Orafi e argentieri nelle province di Brindisi e Taranto


di Giovanni Boraccesi

In due precedenti contributi ho già fornito un elenco relativamente consistente di orafi e argentieri di Puglia, come pure di forestieri qui domiciliati o itineranti che, senza soluzione di continuità, operarono dal medioevo all’età moderna: in molti casi gruppi familiari di più generazioni[1].

È opportuno ricordare che proprio nella provincia storica di Terra d’Otranto, stando ai dati finora recuperati, tre furono le città che ebbero modo di utilizzare un proprio bollo camerale per la marchiatura di oggetti in oro e argento, ovvero Taranto (TAR), Lecce (LICI e poi Lec), Matera (MATA), quest’ultima entrata a far parte della contigua regione di Basilicata dal 1663[2]. Cominciano così a poco a poco ad assumere consistenza le testimonianze di variegate officine orafe in tutta l’area regionale.

L’ideale percorso attraverso l’oreficeria sacra del primo Quattrocento non può che prendere le mosse dall’unico pezzo che al momento ci consegna il più antico punzone rinvenuto in Puglia, ossia ‘TAR’ impresso sul notissimo e finissimo ostensorio di Grottaglie, del quale, pure, conosciamo il nome dell’artista: Francesco Caputo[3]. Episodio di raffinata cultura rinascimentale, dovuto alla probabile opera di un orafo del capoluogo salentino, è la corona della Madonna della Fontana (1529) conservata presso la chiesa del Rosario di Francavilla Fontana[4]. Essa è per noi di una importanza eccezionale, in quanto documenta l’assoluta novità del punzone utilizzato a Lecce a quell’epoca.

Un nuovo campo di indagini sull’argomento, in specie sull’età moderna, mi consente ora di infoltire questo già nutrito elenco, come pure di precisare le coordinate biografiche e l’arco di attività di taluni addetti. Infatti, una pletora di orafi e argentieri operosi nel territorio di cui ci stiamo occupando, ovvero le province di Brindisi e di Taranto, sono emersi dalla consultazione del fondo Matrici dei Ruoli e Stato dei Patentabili custodito presso l’Archivio di Stato di Lecce[5] oltre che dalla continua e positiva lettura dei testi a carattere locale.

Tali ultimi importantissimi rinvenimenti, sarà bene ribadire fin da ora, una volta acquisiti ed elaborati nonché filtrati da imprecisioni e inesattezze, daranno vita a una raccolta la più completa e ordinata possibile.

Un meritevole e finora poco considerato contributo offerto fin dal 1995 da alcuni funzionari dell’Archivio di Stato di Lecce, in specie da Annalisa Bianco, ha fatto conoscere i nomi di parecchie decine di artigiani dell’arte argentaria (circa una settantina) attivi soprattutto nel capoluogo salentino dal XVII al XIX secolo[6]. In questo discorso, non può essere avulso neppure il contributo di Angela Frascadore, che ci elenca ben sette nomi di orafi registrati a Galatina sul finire del Cinquecento[7]. Pur non tenendo in debita considerazione – per ovvie ragioni di cronologia editoriale – l’elenco degli argentieri pubblicato nel 2007 da chi scrive, è vero d’altro canto che i soli nominativi riportati da Michele Paone (1995)[8] ma soprattutto dalla Bianco, smentiscono in qualche modo il recente giudizio, a mio parere un po’ affrettato, secondo il quale «non esistono notizie di argentieri salentini in età barocca»[9].

Di questa folla di maestranze, torno a ribadire la mia convinzione che non tutti furono artefici secondari, ovvero ‘accomodatori’, ‘pulitori’, ‘acconciatori’ e ‘indoratori’ di argenteria civile e sacra; dunque tra loro ci saranno stati alcuni abili comprimari che, nonostante la Prammatica De Monetis, emessa il 19 agosto 1690 dal viceré Francesco de Benavides e che favoriva gli argentieri della capitale, furono capaci di adempiere – magari più a buon mercato rispetto ai colleghi napoletani – alle richieste di una clientela locale, con un linguaggio espressivo che, se pur a tutt’oggi difficile da decifrare e isolare, di certo si rifaceva a ciò che di meglio si produceva nell’ambiente napoletano.

Ci si chiederà allora, se i manufatti in argento che copiosi rinveniamo privi di bolli, ma con caratteri stilistici e morfologici affini a quelli autenticamente partenopei, li dobbiamo tout court considerare d’ignoti artefici napoletani o piuttosto anche ‘regnicoli’ e pugliesi?. A tale domanda si potrà ovviamente rispondere con l’auspicabile reperimento dei documenti e delle autografie; tuttavia, una prova inconfutabile di maestranze pugliesi dedite alla fabbricazione di manufatti in argento l’ho già fornita in altra sede[10]; a queste notizie se ne possono aggiungere altre. La prima è relativa a un inventario di beni di proprietà del leccese Gabriele Cota, stilato tra il 14 e il 18 marzo 1820; tra la suppellettile preziosa depositata presso il relativo palazzo «si sono rinvenuti otto cucchiai di argento da tavola ed un cucchiarino di argento senza alcun marchio, ma colla sola impressione del fabbricante Zaccaria di Lecce»[11]. Si tratta con ogni probabilità dell’orefice Donato Zaccaria (documentato dal 1807-1814), la cui bottega era installata in Strada Sant’Ippolito 443 oppure di Giuseppe Zaccaria (documentato dal 1811 al 1814), con bottega sita in Strada San Vito 50[12].

Non meno interessanti sono le informazioni reperite da un Elenco degli orefici, argentieri, gioiellieri e negozianti di lavoro di oro e di argento compilato nel 1865 su richiesta della Direzione Compartimentale delle Gabelle di Bari[13]. Per la città di Fasano, già in Terra di Bari e poi passata nella nuova provincia di Brindisi (1927), sono registrati diversi orefici e argentieri (vedi il sotto indicato l’elenco); tra questi, ne sono riportati tre già autorizzati ad usare un proprio bollo personale: il 30 agosto 1832, Leonardo Gaito (L.G.); il 20 aprile 1850, Giampietro Gaito (G.G.); il 23 maggio 1865, Tommaso Gaito (T.G.); tutti e tre figli di Clemente, a sua volta orefice documentato dal 1811 al 1865. Ancora una volta, dunque, si pone all’attenzione degli studiosi la consistenza di queste maestranze pugliesi dedite all’arte argentaria.

In questo contesto, infine, e in particolare dei frequenti rapporti tra la capitale Napoli e il Regno può essere interessante focalizzare l’attenzione sulla figura dell’argentiere napoletano Gaetano Alvino, che sappiamo temporaneamente domiciliato a Matera nel 1818 con il di lui fratello Nicola, anch’egli argentiere, ed entrambi prestatori di 100 ducati al marchese di Ruffano[14]. Sappiamo pure che Gaetano ottenne la patente nel 1833[15]. La più antica notizia che lo riguarda è riferita al suo domicilio a Taranto, precisamente nella Strada Maggiore (attuale Via Duomo); qui nel 1815 viene infatti registrato come «orefice venditore di oro ed argento nelle vetrine di bottega»[16]. Il dato è importante perché anticipa di tre anni la sua professione.

 

 

Alino Francesco di Arcangelo, orefice e argentiere (di Fasano?), doc. 1865 (ASB, Agricoltura, industria e commercio, b. 201, f. III/1)

Alvino Gaetano, orefice di Napoli domiciliato prima a Taranto e poi a Matera, doc. 1815-1833 (ASL, Matrici dei Ruoli e Stato dei Patentabili, Fascio 50, Taranto; Motta Padula 1994, p. 181; Catello 1973, p. 175)

Balestra Pasquale, argentiere di Francavilla Fontana, 1784-doc. 1826 (Boraccesi 2007a, p. 154; ASL, Matrici dei Ruoli e Stato dei Patentabili, Fascio 46, Francavilla) 

Balestra Vincenzo, argentiere di Francavilla Fontana, 1750-doc. 1810 (Boraccesi 2007a, p. 154; ASL, Matrici dei Ruoli e Stato dei Patentabili, Fascio 46, Francavilla)

Barbaro Francesco, orefice di Francavilla Fontana, 1769-doc. 1810 (Boraccesi 2007a, p. 154; ASL, Matrici dei Ruoli e Stato dei Patentabili, Fascio 46, Francavilla) 

Beltrano o Beltrami Gennaro, orefice (di Taranto?), doc. 1810-1812 (ASL, Matrici dei Ruoli e Stato dei Patentabili, Fascio 50, Taranto)

Caforio Giovanni, orefice (di Grottaglie?), doc. 1810 (ASL, Matrici dei Ruoli e Stato dei Patentabili, Fascio 46, Grottaglie)

Caloro Tommaso, orefice di Francavilla Fontana, doc. 1810-1812 (Boraccesi 2007a, p. 155; ASL, Matrici dei Ruoli e Stato dei Patentabili, Fascio 46, Francavilla) 

Chirulli Vincenzo, orefice (di Martina Franca?), doc. 1815 (ASL, Matrici dei Ruoli e Stato dei Patentabili, Fascio 48, Martina)

Ciampi Oronzo, argentiere (di Francavilla Fontana?), doc. 1810 (ASL, Matrici dei Ruoli e Stato dei Patentabili, Fascio 46, Francavilla)

Cito Martino, orefice (di Martina Franca?), doc. 1811-1815 (ASL, Matrici dei Ruoli e Stato dei Patentabili, Fascio 48, Martina)

Ciura Camillo di Giuseppe, orefice (di Taranto?), doc. 1811 (ASL, Matrici dei Ruoli e Stato dei Patentabili, Fascio 50, Taranto)

D’arrigo Lapo, orologiaio (di Brindisi?), doc. 1813 (ASL, Matrici dei Ruoli e Stato dei Patentabili, Fascio 45, Brindisi)

Delli Guanti Giuseppe, argentiere di Francavilla Fontana, doc. 1736 (ADO, Visita Pastorale di Mons. Luca Della Gatta, A/5 III, 22; devo questa segnalazione a Maria Perrucci che ringrazio)

De Martjs Francesco Saverio, orefice (di Ginosa?), doc. 1815 (ASL, Matrici dei Ruoli e Stato dei Patentabili, Fascio 46, Ginosa)

De Santis Giacobbe, orefice (di Taranto?), doc. 1810-1811 (ASL, Matrici dei Ruoli e Stato dei Patentabili, Fascio 50, Taranto)

De Santis Michele di Isacco, orefice (di Taranto?), doc. 1811-1812 (ASL, Matrici dei Ruoli e Stato dei Patentabili, Fascio 50, Taranto)

Di Bartolomeo Giuseppe, argentiere (di Napoli o di Francavilla Fontana?), doc. fine del XVIII secolo-1810/1814 (Tarentini 1899, p. 163; Minerva 1996-1997, p. 145; Poso 2003, pp. 888-890; ASL, Matrici dei Ruoli e Stato dei Patentabili, Fascio 46, Francavilla)

Donativo Pietro, argentiere di Francavilla Fontana, 1777-doc.1814 (Boraccesi 2007a, p. 159; ASL, Matrici dei Ruoli e Stato dei Patentabili, Fascio 46, Francavilla)

Errico Pasquale, orologiaio (di Latiano?), doc. 1810-1812 (ASL, Matrici dei Ruoli e Stato dei Patentabili, Fasci 46 e 51, Latiano)

Fabbiano Giuseppe, orefice (di Taranto?), doc. 1810 (ASL, Matrici dei Ruoli e Stato dei Patentabili, Fascio 50, Taranto)

Felicietti Gaetano, orologiaio (di Francavilla Fontana?), doc. 1810-1814 (ASL, Matrici dei Ruoli e Stato dei Patentabili, Fascio 46, Francavilla)

Gaito Alessandro di Andrea, orefice e argentiere (di Fasano?), doc. 1865 (ASB, Agricoltura, industria e commercio, b. 201, f. III/1)

Gaito Clemente, orefice (di Martina o di Fasano?), doc. 1811-ante 1865 (ASL, Matrici dei Ruoli e Stato dei Patentabili, Fascio 48, Martina; ASB, Agricoltura, industria e commercio, b. 201, f. III/1)

Gaito Giampietro fu Clemente, orefice e argentiere (di Fasano?), doc. 1850-1865 (ASB, Agricoltura, industria e commercio, b. 201, f. III/1)

Gaito Leonardo, fu Clemente, orefice e argentiere (di Fasano?), doc. 1832-1865 (ASB, Agricoltura, industria e commercio, b. 201, f. III/1)

Gaito Tommaso fu Clemente, orefice eargentiere (di Fasano?), doc. 18651873 (Boraccesi 1997, p. 183;ASB, Agricoltura, industria e commercio, b. 201, f. III/1)

Galasso Gaetano, orefice (di Taranto?), doc. 1810-1812 (ASL, Matrici dei Ruoli e Stato dei Patentabili, Fascio 50, Taranto)

Galasso Nicola, orefice (di Taranto?), doc. 1810-1812 (ASL, Matrici dei Ruoli e Stato dei Patentabili, Fascio 50, Taranto)

Gigante Nicola, argentiere (di Taranto?), doc. 1735 (Minerva 1996-1997, p. )   

Graziano Luigi, orefice (di Brindisi?), doc. 1811 (ASL, Matrici dei Ruoli e Stato dei Patentabili, Fascio 51, Brindisi)

Greco Alessandro di Raffaele, orefice e argentiere (di Fasano?), doc. 1865 (ASB, Agricoltura, industria e commercio, b. 201, f. III/1)

Guglielmi Ignazio, gioielliere (di Taranto?), doc. 1813 (ASL, Matrici dei Ruoli e Stato dei Patentabili, Fascio 50, Taranto)

Leone Gaetano, orefice (di Mesagne?), doc. 1810-1811 (ASL, Matrici dei Ruoli e Stato dei Patentabili, Fascio 48, Mesagne)

Lenti Giuseppe, orefice (di San Vito dei Normanni?), doc. 1810 (ASL, Matrici dei Ruoli e Stato dei Patentabili, Fascio 49, San Vito)

Libardi Angelo Raffaele, gioielliere di Martina Franca, 1909-1992 (Boraccesi 2007b, p. 7)

Libardi Daniele, argentiere di Martina Franca, 1875-1957 (Boraccesi 2007a, p. 163; Boraccesi 2007b, p. 7)

Libardi Scipione, orefice e gioielliere di Martina Franca, 1849-1905 (Boraccesi 2007b, p. 7)

Libardo Francesco Saverio, orefice e gioielliere, Brindisi 1805-Martina Franca 1866 (Boraccesi 2007b, p. 7)

li Fiori Domenico, argentiere (di Manduria?), doc. 1748-1780 (Catello 1973, p. 174,   Minerva 1996-1997, pp. 6, 144, 170, 176; Poso 2003, p. 888)[17]

Lupo Angelo, orefice (di Taranto?), doc. 1810-1813 (ASL, Matrici dei Ruoli e Stato dei Patentabili, Fascio 50, Taranto)

Mandarini Giuseppe, orefice (di Taranto?), doc. 1811-1813 (ASL, Matrici dei Ruoli e Stato dei Patentabili, Fascio 50, Taranto)

Mazza Michele, orefice (di Taranto?), doc. 1810-1811 (ASL, Matrici dei Ruoli e Stato dei Patentabili, Fascio 50, Taranto)

Mele Giuseppe, argentiere (di Taranto?), doc. 1666 (Fonti per il Barocco Leccese 1995, p. 152)

Marciano Raffaele, orefice (di Taranto?), doc. 1810-1811 (ASL, Matrici dei Ruoli e Stato dei Patentabili, Fascio 50, Taranto)

Narciso Giovanni, orefice (di Massafra?), doc. 1811 (ASL, Matrici dei Ruoli e Stato dei Patentabili, Fascio 48, Massafra)

Palazzo Angelo Paolo, orefice (di Taranto o di Francavilla Fontana?), doc. 1810-1813 (ASL, Matrici dei Ruoli e Stato dei Patentabili, Fascio 50, Taranto)[18]

Palazzo Vito Antonio, orefice (di Taranto?), doc. 1811 (ASL, Matrici dei Ruoli e Stato dei Patentabili, Fascio 50, Taranto)

Papa Enrico, orologiaio (di Taranto?), doc. 1812 (ASL, Matrici dei Ruoli e Stato dei Patentabili, Fascio 50, Taranto)

Perrelli Giovanni, orefice (di Taranto?), doc. 1810-1811 (ASL, Matrici dei Ruoli e Stato dei Patentabili, Fascio 50, Taranto)

Perrelli Giuseppe, orefice (di Taranto?), doc. 1810-1811 (ASL, Matrici dei Ruoli e Stato dei Patentabili, Fascio 50, Taranto)

Petruni Cataldo, argentiere di Francavilla Fontana, 1783-†1817 (Boraccesi 2007a, p. 168; ASL, Matrici dei Ruoli e Stato dei Patentabili, Fascio 46, Francavilla)

Petruni Giovanni, orefice di Francavilla Fontana, doc. 1810-1813 (Boraccesi 2007a, p. 168; ASL, Matrici dei Ruoli e Stato dei Patentabili, Fascio 46, Francavilla) 

Pierri Melchiorre, orefice (di Taranto?), doc. 1810-1813 (ASL, Matrici dei Ruoli e Stato dei Patentabili, Fascio 50, Taranto)

Pierri Raffaele, orefice (di Taranto?), doc. 1810-1813 (ASL, Matrici dei Ruoli e Stato dei Patentabili, Fascio 50, Taranto)

Portolano Emanuele di Francesco, orefice (di Taranto?), doc. 1811 (ASL, Matrici dei Ruoli e Stato dei Patentabili, Fascio 50, Taranto)

Quaranta Andrea, orologiaio (di Francavilla Fontana?), doc. 1810 (ASL, Matrici dei Ruoli e Stato dei Patentabili, Fascio 46, Francavilla)

Quarta Giacinto, orefice (di Mesagne?), doc. 1812 (ASL, Matrici dei Ruoli e Stato dei Patentabili, Fascio 48, Mesagne)[19]

Roma Pietro, orologiaio (di Mesagne?), doc. 1810-1814 (ASL, Matrici dei Ruoli e Stato dei Patentabili, Fascio 48, Mesagne)

Schiavella Camillo, argentiere di Francavilla Fontana, 1765- doc. 1814 (Boraccesi 2007a, p. 169; ASL, Matrici dei Ruoli e Stato dei Patentabili, Fascio 46, Francavilla) 

Spataro Cataldo, orefice (di Taranto?), doc. 1810-1813 (ASL, Matrici dei Ruoli e Stato dei Patentabili, Fascio 50, Taranto)

Tarentini Raffaele, orefice (di Manduria?), doc. 1899-1900 (Pichierri 1994, p. 209)

Taurisano Angelo, argentiere di Francavilla Fontana, 1780-doc. 1814 (Boraccesi 2007a, p. 170; ASL, Matrici dei Ruoli e Stato dei Patentabili, Fascio 46, Francavilla) 

Taurisano Angelo, orefice (di Francavilla Fontana?), doc. 1812-1813 (ASL, Matrici dei Ruoli e Stato dei Patentabili, Fascio 46, Francavilla)

Taurisano Vincenzo, argentiere (di Francavilla Fontana?), doc. 1810-1814 (ASL, Matrici dei Ruoli e Stato dei Patentabili, Fascio 46, Francavilla)

Terlizzi Camillo, orefice (di Taranto?), doc. 1811 (ASL, Matrici dei Ruoli e Stato dei Patentabili, Fascio 50, Taranto)

Terlizzi Giuseppe, orefice (di Lecce o di Taranto?), 1811-1813 (ASL, Matrici dei Ruoli e Stato dei Patentabili,  Fasci 47 e 50, Lecce e Taranto)

Tomasino Cataldo, orologiaio (di Taranto?), doc. 1810-1811 (ASL, Matrici dei Ruoli e Stato dei Patentabili, Fascio 50, Taranto)

Truppi Tommaso, orologiaio (di Francavilla Fontana?), doc. 1810-1814 (ASL, Matrici dei Ruoli e Stato dei Patentabili, Fascio 46, Francavilla)

Truppo Gaetano, orologiaio (di Taranto?), doc. 1810-1813 (ASL, Matrici dei Ruoli e Stato dei Patentabili, Fascio 50, Taranto)

Truppo Vincenzo, orologiaio (di Taranto?), doc. 1810-1813 (ASL, Matrici dei Ruoli e Stato dei Patentabili, Fascio 50, Taranto)

Zecca Oronzo, orologiaio (di Manduria?), doc. 1811-1815 (ASL, Matrici dei Ruoli e Stato dei Patentabili, Fascio 48, Manduria)

 

Fonti Archivistiche

Archivio di Stato Bari (ASB)

Archivio di Stato Lecce (ASL)

Archivio Diocesano Oria (ADO)

 

Bibliografia

G. BORACCESI, Orafi e argentieri nella Puglia di età moderna, in «Archivio Storico Pugliese», LX, 2007a

G. BORACCESI, Catalogo degli argenti liturgici della basilica collegiata di San Martino, in «Umanesimo della Pietra. Città & Cittadini», n. 13, 2007b

Fonti per il Barocco Leccese, a cura di C. Piccolo Giannuzzi, Galatina 1995

E. e C. CATELLO, Argenti napoletani dal XVI al XIX secolo, Napoli 1973

M. MINERVA, Catalogazione degli argenti sacri esistenti nelle chiese di Mandria, Tesi di laurea, Facoltà di Beni Culturali dell’Università di Lecce, a.a. 1996-1997.

C. MOTTA PADULA, Argentieri e orafi di Matera, in Argenti in Basilicata, a cura di S. Abita, Salerno 1994

G. PICHIERRI, Omaggio a Sava, Lecce 1994

R. POSO, Ricami e argenti sacri nelle chiese di Mandria, in Liber amicorum. Miscellanea di studi storici offerti a Rino Contessa, a cura di G. Carducci, II, Manduria 2003

L. TARENTINI, Mandria Sacra, Mandria 1899


[1] G. BORACCESI, Oreficeria sacra in Puglia tra Medioevo e Rinascimento, Foggia 2005, pp. 120-121; IDEM, Orafi e argentieri nella Puglia di età moderna, in «Archivio Storico Pugliese», LX, 2007, pp. 143-171.

[2] IDEM, op. cit., 2005, pp. 38-40.

[3] A. LIPINSKY, Per la storia dell’arte orafa in Taranto nel Quattrocento:l’ostensorio argenteo di Grottaglie, in Studi in onore di Giuseppe Chiarelli, a cura di M. Paone, Galatina 1973, pp. 297-320.

[4] G. BORACCESI, op.cit., 2005, pp. 102-103. Sulla corona è intervenuto poi Rosario Jurlaro, che sulla base di una sua deduzione che francamente non condividiamo, la ritiene realizzata nel 1496 da Gaspare Argenterio, cfr. R. JURLARO, I De Argenteriis argentieri in Lecce nel XV secolo. La memoria di una croce e la scoperta in Francavilla Fontana di una corona con punzonatura “LICI”, in «Colligite fragmenta». Studi in memoria di Mons. Carmine Maci, a cura di D. Levante, Campi Salentina 2007, pp. 77-78.

[5] Archivio di Stato di Lecce, Fasci 45-51, anni 1810-1815. Dei comuni della provincia di Lecce se ne darà conto in altra sede.

[6] A. BIANCO, Ori, argenti e beni giocali, in Fonti per il Barocco Leccese, a cura di C. Piccolo Giannuzzi, Galatina 1995, pp. 143-190.

[7] A. FRASCADORE, Scrittura e società in Galatina alla fine del XVI secolo, in «Bollettino Storico di Terra d’Otranto», 3, 1993, pp. 176-177.

[8] M. PAONE, I lunghi secoli dell’argento, in  Il Barocco a Lecce e nel Salento, catalogo della mostra, a cura di A. Cassiano, Roma 1995, p. 191.

[9] M. BOZZI CORSI, Tecniche e artefici, in Sculture di età barocca tra Terra d’Otranto, Napoli e Spagna, a cura di A. Cassiano e R. Casciaro, Roma 2007, p. 144.

[10] G. BORACCESI, op. cit., 2007, pp. 149-150.

[11] Fonti per il barocco, p. 189.

[12] ASL, Matrici dei Ruoli e Stato dei Patentabili, Fascio 47, Lecce.

[13] Archivio di Stato di Bari, Agricoltura, industria e commercio, b. 201, f. III/1.

[14] C. MOTTA PADULA, Argentieri e orafi di Matera, in Argenti in Basilicata, catalogo della mostra a cura di S. Abita. Salerno 1994, p. 181. Sulla figura di Nicola Alvino documentato dal 1818 al 1846, cfr. G. BORACCESI, Per il culto e la devozione. Argenti del Santuario di S. Maria dei Miracoli, in La Madonna d’Andria. Studi sul santuario di S. Maria dei Miracoli nel centenario di elevazione a basilica, a cura di L. Bertoldi Lenoci e Luigi Renna, Andria 2008, p. 285 (con bibliografia precedente).

[15] E. e C. CATELLO, Argenti napoletani dal XVI al XIX secolo, Napoli 1973, p. 175.

[16] Archivio di Stato di Lecce, Matrici dei Ruoli e Stato dei Patentabili, fascio 50, anno 1815.

[17] Un argentiere Domenico di Fiore (il nostro?) è registrato a Napoli nel 1765, cfr. E. e C. CATELLO, op. cit., p. 175.

[18] Questo maestro potrebbe essere lo stesso indicato in altra sede come nativo di Francavilla Fontana, cfr. BORACCESI 2007a, p. 166.

[19] In questo stesso fondo dell’Archivio di Stato di Lecce il nome di tale maestro è a volte accompagnato dalla qualifica di muratore: forse un errore dello scrivente?

 

pubblicato su Spicilegia Sallentina n°6

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