I cavalieri teutonici in Puglia e a Santa Maria al Bagno (I parte)

 

L’ ABBAZIA DI SANCTA MARIA DE BALNEO

DA DIMORA DEI CAVALIERI TEUTONICI A MASSERIA

 

di Marcello Gaballo

A meno di 300 metri dal rudere delle Quattro Colonne, a sud del piccolo abitato costiero di Santa Maria al Bagno, sulle ultime propaggini delle Serre Salentine, a circa 35 metri dal livello del mare, seminascosta dalle abitazioni sorte senza rispetto del paesaggio e fuori da ogni regola urbanistica, si intravede la torre di quella che un tempo fu la masseria Fiume, oggi radicalmente ristrutturata in moderna e confortevole abitazione.

L’ ingresso alla masseria si raggiunge da una traversa, sulla provinciale S. Maria al Bagno-Galatone, prima di via Edrisi, per la quale si giunge alle Quattro Colonne e che un tempo era contigua all’ importante ed antica via di comunicazione che da Galatone portava al mare.

La denominazione della masseria si spiega, probabilmente, col fatto che la costruzione fiancheggiava un corso torrentizio in cui si raccoglievano le acque reflue da tutto il territorio a monte, per mescolarsi poi con quelle della sorgente delle Quattro Colonne[1]. Il complesso, nel modo con cui si colloca, corona una prospettiva che sale regolarmente dal litorale verso l’ entroterra.

Le numerose modifiche delle costruzioni adiacenti e la suddivisione successiva impediscono di delineare l’aspetto originario della masseria, restando comunque evidenti l’ androne di ingresso alla corte e, soprattutto, la torre, che rappresenta ancora oggi il nucleo centrale e l’ elemento più sorprendente.

Essa, formata in epoche successive, si sviluppa su due piani, di cui quello a piano terra molto ampio, con volta a botte e spessa muraglia; il secondo è il piano diventato utile, in cui risiedeva il proprietario, con volta a botte lunettata, tre finestre, il camino (poi trasformato in “cucina economica”), una muraglia dello spessore di circa 80 cm.

Santa Maria al Bagno – Nardò (Lecce), masseria Fiume, ingresso principale

Opere in muratura successive dividono questo piano in più ambienti, evidenziandosi comunque un corpo aggiunto sul lato orientale, che ha trasformato la pianta della torre da quadrata in rettangolare. Tale modifica ha previsto anche l’ aggiunta di una scala esterna a due rampe che collega i due piani, in sostituzione di quella più antica che si sviluppava nello spessore delle mura perimetrali e che ancora può vedersi sul lato prospiciente la marina. Come quasi tutte le scale delle torri costiere “della serie di Nardò”[2] e delle torri-masserie essa è larga circa 70 cm, con gradini alti circa 30 cm.

Santa Maria al Bagno – Nardò (Lecce), masseria Fiume, scala esterna per cui si accede al terrazzo

Un’ altra scala interna porta al terrazzo, dal quale si domina una visione meravigliosa di tutto il tratto di costa prospiciente. Qui è possibile vedere l’ origine delle caditoie, ricavate a spessore nel parapetto del terrazzo, ornato con un coronamento in leggero sbalzo e ristrutturato in più punti.

Le tre caditoie rappresentano l’ elemento fortificativo caratterizzante la costruzione; di esse due sono sul prospetto occidentale ed una sul settentrionale, poste tutte in corrispondenza di altrettante aperture, oggi alterate nel numero per il corpo aggiunto di cui si è detto, cui se n’ è aggiunta una terza.

Al di sotto della scala esterna è stato ricavato un monolocale voltato a crociera, un tempo adibito a fienile o stalla.

La torre nel suo complesso può essere alta 9 metri con lato occidentale di circa 5.

La costruzione è in conci di tufo regolarmente squadrati, in più punti sostituiti nei diversi restauri e sempre rivestiti da intonaco nelle parti interne.

La parte inferiore della torre è sicuramente precedente alle restanti parti, come ci si può rendere conto dall’ osservazione da vicino, notandosi conci di tufo assai più consunti dall’ azione erosiva del vento e che possono vedersi pure nel vano sottoscala, forse provenienti da un edificio più antico.

Sempre in questo punto possono notarsi un intonaco completamente differente dal restante, mostrandosi di colore rossastro anzichè grigiastro, come nel resto.

Inoltre, sempre per quanto concerne la parte inferiore, sul lato opposto all’attuale ingresso potrebbe trovarsi l’ accesso originario alla primitiva costruzione, rappresentato da un pronao con volta ed arco a sesto acuto, come era nella vicina abbazia basiliana di S. Mauro, sulla riviera Gallipoli-Conchiglie.

Santa Maria al Bagno – Nardò (Lecce), masseria Fiume, ingresso originario e sopraelevazione da Via Edrisi

L’ evoluzione dell’ impianto volumetrico, ampiamente rimaneggiato con le successive modifiche, esplicita le fasi attraversate dal complesso, la cui fase iniziale probabilmente era rappresentata dagli ampi locali a pianterreno, cui seguì la costruzione della torre e dei diversi casamenti, capanne e curti.

Pur se abbisognevoli di adeguato e competente rilievo che evidenzi l’ esatta cronologia dell’ immobile e spinga ad interessanti studi interdisciplinari, i due locali anzidetti sono tra di essi paralleli, con volta a botte e muraglia di spessore di circa 150 cm.

Attualmente il complesso, ben ristrutturato ed in ottime condizioni, è proprietà privata[3]. Poco distante vi è una chiesetta del XVIII sec.

Più volte nel corso dei nostri studi abbiamo avuto modo di trovare dei riferimenti su questo insediamento, che è assai più antico di quanto si possa immaginare, richiamando addirittura al XIII secolo, quando al suo posto sorgeva una abbazia dedicata a S. Maria de Balneo, della Balia di Puglia dell’ Ordine Teutonico.

Era questo un Ordine ospedaliero, detto anche di S. Maria Teutonica[4] e “Mariani” i suoi adepti, sorto ad Acri durante la terza Crociata, quasi contemporaneamente con gli Ospitalieri di S. Giovanni e coi Cavalieri Templari, fondato per interessamento di pellegrini tedeschi col fine precipuo di assistere i pellegrini e gli ammalati, connazionali e non, presenti in Terra Santa[5].

L’ encomiabile servizio reso fu premiato col riconoscimento di papa Celestino II in congregazione, posta sotto la direzione degli Ospedalieri di S. Giovanni[6].

il papa Celestino benedice l’ordine

Ulteriori riconoscimenti vennero da papa Clemente III nel 1191 e da papa Celestino III nel 1192, che lo pose sotto la regola di S. Agostino[7].

Trasferitosi in Europa nel XIII sec., col quarto Gran Maestro Ermanno di Salza[8], assunse fisionomia militare ed ottenne insigni privilegi papali ed imperiali e vastissimi possedimenti in 6 provincie (komturei): Germania, Prussia, Armenia, Livonia, Acaia ed Apulia, ognuna delle quali affidata ad un komtur (commendator)[9].

L’ Ordine raggiuse il suo massimo splendore soprattutto tra il 1351 ed il 1382, quando fu Gran Maestro Winrich von Kniprode[10].

In Puglia i vari possedimenti[11], sino alla fine del XVI secolo, erano tutti dipendenti dal monastero di S. Leonardo di Siponto[12], eretto nel XII secolo dai monaci Agostiniani, cui subentrarono poi i Teutonici nella prima metà del XIII secolo per concessione di Federico II. Essi lo tennero sino al secolo XV, quando fu affidato ai commendatarii; da questi passò, durante il pontificato di Urbano VIII, ai Francescani, e nel XVIII secolo fu donato da Ferdinando IV all’ Ordine Costantiniano[13].

Prima di S. Leonardo era a Barletta la casa principale dei Teutoni[14], che rimase tale almeno sino al 1409[15], accanto alla quale era altrettanto celebre la città di Brindisi[16], col suo importante ospedale[17] e strategico porto sulla costa orientale, stazione di partenza dei Crociati per la Terra Santa[18].

La Casa di Brindisi teneva diversi terreni dati in fitto in tutta la provincia, tra cui Ostuni, Oria, Mesagne[19], Lecce e Nardò[20]. Qui, verso la metà del secolo XIII, era altrettanto importante la dimora dei Cavalieri Teutonici in Santa Maria de Balneo, che sorgeva in riva al mare tra antichi ruderi, con un grande monastero di origine bizantina[21], incluso tra i benefici distribuiti dal cardinale Rodolfo Albanese, legato pontificio di Clemente IV[22] nel 1267[23].

Poco distante dalla dimora vi sarebbe stato un castello, denominato di S. Maria de Balneo[24], non lontano dalla cinquecentesca torre del Fiume (oggi “Quattro Colonne”), che sembrava rivestire un interesse strategico particolare, controllando le sorgenti vicine ed il mare.

Tutto il territorio, come sostiene il Coco[25], potrebbe essere stato concesso ai frati da Bernardo Gentile, conte di Nardò e signore di Galatone[26]. Egli, da preside della provincia di Terra d’ Otranto, vedendosi assai stimato dall’ imperatore Federico II, re di Sicilia, per seguire i desideri imperiali nella dotazione dei Cavalieri Teutonici, che il sovrano prediligeva ed arricchiva, per potersi affermare nella grande impresa della liberazione dei Luoghi Santi e quindi poter acquistare di là nuove terre, volle cedere la marina di S. Maria al Bagno, allora facente parte del feudo di Galatone, con un’ estensione considerevole di terreni da cui ricavavano vino, olio, arance, cera e miele[27].

Parte della produzione locale poteva servire per le scorte dei Crociati, mentre la restante veniva trasportata, via mare, dati i caratteri favorevoli di tale tratto costiero alle esigenze della navigazione, a Manfredonia e a S. Leonardo[28]. Il luogo diventò espressione visibile e quasi il simbolo del nuovo potere che l’ ordine esercitava nella zona.

Non sono comunque da trascurare i rapporti tuttora sconosciuti tra l’ imperatore e la potente famiglia D’ Alemagna, che in tale secolo risulta detentrice del feudo neritino di Agnano[29], già dei baroni Sambiasi o Sancto Blasio

Si pensi inoltre, nel declino del medioevo, a possibili condizioni per realizzare nella pratica l’ ideale cavalleresco per la nobiltà locale della Terra d’ Otranto, in cui fu appunto il primo Ordine a nascere.

Uno dei più antichi documenti pervenutici riguardo al monastero di S. Maria de Balneo è del 1310, col quale è ricordato tra le sei abbazie neritine che pagano le decime pontificie[31], ma dei possedimenti nel territorio di Nardò, si fa menzione in un diploma del 1230 dato da Federico II all’ Ordine[32] e in una lettera apostolica del 1272[33].

Non trascurabile deve essere stata in quel periodo l’ attività produttiva della nostra abbazia, che figura tra le principali, viste le cospicue rendite esatte dal canonico Tommaso Brancaccio ai tempi di Gregorio XI e riportate nelle Collettorie del 1325, 1373 e del 1376[34].

Nel 1352 l’ abbazia di S. Maria era esentata dal pagare le tasse pro communibus servitiis[35], essendo cioè assorbiti gli introiti dalle spese di gestione del monastero stesso, confermando una certa autonomia dei pochi frati che vi alloggiavano.

In una pergamena del monastero neritino di S. Chiara, datata 8 gennaio 1378, si dà notizia di un frate Nicolao magistri Iacobi ordinis Sancte Mariae Theotonicorum de Nerito, esecutore testamentario di Dyambra Sambiasi[36].

Sei anni dopo, nel 1384, Nardò venne occupata dalle truppe del conte di Lecce Pietro d’ Enghien ed i soldati non mancarono di eseguire scorrerie nelle campagne circostanti, usurpando, tra l’ altro i beni del nostro monastero e di quello di S. Nicola di Pergoleto[37].

la torre negli anni ’70 del secolo scorso, prima degli ultimi restauri (per gentile concessione di Teresa e Kurt Marending-Orlando)

Un interessante saggio sulle vicende dell’ Ordine Teutonico in Puglia è quello di Antonio Ventura, Torre Alemanna. Storia di un feudo (sec.XIII-XIX)[38], in cui si legge “…conseguenza della lontananza dalle principali autorità dell’ Ordine, residenti a Konigsberg, fu che le case sparse e lontane tra loro si legassero a questo o quel principe locale e si inserissero profondamente nell’ organizzazione statale degli Angioini, i quali esercitavano speciale protezione sulle case… Anche i Durazzeschi furono sensibili alle richieste dei Teutonici, perchè il 15 marzo 1355 Ludovico emanò da Monte S. Angelo un’ ordinanza in cui assicurava la protezione delle autorità locali su tutte le proprietà dell’ Ordine. Carlo III, seguendo l’ esempio di re Roberto e della regina Giovanna, il 23 dicembre 1384, confermò ai Teutonici tutti i privilegi concessi in precedenza, atto che fu ripetuto il 27 gennaio 1397 dal re Ladislao”.

Impoverito dalla perdita della Prussia, passata agli Hohenzollern, l’ Ordine nel 1562 perse ogni importanza politica e i Cavalieri che rimasero fedeli alla Chiesa Cattolica riuscirono a perpetuare la vita dell’ Ordine divenuto pienamente religioso-militare[39].

Tutti i possedimenti, in parte confiscati dall’ ultimo Gran Maestro Alberto di Bradenburgo, che aveva decretato lo scioglimento dell’ Ordine nel 1525, passarono quindi alla Chiesa[40].

Per quanto concerne la Puglia, i cardinali commendatari, a partire dal 1570, si liberarono di tutti i possedimenti lontani dalla sede della commenda, in San Leonardo, per tenersi quelli più vicini e più facili al controllo delle relative rendite[41].

(continua)

Il presente contributo, rivisto ed integrato in alcune parti, lo pubblicai in:
L’ abbazia di S. Maria de Balneo: da dimora dei Cavalieri Teutonici a masseria, in Nardò Nostra. Studi in memoria di don Salvatore Leonardo, a cura di Marcello Gaballo e Giovanni De Cupertinis, Bibl. di Cultura Pugliese n° 128, Congedo Ed., Galatina 2000, pp. 11-28.

[1]D. Novembre, Alcuni particolari geomorfologici della costa di Nardò in rapporto con le variazioni pleistoceniche, in Geografia del Salento – Scritti minori, Congedo Ed. 1995, pp. 150-152.

[2]Cf.  C. Fai-M. Gaballo, Riviera neritina: le torri costiere, Nardò Nostra, 1986; G. Cosi, Torri marittime in Terra d’Otranto, Galatina 1989.

[3]L’ occasione è propizia per esprimere vivo ringraziamento alle Sigg.e Fabiana Vaglio, Rosetta Lega, Carmela Orlando Chirivì, Rosaria Orlando Cuppone e Maria Rita Stamerra per essersi rese disponibili al sopralluogo.

[4]O  Ordine della Madonna di Sion o di S. Maria in Gerusalemme (cf. G.  Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni compilato dal Cav. Gaetano Moroni Romano, aiutante di Camera di S. S. Pio IX, LXXV, p. 72, Venezia 1848).

[5]Inizialmente in numero di 40, cui se ne aggiunsero altrettanti detti  Cavalieri della Casa e dell’ Ospizio Teutonico di Gerusalemme o Ospedalieri della Madonna degli Alemanni, dovevano essere di nazionalità tedesca, nobili, celibi, consacrati al servizio di Dio, in grado di vivere in totale spoliazione. Per evitare occasioni di peccato gli era proibito dialogare con le donne, nè potevano salutare le proprie madri col bacio. Non gli era consentito di tenere forzieri o casse serrate a chiave ed ogni loro proprietà apparteneva all’ Ordine. Nella sua forma definitiva l’ Ordine si componeva di 4 categorie: i cavalieri, che occupavano la posizione dominante, almeno 12 per convento, i preti, in numero di  6 per convento, i serventi e i confratelli (ibidem, pp.75-76; H. Samsonowicz, I Cavalieri Teutonici, inserto redazionale di “Storia e Dossier”, Giunti Ed., Firenze 1987, p.15 e segg.).

[6]Poi  Ordine di Rodi e di  Malta, oggi Sacro Ordine Militare di Malta.

[7]Celestino III ordinò che i frati osservassero gli Statuti gerosolimitani nel governo e servizio dei malati e dei poveri e gli statuti dei Templari quanto all’ essere militari ed ecclesiastici (cf.  Moroni, Dizionario di erudizione…, cit., voll. XXIX, p. 121, LXXV, pp. 72 e segg.; C. Helyot, Storia degli Ordini Religiosi e militari, tomo III, cap. 16: De’ Cavalieri dell’ Ordine Teutonico; S. Bracco, L’ Ordine Teutonico, in “Nobiltà”, Rivista di Araldica, genealogia, ordini cavallereschi, Ist. Araldico Ital., Milano, a.IV, nn° 18-19, maggio-agosto 1997, p.289-314. V. pure Teutonico Ordine in Enciclopedia Treccani; A. Forey, Gli Ordini militari e la difesa degli stati crociati, in Le Crociate. L’ Oriente e l’ Occidente da Urbano II a San Luigi (1096-1270), a c. di M. Rey-Delqué, Electa 1997, p. 253;  B. Vetere, La “Relatio de statu veteri et recenti Neritinae Ecclesiae et Diocesis” dell’ abate De Epifanis, in Studi in onore di Mario Marti, Galatina 1981, pp.417-422). Sulla regola dei Teutonici e su molti altri aspetti della loro vita individuale e comunitaria cf. il recente lavoro di B. Vetere, Il “monacus miles” nell’ epoca crociata, in Verso Gerusalemme, II Convegno Internazionale nel IX Centenario della I Crociata (1099-1999), a c. di F. Cardini- M. Belloli- B.Vetere, Congedo Ed. 1999, pp. 201-244.

[8]Dopo aver combattuto in Terra Santa si portò in Italia, giovando molto all’ azione politica di Federico II, specie nei confronti dei papi  Onorio III e Gregorio IX, che poi lo scomunicò. Di Salza morì nel 1239 nella commenda di Barletta, dove fu sepolto nella chiesa di S. Agostino, succedendogli Corrado di Turingia, figlio di Landgravio e di Agnese, figlia di Federico II (cf. Moroni, Dizionario di erudizione…, voll. LXXV, pp. 77-79; Codice Diplomatico Barlettano, a c. di S. Santeramo-C.E.Borgia, II vol., 1988, p.XVII; H. Houben, Federico II, in Le Crociate…, cit., p. 159).

[9]Samsonowicz, I Cavalieri Teutonici, cit. p.47.

Il mantello dei Cavalieri, autorizzato dallo stesso Clemente III,  era bianco, come quello dei Templari, fregiato sulla spalla sinistra dalla croce patente di nero ed orlata d’ argento.

Lo stemma era d’ argento alla croce patente di nero e orlata d’ argento, il cimiero piumato d’ azzurro e di nero, la bandiera bianca alla croce di nero orlata d’ argento. Federico II concesse al Gran Maestro di potersi fregiare dell’ aquila imperiale nel proprio scudo (v. pure G. Grosschmid  di Visegrad, L’ Ordine Teutonico ed i suoi “Familiares”, in “Rivista Araldica”, a. 1959, n°IV, pp.158-159; BASCAPÈ, Sigillografia, vol. I, pp.267-268; Bracco, L’ Ordine Teutonico, cit., p.293; Moroni, Dizionario di erudizione…, cit., LXXV, pp. 72 e segg.; R. Duellio, Historia ord. equitum Theutonicorum hospitalis S. Mariae V. Hierosolimitani, Vienna 1727).

[10]Cf. Bracco, L’ Ordine Teutonico, cit., p.306.

[11]”L’ Ordine infatti era prima di tutto un grande proprietario terriero: nei suoi domini si erano sviluppate fattorie che garantivano la coltivazione dei cereali, l’ allevamento dei cavalli e del bestiame, la pesca” (Samsonowicz, I Cavalieri Teutonici, cit. p.54).

[12]La città di Siponto, in un golfo dell’ Adriatico, fondata dai greci e distrutta nel 1255 da un terremoto, fu rimpiazzata da Manfredonia, fondata da Manfredi nel 1256,  che ne ereditò la cattedra arcivescovile (Moroni, Dizionario di erudizione…, cit., voll. XLI, p. 104).

La storia del monastero è illustrata da F. Camobreco nella prefazione del Regesto di S. Leonardo di Siponto, Roma 1913, in “Regesta Chartarum Italiae” vol. X, a cura dell’ Istituto Storico Italiano e Prussiano; v. pure B. Schumacher, Studi sulla storia dei baliati dell’ Ordine Teutonico in Puglia e in Sicilia, in “Altpreussische Forschungen”, XVIII, 1941, pp.187-230; R. Labadessa, La chiesa di Siponto, Archivio Storico Pugliese, a. III, fasc. I-II, 1950, pp.95-105.

[13]F. Camobreco, Regesto… , cit., p.VIII.

[14]Nel 1197, da Palermo, Enrico IV aveva confermato ai confratelli dell’ Ospedale di S. Maria degli Alemanni di Gerusalemme il possesso dell’ ospedale di S. Tommaso a Barletta, poi confermato da suo fratello Federico II  nel 1213 (cf. B. Schumacher, Studi sulla storia della balia di Puglia dell’ Ordine Teutonico in “Archivio Storico Pugliese”, a. VII, fascc. I-II, Bari 1954, pp.9-24). Da Barletta dipendendevano tutte le case di Puglia e le chiese di S. Leonardo, S. Angelo, S. Tommaso e S. Maria Teothonicorum (Codice Diplomatico Barlettano, II vol., p.XVI).

[15]Nel 1409 infatti i Teutoni hanno ancora terras hospitalis ecclesie S. Marie Teothonicorum Baroli (Codice Diplomatico Barlettano, III vol., 1988, p.300).

[16]Cf. Schumacher, Studi sulla storia.., cit., p.11. In questa città il 9/11/1225 erano state celebrate le nozze tra Federico II e Isabella di Giovanni di Brienne. Sull’ importanza di Brindisi nel periodo medievale e i suoi rapporti col movimento delle Crociate cf. F. Bramato, Itinerari Crociati in Terra d’ Otranto, in Verso Gerusalemme…, cit., pp.195-200.

[17]Di tale ospedale si parla in una pergamena del 1/12/1260: Regnante domino nostro Manfrido, Dei gratia serenissimo Sicilie rege… nos subscriptes judices Brundisii presenti scripto fatemur quod ad petitionem fratris Jacobi preceptoris domus hospitalis Sancte Marie Theotonicorum in Brundisio, factam nobis pro parte fratris Balduyni venerabilis magistri domorum hospitalium eiusdem in Apulia…( J. L. A. Huillard-Breholles, Historia Diplomatica Fridrici Secundi, Parigi 1852, p.195).

[18]Il 28 giugno 1228 dominus imperator, assumptis quibusdam fidelibus regni Sicilie, cum quadraginta galeis in vigilia Sancti Petri supradictis mensis junii exivit de portu Brundisii. Et sequenti die in festo ejusdem Sancti applicuit Hydruntum civitatem Apulie. Deinde eo sero exeuntes de Hydronto sequenti die venimus ad insulam Romaniae qui dicitur Atthanos (Fragmentum itineris Friderici Romanorum Imperatoris ad Terram Sanctam navigantis, in Huillard-Breholles, Historia Diplomatica…, cit., p.489).

[19]Che Federico aveva donato all’ Ordine nel 1220 (cf. D. Urgesi, La Guida di Mesagne, Itinerario storico-artistico, p. 59, Capone Ed.) e ricomprato il 4 aprile 1229 dal maestro Hermannus venerabilis magister domus Sancte Marie Theutonicorum in Jerusalem. Nella pergamena, rilasciata ad Accon (o Acri) infatti si registra la ricompra del castrum Messenii cum omnibus tenimentis et pertinentiis suis, quod est inter civitatem nostram Brundisii et castrum Horye. Il pagamento, comprensivo di una domum quondam Margariti sitam supra portum civitatis predicte (Brindisi) cum proprisio et pertinentis suis, fu pari a sex millibus et quadringentis besantiis saracenatis. Tra i testimoni compaiono Guarnerius Alemannus, Ajmo nepos eius, Ajmarus nepos fratris Ajmari (Huillard-Breholles, Historia Diplomatica…, cit.., tomo III, p.129).

[20]In una pergamena del 1260 Manfredi  pro remedio animarum progenitorum nostrorum, ad preces predicti magistri, inter alias nostras concessiones et libertates prefate domui hospitalis S. Marie Theotonicorum hactenus a nostra majestate indultas ut bonorum temporalium recipiat incrementa, donamus… et perpetuo confirmamus omnia tenimenta terrarum que domus hospitalis habuit, tenuit et possedit… terreni in Capitanata, in loco qui dicitur Bellovedere sito inter Precinam et Sanctum Nicandrum, cum omnibus juribus et pertinentiis suis, quam que habuit tenuit et possedit tam in tenimentis et pertinentiis Horie in pheudo dicto Monte Fusculo, quam in tenimentis et pertinentiis Neritonis in terra Ydronti; necnon et que tenuit et possedit in pertinentiis Hostunii in loco Sancte Sabine cum pertinentiis suis, secundum quod in instrumentis a Matheo comite Alesine de predictis rebus Horie et Neritonis et de Belluvedere… secundum quod in instrumentis comitis Roberti de Licio… (Huillard-Breholles, Historia Diplomatica…, cit.., p.196).

[21]Cf. P. Corsi in Monasticon Italiae, del Centro Storico Benedettino Italiano, III, Puglia e Basilicata, a cura di Giovanni Lunardi, Hubert Houben, Giovanni Spinelli; Cesena 1986, p.85.

Vedi pure C. de Giorgi, La chiesa di S. Maria dell’ Alto di Nardò e quella di S. Maria al Bagno, in “Riv. Storica Salentina”, XIII, nn.8-10, dicembre 1922, pp.167-170.

[22]”Rodulphus S.R.L. Cardinalis Albanensis a Clemente quarto Summo Pontefice destinatus Legatus Apostolicus, et Generalis Ecclesiarum Visitator in Regno Siciliae…” (Vetere, La “Relatio de statu veteri...cit., p.385).

[23]P. Coco, Porto Cesareo e S. Maria al Bagno. Divagazioni storiche locali, estratto da “Voce del Popolo” di Taranto, 42, 1925, pp.41-42. Un istrumento apostolico concernente S. Maria de lo Bagno fu spedito nel 1272 (Archivio di Stato di Lecce -d’ ora in poi ASL- protocolli notarili Francesco Fontò, anno 1593, c.228).

[24]Cf. K. Forstreuter, Per la storia del Baliato dell’ Ordine Teutonico in Puglia, in Studi in onore di Giuseppe Chiarelli, Galatina 1972, I, p.595. Il lavoro è stato utile per molte altre notizie di questo saggio.

[25]P. Coco, I Cavalieri Teutonici nel Salento (Appunti e Documenti), Taranto 1925, pp.130.

[26]VI conte di Nardò (1213-1239), figlio del conte Simone, con altri baroni della Puglia prese parte all’incoronazione di Federico II nel1220 in Roma. Deceduto nel 1239, non avendo figli gli successe il fratello Tommaso.

[27]Nel XIII secolo Nardò era ridiventata la più prospera “per grano, vino, carne, pesci, legumi e tutte le altre derrate” (D. Novembre, Insediamenti rurali e strutture territoriali nel Neritino particolarmente in età moderna, in Geografia del Salento…, cit., p. 307, riferendosi a quanto scrive A. Guillou, Italie méridionale byzantine ou Byzantins en Italie Méridionale? in “Byzantion”, XLIV (1974), pp. 152-190).

[28]Nel 1306 la Balìa di Puglia ebbe l’ incarico da parte del Gran Maestro di inviare dei confratelli nella sede di Cipro, portando con sè forti quantitativi di cereali, legumi e cavalli, esenti da qualsiasi dazio (Cf. Schumacher, Studi sulla storia…, cit., p.17). Già un secolo prima Federico II, prima di partire per i Luoghi Santi per la VI Crociata , ordina di passare da Brindisi e qui commanda que l’ en chargas es nez les viandes et les harnois et le chevaux. Da lì si imbarcheranno quindi et passerent en la terre de Surie et arriverent au port d’ Acre (Relation francaise de la croisade de l’ empereur Frédéric II, 1227-1229, cap. XXIII, in Huillard-Breholles, Historia Diplomatica…, cit, p.480).

[29]Anticamente abitato da circa 200 persone, è lontano dalla città circa2 Km., sulla strada Nardò-Avetrana.

[30]Cf. I Registri della Cancelleria Angioina ricostruiti da R. Filangieri con la collaborazione degli archivisti napoletani, Napoli, Accademia Pontaniana, vol. IX (1272-1273), Napoli 1957, pp. 30, 268.

[31]Vendola, Rationes… , cit., p.122 n°1618.

[32]Historia Diplomatum Friderici II, tomo III, p.130 e segg.

[33]S. Panareo, Per la storia di Nardò, Documenti neretini in vecchie schede notarili, in “Rinascenza Salentina”, a. IX-1941, pp.162-174.

[34]P. Coco, Collectoria Terrae Idronti con Appunti storici e documenti sulle Diocesi e Monasteri del Salento, Taranto 1926, p.26.

[35]Monasticon Italiae… cit.

[36]A. Frascadore, Le pergamene del Monastero di S. Chiara di Nardò (1292-1508), Soc. di Storia Patria perla Puglia, Bari 1981, pergamena n° 12, pp.51-52.

[37]V. Zacchino, Galatone antica, medievale, moderna -origine e sviluppo di una comunità meridionale. Galatina 1990.

[38]Pubblicato in Cerignola antica. I convegni. 1977-1981 a cura dell’ Associazione Studi Storici “Daunia Sud – Cerignola”, edito da CSPCR di Cerignola, 1985, pp.236-242.

[39]L’ Ordine fu soppresso in Germania nel 1809 ed i  Cavalieri si ritirarono a Vienna, dove esiste tuttora col solo carattere religioso e monastico riconosciutogli dalla Santa Sede. Gli ultimi Statuti dell’ Ordine sono dell’ 11 novembre 1993 (Samsonowicz, I Cavalieri Teutonici, cit. p.65; Bracco, L’ Ordine Teutonico, cit., p.311).

[40]Samsonowicz, I Cavalieri Teutonici, cit. p.65.

[41]Sull’ alienazione dei possedimenti dell’ Ordine ad Ostuni cf. E. Filomena, Ostuni e l’ Ordine di Malta, in “Lu Lampiune”, a. XI, nn.1-2, 1995, p.101.

Ringrazio Teresa e Kurt Marending-Orlando per la cortesia nell’avermi concesso di fotografare gli interni della masseria.

3 Commenti a I cavalieri teutonici in Puglia e a Santa Maria al Bagno (I parte)

  1. […] (continua) Il presente contributo, rivisto ed integrato in alcune parti, lo pubblicai in: L’ abbazia di S. Maria de Balneo: da dimora dei Cavalieri Teutonici a masseria, in Nardò Nostra. Studi in memoria di don Salvatore Leonardo, a cura di Marcello Gaballo e Giovanni De Cupertinis, Bibl. di Cultura Pugliese n° 128, Congedo Ed., Galatina 2000, pp. 11-28.     La prima parte si può leggere cliccando sul link in basso: http://spigolaturesalentine.wordpress.com/2011/05/27/i-cavalieri-teutonici-in-puglia-e-a-santa-maria… […]

  2. […] Permutata con alcuni dei lasciti del legato del vescovo neritino Mons. Francesco Carafa della Stadera (11/4/1736 – 1/7/1754)[89], la masseria Fiume viene confiscata dallo Stato dopo l’ unificazione dell’ Italia, con le leggi di soppressione e di conversione dell’ asse ecclesiastico. Il presente contributo, rivisto ed integrato in alcune parti, lo pubblicai in: L’ abbazia di S. Maria de Balneo: da dimora dei Cavalieri Teutonici a masseria, in Nardò Nostra. Studi in memoria di don Salvatore Leonardo, a cura di Marcello Gaballo e Giovanni De Cupertinis, Bibl. di Cultura Pugliese n° 128, Congedo Ed., Galatina 2000, pp. 11-28.     La prima parte si può leggere cliccando sul link in basso: http://spigolaturesalentine.wordpress.com/2011/05/27/i-cavalieri-teutonici-in-puglia-e-a-santa-maria… […]

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