Santa Maria del Tempio in Lecce. Le ossa dei frati

francescani in processione

di Giovanna Falco

E così la tanto attesa risposta della Direzione regionale per i beni culturali paesaggistici della Puglia, riguardo l’area dell’ex Caserma Oronzo Massa a Lecce, già convento di Santa Maria del Tempio (1432-1864), è arrivata. A firma del direttore generale Isabella Lupi è stato dato parere favorevole alla realizzazione del centro direzionale, del mercato coperto e dei parcheggi interrati.

L’autorizzazione è vincolata a specifiche prescrizioni, tra cui: «soluzioni che consentano la massima conservazione e leggibilità delle strutture preesistenti, con particolare riferimento alla planimetria della chiesa, anche tramite la ricomposizione in situ dei resti rinvenuti», la «messa in luce, con scavo archeologico e documentazione grafica, delle strutture murarie ancora non rilevate nell’area interessata dal progetto» e lo «svuotamento delle fosse di scarico, pozzi, cisterne e ossari già individuati o che si dovessero ancora individuare», interventi da affidare a «archeologi esterni di comprovata esperienza e adeguata formazione»[1].

Da queste prescrizioni emerge l’importanza di questo sito, anche se «le strutture murarie della chiesa e del complesso conventuale preesistenti emerse dallo scavo si presentano fortemente alterate e compromesse, non solo per le modifiche effettuate quando il complesso è stato adibito a caserma, ma anche per la successiva realizzazione delle infrastrutture cittadine a rete interna di gas e illuminazione pubblica»[2], situazione che ha permesso l’autorizzazione a procedere.

Lasciando a chi è preposto a farlo, il compito di formulare le varie considerazioni di carattere tecnico-amministrativo e anche politico, ciò che è spunto di riflessione, perché denota un’insensibilità generalizzata dovuta a un modo di vivere che anestetizza e allontana da quelli che dovrebbero essere i principi base di civiltà, tanto semplici, ma altrettanto scomodi, riguarda lo svuotamento degli ossari.

Dal 1971, anno in cui è stato abbattuto l’edificio, nessuno ha tenuto conto del fatto che nel sottosuolo, all’epoca salvato dalle ruspe, vi erano sepolti i frati dei vari ordini francescani che hanno soggiornato nel convento di Santa Maria del Tempio dal 1432 al 1864.

Considerando che il convento leccese è stato a lungo anche infermeria provinciale dei frati della Provincia monastica della Serafica Riforma di San Niccolò in Puglia, i poveri resti umani dimenticati sotto piazza Tito Schipa dovrebbero essere numerosi.

Parte di questi reperti osteologici sono stati prelevati e catalogati durante i saggi archeologici eseguiti nel 2011 (http://www.info-salento.it/Testo-notizia.asp?Progr=5266&Filtro=&page=1), altri sono stati abbandonati malamente in situ, non si capisce da chi, così come testimonia un video pubblicato ad ottobre 2011, quando il cantiere era fermo (http://www.youtube.com/watch?v=busLz23OFx8), altri ancora, se ancora ve ne sono, dovrebbero essere prelevati a seguito della bonifica prescritta da Bari.

È doveroso a questo punto menzionare chi, com’è testimoniano dalle fonti, fu sepolto nei sotterranei della chiesa di Santa Maria del Tempio.

Nella Cronica dei Minori Osservanti Riformati della Provincia di S. Nicolò pubblicata a Lecce nel 1723 e nel 1724, padre Bonaventura Da Lama menziona alcuni confratelli sepolti nella tomba comune del convento leccese, le cui gesta sono raccontate nel secondo volume della sua opera: Christoforo Ibernese fratello laico, servo di Dio morto nel 1620; Ignazio da Lecce guardiano, servo di Dio morto nel 1623; Leonardo da Monacizzo, fratello laico, servo di Dio morto nel 1629; Giacomo Galatino, guardiano, discreto custodiale, servo di Dio morto nel 1639; Dionisio da Lecce, guardiano, servo di Dio morto nel 1641; Clemente da Florenza discreto, guardiano, servo di Dio morto nel 1642; Antonio di Nardò chiamato “lo scalzo”, questuante a Lecce, estatico, servo di Dio morto nel 1676.

Vi furono seppelliti, inoltre: il cavaliere gerosolimitano Giacomo da Monteroni, balì di Venosa e commendatore di Maruggio, per la cui sepoltura Giovanni Orsini del Balzo nel 1449 rivolse una petizione a Nicolò V, affinché il papa intercedesse presso il vescovo di Lecce[3]; il frate osservante Lorenzo da Felline «ex Provinciale, e santo Religioso»[4], alla sua morte, avvenuta nel 1551, «poiché da tutti era tenuto in fama di santità, per nove volte i frati spezzettarono il suo abito, perché ognuno del popolo devoto ne avesse un pezzettino»[5]; Mario de Raho, già feudatario di Pulsano, morto nel 1678 e sepolto «coll’Abito dell’Immacolata Concezzione», «dichiarato Cavaliere di questa Sagra Milizia»[6] dal vescovo Luigi Pappacoda nella chiesa di Santa Maria del Tempio nel 1628.

La testimonianza più indicativa riportata dal cronista francescano, quella che mette in luce il contrasto tra l’antica sacralità di questo luogo e la situazione attuale, riguarda un frate del convento leccese vissuto nel Seicento. Fra Girolamo da Giuliano – preposto all’infermeria e rinomato per la sua carità in tutta la provincia monastica – era solito scendere nella tomba comune dei frati e «tolti tutti i Teschi li metteva un doppo l’altro, ed inginocchiatosi avanti, li recitava il Miserere col De profundis, quali finiti, prendeva quel Teschio, lo metteva in disparte, e cominciava per l’altro appresso la predetta orazione», «terminata l’orazione per tutti, cominciava di nuovo, e per lo spazio di trè hore continoe, non faceva altro, che recitar Salmi»[7].

Si spera che a conclusione della relativa procedura burocratica il Comune di Lecce provveda all’adeguata sepoltura di queste povere ossa, magari con una cerimonia solenne atta a riparare in parte ai torti subiti da chi aveva la certezza di far riposare le proprie spoglie in terra consacrata.


[1] F. Casilli, Ex Massa, via libera al cantiere. C’è l’okay della Soprintendenza per l’autorizzazione di parcheggi e uffici, in La Gazzetta di Lecce, giovedì 31 maggio 2012, p. VI.

[2] Ib.

[4] B. Da Lama, Cronica de’ Minori osservanti riformati della provincia di S. Nicolò, a cura di L. De Santis, Lecce 2002, 2 v, I vol., p. 161.

[5] B. da Fasano, Memorabilia Minoritica, a cura di L. De Santis, Lecce 2009, p. 346.

[6] Da Lama, Cronica…, cit., I vol., p. 161.

[7] B. da Lama, Cronica…, cit., I vol., p. 160.

Un commento a Santa Maria del Tempio in Lecce. Le ossa dei frati

  1. Dove non c’è rispetto per i vivi, come può essercene per i morti? Giovanna ci fornisce ogni informazione storica e burocratica utile a farci comprendere le incongruenze che imperano nelle varie sovrintendenze ai beni archeologici, all’urbanistica, ai propri interessi e alla Superficialità Cosmica. Scomparsa la pietas, scompare l’umanità e saranno le nostre ossa a non avere più storia.

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