Il verde Salento che vuole rinascere!

 

La riscoperta del frassino meridionale e del Bosco di Belvedere. La produzione della dolce manna salentina, dal marchio “Foresta Belvedere”. Il ritrovato Orniello, il Frassino orno, stretto cugino del Frassino meridionale!

di Oreste Caroppo

Ritrovai alcuni esemplari di Frassino ossifillo o meridionale (Fraxinus angustifolia), ancora perfettamente vegetanti, alcuni anni fa, nell’area dei Paduli-Bosco Belvedere, in particolare negli agri di Scorrano, Surano e Nociglia, lungo alcuni corsi d’acqua, dopo decenni di creduta scomparsa locale, di questa storica e ben nota specie autoctona igrofila dell’antica foresta chiamata “Bosco Belvedere”, che si estendeva in tutto il cuore del basso Salento. Il primo esemplare di un gruppo relitto di non più di 5 alberi, lo scovai con immensa gioia, nel pomeriggio del 10 agosto del 1995, protetto in una umida vallata tra gli ulivi, lungo un corso d’acqua nascosto da alte canne domestiche (Arundo donax L.), Pioppi neri (Populus nigra L.), e tantissimi Olmi campestri (Ulmus minor L.), dove anche viveva, e vive, qualche pruno selvatico e querce caducifoglie. Era lungo il Canale del “Fosso la Castagna”, così chiamato, non lontano da contrada Silva, nei Paduli, in agro di Scorrano.

“Paduli”, segno dell’atavica presenza di estese paludi, acquitrini, ancor oggi in quei luoghi persistenti nelle stagioni piovose per parecchi mesi all’anno. “Silva”, il nome della selva impenetrabile in latino, eco toponomastico dell’antica locale Foresta del Belvedere. Allo stesso modo il termine “Foresta” non è andato perduto, ma è passao ad indicare alcune voragini dell’area.
Segnalai tali esemplari alla dotto.ssa Rita Accogli, dell’ Orto Botanico dell’Università di Lecce. Divulgai pubblicamente l’interessante scoperta il 16 novembre del 2008, in una conferenza dal titolo “La Rinascita del Bosco Belvedere, l’antica magnifica foresta salentina nel cuore del Salento”, tenutasi a masseria Le Stanzie a Supersano, cui presero parte anche la dott. Accogli ed il prof. Silvano Marchiori del Dipartimento di Biologia dell’ Università del Salento.

Ai primi alberi ed alberelli ritrovati a Scorrano, hanno fatto seguito solo altri rarissimi esemplari, che ho successivamente scovato, nell’estate del 2009, sempre lungo corsi d’acqua, in agro di Surano e Nociglia. Nel 2008 il prof. Piero Medagli mi ha riferito di aver osservato un esemplare di Frassino ossifillo, in contrada Masseria Bosco Belvedere in agro di Supersano, e sempre lungo corsi d’acqua.

A rischio di locale estinzione, se ne auspica ora una loro rapida ripropagazione in situ ed ex situ.

Lo stesso auspicio per il Fraxinus ornus, (Orniello comunemente detto, ma anche Frassino orno, o anche “Albero della manna”, dal nome dato alla sostanza zuccherina emessa dal suo tronco se inciso, talvolta appositamente), recentemente ritrovato a Supersano dal biologo Francesco Tarantino, professore presso il Liceo “Francesca Capece” di Maglie, insieme ai suoi studenti, come comunicato in un recentissimo articolo della Gazzetta del Mezzogiorno, del 12 dicembre 2010, a firma della giornalista magliese Angela Leucci; articolo dal titolo “Studenti del «Capece» trovano il mitico albero della manna”, che è possibile leggere al seguente link

Link: http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=389103&IDCategoria=1

Per alcune foto degli esemplari ritrovati vedi:
“L’albero della manna a Supersano”, al link seguente

Link: http://spigolaturesalentine.wordpress.com/2010/12/16/lalbero-della-manna-a-supersano/

Della presenza dell’Orniello, tra le tipiche essenze della Foresta del Belvedere ancora nell’800, parla, mi pare di aver letto, già in un suo scritto, lo scienziato leccese Cosimo De Giorgi. Allo stesso modo, ancora negli anni ’80 del ‘900, su degli opuscoletti di informazioni naturalistiche, redatti dal Museo di Storia Naturale di Calimera, si scrive della presenza dell’Orniello tra le specie vegetali più rare, insieme al Terebinto (Pistacia terebinthus L.) e al Castagno, presenti nella riserva naturale della Serra di Supersano, detta anche Serra della Madonna di Coeli-manna; un toponimo che ricorda, forse proprio, secondo quanto rimarcato dallo studioso magliese Emilio Panarese, l’antica pratica di silvicoltura consistente nella raccolta della manna dagli ornielli che crescevano spontanei nel Bosco Belvedere.

Ma fino all’importante scoperta del prof. Tarantino, la mancata segnalazione di esemplari ancora vivi di Orniello, nel cuore del basso Salento, faceva temere che la specie si fosse del tutto estinta localmente a causa della scure e del fuoco, che tanto hanno martoriato la biodiversità e gli ecosistemi del Salento.
Scoraggiato dall’infruttuosità delle mie ricerche nell’area dell’antica foresta del Belvedere, che si estendeva, grossomodo, nelle epoche più antiche, tra Giuggianello e Parabita (da Est ad Ovest), e tra Galatina e Tricase (da Nord a Sud), (meglio erano andate le mie ricerche del Frassino ossifillo), alla fine mi ero recato nella Foresta delle Pianelle, in agro di Martina Franca (Taranto), per prelevare degli alberelli di Orniello, che li vegeta ancora spontaneo, e piantarli qui nel basso Salento, in un podere di conoscenti tra i feudi di Maglie e Scorrano, in contrada Luci. L’ottima vegetazione avuta da questi esemplari ben testimonia come si tratti di una tipica specie autoctona salentina, la cui diffusione si è contratta solo a causa della scure e del fuoco. Ma è ora di ridiffonderla questa antica nostra specie, anche facendo tesoro economico del ricercatissimo prodotto, per fini alimentari e di farmacologia, che essa fornisce, la zuccherina “manna”, dal bianco candore traslucido, che l’ha fatta identificare con la biblica divina “manna”, con cui Jahvè, il dio ebraico, alimentò miracolosamente, facendola cadere dal cielo, gli ebrei durante il loro peregrinare nel deserto tra mille stenti, ai tempi dell’esodo dall’Egitto!
Una nuova attività economica, quella della produzione della manna salentina, con marchio “Paduli-Foresta Belvedere”, che crea economia, recupero di una antica tradizione locale, ricrea la biodiversità identitaria e ristruttura il paesaggio nelle sue intrinseche suggestioni estetiche!

Sempre a Supersano, anche relitto, cresce ancora (oltre al Terebinto pure presente), il Castagno (Castanea sativa Miller), con pochissimi esemplari che ho osservato, e che son ben noti, tanto che la contrada ai piedi della Serra di Supersano, dove vegetano, è chiamata “La Castagna”, un toponimo che sempre nell’area del’antico Bosco Belvedere, denota anche un’altra vasta contrada in agro di Scorrano, là stesso dove trovai i primi miei frassini meridionali dopo anni di continue ricerche!

Il botanico Martino Marinosci di Martina, che studiò attentamente l’immenso bosco salentino del Belvedere, parlò nei primi dell’800, di Frassino superiore, Fraxinus excelsior L., per la specie di Frassino che disse molto diffusa nel Bosco Belvedere, in realtà oggi sappiamo che si tratta di Frassino meridionale, Fraxinus angustifolia (Vahl, 1804), più tipico dei boschi igrofili planiziali, (quale era in gran parte il B. Belvedere), del sud Italia, lo stesso che vegeta lungo il Fiume Ofanto o nel Bosco Pantano alla foce del Fiume Sinni in agro di Policoro (Matera), per indicare i due siti continentali più vicini al basso Salento, dove vive ancora questa specie; una specie probabilmente non ancora ufficialmente ben distinta, dal punto di vista tassonomico, dal Fraxinus excelsior, ai tempi del Marinosci e negli ambienti scientifici dei primi dell’800 nel Regno di Napoli.

Ma tante altre specie tipiche dell’antica Foresta Belvedere son ancora da ritrovare, come il Carpinus betulus (il Carpino bianco), segnalato dal botanico Martino Marinosci di Martina, nei primi dell’800. Oppure la Marruca (Paliurus spina-christi Mill.), l’arbusto irto di spine legato alla leggenda della corona di spine del Cristo, annoverato tra le specie che ancora nei primi del ‘900 si ritrovavano nell’area del Bosco Belvedere. Oggi la ricerca in loco ha avuto esito negativo, nonostante le tante voci della sua presenza almeno nei recenti anni passati; per ritrovarne degli esemplari, i siti continentali più prossimi, (in cui mi son anche recato per trarne semi e piantine che ho coltivato qui per me), sono la Gravina di Lecapside nell’entroterra murgiano di Taranto, le colline delle Murge di Ostuni (Brindisi), i margini dei corsi d’acqua di Policoro (Matera).
E così per tante altre piante di questo mitologico Bosco, (“Oscu” in vernacolo locale), dalla ricchissima e variegata biodiversità, di questa Foresta primigenia, centro storico della storia naturale del Salento antico, in questo nuovo splendido moto scientifico e cultural-popolare di sua riscoperta e riaffermazione, post-industriale, dopo le ferite atroci che la rivoluzione industriale chi ha ingiustamente causato, ferendo con lui tutti noi!

Tutta una serie di specie arboree del salentino Bosco Belvedere da salvare e ripropagare!

Recentemente vi ho ritrovato anche alcuni esemplari, probabilmente relitti, di Acero campestre (Acer campestre), ancora sotto approfondimento. Già negli anni passati vi ho scovato anche esemplari, sempre ancora viventi, di Pioppo bianco (Populus alba L.), Salice bianco (Salix alba L.), Azzeruolo (Crataegus azarolus L.), ecc., senza qui approfondire l’interessante ricchezza in specie quercine di quell’immensa foresta, oggi in gran parte mutatasi in una argetea foresta d’ulivi.

Tutte note e testimonianze che attestano quanto speciale e ricca di biodiversità fosse tale foresta dell’entroterra basso salentino, in confronto alle attuali presenze boschive nel Salento troppo degradato dalla scure.

Un patrimonio storico-naturalistico eccezionale, la Foresta Belvedere, che giungeva alle porte di Maglie, da proteggere e ricostruire per il bene della nostra terra e del nostro futuro!

P.S.: chiunque fosse intenzionato a ripropagare questi esemplari, per talea o seme, senza dunque danneggiarli, non esiti a contattarmi per avere maggiori informazioni sull’ubicazione degli esemplari delle specie indicate.

GRAZIE a TUTTI, solo attraverso il massimo e doveroso impegno dei singoli cittadini e di tutte le istituzioni pubbliche, potremo in forme nuove ed ecosostenibili, anche economicamente parlando,
FARE RITORNARE A VERDEGGIARE L’ANTICA NOSTRA RICCA E VIVA FORESTA BELVEDERE !

Per approfondimento su:
“La Rinascita del Bosco dei Paduli, il Bosco Belvedere !”

vi invito a leggere il mio lavoro in
Link: http://larinascitadeipaduli.blogspot.com/

Le foto sono di Oreste Caroppo

3 Commenti a Il verde Salento che vuole rinascere!

  1. apprezziamo il tuo e vostro impegno per la salvaguardia di specie autoctone del salento.ti faccio notare come esemplari di pialiurus spina cristi siano presenti nel circondario de le cesine- altre specie autoctone salentine sono ancora presenti nell’area della foresta oritana altra mitica foresta del salento, di cui poco si parla e il cui areale è minacciato da tante e troppe culture al gusto di silicio.

    • grazie Diego per la segnalazione. Convengo che sulla celebre foresta oritana, confinante con l’Arneo, si sappia assai poco e ancor meno si scriva. La ricchezza del luogo fu motivo di aspre contese, specie tra 1600 e 1700, coinvolgendo il marchese di Oria, la Mensa Vescovile di Nardò, i diversi baroni che possedevano feudi con essa confinanti. Saremmo ben lieti di riprendere il discorso, proprio partendo da questa tua gradita sollecitazione

      • frammenti della foresta oritana sono ancora ben presenti tra noi, uno di questi è il bosco di curtipitrizzi in agro di cellino a rischio di trasformazione in parco giochi;vi è poi il bosco di cerano e diverse aree boschive tra tuturano san donaci e mesagne, verso nord vi è il relitto boschivo di scaracci con annessa preziosa area di pseudosteppa e macchia alta e garica.il problema che alcuni di questi ambienti versano in forte degrado, maestosi esemplari di quercia e fragno sono tra latiano e san michele in località sierri che ritengo il più ampio ed esteso areale di uliveti presente nel salento.basti pensare che fino al 1840 in questa area vi erano lupi e linci e e molte masserie nella zona presentano alti muri non per azioni difensive dall’uomo bensì per l’attacco dato dai lupi diffusissimi in tale areale.difendiamo ciò che rimane è la nostra memoria per il nostro futuro.

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