Colto di sorpresa

ph Zefiro 1970, da libero.it

di  Wilma Vedruccio

La morte l’aveva colto di sorpresa nel mentre era occupato a vivere con frenesia, a scoprire il mondo,a sentire il sapore della vita.

Ora era lì inerme il riccetto, sacrificato alla civiltà dell’asfalto nella sua prima primavera.

Gli aculei ancora morbidi, sul muso un’espressione più che di dolore…di sorpresa, il collaretto ancora del color del candore.

Era lì sulla strada nel mattino.

A mezzogiorno già non ci sarebbe più stato, le gazze son solerti e scrupolose in questo.

La notte era stata fresca e dolce insieme, una notte di maggio, con un cielo orgoglioso di mostrare tutti i suoi gioielli messi giusti, appuntati sul velluto della notte.

La campagna odorava di frutti ormai maturi, c’era un albero di gelsi aldilà della strada e poi gli orti, ricchi di verdure nuove e oltre, oltre un muro a secco difficile da superare, un nespolo sovraccarico di frutti.

L’umidità della notte esaltava gli odori.

Seppur molto giovane, il cucciolo di riccio aveva già sentito parlare della morte, veloce, rombante e puzzolente l’avevano descritta, imprevedibile seminava lutti ogni notte nella popolazione dei timidi selvatici.

Ma a quell’ora, prima dell’alba, non c’erano rumori intorno, c’era solo il soffio leggero della brezza di mare prima del mattino e tutti quei buoni odori che incantavano l’olfatto dell’animale come il Pifferaio di Hamelin incantava le orecchie.

Il musetto vibrava tutt’intorno e lui esplorava…era andato oltre il canale, aveva  strisciato indenne grovigli di rovi e ramaglie, aveva scorazzato in un campo in cui la terra, sollevata dall’aratro di recente,  odorava ma non offriva da mangiare, e poi aveva captato un odore a lui già noto.

L’aveva già inseguito la notte precedente, portava ad un orto pieno di “verzura”, si poteva affondare i denti in cespi saporiti e mangiare, fare pochi passi e mangiare ancora, era come per gli uomini una tavola imbandita per un banchetto di nozze, ma il riccetto non sapeva tutto questo certamente.

Era poi finito sotto un albero che frusciava leggero e le zampette andavan sui frutti appiccicosi e tanto dolci da non potersi dire.

Mentre lui mangiava le fronde danzavan alla luce della luna. Era tutto così bello!

Aveva così memorizzato il percorso per le notti a venire.

Riconosciuto l’odore del piacere, aveva preso la rincorsa senza alcuna prudenza, senza più timore, aldilà della strada avrebbe ritrovato il Paradiso.

Qualcuno, quel mattino, prima dell’alba, aveva fretta e pigiava forte sull’accelleratore.

                                     

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