Gallipoli. Nicola Malinconico (1663-1727) nella cattedrale di Gallipoli

Nicola Malinconico nella cattedrale di Gallipoli

Analogie artistiche

Da un bozzetto ritrovato ad una singolare congiunzione di tre artisti in rapporto con Gallipoli

di Antonio Faita

Chi entra nella cattedrale di Sant’Agata, sin dal primo sguardo, percepisce d’essere entrato in un tempio importante per la sua ricchissima decorazione pittorica. E’ una vera e propria galleria d’arte dove sono presenti opere di artisti locali e napoletani del ‘600-‘700 e tra le quali spiccano quelle di Giovanni Andrea Coppola, Gian Domenico Catalano, Luca Giordano, Nicola e Carlo Malinconico. Su questi ultimi due, e soprattutto su Nicola, mi vorrei soffermare e, in particolar modo, sul suo dipinto: “La cacciata dei mercanti dal Tempio” che sovrasta la porta centrale.

Recentemente, lo studioso napoletano Achille della Ragione ha ricostruito, cronologicamente e con più precisione, il percorso inerente l’attività pittorica di Nicola Malinconico, sulla scorta di numerosi documenti di pagamento che lo studioso Umberto Fiore è riuscito a reperire nell’archivio storico del Banco di Napoli e nell’archivio di Stato.

Ciò ha permesso di datare gran parte dei lavori del Malinconico, correggendo molti precedenti errori, tra i quali la data della sua morte, indicata da Bernardo De Dominici e riportata, successivamente, da vari biografi, al 1721 ed oggi spostata al 1727[1].

Nel 1700 la cattedrale di Gallipoli, grazie alla volontà del nuovo prelato mons. Oronzo Filomarini della casa dei teatini di Sant’Eligio di Capua[2], fu oggetto di abbellimento e di trasformazione in chiave barocca. L’artista, chiamato a completare il programma perseguito da mons. Filomarini[3], fu il napoletano, esponente di area giordanesca, Nicola Malinconico (Napoli 1663-1727)[4] il quale, per il gran numero di tele commissionategli, fu impegnato quasi sicuramente, anche se non ininterrottamente, dal 1715 fino al 1726, un anno prima della sua morte. Non è documentato infatti quel che molti sostengono, e cioè che il Malinconico abbia dipinto per la chiesa di Sant’Agata già a partire dal 1700, mentre è attestata la sua presenza in Gallipoli nel 1715. Infatti, dalla Visitatio ai locali della cattedrale che mons. Filomarini fece il primo agosto di detto anno, veniamo a sapere che in tale circostanza il Malinconico era impegnato a realizzare quella che fu verosimilmente la prima delle sue opere nella nostra Cattedrale, ovverosia la grande tela del “Martirio di Sant’Agata[5]: «…cum fornice plano picturis manu eximis Pictoris Equitis Melanconici Neapolitani elaborantis et cornicibus inauratis interseptis. Opus permaxime elegans, in quo multum temporis, et pecuniae consumptum est, at quia non dum perfectum et sed adhùc sub artificibus pendet praetermittitur accurata et totalis descriptio in posterum perfecienda».[6]

Tutto il ciclo pittorico, realizzato a più riprese, durò quasi dodici anni e ciò perché il Malinconico a causa della sua fama e del suo prestigio professionale, che gli valsero i titoli di Cavaliere e di Conte,[7] fu costretto ad allontanarsi da Gallipoli per la lunga serie di importanti committenze di prestigio e di particolare consistenza, da eseguirsi nelle varie chiese di Napoli.[8]

Il primo maggio del 1726 mons. Filomarini, a conclusione degli abbellimenti decorativi, consacrava solennemente la cattedrale alla martire Agata, come si può leggere da una lapide di marmo posta sulla porta della sacrestia[9]. A qualche mese prima risale, certamente, il completamento, da parte del Malinconico[10], ad un anno dalla sua morte,[11] della grande tela che occupa quasi per intero la parete di fondo sulla porta maggiore della Cattedrale e raffigurante “La cacciata dei mercanti dal Tempio”. [12]

Di tale dipinto mostro un inedito bozzetto, sconosciuto ai più di noi gallipolini e di proprietà del signor Mario Speranza di Napoli che, gentilmente, il Dottor Achille Della Ragione mi ha inviato per poterlo pubblicare. In effetti, il Dottor Della Ragione  aveva già pubblicato il bozzetto in questione, nell’estate del 2009, sul quotidiano on-line di Napoli (napoli.com) in occasione di alcuni suoi articoli dedicati a Nicola Malinconico. Secondo le mie indagini, il bozzetto fa la sua comparsa, per la prima volta, nel 1996, alla “X Mostra dell’Antiquariato”, tenutasi presso il castello di Copertino dal 31 agosto all’8 settembre, esposto per conto della galleria Alberani di Lecce. Certo è che il bozzetto fu argomento di discussione per gli studiosi locali di storia dell’arte, riguardo la sua autenticità.

Bozzetto di Nicola Malinconico (dal Catalogo della X Mostra Antiquariato di Copertino)

Convinto assertore della riconoscibilità della mano del Malinconico è il Prof. Lucio Galante che nella sua expertise spiegava le ragioni, soprattutto di ordine stilistico, a sostegno dell’attribuzione del bozzetto al pittore napoletano.

Purtroppo, dopo la mostra di Copertino, il bozzetto finì per essere venduto presso la Finarte, casa d’aste di Napoli[13] e acquistato dal signor Mario Speranza. Il bozzetto preparatorio per la tela della sovrapporta è un dipinto ad olio su tela che misura cm 101×128 senza cornice e ripete lo stesso soggetto che il suo anziano maestro Luca Giordano fece nel 1684 per la chiesa dei Girolamini di Napoli, nel pieno della sua maturità artistica.

Luca Giordanom dipinto del 1684 nella chiesa dei Girolamini a Napoli

Anche Gallipoli, può vantare di una testimonianza del grande maestro napoletano. Trattasi di due dipinti su tela raffiguranti: Santa Maria della Purità, commissionato nel 1663, dall’omonima confraternita, e Sant’Isidoro Agricola (attribuito), di proprietà del Capitolo della Cattedrale, il quale reca la sigla della sua firma e il suo autoritratto nella figura di cavaliere che assiste al miracolo del Santo[14].

Secondo il Galante, il bozzetto preparatorio della “Cacciata dei mercanti dal Tempio” non fu l’unico che il Malinconico eseguì, ed a confermare tale tesi è la studiosa Prof.ssa Mimma Pasculli Ferrara che, nel 1975, aveva pubblicato due bozzetti di piccole dimensioni,  esposti presso la Pinacoteca di Bari e che rappresentano la scena di altri due quadri della nostra Cattedrale: il primo “Il martirio di Sant’Agata” (destinato per la mezza luna situata sulla volta del coro), e il secondo”Il miracolo di Sant’Agata”(per la parete sinistra della navata centrale, dove sono collocate, anche le altre tele che narrano il ritrovamento della mammella di Sant’Agata)[15].

Inoltre, conclude il Galante,  il confronto eseguito con altri bozzetti realizzati dal Malinconico, come quelli per alcune tele eseguite per la cattedrale di Taranto, confermerebbero il riconoscimento della paternità a lui ascrivibile del succitato bozzetto[16].

Lo schema compositivo della tela di Gallipoli risulta pieno di movimento, col posizionamento delle figure sui diversi piani spaziali e secondo le regole della prospettiva. La ricchezza e la varietà della cromia, nonché gli effetti luminosi, la riuscita tecnica nel drappeggio delle vesti e dei mantelli, l’atteggiamento naturale delle figure, sembrano dare vita all’episodio evangelico fornito dagli apostoli Matteo, Marco e Luca ma soprattutto nelle versioni di Matteo e Marco[17]. Figura predominante è quella di Gesù che, al centro della scena, scaccia con violenza tutti quelli che vendevano e compravano nel Tempio, profanando la casa di Dio, i quali, atterriti dinanzi alla reazione di Gesù, si affrettavano ad allontanarsi. L’episodio dell’occupazione del Tempio è l’episodio centrale di tutti i vangeli ed è la chiave di lettura, soprattutto in quello di Marco, che segna la condanna di Gesù.

Mettendo a confronto il bozzetto con il dipinto in Cattedrale, notiamo che, per coprire l’intera parete del retro prospetto, vi fu l’esigenza di prolungare i due lati inferiori del dipinto, a raggiungere quasi la metà della porta centrale e inserendovi altre figure sia umane che di animali nei due rispettivi lati. Figure che non erano previste nel bozzetto preparatorio, per via delle sue ridotte dimensioni.

Un altro dipinto di analogo soggetto lo troviamo nella chiesa parrocchiale dell’Annunziata a Muro Leccese, opera migliore del murese Liborio Riccio (1720-1785) che, per l’ampiezza della sua impostazione e per la forte interpretazione delle figure, veniva collocato sulla parete che sovrasta la porta centrale della chiesa[18]. La tela della parrocchiale di Muro, realizzata intorno al 1752, ripete la stessa scena descritta dal Malinconico per la cattedrale di Gallipoli.

Nella nostra città Liborio Riccio, negli anni tra il 1754 e il 1759, dipinse  le tele nell’oratorio confraternale delle Anime del Purgatorio, e tra il 1759 e il 1773 quelle nell’oratorio confraternale di Santa Maria della Purità, oratorio che possiede il meglio delle pitture dell’artista di Muro. Egli, ricco ormai di esperienza espressiva, e sulla scorta del dipinto del Malinconico, traduce da quel brano evangelico, tutto il suo drammatico significato, che va ben al di là del testo letterale biblico[19]. Purtroppo, a mio avviso, rimane il rammarico che, oltre ai grandi dipinti custoditi nella nostra Cattedrale, sarebbe stato bello e interessante che il bozzetto preparatorio o i vari bozzetti del Malinconico fossero rimasti a Gallipoli, custoditi presso il nostro Museo.


[1]  Cfr, A. DELLA RAGIONE, “Nicola Malinconico: pitture entro il Seicento”, articolo del 10/08/2009 in napoli.com, il quotidiano on-line della città;

[2]  Cfr, M. PAONE, “Gallipoli. I tre secoli della cattedrale 1696-1996”, Ed. Grifo, Galatina 1996, p.67;

[3]  Cfr, Ibidem, p.71;

[4] M. A. PAVONE, “Pittori napoletani del primo settecento – Fonti e documenti”,  Ed. Liguori, Napoli 1997, pp.112-121;  A. DELLA RAGIONE, “Il secolo d’oro della pittura napoletana”, n°8-9-10, Ed. PMP,Napoli 1998, p.497: «Figlio di Andrea, un modesto stanzionesco e fratello di Oronzo, artista di minore talento. Nicola (Napoli 1663-1727), allievo di Luca Giordano, che raggiunge notevole autonomia e che gli studi recenti del Ravelli e del Pavone hanno messo nella giusta luce. La sua biografia viene presentata dal De Dominici, in maniera confusa sia nell’ambito dello Stanzione , tra i quali vi era il padre, sia tra i discepoli del Giordano. Inoltre, il De Dominici riguardo la sua attività di pittore di genere, lo colloca nella bottega di Andrea Belvedere»; B. DE DOMINICI, “Vite dè pittori scultori ed architetti napoletani” Tomo III, 1742, edizione commentata a cura di Fiorella Sricchia Santoro e Andrea Zezza, Ed. Paparo, Napoli 2008, p.226;

[5] A.C.V.Gallipoli, mons. Oronzo Filomarini (1700-1741), Visita Pastorale (1714-1715), p. 203/r: (dalla relazione, risulta che la parte della navata nella quale convergono quattro archi era stata dallo stesso prelato trasformata in modo più elegante ed in più illustre forma) Il Ravenna nelle sue “ Memorie istoriche della città di Gallipoli” ( Napoli 1836 e Alezio 2000, p.329) attribuisce il dipinto al figlio di Nicola, Carlo, ma questi a quella data aveva 10 anni visto che era nato nel 1705; BCG, L. FRANZA, “Colletta istorica e tradizioni antiche sulla città di Gallipoli”, Napoli 1836, p.58; P. MAISEN, “Gallipoli e suoi dintorni”, Tip. Municipale, Gallipoli 1870, p.87;

[6] Trad: (…con sulla volta piana pitture che si vanno elaborando per mano dell’esimio pittore Cavaliere Napoletano Malinconico, con cornici dorate intorno. Opera straordinariamente elegante nella quale molto dispendio di tempo e denaro si è consumato; e perché per ora non è compiuta ma è sottoposta alle attività dell’artefice si tralascia un’accurata e completa descrizione da farsi in futuro.);

[7] A tal proposito il De Dominici sulle “Vite dè pittori scultori ed architetti napoletani” Tomo III 1742, p.228, così si esprimeva:«Fu Nicola alquanto vano della persona, e dell’opere sue, ed inclinato al fasto, e al grandeggiare, onde si procurò, non saprei dire con qual mezzo, un cavalierato di quei che concede il Papa, e non contento di questo, ottenne il titolo di conte, cò quali titoli a gran caratteri sottoscriveva il suo nome, nell’opere ch’ei dipingeva»; Cfr, M. A. PAVONE, “Pittori napoletani del primo settecento”: (Va inoltre osservato dai documenti del luglio 1706, nel dare conferma anche del titolo di cavaliere), p.119; Cfr, M.F.Pasculli, “Bozzetti di Nicola Malinconico e Giovanni Andrea Coppola per la Cattedrale di Gallipoli” in “Cenacolo”, Società di Storia Patria, sez. di Taranto, vol. V-VI, 1975-76, in nota 17, p.49: (S. Pietro che visita in prigione S. Agata, questa tela è firmata “Con. D.M. Malinconico Pinxit”, (L. Scorrano restaurò) laddove per M. si deve leggere N, errore dovuto ad una cattiva interpretazione del restauratore);

[8] Infatti, come risulta dai documenti, nel 1716 Nicola Malinconico è impegnato a Napoli, nella chiesa dei Santi Apostoli a decorare i pennacchi della cappella di Sant’Andrea Avellino e alla realizzazione di un ciclo di affreschi in quella di San Nicola; nel 1718 è impegnato per due quadri per i padri Celestini di Napoli e per un San Michele per la chiesa eponima di Anacapri; nel 1723 per una tela raffigurante la SS. Trinità per la casa Professa dei padri Gesuiti; nel 1724 esegue una vasta tela nel refettorio della Certosa di San Martino raffigurante “Le Nozze di Cana” e nel 1725 ritornerà a lavorare alla decorazione della sacrestia dei Santi Apostoli, Cfr, M. A. PAVONE, “Pittori napoletani del primo settecento” pp. 120-121;

[9] Cfr,  M. PAONE: “Gallipoli. I tre secoli della cattedrale 1696-1996”, p. 77; B. RAVENNA,”Memorie istoriche della città di Gallipoli”, p. 335 [Templum hoc olim DivoJoanni Chrisostomo Postea Divæ Agatæ post ejus mamillæ Inventionem anno Domini MCXXVI sacrum Orontius Episcopus Callipolitanus Postquam ornare complevit kalendis Maii A. D. MDCCXXVI . Dicavit assignavitque diem XIII kalendas Novembris pro eius anniversaria festivi tate];

[10] M. A. PAVONE: “Pittori napoletani del primo settecento”, p.12: (gennaio 1726, si trova conferma del totale di spesa e dei lavori in corso d’opera da parte del pittore).

[11] Cfr, Ibidem,: (da un documento di pagamento del giugno 1727, effettuato agli eredi del pittore da parte dell’Università di Sant’Antimo, veniamo a conoscenza di una data molto prossima alla sua scomparsa), p. 121;

[12] Nonostante le divergenze delle varie fonti bibliografiche, si può ragionevolmente sostenere, in base alla ricostruzione cronologica e a quanto ci riferisce lo studioso Pavone, che agli ultimi anni di attività del Malinconico, va ricondotta la progettazione del restante ciclo pittorico della cattedrale e portato a termine dal figlio Carlo.

[13] Ringrazio qui di seguito l’amico Giuseppe Mancarella, nonché esperto di grafica antica, per avermi fornito le notizie inerenti al bozzetto durantela X Mostra dell’Antiquariato presso il Castello di Copertino nel 1996;

[14] A. FAITA, “Luca Giordano: documento inedito sul dipinto di Maria SS.ma della Purità”, in IL BARDO, Anno XV n°3, Dicembre 2005, p.6;

[15] Cfr, M.F.PASCULLI, “Bozzetti di Nicola Malinconico e Giovanni Andrea Coppola perla Cattedrale di Gallipoli”, p.43;

[16] Cfr, L. GALANTE, “Expertise”, Lecce 14.09.1996, p.3;

[17] Della stessa storia vengono fornite tre versioni. Tre versioni non molto differenti m tali da contenere diversità significative. Matteo (21, 12b-13): Poi Gesù entrò nel Tempio e ne scacciò tutti quelli che vendevano e compravano nel Tempio, rovesciò i tavoli dei cambiamonete e i seggi dei venditori di colombe, dicendo loro: “Sta scritto, la casa mia sarà chiamata casa di preghiera; ma voi ne fate una spelonca di ladri”; Marco (11, 15-19): Entrato nel Tempio, si mise a cacciare quelli che vendevano e quelli che compravano, rovesciò i banchi dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe, ne permetteva che si portassero carichi attraverso il Tempio. Ed insegnava loro dicendo: “Non è forse scritto, la mia casa sarà riguardata come casa di preghiera per tutte le genti? Ma voi ne avete fatto una caverna di briganti”; Luca (19, 45-48): Entrò quindi nel Tempio e si mise a cacciare i venditori dicendo: “Sta scritto, la mia casa sarà casa di preghiera , ma voi ne avete fatto una caverna di ladri”;

[18] Cfr, A. ANTONACI, “Muro Leccese”, Tip. Grafiche Panico, Galatina 1995, p.345; Cf., A. De BERNART – M. CAZZATO, “Ruffano, una chiesa un centro storico”, Ed. Congedo, Galatina1997, p.46: Nel 1767, nella chiesa matrice della “Natività di Maria Vergine” di Ruffano, su committenza della confraternita del Rosario, il giovane artista ruffanese Saverio Lillo (1734-1796), ripeterà le omonime tele di Liborio Riccio nella parrocchiale di Muro e di Nicolò Malinconico nella Cattedrale di Gallipoli. Firmerà e daterà:”XAVERIUS LILLO A RUFFANO PINXIT A.D.1767”;

[19] Cfr, A. ANTONACI, “Muro Leccese”, p.347.

5 Commenti a Gallipoli. Nicola Malinconico (1663-1727) nella cattedrale di Gallipoli

      • Ma vedremo anche l’altare di San Tommaso d’Aquino nella chiesa del Rosario con la tela del Catalano, dove descrivo tutta la curiosa vicenda dello jus patronatus nell’articolo che ti ho inviato.

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