La bottega del rigattiere

 “… era il tempo da ricordare, il tempo che avremmo ricordato, era il tempo di dire, quello che avremmo scordato, era il tempo da mangiare e da bere, era il tempo di vincere, il tempo che avremmo perduto, si, mi ricordo, forse non ti ricordi tu, era quel tempo che non torna più, smascherato, indebitato, risaputo,… il tempo che si sarebbe corrotto e pentito, era il tempo da finire, quello che avremmo finito, il tempo nascosto nelle pieghe di un dolore, amato, nel tempo dell’amore, …il tempo di allora, ovvero il tempo di adesso, il tempo che è sempre lo stesso…”

rigattiereRitorna PAOLO VINCENTI con la sua nuova fatica letteraria dal titolo LA BOTTEGA DEL RIGATTIERE (Lupo Editore). Questa volta non compare un sottotitolo, come Vincenti ci aveva abituato nelle sue precedenti opere, ma il libro è diviso in sezioni che circoscrivono e delimitano, arginando dallo straripamento, i vari e complessi nuclei tematici di cui si compone. Sette sono le sezioni del libro. In particolare, la prima sezione, “Il tocco di Dioniso” è un libero adattamento da “Le Baccanti” di Euripide (485 a.C.- 406 a.C.). In questa sezione, nell’atmosfera selvaggia e sfrenata suscitata dalle danze vorticose delle menadi, brani in prosa e in versi si alternano, nella messa pagana con la quale l’autore sembra voglia celebrare il mito e la magia del’antica terra madre Grecia che, in un gioco di piani sfalsati, si confonde e si identifica con il nostro Salento, passando dalla tragedia dello sparagmos e dell’omofagia, alla comicità delle situazioni e dei dialoghi un po’ surreali fra i vari protagonisti dell’opera. Un filo rosso, come il sangue dello squartamento del malcapitato Penteo ad opera delle ossesse Menadi, e come il colore della passione che una connotazione fortemente erotica dei brani evoca, sembra unire i balli delle Baccanti ai contorsionismi delle tarantate salentine, in una altalena di specchi riflessi e nella assoluta confusione degli spazi e dei tempi, fino ad un “non luogo” e un “non tempo” in cui l’autore svolge l’azione dell’opera. Mentre la seconda sezione, “Tempo al tempo”, richiama un tema caro all’autore e già affrontato nelle precedenti opere. E infatti sulla copertina del libro, al posto degli orologi che campeggiavano su quelle precedenti, troviamo l’immagine mitologica del serpente uroboros, una raffigurazione del tempo ancestrale, il tempo che ritorna su se stesso e si avvita, proprio come il serpente che si morde la coda.

 <Come W.B. Yeats ,citato in esergo sulla prima pagina, Paolo Vincenti  cercando  le origini  dei propri archetipi letterari  ritorna nel luogo dove “ dove tutte le scale hanno inizio” , cioè nella sudicia bottega da rigattiere : “tra vecchi bricchi , vecchie bottiglie  e un bidone rotto,/ Vecchi ferri, vecchie ossa , vecchi stracci, la puttana pazza /Che tiene la cassa[…].

L’autore, in questa sua fatica letteraria si aggira tra vecchi scaffali polverosi , dove sono stipati , ammassati,  simboli ancestrali in disuso; visita angoli  sommersi da ciarpame archetipo o da purificazioni oniriche cristallizzate; si sofferma sugli accumuli di categorie culturali estromesse dal moderno; ri-percorre sineddochi della dimenticanza; recupera ermeneutiche dell’amnesia, ricicla paccottiglia di risulta dell’epitomania . La bottega è metafora e rappresentazione euristica della sovra-abbondanza.

La bottega del rigattiere è il luogo primordiale dell’affastellamento di residui psichici dell’ esperienza umana e culturale dell’autore, datori di senso del presente, che fanno da premesse minori in un sillogismo che vuole espandere la validità all’universale…

Come per lo stregone, la cui dimora era significativamente posta nella periferia territoriale del villaggio, al confine fra mondo culturale e mondo mitologico , così la bottega del rigattiere si colloca alla periferia di questo Salento, tra l’avanguardia sperimentale post-moderna e la cultura popolare di massa omologante…Così come Antonio Verri , riprese e salentinizzò la lezione di Joyce e  Queneau, nel suo trittico sul tempo Vincenti aveva tradotto i moderni linguaggi aderenti ai clichè  dei mas-media degli anni 80-90. In questo suo nuovo lavoro letterario, invece, l’autore rivisita, attraverso un’operazione letteraria originale , alcune radici culturali di questo universo culturale, andandole a cercare tra i  classici latini e greci….                                                           Così Vincenti si riappropria e riscrive il mito dionisiaco  dalle Baccanti di Euripide. Il figlio di Semele,  con il suo tiaso, i suoi satiri e sileni , viene fatto danzare al centro del Salento. E le baccanti , di cui il dio si circonda , diventano le  verriane Betisse pizzicate dal ragno della frenesia sessuale, che l’autore immagina , sbircia, ama, sogna.. La rivisitazione della tragedia di Euripide, si dipana in una ri-scrittura dei dialoghi, dove la tragedia viene traslata in commedia.  I dialoghi , come ad esempio quello tra Penteo e Tiresia diventano esilaranti, leggeri, sincopati, svuotati dal pathos dell’opera euripidea…> (A.V.)

Nel libro compare una Prefazione di Carmen De Stasio e una Postfazione di Luigi Montonato. Ancora un blob cartaceo, dunque, come la scrittura di Vincenti è stata definita, un ammasso apparentemente informe di schegge impazzite che vanno a comporre questo miscuglio letterario, come la satura lanx dei latini, vale a dire quel genere letterario nato miscelando vari stili, da cui la Satira (“tota nostra” come affermò Quintiliano)

 

 

 

Il libro sarà presentato ufficialmente il 18 gennaio 2013 presso il Teatro Comunale di Aradeo. Nell’occasione, oltre agli interventi di Stefano Delacroix, cantautore e scrittore, Massimiliano Cesari, docente e critico d’arte, e Ilaria Ferramosca, scrittrice e sceneggiatrice di fumetti, verrà presentato il recital Contrappunti del tempo, a cura degli Amistade. Si tratta di musiche originali, scritte da Michele Bovino, basate sui testi dl libro, che saranno cantati e letti dallo stesso attore e promotore culturale Michele Bovino, e dell’attore Antonio D’Aprile. Introduce la serata Paola Sperti.

 

 

La bottega del rigattiere (Lupo Editore), di Paolo Vincenti

Euro 13

Contatti: paolovincenti71@gmail.com

 

 

 

Paolo Vincenti, giornalista e scrittore, vive a Ruffano (Lecce). Suoi testi sono presenti su svariate riviste salentine e sul web.  Ha pubblicato: L’orologio a cucù (Good times), I poeti de L’uomo e il Mare (Tuglie 2007) – A volo d’arsapo ( Note bio-bibliografiche su Maurizio Nocera), Il Raggio Verde ( Lecce 2008) – Prove di scrittura, plaquette, Agave Edizioni ( Tuglie 2008) –  Di Parabita e di Parabitani, Il Laboratorio (Parabita 2008)  –  Danze moderne ( I tempi cambiano), Agave Edizioni (Tuglie 2008) –  Salve. Incontri, tempi e luoghi, Edizioni Dell’Iride (Tricase 2009) – Di tanto tempo (Questi sono i giorni), Pensa Editore 2010.

 

 

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