Salento: un altro luogo dell’altrove?

di Elio Ria

Vittorio Bodini inventò il Sud, i salentini inventino se stessi, traggano dalle loro multiformi tradizioni il filo conduttore delle specificità culturali e sociali, convergano su idee e progetti scevri da orpelli di propaganda, guardino al sodo e soprattutto s’impegnino a salvaguardare il territorio dalle pale eoliche, dalle ciminiere, dai depuratori che non depurano, dalle costruzioni abusive sulle coste, recuperino i monumenti  e i luoghi della storia. Puliscano le campagne e le spiagge insozzate dai rifiuti, tolgano il cemento e lascino respirare la terra, lascino in pace gli ulivi secolari nelle campagne.

Non basta lo slogan: il sole, lu ientu e lu mare per affermare qualcosa d’importante del Salento.  Sì, vero, il sole c’è, il vento c’è, il mare c’è e poi?… Non si può continuare a ripetere sempre le stesse cose.  Le case di calce sopravvivono all’incuria del tempo, le piazze dormono e negli angoli si stipano le immondizie, lo Ionio e l’Adriatico sono in apnea, le strade come stoffe lacerate sono impercorribili e insidiose.

Il paesaggio del Salento suscita emozioni,  ai salentini il compito di reinterpretarle e trasmetterle agli altri con obiettività, senza eccessi. In superficie il patrimonio artistico è costituito di inestimabili tesori artistici; in profondità vi sono grotte scolpite dallo scalpello della pioggia e dallo scorrimento di ruscelli, nonché dalle onde del mare. Le leggende narrano di luoghi incantevoli abitati da streghe e diavoli. La Zinzulusa è la più famosa, il cunicolo dei diavoli a Porto Badisco  si rivelò essere invece un luogo di sepoltura, Grotta Romanelli (presso Castro Marina) destinata alla vita quotidiana e al culto, Grotta dei Cervi (Porto Badisco) è un libro dell’antichità con simboli, figure e immagini sulle pareti levigate e sulle volte, ma forse anche un “santuario” sotto le cui volte gli stregoni scolpivano le loro visioni e riti propiziatori. Il Salento è meraviglia sia in superficie sia in profondità. Gli abitanti facciano buona guardia a salvaguardare tutto quanto la natura ha ritenuto donare a un luogo amato dagli dei e dagli uomini, dominato dalle leggende e superstizioni, ammaliato dalle sirene del mare e dai folletti della campagna, sovrastato di giorno da un sole imperatore del cielo e dalla luna regina delle notti umide calde e lentissime. Maldive è l’appellativo che si è pensato di attribuire alla spiaggia Pescoluse, che se pure è significativo di una bellezza naturale è anche “sinonimo” di paradiso in cui le acque sono specchi di se stesse che innalzano al cielo riflessi di colore argenteo.

E succede che qualcosa ogni giorno vada perduto, cancellato, distrutto. Alcuni affreschi del chiostro dei Carmelitani (Nardò) sono state rimossi in corso di restauro. Un tentativo maldestro che ha procurato un danno alla memoria storica del palazzo.  Gli scempi e le scelleratezze contro la natura e le bellezze architettoniche  ormai non si contano, tutto sembra evolvere verso la distruzione o il degrado  del territorio. Nel mare confluiscono i reflui dei depuratori; nelle campagne si depositano materiali di risulta da lavorazioni edili, eternit, pneumatici e rottami di elettrodomestici, ma si fa finta di non vedere.

Non basta invocare leggi e norme. La consapevolezza di rispettare le cose, che appartengono a tutti e che sono eterne,  deve prevalere su ogni altro interesse.

In questo modo si potranno consegnare alle future generazioni le fiabesche dimore di Leuca e Santa Cesarea, il mare Ionio e il mare Adriatico, le campagne, le torri guardiane, le spiagge di sole,  senza alcun segno di deturpazione né di noncuranza.

Si metta da parte il protagonismo “salentino” per spettacolarizzare e banalizzare le tradizioni e i costumi, si smetta di sbandierare l’asfissiante campanilismo, e soprattutto si faccia buon uso del Salento.

8 Commenti a Salento: un altro luogo dell’altrove?

  1. Parole sacre raccolte a ricamare un monito che ancora rimbomba nella mia coscienza, come spero faccia anche in quella di tutti i lettori di questo stupefacente scritto. Elio non usa mezzi termini nel denunciare ciò che è il contraltare di motti e facciate salentini, sebbene tutto il mondo sia paese. Solo ieri vedevo il video su Porto Miggiano con le falesie cementificate al pari di vittime di mafia smaltite in lugubri blocchi di cemento.
    Sai, Elio, io penso che molti di noi sentano in cuor loro lo sdegno che tu traduci in splendide frasi ad effetto. Le sospensioni delle auto gridano vendetta ad ogni buca presa nelle strade(anche quelle principali) dei paesi e della stessa Lecce, ma l’ “intellighenzia” politica vuole impegnarsi piuttosto a realizzare la grandiosa Maglie-S. Maria di Leuca(un po’ come il ponte sullo stretto di Messina di contro alla SS 106, la strada della morte); una passeggiata in bicicletta nei viottoli di campagna non può finire che con il disgusto delle discariche a cielo aperto; il lungomare di Gallipoli(e dico Gallipoli, la perla dello Jonio)è costellato di cartacce ed escrementi di cane; e cosa dire dei pini di Nardò espiantati come canaglie? Il discorso degli ulivi, poi, è ormai storico e si può riassumere in poche parole: sfregio, rinnegamento e demenziale autolesionismo. Tutte cose che tu sai meglio di me, Elio, e che sono sotto gli occhi di tutti. A questo punto riporterei tutto in chiave nazionale perchè il salentino, come pure l’italiano medio, è quello che grida ‘Al lupo, al lupo!’ e poi non insegna ai propri figli a non gettare carte per terra, alle proprie mani a non disfarsi di vecchi divani e frigoriferi (per non parlare dell’eternit) nelle campagne pur di non pagare lo smaltimento dei rifiuti speciali, ai propri impulsi incivili a non imbrattare case e monumenti con bombolette di vernice spry, al proprio vizio e alla propria pigrizia a non riempire le spiagge di cicche di sigaretta, le pinete e le aree pic nic di piatti e bicchieri di plastica. Dobbiamo iniziare da noi, sono sempre stata d’accordo con questo tuo modo di pensare, caro Elio, ma purtroppo la coerenza ultimamente è diventata una sadica utopia. A voglia a denunciare ciò che in fondo si permette o che addirittura si collabora ad effettuare! Divorzio tra il cuore che è, come tu dici, campanilista e ultrà estremo, e passività, quella secondo cui la colpa è sempre di qualcun altro. E’ inutile, non s’impara mai dal passato e dalla conoscenza. E pensare che per una mela perdemmo il Paradiso!

  2. Concordo con quanto affermi, cara Raffaella. La rabbia è che non riusciamo a uscire fuori dal tunnel dell’inerzia, dell’abbandono, del non fare. Il Salento è bello! Vero! Spetta a noi, a ciuscuno di noi fare quanto è possibile per preservare le bellezze del territorio, incominciando dalle piccole cose, che non sto a dire in quanto le conosciamo. Le nostre parole saranno pure piccole e fragili ma potrebbero assumere la forza di un uragano… Abbiamo l’obbligo di consegnare alle generazioni future ciò che a noi è giunto integro e bello nella sua interezza.

  3. Elio è per me l’Hans Jonas del Salento, con i suoi pezzi ci ricorda spesso quale è la nostra concreta responsabilità. “Agisci in modo che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la sopravvivenza delle generazioni future”. Belle parole Elio, e autentiche, come sempre. Grazie ;)

  4. Grazie Pier Paolo. L’Hans Jonas del Salento?… l’accostamento mi fa onore. Spero che il rispetto per quanto siamo chiamati a gestire non venga mai meno, atteso che abbiamo anche la responsabilità del futuro, non solo del presente.
    Grazia ancora per l’attenzione!

  5. Concordo pienamente! Ho spesso anch’io “denunciato”, in tutti i modi, sia a livello comunale che provinciale, il degrado ambientale che sta rovinando il nostro Salento. I risultati sono stati modesti. Occorrerebbe molta educazione ad hoc sin da bambini, ottima amministrazione pubblica, sanzioni pesanti per chi delinque e … . E’ utopia?

  6. Grande Elio:concordo in pieno colla misera ,triste consapevolezza di quanto stia andando indietro un Salento che solo 6 anni orsono ho scelto dal lontano Nordest e con tutta me stessa di vivere,di fiutare,di osservare a qualsiasi ora col sole,il buio e con la pioggia addosso per perdermi nelle sue misteriose energie e giuochi carsici subdoli ed intriganti di vuoti e di pieno e nei suoi odori tentando ” nel mio piccolo ” di reiventarmi una vita daccapo con un SENSO:valorizzare ciò che di splndido nel proprio territorio non si conosce o va perduto.

    • Certamente, caro Villa! In fondo quello che ci viene chiesto dal buon senso e dalle norme vigenti è il rispetto per l’ambiente e per l’uomo. Ognuno faccia mea culpa, anche lei!

Lascia un commento

La Fondazione Terra d'Otranto, senza fini di lucro, si è costituita il 4 aprile 2011, ottenendo il riconoscimento ufficiale da parte della Regione Puglia - con relativa iscrizione al Registro delle Persone Giuridiche, al n° 330 - in data 15 marzo 2012 ai sensi dell'art. 4 del DPR 10 febbraio 2000, n° 361.

C.F. 91024610759
Conto corrente postale 1003008339
IBAN: IT30G0760116000001003008339

Webdesigner: Andrea Greco

www.fondazioneterradotranto.it è un sito web con aggiornamenti periodici, non a scopo di lucro, non rientrante nella categoria di Prodotto Editoriale secondo la Legge n.62 del 7 marzo 2001. Tutti i contenuti appartengono ai relativi proprietari. Qualora voleste richiedere la rimozione di un contenuto a voi appartenente siete pregati di contattarci: fondazionetdo@gmail.com

error: Contenuto protetto!