I proverbi della casa per ricordare che sta per scadere l’ultima rata dell’IMU

di Armando Polito

Un tetto sotto cui ripararsi ha da sempre rappresentato nella storia dell’umanità un bene fondamentale e sotto questo punto di vista, anche turandomi il naso per motivi riguardanti, almeno per me, non tanto i suoi vizi privati quanto la mancanza di virtù pubbliche, debbo condividere la definizione di tassa odiosa data da un capo di governo di recente memoria all’ICI sulla prima casa. Poi venne l’IMU e, se dovesse restarci, credo che i dati statistici in base ai quali la maggior parte degli italiani è proprietaria della casa che abita subiranno uno sconvolgente terremoto (che l’ISTAT registrerà con la consueta, indipendente puntualità …), perché anche chi ne ha una sola dovrebbe più prima che poi venderla (ai soliti speculatori ed evasori…) per poter vivere, anzi sopravvivere sotto le stelle.

La tragedia è che questo lo comprende un imbecille come il sottoscritto (e come me tanti altri…), mentre è una conclusione che nemmeno sfiora la mente eccelsa di una più o meno ristretta cerchia di persone cui periodicamente viene affidato il compito (per loro graditissimo…) di decidere il nostro destino.

Alla luce di quanto fin qui ho detto rifletteremo con la consueta nostalgia sui proverbi che seguono, anche se qualcuno (lascio al lettore decidere quale) rimane attuale.

1) A ccasa brusciata minti fuecu (A casa bruciata appicca il fuoco).

2) A ccasa ecchia no mmancanu sùrici (Ad una casa vecchia non mancano i sorci).

3) A ccasa ti latri no ppuè, sscire a rrubbare (A casa di ladri non puoi andare per rubare).

4) A ccasa ti mièticu e pprete no ssienti mai fame né ssete (In casa di medico e prete non provi mai né fame né sete).

5) A ccasa ti sunaturi no ssi portanu sirinate (A casa di suonatori non si portano serenate).

6) A ogni casa nci ole lu pàcciu (Ad ogni casa ci vuole il pazzo).

7) Casa lurda gente spetta (Casa sporca attende visite).

8) Ci camina llecca, ci stae a ccasa secca (Chi cammina lecca, chi sta in case secca).

9) Ci mangia pane e ttarìce li secreti ti casa no lli tice (Chi mangia pane e ravanelli non dice i segreti di casa).

10) Ci vuei cu mmandi la casa a ‘mpuirìre, manda la gente fore e tu no sscire (Se vuoi ridurre la casa all’impoverimento, manda la gente a lavorare nella tua campagna e tu non andare).

11) Fucalìre chiusu e tuàgghia spasa, no ssi contanu li fatti ti casa (Focolare spento e tovaglia appesa furi, non si raccontano i fattidi casa).

12) La casa chiena face la femmina massara (La casa piena rende la donna buona massaia).

13) La casa si chiama porta: ci puerti truei, ci no ppuerti no ttruei (La casa si chiama porta: se porti trovi, se non porti non trovi).

14) Mar’alla tonna ca si fita all’omu, ca l’omu ebbe nnu core ti tirannu, ca tantu ti vae girandu turnu turnu mentre no tti rituce allu sua cumandu; topu ridotta ti nci mente a ‘inturnu e ccasa pi ccasa ti vae malangandu (Guai alla donna che si affida all’uomo, perché l’uomo ebbe un cuore di tiranno, perché tanto ti va girando attorno attorno finché non ti riduce al suo comando; quando ti ha ridotta in suo potere va sbandierando ai quattro venti quello che ha fatto e casa per casa va a parlar male di te).

15) No ffondi a strate, no ccase a mmuru, no mugghiere bbeddha, ca no ssi ppatrunu (Non fondi confinanti con strade, non case con un muro in comune, non moglie bella, perché non ne sei padrone).

Un condensato di saggezza rispetto al quale le prediche di un papa, le quotidiane dichiarazioni sonnolente e soporifere di un capo di governo che sembra ormai un cd in cui il laser riesce a leggere solo rigorecrescita, le altrettanto  quotidiane e ripetitive esternazioni di un  presidente della Repubblica (se proprio non potete farne a meno preparatevi al prossimo messaggio di Capodanno dopo aver ingerito il miglior antiemetico in circolazione …) il cui telefono è inviolabile mentre io debbo sorbirmi giornalmente, nonostante mi sia iscritto al registro delle opposizioni, proposte commerciali più oscene di quelle indecenti, appaiono come un ammasso di banalità spacciate per illuminate e illuminanti rivelazioni, senza quel minimo di vergogna che dovrebbe indurre almeno a tacere per non offendere l’intelligenza e la sensibilità di chi per sua disgrazia si trovi ad ascoltarli. Che ingenuo! Ho dimenticato che al pagamento dell’ IMU da parte della Chiesa (qui la grammatica mi costringe, purtroppo, come per Repubblica prima e per Stato dopo, ad usare l’iniziale maiuscola) sugli immobili extraterritoriali e alla rinunzia da parte del capo dello Stato non dico a una parte, magari simbolica, del suo appannaggio ma almeno ai periodici, tutt’altro che simbolici,  aumenti (lo stesso valga per le innumerevoli poltrone di tanti parassiti di cui l’Italia gronda) si oppongono motivi “tecnici”. Altro che ingenuo, sono proprio un deficiente! Poteva a ciò provvedere, forse,  un governo “tecnico” capace solo di tagliare la Sanità (quella pubblica …) e la Scuola (sempre quella pubblica …) per salvare le banche (saranno pubbliche? …) e, con il caso ILVA (sarà pure questa pubblica? …), cancellare con la spugna del decreto un reato penale, peraltro di lungo corso, forse perché, oltre al privato qui c’è il coinvolgimento anche del pubblico?

Resterò, comunque, come sono sempre stato, un sognatore, ma non tanto pazzo da sperare nel prossimo governo, a qualunque colore esso appartenga.

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