Il sorgo nel Salento per un’agricoltura sostenibile

 

Il Sorgo Dura (Sorghum vulgare): nel 1910 dall’Eritrea al Salento leccese grazie a due fratelli

 
di Antonio Bruno

 

L’origine della pianta del Sorgo viene individuata nelle zone tropicali dell’Africa centro-orientale e nelle montagne della Cina centrale e occidentale. Per il consumo umano, il sorgo è al quinto tra i cereali più importanti prodotti nel mondo dopo grano, riso, mais e orzo.
Si tratta di un’importante fonte di calorie e proteine per un segmento importante del popolazione umana nei tropici semi-aridi (Axtel et al., 1981); è cresciuto in tutti i paesi del mondo, tranne che nella parte fredda nord-occidentale d’Europa. I maggiori paesi produttori di Sorgo sono gli Stati Uniti, India, Nigeria, Argentina, Messico e Sudan (Dirar, 1991).
Ogni anno nel Salento leccese per la grande siccità che a a partire dai mesi di aprile – maggio giunge sino alla fine di settembre inizio ottobre si ricorre all’uso dell’acqua che viene smunta dalla falda profonda. Da più parti si grida al rischio desertificazione per la salinizzazione della falda conseguente al suo uso non sostenibile in quanto si emunge molta più acqua di quanta se ne accumula dopo le piogge autunno invernali.
Per questo motivo sarebbe opportuno l’utilizzo di piante da foraggio che sono resistenti alla siccità e quindi mi è sembrato opportuno divulgare le prove fatte nel 1910 nel Salento leccese dal Dott. Giuseppe Elia con il Sorgo Sorghum vulgare (Dura) da semi arrivatigli da un suo fratello che in quel periodo era residente in Eritrea. I semi che gli fece pervenire erano di tre varietà: Mascellai, Gheirai e Carda che, in Eritrea, erano molto poco esigenti di acqua tanto che bastavano le nebbie e le brinate per permettergli di vivere e di produrre.
I semi furono seminati su due appezzamenti del Signor Antonio Corina, uno molto vicino a Martano, terreno molto profondo di medio impasto e fertile, e l’altro a metà della strada che da Carpignano salentino porta a Borgagne, poco profondo ciottoloso e poco fertile.

Nel primo appezzamento la semina è avvenuta in buche distanti 50 centimetri tra le file e nella fila, mentre nell’altro fu seminato a spaglio. Nel primo terreno le piante nel mese di settembre raggiunsero l’altezza di circa 4 metri con un accestimento di 8 germogli a pianta i culmi però divennero durissimi e al bestiame si poté dare solo il fogliame. Nel secondo appezzamento a semina più fitta e a terreno più magro si ebbero piante che non andarono oltre gli 80 centimetri ma essendo più tenere hanno fornito foraggio sia da foglie che dai culmi. Il sorgo è stato tagliato prima della fioritura dopo di che si è avuto un ricaccio che fece procedere ad un secondo sfalcio.

Dalle prove di Martano si poté inoltre constate che i bovini nutriti con il sorgo davano latte di qualità eccellente e che comunque il sorgo rappresenta un alimento ad alto valore nutritivo. Prima di farlo mangiare dal bestiame il Sorgo è stato fatto appassire per un giorno e poi è stato spezzato con il trincia foraggi. Siccome la produzione di sorgo era stata superiore al fabbisogno estivo quella in eccesso fu insilata e si diede successivamente al bestiame registrandone una buona appetibilità, mentre le prove di essiccamento diedero un essiccato che non risultò gradito al bestiame.

Oltre che questi due campi sperimentali di Sorgo furono istituiti altri campi sperimentali sempre di Sorghum vulgare (Dura) a Monteroni di Lecce, presso il Signor Edoardo Chiarella, a Gallipoli presso il Consorzio Antifillosserico, a Lecce presso il Signor Francesco Russo e presso il comizio agrario, a Galatina presso il Signor Domenico Zamboni, a Surbo presso il Signor Duca Francesco Lopez y Royo, a Cavallino presso il Signor Commendatore Francesco Marangi, a Trepuzzi presso i signori fratelli Guerrieri, a Salice Salentino presso il Signor Raffaele Avv. Bernardini, a Monteroni di Lecce presso il Signor Conte Pasquale Romano, a Castrì di Lecce presso il Sig. Dott. Alfonso Didonfrancesco. Alcuni di questi campi furono seguiti dal Dott. Attilio Biasco Direttore della sezione circondariale di Tricase ed altri dal Dott. Enrico Viola Direttore della sezione circondariale di Gallipoli.
Le intuizioni dei colleghi Dottori Agronomi che operarono nel secolo scorso nel Salento leccese sono state profetiche, infatti a un secolo di distanza, un team di ricercatori internazionale, ha descritto il genoma del sorgo, svelando i segreti che permettono alla pianta erbacea di resistere alla siccità.
Questi nuovi risultati, pubblicati sulla rivista Nature, hanno gettato luce su una preziosa fonte di cibo, foraggio e biocarburante ed hanno importanti implicazioni per l’agricoltura nelle regioni più aride. Noi Dottori Agronomi facciamo sempre più fare ricorso a una agricoltura sostenibile per non devastare le risorse naturali che devono essere a disposizione anche dei nostri figli.

Il sorgo rappresenta una coltura che non sfrutta la falda, salvaguardandola dalla salinizzazione che porterebbe senza dubbio alla completa desertificazione del Salento leccese ed è per questo motivo che ne consigliamo fortemente la coltivazione.

 

Bibliografia
Schede Colturali Edagricole scolastico – I Cereali primaverili estivi ed estivi
L’Agricoltura Salentina
MANUALE DI CORRETTA PRASSI PER LA PRODUZIONE INTEGRATA del SORGO
*Adam E. Yagoub1, Abdel Moneim E. Suleiman1 and Warda S. Abdel Gadir2: EFFECT OF FERMENTATION ON THE NUTRITIONAL AND MICROBIOLOGICAL QUALITY OF DOUGH OF DIFFERENT SORGHUM VARIETIES
Valeria Aiello: Il codice anti-siccità Nel DNA del sorgo il segreto della resistenza all’aridità http://www.valeriaaiello.it/news/ilcodiceantisiccita.htm

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