Una dolce storia d’amore realmente accaduta: La falce di luna

Una dolce storia d’amore realmente accaduta

LA FALCE DI LUNA

Le mamme ricorrono a qualsiasi espediente per meglio educare i propri figlioli

di Rino Duma

Il professore Mauro aveva da poco perso la cara mamma e, nonostante avesse chiesto al preside un lungo permesso per riprendersi dallo sconforto, non riusciva a staccarsi da quella figura dolce e amorevole, che lo aveva accompagnato e protetto per tanti anni. Era tornato a far lezione, ma senza impegnarsi con la necessaria serenità e con quel modo di fare premuroso e gentile con cui porgeva l’insegnamento quotidiano.

Di giorni ormai erano trascorsi oltre una trentina, ma Mauro continuava ad essere imbronciato e poco comunicativo, tanto da mettere a disagio persino i suoi amati alunni. In molti avevano cercato di schiodarlo da quella profonda afflizione e di rincuorarlo con le dovute maniere e affettuosità, ma lui non aveva saputo reagire.

Ad alcuni alunni, che cercavano in ogni modo di lenirgli il dolore, rispondeva che sarebbe tornato pian piano ad essere l’insegnante d’un tempo.

Una mattina a scuola, durante l’intervallo, Peppiniello, uno ragazzino napoletano tra i più stravaganti e negligenti di seconda media, che da un anno aveva perso la madre in un incidente stradale, rivolse al suo amato professore un inconsueto invito.

Professò, posso farvi compagnia in questi quindici minuti di ricreazione?… Non mi va di stare con i compagni e di giocare con loro”.

Perché ti rifiuti di stare con loro, perché continui a mantenere questo assurdo distacco?… In fondo sono tuoi compagni e ti hanno accolto molto bene due anni fa”.

No, professò, non ho niente contro di loro, anzi. Il guaio è che, dopo aver perso la mia cara mamma, la parte migliore di me è andata via con lei…” – gli rispose con molta amarezza il ragazzo – “…Professò, per certi versi, noi due siamo uguali: solo io posso capire quanto voi soffriate”.

Nell’ascoltare quelle dolci parole, Mauro gli passò dolcemente la mano sul viso, accarezzandolo più volte e dandogli infine un affettuoso pizzicotto.

Io… io non dormo più la notte, sebbene sia trascorso quasi un anno da quando mi ha salutato…” – continuò il ragazzo nel suo dire – “…Se ben ricordi, professò, m’ero rimesso a studiare di lena, perché soltanto voi eravate riuscito ad infondermi il necessario coraggio e l’amore per lo studio… Papà, d’altra parte, pensa soltanto a lavorare e a tirare innanzi la famiglia. Non posso pretendere da lui di essere amato per come mi amava la mamma. Professò, mi manca tanto il suo amore, ma mi manca anche il vostro!… Vi prego, venite fuori dai vostri tormenti: state spargendo ovunque un malumore esagerato. Vi prego, professò, tornate a sorridere come un tempo!”.

Te lo prometto, Peppiniello…” – rispose Mauro, con un groppo alla gola – “…Sarà questione solo di qualche giorno!”.

Peppiniello riprese fiato e fiducia. Mauro gli si avvicinò, ponendogli il braccio sulla spalla, quasi a volergli manifestare piena gratitudine per le sincere esternazioni.

Professò, vi posso offrire una tazza di caffè?… Non lo prendete da diversi giorni!… Proprio voi che eravate tanto legato al caffè!…” – rispose il ragazzo, ora più rinfrancato – “…Se non vado errato, ne prendevate due-tre qui a scuola, figuriamoci quanti in tutta la giornata!… Allora, mi date quest’onore, professò?… forse vi aiuterà a farvi riprendere!”.

Mauro si fermò all’istante a fissare con dolcezza il ragazzo e a concedergli un sorriso appena abbozzato. Sembrava che quel figliolo fosse stato mandato dalla Provvidenza a strappargli dal cuore ogni pena.

Sì, Peppiniello, lo accetto ben volentieri, ma pretendo da te una solenne promessa!”.

Di che si tratta, professò!”.

Devi promettermi che cambierai subito il tuo modo di essere. Non mi piaci come sei e come ti rapporti con i compagni… Tu sei molto disordinato e arruffone, lasci a desiderare anche sul piano dell’impegno e inoltre non curi molto la tua persona, l’aspetto, il comportamento. Sono dell’avviso che se tu migliorassi, saresti di gran lunga superiore ai tuoi compagni. Grazie a Dio, in quanto ad intelligenza, intuito e sensibilità, tu ne hai da vendere”.

Professò, avete ragione, ma da quando è andata via la mamma, ho una tale malinconia e una sfiducia nella vita, che non mi va di far nulla… Sono un po’ come siete voi adesso…” – rispose il ragazzo con sincerità – “…Se voi foste più vicino a me… io… io vi giuro che sarei più diligente ed educato… sarei il primo della classe!… Professò, vi prometto che cambierò… ma dovete cambiare pure voi!”.

Va bene, Peppiniello, mi sta bene… accetto l’impegno!…” – promise Mauro con tono rassicurante – “…Ora, però, considerato che stiamo parlando delle nostre mamme, intendo raccontarti un aneddoto legato a lei, a mamma Francesca. La singolare storiella che sto per raccontarti è stata per me fondamentale, poiché ha contribuito in maniera determinante alla mia formazione umana e professionale. Perciò, seguimi con molta attenzione!”.

Professò, iniziate pure, sono tutt’orecchi!”.

Quand’ero bambino, t’assomigliavo in tutto… ero confusionario, disobbediente, ribelle, trasandato, superficiale e intento solo ai miei dolci trastulli. Mia madre era sempre in pena per me: mi sgridava, mi metteva in castigo, mi dava qualche ceffone per farmi rinsavire, mi accusava a mio padre, ma io non cambiavo mai nei comportamenti. Poi, modificò completamente tattica. Cominciò ad usare le buone maniere, mi inondò di sorrisi, di carezze e di buoni consigli. Per ammansirmi, farmi studiare e lavare più spesso, mi raccontava che i desideri di ogni bimbo crescono rigogliosi soltanto in mezzo alle stelle, nei giardini di Dio, e si possono raccogliere utilizzando unicamente una falce di luna”.

All’improvviso, qualcosa di diverso e meraviglioso stava sbocciando in me.

Mamma, come faccio ad averne una!” – osservavo candidamente.

Basta sognarla, figlio mio, ma, quel che più conta, è necessario svegliarsi stringendola in mano, a riprova di aver mietuto durante la notte le tue brame, i tuoi piccoli progetti. Essi si avvereranno pochi per volta, a seconda della loro importanza”.

Ma è impossibile!…” – le dicevo incredulo – “…E’ un sogno strano, molto strano… non ci riuscirò mai!”.

Sta’ tranquillo, amor mio… Con un po’ di pazienza e tanta buona volontà, ce la farai. A patto, però, di studiare molto e di lavarti ogni due giorni i capelli per scacciare i pidocchi e i cattivi pensieri. Se coltiverai i buoni sentimenti, la luna non tarderà a calarsi nei tuoi sogni e si avvicinerà tanto, ma così tanto, da poterla afferrare con un semplice gesto di mano. Quindi, stai attento e ricòrdati che nella tua mente non deve esserci neanche l’ombra di una cattiva idea, né il residuo di una piccola bugia o la traccia di una disobbedienza. Promesso, allora?!”.

Sì, mamma, promesso!… Ci tengo tanto che i miei sogni si avverino!”.

Lei non avrebbe mai immaginato che, in cima a miei desideri, ci fosse la voglia ardente d’averla per sempre accanto a me. Per accelerare i tempi, non trascorreva sera senza rivolgere in cielo l’avido sguardo per catturare la virgola d’oro e condurla tra i sogni. Ma invano.

Sei ancora piuttosto monello, devi lavarti a lungo e più spesso!…” – si giustificava quella santa donna di fronte alle mie ripetute lamentele – “…Anzi, làvati tutto, sino in fondo… e studia, studia più che puoi!… Solo se ascolterai i miei consigli, la luna verrà a visitarti in sogno. Ne sono sicura, tesoro mio!”.

Ed io, sebbene fossi diventato un angelo, un candido angelo dall’odor di bucato, uno studente modello, non fui mai premiato al risveglio.

Evidentemente non ti sei impegnato al massimo, oppure ti sei lasciato ammaliare da qualche piccola tentazione…” – concludeva la mamma, quando ormai non bastavano due mani per contare i miei anni.

Le ho sempre creduto… e tuttora mi viene da crederle. Eppure sono convinto di aver mancato per un nonnulla l’aggancio ai miei sogni. Di essi, solo pochi si sono avverati nel tempo.

Perciò, Peppiniello, attendo impaziente e sicuro che un giorno non molto lontano qualcuno mi svegli su uno spicchio di luna, su un mondo diverso, più dolce, più umano, in mezzo alle stelle ad un passo da Dio, per poter finalmente godere dei miei desideri innocenti, rimasti ancora sospesi… lassù!”.

E’ finita, professò?!” – disse mezzo estasiato Peppiniello.

Sì… è finita”.

Quanta è stata bella, professò!… E come avete parlato bene!… L’avete raccontata come se fosse una favola…” – osservò molto intenerito il ragazzo – “…Solo ora riesco a spiegarmi il motivo della vostra tristezza”.

Sai perché ci ho tenuto tanto a raccontarti la storiella su mia madre?”.

Sì, professò, ho capito tutto. Vostra madre vi ha preso continuamente in giro… ma nel senso buono della parola. Vi ha fatto credere che tutti i desideri, anche quelli impossibili, si possono avverare, si possono realizzare, ma a costo di meritarseli. Vostra madre s’è comportata un po’ come la mia, che ha tentato ogni giorno e con ogni mezzo di addolcirmi la vita e di presentarmela non come una stracciona, qual è, ma come un’elegante signora dal volto di Madonna”.

Bravo, Peppiniello, bravo!… Finalmente hai capito perché sono tanto depresso. Dopo la sua scomparsa, mi sono ritrovato immensamente povero, pur vivendo tra tante premure, affetti e attenzioni” – concluse il professore con un filo di voce – “…Credimi, Peppiniello, ogni qualvolta vedo in cielo la falce di luna, è come se vedessi lei… mamma Francesca!”.

Quindi, professò, la falce di luna è vostra madre?!”.

Sì, Peppiniello, è proprio lei!”.

Professò, rispondetemi sinceramente… esiste anche la falce di sole?”.

Sì, solo che non si chiama con questo nome!”.

E con quale, allora?!”.

Si chiama… eclissi di sole… e si manifesta quando la luna s’interpone tra la terra e il sole, lasciando filtrare solo una parte della stella e pertanto si verifica l’eclissi di sole”.

Che brutto termine, professò!… Non mi piace, io la chiamo meglio… falce di sole!”.

Fa’ come vuoi!”.

Ora, professò, perdonatemi se per voi faccio un paragone, un accostamento”.

Quale paragone?!… Peppiniello, non capisco!”.

Professò, se mamma Francesca è stata per voi una falce di luna… voi per me siete un astro più splendente ancora… voi… voi siete… una falce di sole!”.

Stavolta Mauro s’azzittì, piegò la testa, rimise il braccio sulle spalle di Peppiniello ed insieme rientrarono in classe.

La stupenda storiella d’amore era servita ad entrambi.

Oggi Peppiniello è un valente professionista.

Pubblicato su Il Filo di Aracne.

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