Grotte nel territorio di Salve (Lecce)

GROTTE  IN  LOCALITÀ  MACCHIE   DON CESARE  NEL  TERRITORIO  DI  SALVE

 

di Marco Cavalera – Nicola Febbraro

ingresso di Grotta Febbraro

Un programma di ricerca avviato, fra gli anni sessanta e settanta del secolo scorso, dal gruppo speleologico salentino “P. de Lorentiis” di Maglie, in collaborazione con l’Istituto di Archeologia e Storia Antica dell’Università di Lecce, ha interessato diverse aree del Capo di Leuca e fra queste alcune del territorio di Salve. Le ricerche di superficie hanno portato all’individuazione di un cospicuo numero di ripari sottoroccia, grotte e siti all’aperto, caratterizzati dalla presenza di depositi ad interesse paletnologico.

Fra le scoperte effettuate, rientrano alcune grotte individuate e segnalate, nel 1973, dai fratelli Antonio e Francesco Piccinno, in località Macchie Don Cesare (Salve); si tratta delle grotte denominate “Speculizzi I, II, III e IV”.            

Prendendo spunto dalle notizie d’archivio e bibliografiche a disposizione, è stata svolta una ricerca di superficie con lo scopo di individuarle e posizionarle più precisamente, integrandone  la documentazione. Fra le quattro citate sono state localizzate solo quelle note come “Speculizzi III e IV”.

 

Grotta Febbraro

Alla cavità denominata “Speculizzi III”, considerando l’incertezza sulla località di pertinenza, è stato assegnato il nome del proprietario del fondo dove è ubicata diventando, pertanto, Grotta Febbraro. Essa si sviluppa  nelle formazioni calcaree del Cretaceo superiore, lungo un’antica linea di costa, ad un’altitudine di 72 metri s.l.m. Grotta Febbraro è ubicata circa 1.6 km a nord dall’attuale linea di costa.

L’apertura della cavità, di piccole dimensioni e rivolta a sud-ovest, è parzialmente ostruita da un cumulo di pietre calcaree, che testimoniano l’antica presenza di un muro a secco. La grotta è costituita da un unico corridoio (lunghezza, larghezza e altezza massime rispettivamente di  15, 3 e 2 metri), le cui pareti e volta sono irregolari e presentano alcune piccole stalattiti, concrezioni calcaree e cristalline.

 
 

 

particolare del deposito concrezionato di origine marina, individuato all’interno di Grotta Febbraro

 

 

 

Testimonianze delle oscillazioni climatiche quaternarie all’interno di Grotta Febbraro

L’età della terra si calcola in ere, le quali sono state suddivise in periodi. L’ultima delle ere geologiche, il Quaternario o era Neozoica, è stata suddivisa in due periodi: il Pleistocene (1.800.000 – 10.000 anni fa) e l’Olocene (10.000 anni fa ad oggi). Il Quaternario può essere definito anche era Glaciale, in quanto si caratterizza per l’alternarsi di fasi fredde ed aride dette glaciazioni, con fasi temperate-umide, dette Interglaciali.

In relazione alle oscillazioni climatiche quaternarie, le associazioni faunistiche e floristiche di un dato territorio sono mutate nel tempo. Gli animali sono stati così costretti a lunghe migrazioni, per trovare condizioni climatico-ambientali più consone alla loro natura. Dai depositi preistorici di uno stesso ambito territoriale si può riscontrare, ad esempio, l’alternarsi di resti fossili di animali che vivono in ambienti freddi e steppici (mammouth, renne, orsi delle caverne ecc.) con resti di animali quali elefanti, rinoceronti, ippopotami, leoni, ecc. A Grotta Montani, nel territorio di Salve, il complesso faunistico rinvenuto comprende, fra l’altro, dei resti di elefante (Elephas antiquus Falc.) e di rinoceronte (Rhinoceros Merckii), riferibili a circa 70.000 anni fa. Nel deposito di Grotta Romanelli a Castro, in livelli riferibili a circa 10-15.000 anni fa, sono stati individuati dei resti fossili attribuibili a specie artiche, come il pinguino boreale (Pinguinus Impennis) e la foca monaca.

Le oscillazioni climatiche del quaternario sono all’origine, inoltre, dell’abbassamento e dell’innalzamento del livello del mare di alcune decine di metri,  rispetto a quello attuale, e della conseguente modificazione delle linee di costa. Sono stati individuati dei periodi di regressione marina, conseguenti all’aumento della calotta glaciale e dei ghiacciai dell’arco alpino nel corso delle glaciazioni, e di trasgressione a seguito del loro scioglimento durante i periodi interglaciali.

All’interno di Grotta Febbraro sono presenti numerosi elementi che testimoniano l’innalzamento del livello del mare sino alla sua quota attuale (72 metri), avvenuto probabilmente nell’interglaciale intercorso tra i 130.000 e gli 80-000 anni fa.

particolare della parete sinistra di Grotta Febbraro, ricca di fori di litofagi, sul bordo del solco di battente

Nel fondo del corridoio, infatti, si rinviene un deposito concrezionato di origine marina, costituito da ciottoli calcarei arrotondati, sabbie grossolane e alcune conchiglie fossili. Il moto ondoso del mare, all’interno della grotta, è attestato anche dalla presenza di un solco di battente lungo l’estremità inferiore delle sue pareti e di numerosi fori di litofagi (Lithodomus Lithophaga) lungo il bordo dello stesso. Si tratta di molluschi bivalvi che vivono nella zona litorale delle coste rocciose.

Tratto da: Febbraro N. e Cavalera M., Grotte in località Macchie don Cesare nel territorio di Salve, in Annu Novu, Salve Vecchiu, XVI edizione, pp. 20-34, Alessano (Le) 2006.

Le foto sono di Nicola Febbraro

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