Quando l’arte va sott’acqua

dal sito di Ivan Marra

di Ilaria Marinaci

Quando l’arte va sott’acqua, ci si può inventare un mestiere. È quello che è successo a Ivan Manca, giovane imprenditore di Nardò che è diventato, in pochi anni, uno dei più apprezzati e richiesti produttori di arbalète artigianali in legno.

In un piccolo laboratorio che si trova proprio nel cuore del centro storico neretino, a pochi metri dalle fascinazioni barocche di Piazza Salandra, Ivan crea questi splendidi esemplari di fucili subacquei a propensione elastica che fanno la felicità degli appassionati di pesca in apnea. Prodotti che si distinguono dagli altri perché fondono insieme arte e artigianalità, abilità e gusto estetico, fantasia e funzionalità. Da qui nasce lo slogan di Ivan, “Quando l’arte va sott’acqua”, che sintetizza il senso del suo lavoro meglio di mille parole.

Fra listelli di legno, aste tahitiane, mulinelli e tante foto, incontriamo Ivan nella sua “bottega” dove nascono gli arbalète che, attraverso il suo sito www.gimansub.it, vende soprattutto fuori regione e, in molti casi, anche all’estero. Come tanti suoi coetanei salentini, fortemente radicati alla loro terra, Ivan ha deciso di non preparare una valigia da emigrante ma di mescolare insieme alcune sue passioni e di trasformarle in un mestiere “di nicchia”.

“Io sono un designer – ci racconta – e per questo ho esperienza di progettazione. In più, mi diletto con la pittura e ho lavorato, in passato, come scalpellino della pietra leccese. Da una decina d’anni, poi, pratico la pesca in apnea, che mi permette di vivere il mare, che è la nostra più grande ricchezza, in maniera diversa, più profonda. La pesca in apnea, a differenza di quella con le bombole che è vietata ormai dalla fine degli anni Ottanta, è riconosciuta per avere un impatto ambientale controllato e giustificato. In un certo senso, possiamo dire che vedendo la preda, dovendo decidere in pochi secondi se catturarla o meno, questa pratica sportiva fa sviluppare una certa coscienza venatoria”.

Il passo dall’hobby al lavoro non è stato lungo. È bastato far incontrare la sua passione per la pesca in apnea con quelle per l’arte, per l’artigianato e, soprattutto, per la progettazione. Ne sono venuti fuori due modelli di fucile, il Dentex e il Labrax, che hanno come segno identificativo la cura dell’estetica ma sono ugualmente apprezzati da chi li acquista anche per la loro resa balistica. Per i veri intenditori, un arbalète in legno, che, oltre ad essere bello a vedersi, garantisca anche una lunga gittata, una straordinaria precisione, una grande potenza e un’estrema silenziosità , è – secondo Ivan – il “fucile dei sogni”.

“I miei arbalète sono realizzati in numero limitato e vengono spediti su ordinazione. Ho ormai una clientela fidelizzata che ha voluto più di un fucile, in qualche caso chiedendomi anche di personalizzarlo. C’è chi vuole che venga usato un particolare tipo di legno per l’impugnatura o chi gradisce qualche incisione particolare. Una volta, mi è stato richiesto di realizzarne uno con il manico in legno d’ulivo, proprio in omaggio alla nostra terra. Con i pescatori, quindi, si viene a creare un rapporto speciale. Condividendo la stessa passione si finisce con l’entrare in grande confidenza”.

La parola “passione” ritorna spesso nel discorso di Ivan che sottolinea come “l’apprezzamento dei clienti, che mi descrivono le loro sensazioni dopo la prima battuta di pesca con il loro fucile in legno, è il vero compenso per un produttore e vale più di qualsiasi guadagno materiale”.

Il Salento, poi, con i suoi tanti chilometri di costa accessibile e con il suo mare che non si presenta sempre torbido e mosso, come l’Adriatico o il Tirreno nel tratto laziale, ospita da qualche anno i campionati nazionali di pesca in apnea e il numero degli appassionati va progressivamente aumentando. “I campionati per società sono stati fatti a Casalabate, mentre gli Assoluti a Santa Maria di Leuca. A differenza delle altre location, il Salento permette di vivere le due dimensioni: quella del mare e quella della terra. Potendo, infatti, pescare dalla riva senza l’ausilio del gommone fa sì che si possa godere anche della bellezza delle nostre coste”.

C’è una consapevolezza che pervade la nostra conversazione e che, alla fine, viene fuori. “Faccio questa attività perché sono nato qui. Forse se fossi nato a Milano, farei il tassista. Secondo me, il mezzo per esprimere meglio quello che hai dentro lo trovi rapportandoti con il luogo in cui vivi”. In questo senso, per Ivan, la chiave di tutto è stata il suo rapporto con il mare vissuto come un “mezzo mistico per ricercare se stessi in una direzione introspettiva”.

“Immergersi in apnea – spiega – è come ritrovare la condizione del bambino che nel ventre materno nuota nel liquido amniotico”.

L’ispirazione per costruire la sua attività, in ultima analisi, è venuta proprio dalla sua terra che definisce “semplice e vera”. La storia di Ivan va ad aggiungere un’ulteriore testimonianza a favore della tesi di chi potrebbe andarsene via ma sceglie di restare. E con un po’ di fantasia, s’inventa un mestiere guardandosi intorno e finisce col lavorare divertendosi. È una delle magie di questo Salento pieno di talenti nascosti.

Un commento a Quando l’arte va sott’acqua

  1. Fa davvero piacere venire a conoscenza di storie come questa! Grazie a chi ce l’ha raccontata e complimenti all’artista!

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