Signurìa

dialetto

di Elio Ria

 

Quanto è bello ascoltarla: melodica, rispettosa. Non mi capitava di sentirla da tanto tempo. L’altro ieri un giovane del mio paese si è rivolto a me con garbo proferendo la frase: scusi Signurìa, mi può dire…

Mi ha fatto piacere, molto. Nei paesi del Salento nei tempi andati la frase denotava rispetto ed educazione e veniva rivolta in particolar modo alle persone anziane e di un certo rango.  Oggi nel dialetto vive la forma brutta e disarmonica del scusa tie… Il pronome personale “tu” assume una tonalità di sconcertante rozzezza lessicale, mentre Signurìa è tutt’altra musica. Signurìa, come a dire Signoria, quindi rispetto e approccio reverenziale.

Non ho saputo trattenere la meraviglia e ho ringraziato il giovane per avermi fatto ricordare questa espressione poetica dialettale che da bambino ero chiamato anch’io ad utilizzare.

Ho pensato al dialetto e ad alcuni suoi lemmi che rincuorano e rallegrano. Tutta un’altra cosa:  ravviva il linguaggio, rende tutto più simpatico e gioioso.

La poesia non può non interessarsi della lingua dialettale che in alcuni casi riesce a esprimere meglio di altre lingue le cose dell’uomo e della vita. La parola allora sopravvive e si forgia nella consuetudine, facendo rinascere l’origine di un tempo che tenderebbe altrimenti a perire. Essa pur venendo da lontano avvicina l’uomo allo stato nascente della parola, cioè salvaguarda e al contempo rafforza la tradizione della lingua con il modo d’essere dell’uomo con la sua stessa opera per approdare all’ascolto. Una parola è per tutti: nessuno può vantarne il diritto di proprietà. Alcuni termini dialettali e modi di dire  da superficie lampeggiante connotano specificità di lingua che accomuna e non divide, crea una espressione codificata e legittimata dell’agire di una comunità, fissando anche regole di educazione e di comportamento. Questo è appunto il caso del Signuria come di altre  parole ancora in uso. Il parlare cordiale assume una simmetria di relazione con l’altro, favorendo il dialogo e l’incontro, dispone all’ascolto nelle moltitudini e tragiche solitudini odierne. Il dialetto è la bandiera di un popolo: non sarà mai utilizzato per redigere documenti ufficiali, ma conserverà, fintantoché ci sarà la volontà di servirsene,  il colore e i costumi della comunità che rappresenta.

Quella parola  pronunciata dal giovane ha meglio di qualunque altra evidenziato la bellezza del dialetto che caparbiamente ancora oggi sa resistere alla tentazione di neologismi e anglicismi ricorrenti nel parlato.

Signurìa, termine che espone educazione, gentilezza d’animo, e sarebbe magia di poesia se un po’ tutti ci ritrovassimo nel suo significato letterale, che è responsabilità di conservazione della tradizione, nonché accostamento alla giusta misura del dire.

4 Commenti a Signurìa

  1. Quando da piccola dovevo rivolgermi alla nonna, agli zii e alle zie o ad altre persone anziane, ,quel “tu” che usavo con gli altri ….proprio non riusciva ad uscire dalla mia bocca , invece scivolava dal cuore…ssignuria con due s per noi neritini.
    Cose di un altro millennio!

  2. Giovane figlio di emigranti, era cresciuto in Germania e lì aveva passato quasi tutto il tempo dei suoi vent’anni. I genitori gli avevano insegnato un rudimentale italiano intessuto di frasi fatte e inflessioni dialettali, ma più di tutto al ragazzo era rimasto impresso quel “Signuria” che i suoi gli avevano raccomandato di rivolgere ai parenti e agli adulti. No, non c’era distinzione tra braccianti e professori, tra operai e giudici, perchè il “Signuria” era merito e diritto di ogni uomo e donna esistente sulla faccia della terra. E il ragazzone teutonico se ne riempiva la bocca ad ogni ritorno al paese per l’Estate. Prodigi del nostro dialetto, poetico rispetto verso l’umanità! Perchè l’umanità non scade col passare del tempo, nè può imbarbarirsi nei luoghi comuni, negli errori dei governi e nell’abbrutimento dei costumi. Elio Ria ci ha commosso e col suo cogliere un “Signuria” ormai quasi dimenticato, ha rilanciato il valore di ognuno di noi, lo stesso valore che i nostri padri ci hanno lasciato in eredità.

  3. Il “signuria”, non era rivolto solo alle persone anziane e si un certo rango sociale, ma anche e, soprattutto, ai genitori. Mai e poi, nel passato, ci saremmo permessi di dare del “tu” a mamma e papà, come non ci saremmo mai permessi di profferire le parole “scema/u”, “deficiente”, imbecille” o altri epiteti, a fratelli più piccoli. Ai più grandi, poi!

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