone di documenti anteriori al Cinquecento, per poter ricostruire la storia del fenomeno confraternale gallipolitano(4).

Puntualmente, ogni anno, a Gallipoli si rivive la passione e morte di Gesù Cristo attraverso le pratiche penitenziali, che vanno dai digiuni, alle mortificazioni corporali, alle discipline. Queste ultime, specie in tempo di quaresima, si eseguivano sia segretamente, cioè nell’ambito chiuso dell’oratorio o della chiesa confraternale, che in pubblico, nel corso delle processioni del Cristo morto con la Vergine Addolorata.

La confraternita di Santa Maria degli Angeli, come tante altre mariane in Puglia, era deputata a curare la processione dei Misteri del Giovedì e Venerdì Santo, epilogo doloroso della vicenda terrena di Gesù, che con simboli e statue richiamavano i momenti salienti della passione e morte.

Il sodalizio, organato assieme alla Congregazione nell’oratorio e chiesa degli Angeli(5), era  costituito da …piscatores et foretani… e fu istituito da Mons. Giovanni Montoya de Cordona (1659-1660), tra il 1662 e 1665, forse nello stesso anno in cui venne innalzata la chiesa: è quanto ci trascrive Mons. Oronzo Filomarini nella sua Santa Visita Pastorale del 1715.

Vi aderiva dunque una delle più numerose categorie di lavoratori, quella dei pescatori, che costituivano la grande maggioranza degli iscritti, seguendo per rappresentatività quella dei giardinieri(6).

Aiutano molto nella ricostruzione delle vicende i documenti conservati presso l’archivio storico della confraternita di Santa Maria degli Angeli, utili per arricchire anche le conoscenze sullo svolgimento di tali rituali nell’ambito confraternale in Gallipoli.

Ecco quanto si legge nel “Libro degli Annali e Conclusioni dal  1727 al 1766”:

nell’Anno del Signore 1727 “In die D.ni mane orto iam sole, Congregatis fr.bus “ dopo l’avviso dei rintocchi della “campanula”,tutti si erano disposti “ad Sacram penitentiam”, indossarono “Spineis Coronis”, caricarono”Crucem in humeris”. Fatto ciò si avviarono verso la “Cathedralem Ecclesiam” snodando per le strade una processione e “omnes bini magna cum devozione ibant “. Finito il loro percorso,  tutti, con la mente e con l’animo, “erga Deum assistebant”, dopo “Pater Missionarius” siccome aveva fatto come sermone “de Eucaristia recipienda” pronunciando parole tanto coinvolgenti che “animos eorum maceravit”. Ricevuta l’Eucaristia tornarono all’oratorio(7).

Gallipoli, processione del Venerdì Santo, penitente con disciplina (1985)

Analoga descrizione la troviamo nell’anno 1728:

Nono Kalendas Aprilis – In die Mercurij” fatto l’ultimo tocco della campanella tutti i confratelli furono riuniti “in quo erant duo Sacerdotes uno simul cum Patre ad Confratrum peccata retienda et cum Confessi fuissent”. Fu celebrata la messa e dopo le preghiere vespertine “Spineas Coroneas in Capita mittentes, ubi devote Processio incepta fuit”  durante la quale tutti, procedendo a due a due,  visitarono le cinque chiese di questa città “Indulgentias lucrandos” del Sommo Pontefice. Visitate queste, ritornarono alla Congregazione(8).

Non disponiamo di testimonianze più antiche, se non alcuni frammenti delle cronache dell’anno 1726, in cui si riportano termini inerenti ai riti penitenziali.

Il 1729 segna un anno di svolta negli annali della confraternita: in primo luogo cambia la lingua usata dal Cronista, che dal latino passa a una forma di italiano volgare intrisa di numerosi latinismi e dialettismi in gran parte tuttora in uso; inoltre, appare la registrazione di un cambiamento della liturgia penitenziale quaresimale che prevedeva la contemplazione di un “Mistero” della passione e morte di Gesù. Alle solite “discipline” si affiancava, in ogni venerdì di quaresima, la “contemplazione” di un evento saliente della Passione, per finire, nel Venerdì Santo, con la “morte di Giesù crocifisso”, accompagnata dalla “salutazione della croce cioè il Crux Fidelis” e dal canto dello Stabat Mater e del salmo Miserere.

Fu tanta la devozione prestata dai confratelli nello svolgimento di questi riti che, negli anni successivi, prese sempre più corpo la reiterazione di queste pie pratiche, fino a quando il 2 Aprile del 1733 “giovedì la sera a più suoni di trombetta si radunarono li fratelli tutti e dopo si portò la processione spiccicata la passione in S. Agata ed  tutti li Misteri della passione ed la processione de fratelli cantandosi da dietro da Padri francescani e da Padri Sacerdoti al Stabat Mater ed altri migliori della passione e si girò per la città benchè a loscuro per il granvento faceva che di continuo smorzava le lumi tutte”(9).

Tutto ciò non bastava ancora ai confratelli, infatti “Venerdì la sera novamente si cacciò la processione ed tutti li Misteri e si andò a S. Agata che si fece il  sermone D. Ant. Pierelli, e ci si li girò per tutta la città ad il canto della Flottola et anche da tutti i Padri, e riuscì sontuosamente di tutta cuesta per il buon tempo che si faceva, parendoci tutta (…) da lumi e si ritirò verso le cinque della notte”(10).

All’innovazione linguistica e liturgica si affiancò la tradizione musicale, favorita durante l’episcopato di Oronzo Filomarini(11), con i canti delle litanie, Stabat MaterFlottola  ed altri canti dolorosi(12).

Intanto i confratelli, di anno in anno, si impegnarono sempre di più a organizzare al meglio il complesso rito dei Misteri. Ancora una volta ci aiutano le testimonianze scritte negli anni 1762 e 1763, ma in particolar modo quelle del 1758:

 

Nel’ lanno 1758 D 12 Aprile

Giorno di Giovedì Santo a ssera nel Brofettato di Carmine Dolce si cacciò una Santa e divota Processione sopra la passione di nostro Redentore. La qual processione ci furono i cinque misteri, con cinque bare le quali bare, le fecero i Fr.lli, cioè la bara di nostro Signore allorto la fecero li Giardinieri quella della Colonna la fecero li Piscatori e quella di nostro Signore a monte calvario la fecero Lartisti, la Bara del Signore morto e quella della Madonna la cera la paga il Prefetto e la Chiesa fece l’altre spese e pacò la Frottola la quale andava annanzi della Madonna e accanti delle tre bare, cioè quella di lorto, di la colonna e quella di monte Calvario, andavano per ciascaduna un coro di Angeli ben rigistati chantando il ditto in altavoce sopra le loro Bare, e accanti di nostro Signore morto andava un coro di Monaci cantando il miserere in alta voce;

La qual processione si pose a vegisitare, di ora prima di notte e nella detta processione, toccò il Pannone il Signor D. Vito de Tomasi convitato dal Prefetto la croce in appresso con due fratelli con le torcie accese appresso andavano porzione di fratelli con le loro grandissime torce accese doppo la bara di nostro Signore nel lortto, ad ogni due file di fratelli andavano due figlioccioli con due lappioni accesi, e con labito e mozzetta di la medesma Congregazione e così andavano laltre bare di meglio in meglio con molta devozione(13).   

Da tale descrizione possiamo notare che la bara, con sopra allestito il Mistero del Monte Calvario, spettava per la sua realizzazione e cura ai confratelli appartenenti alla categoria degli artisti, ammessi alla confraternita in seguito alla riformulazione delle regole statutarie, come risulta dall’Assenso Regio del 27 giugno del 1769 che recita come segue: ”…da osservansi da F.lli Foresi, Artisti e Pescatori congregati…”(14).

Questi ampi brani, che sono stati riportati e ricavati dai documenti “inediti”, rimandano ad altra e più completa occasione per analizzare meglio questo fenomeno che segnò in modo particolare la pietas religiosa della nostra gente e delle confraternite in epoca barocca.

 

 

NOTE

(1)   F. DI PAOLO – Stabat Mater Dolorosa – La Settimana Santa in Puglia: Ritualità drammatica e penitenziale – SCHENA EDITORE (1992) – pag. 7

(2)   IBDEM – pag. 8

(3)   E. PINDINELLI e M. CAZZATO – Civitas Confraternalis – le Confraternite a Gallipoli in età barocca – CONGEDO EDITORE (1997) – pag. 34

(4)   BARBINO – Le Confraternite della diocesi di Gallipoli dal 1500 al 1900, in: “Le Confraternite pugliesi in età moderna 2” a cura di L. Bertoldi LENOCI – SCHENA EDITORE (1989) – pag. 977

(5)   E. PINDINELLI e M. CAZZATO – Civitas Confraternalis – pag. 34

(6)   ACVG – Santa Visita Pastorale locale di Mons. O. Filomarini, a. 1715 –     pag. 261

Cfr – E. PINDINELLI e M. CAZZATO – Civitas Confraternalis – pag. 34

Cfr – A. BARBINO – Le Confraternite della diocesi di Gallipoli – pag. 285

(7)   ACSMA – Libro degli Annali e Conclusioni dal 1727 al 1766.

(8)       IBIDEM;

(9)       IBIDEM;

(10)        IBIDEM;

(11)        L. COSI –  “Giardini stellati e cieli fioriti – Tradizione Sacra e  Produzioni Musicali a Gallipoli dal XVI al XIX sec.” – CONTE EDITORE (1993) – pag. 117

(12)        IBIDEM – pag. 119

(13)        ACSMA – Libro degli Annali e Conclusioni dal 1727 al 1766

(14)        ACVG – Santa Visita Pastorale locale di Mons. O. Filomarini, a. 1715 –      pag. 261

Cfr – E. PINDINELLI e M. CAZZATO – Civitas Confraternalis – pag. 34

Cfr – A. BARBINO – Le Confraternite della diocesi di Gallipoli – pag. 285.

(pubblicato su Il Bardo, maggio 2005, n°2)

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