Le origini della chiesa Matrice di Manduria: un mistero non ancora chiarito

di Nicola Morrone

Quello circa le origini della chiesa Matrice di Manduria  è uno dei tanti problemi relativi alla storia della nostra citta’ a tutt’oggi non ancora definitivamente risolto. A questo proposito, una tenace tradizione storiografica (mancando i documenti) concorda su un assunto: prima che nel sec. XVI (1532)  sorgesse l’attuale  chiesa Madre, dedicata alla SS. Trinità, al suo posto esisteva  una cappella  di epoca normanna, sorta intorno al 1090, al tempo cioe’ della fondazione di Casalnuovo ad opera dell’intraprendente Ruggero Borsa , figlio  del duca di Puglia Roberto il Guiscardo.

Questa ricostruzione si scontra  però, come è noto, con due dati di fatto inoppugnabili, e cioè con la  mancanza di un documento che faccia esplicito riferimento alla fondazione della primitiva chiesetta, e, parimenti, con l’assenza di emergenze artistiche o architettoniche che possano farci ragionevolmente ipotizzare l’aspetto della chiesetta stessa.

Secondo gli studiosi, comunque, parrebbe sussistere  almeno un elemento riconducibile alle vestigia della cappella dell’XI sec., e cioè i due leoni in pietra calcarea  che adornano attualmente il magnifico portale rinascimentale della nostra chiesa Madre ( la cui iconografia complessiva, del resto,  attende ancora di essere debitamente studiata).

A nostro avviso, però, anche da una semplice occhiata risulta alquanto problematico riferire questi due bei manufatti, di epoca certamente medievale, al corredo decorativo di una chiesa del sec. XI o XII. Difficilmente questi due leoni, maestosi “guardiani” della soglia della più importante chiesa manduriana, possono appartenere, anche solo per ragioni schiettamente stilistiche, alla primitiva cappella normanna di Casalnuovo.

Confrontando infatti le due sculture con prodotti simili dei secc. XI-XII ancora superstiti in area salentina, e in particolare con i mostri dell’Episcopio di Oria, con i leoni stilofori della chiesa di San Giovanni al Sepolcro a Brindisi, con quelli attualmente conservati nel Museo Provinciale di Lecce (prescindendo da quelli, quasi del tutto consunti,  della chiesa campestre di Santa Maria d’Aurio a Surbo (LE), e senza considerare gli animali stilofori della chiesa matrice di Grottaglie, di diverso soggetto), notiamo radicali differenze tra le opere manduriane e tutti questi altri esemplari.

Anche ad un occhio non particolarmente scaltrito appare evidente che i leoni della nostra chiesa matrice presentano un modellato molto più morbido ed elaborato di quello, ben più rude e “sintetico” tipico delle sculture realizzate tra i secc. XI e XII. Viceversa, i due leoni manduriani  presentano stringenti  elementi di somiglianza sia nella resa dei dettagli che nella concezione globale dell’intera massa plastica,  con sculture analoghe  più tarde, in particolare con i  due  leoni stilofori della chiesa di Santa Caterina a Galatina, ascrivibili alla seconda meta’ del sec. XIV.

Ognuno può verificare direttamente  le evidenti analogie tra i manufatti: identiche sono la posizione e la fattura delle zampe anteriori e posteriori degli animali, molto simile la lavorazione del busto fortemente prominente, su cui ricadono le ciocche della criniera, quasi del tutto consunte. Dovendoci strettamente  attenere ai risultati di una sia pur superficiale analisi stilistica, non possiamo datare certamente   i leoni manduriani, strutturalmente  quasi identici a quelli galatinesi, ad epoca normanna , come vuole una tenace tradizione storiografica locale .

Essi sono più tardi, verosimilmente del sec. XIV. E , non potendosi attribuire le due sculture in esame alla primitiva cappella normanna di Casalnuovo,  rimane  da chiedersi a quale edificio sacro i leoni manduriani potrebbero essere pertinenti. A questo proposito, ci pare verosimile che, in conseguenza di un presumibile, anche se relativo e lento, sviluppo demografico di Casalnuovo  nei secoli che vanno dalla sua fondazione al Trecento, si sia reso necessario costruire una cappella di dimensioni maggiori  rispetto a quella primitiva, e sicuramente molto piccola, del casale normanno.

In altri termini, è probabile che nei lunghi  secoli che passano dalla fondazione della chiesetta normanna (sec.XI) alla costruzione dell’attuale chiesa Matrice (sec.XVI), l’aspetto dell’edificio sacro più caro ai manduriani sia cambiato almeno una volta. E ciò puo’ essere accaduto, come detto, nel sec. XIV. A questa chiesa trecentesca, che dovette essere di dimensioni non indifferenti, si potrebbero agevolmente ricollegare oltre che i leoni di pietra calcarea, anche i resti di pilastri polistili (cioè a fascio) reimpiegati attualmente nel presbiterio  della chiesa Madre. Essi fanno evidente riferimento, nella loro struttura, ad una chiesa gotica, quindi ne’ normanna, ne’ rinascimentale, che dovrebbe appunto corrispondere, secondo noi, alla seconda “versione”, trecentesca,  della chiesa Matrice.

Si noti, inoltre, che i leoni manduriani, cui abbiamo dedicato questa nota , erroneamente vengono definiti”stilofori” . Essi, infatti, non reggono  nè hanno mai retto sul loro dorso le colonne di un protiro. Sono, in altri termini , leoni semplicemente decorativi del portale. E nè possono essere queste due sculture opera del sec. XVI, come  ipotizzato da una studiosa barese in un recente saggio sulla storia complessiva della nostra chiesa Madre.

In conclusione della nostra breve nota, ci pare opportuno fare altre  due considerazioni, una sulla iconografia del campanile, e l’altra sulla primitiva dedicazione della Matrice. Riguardo l’iconografia del campanile, la”gran torre della chiesa” anch’essa tutta da studiare, vorremmo soffermarci sui mascheroni decorativi della prima cornice. Essi rappresentano con tutta evidenza un  un turco, un  occidentale, un moro. Queste tre immagini si ritrovano, identiche, ad ornare un capitello medievale di epoca federiciana (sec. XIII) attualmente esposto al  Metropolitan Museum di New York ed  un altro capitello, sempre di epoca federiciana , del Museo Diocesano di Troia (FG). Le tre figure sono state interpretate facendo riferimento all’universalità della istituzione imperiale, retta nel sec.XIII dal quel discusso personaggio che fu appunto il sovrano svevo. Le figure del capitello, cioè, indicherebbero che l’Impero occidentale sarebbe tendenzialmente “universale” proprio perchè caratterizzato dalla presenza, sul suo territorio, delle diverse etnie. Ci pare che le maschere decorative del campanile di Manduria, anche se non direttamente collegabili ad età federiciana per ragioni cronologiche , siano da considerare appunto come una tarda, provinciale eco di  tali motivi iconografici romanico-gotici.

Riguardo invece l’altro problema, cioè la primitiva dedicazione della chiesa normanna di Casalnuovo, dalle cui ceneri sorse, più tardi, la chiesa Madre che attualmente possiamo ammirare, riteniamo che essa fosse identica a quella attuale. Cioè, pur in assenza di documenti, ci pare non  azzardato affermare  che  è molto probabile che la cappella del casale normanno fosse anche essa dedicata alla SS. Trinità, per una ragione evidente: molte importanti fondazioni normanne sono dedicate alla SS. Trinità; si pensi a quella , celebre, di Venosa, o a quella di Mileto (ora distrutta), a quella di Cava de’ Tirreni, e alle tante fondazioni sotto lo stesso titolo presenti in Normandia e ascrivibili appunto al sec. XI-XII. Dalle più grandi abbazie alle più piccole chiese rurali, infatti, non c’era ragione che cambiasse  il favore che i sovrani normanni tributavano al culto delle tre persone divine.

Un commento a Le origini della chiesa Matrice di Manduria: un mistero non ancora chiarito

  1. Interessante articolo, divulgativo ma allo stesso tempo dettagliato e ricco di spunti di riflessione.

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