Cave Ipogee. Le cave Mater Gratiae di Gallipoli

di Massimo Negro

Lo stesso giorno, una volta uscito dalle cave ipogee che costeggiano la ferrovia, mi sono rimesso in macchina e mi sono diretto verso Alezio, lasciandomi alla spalle Gallipoli.
Superato l’Ospedale si giunge alla zona denominata “Mater Gatiae”. Siamo nel regno delle cave di carparo, una delle tipologie di calcarenite estratte dal sottosuolo salentino. Una pietra dura, più difficile da lavorare rispetto alla più antica pietra leccese, ma di straordinaria bellezza soprattutto decorativa.

Domina la zona l’antica chiesa della Madonna delle Grazie dove ogni anni i cavatori si ritrovano in occasione dei festeggiamenti della Vergine per la loro festa e per rendere grazie per un altro anno trascorso. Anche se non è più come un tempo.

Era un sabato e pensavo di trovare le cave chiuse. Fortunatamente una cancellata era aperta e così con la macchina sono sceso giù lungo la rampa e mi sono ritrovato in un largo spiazzo. Non sapevo che cosa avrei trovato. La zona è ormai da tempo coltivata a cielo aperto e delle cave di un tempo non sapevo  cosa ne restava. Lungo alcune pareti erano evidenti i segni antichi lasciati a mano dei cavatori e poco lontano quelli che sembravano accessi a cavità sotterranee. Forse sarei stato fortunato.
E in effetti, come si suol dire, mi è andata bene.

Le cave in questa zona hanno forma e tipologia diversa da quelle esplorate nei pressi della ferrovia e ormai inglobate nel centro abitato. Il banco roccioso è affiorante e i cavatori (zzuccaturi) nel passato hanno provveduto all’estrazione dei mattoni (piezzi) mediante la creazione di pozzi di scavo che via via venivano allargati sino a dare allo scavo una forma a imbuto rovesciato (come si può notare dalla prima foto in cui sono evidenti i contorni di due antiche cave ormai scomparse). I motivi di questa tipologia di scavo si possono ricercare nella durezza dello strato affiorante di roccia.
Per cui i cavatori scavavano sino a che non incontravano lo strato di roccia meno dura e più lavorabile e, solo allora provvedevano ad allargare lo scavo dandogli quella particolare forma ad imbuto.

Fatto lo scavo non procedevano all’estrazione del materiale mediante la creazione di gallerie nel sottosuolo. Si passava a creare il successivo “imbuto” di scavo.  I segni sulle pareti sono quelli lasciati dal piccone (“zoccu”). Dalla forza delle braccia e dal sudore di chi per decenni si è alternato per modellare il materiale estratto. Il materiale veniva portato in superficie mediante l’uso di argani, mentre la discesa e la risalita delle persone era assicurata mediante il modellamento di pilastri ad hoc in cui venivano intagliati degli appigli per le mani e i piedi (“taccature”).

Il proprietario con grande disponibilità mi ha fatto vedere come avveniva la risalita e la discesa dei cavatori. In pochi secondi è salito sin quasi alla bocca del pozzo, per poi ridiscendere altrettanto velocemente.

Con l’ausilio di una torcia elettrica mi sono addentrato in una cava cave più interna, dove regnava l’oscurità più profonda.

Con il passare del tempo, la tecnica di estrazione mutò e si passò dall’estrazione in sottosuolo all’estrazione mediante cave a cielo aperto.
L’estrazione del carparo nel tempo si è ridotta, limitandone l’uso soprattutto per rivestimenti e per decorazioni. La durezza della pietra a differenza del fragile tufo consente un suo valido utilizzo all’esterno creando degli effetti cromatici molto suggestivi e apprezzati.
Purtroppo la coltivazione estensiva della zona ha portato al progressivo venir meno di queste antiche cave. Nella cava da me visitata fortunatamente la proprietà ha dimostrata sensibilità e lungimiranza verso questi antichi segni dei tempi che furono. Una di queste è stata recuperata e resa abitabile ripulendola dai detriti.

Altre di queste cavità da me visitate, mi è stato assicurato, saranno bonificate e recuperate in futuro. In una di queste è evidente l’abuso che negli anni passati venne fatto da gente scriteriata. Cumuli di materiale di riporto e pneumatici gettati dalla bocca dei pozzi.

Ma a detta del proprietario quello che ora è visibile di questi scempi è ben poca cosa rispetto a quello che giace nel sottosuolo dell’intera area. Per anni le antiche cave sono state utilizzate per gettarvi all’interno rifiuti di ogni genere,  anche di natura industriale. Camion di auto spurgo hanno scaricato liquami nel sottosuolo. Per nascondere le malefatte veniva poi dato fuoco e fumi si sono sprigionati dalla terra ad inquinare anche l’aria. Il tutto con il silenzio-assenso di chi avrebbe dovuto vigilare e non lo ha fatto. Ma d’altro canto questa è stato il destino comune a tante cave, con il tempo riempite del materiale più vario e nocivo, non solo a Gallipoli ma in tante altre zone del Salento. Delle bombe ecologiche che rilasciano progressivamente nel tempo nel terreno i loro veleni, senza che nessuno si sia mai dato pena di verificarne anche mediante carotaggi quello che vi è stato gettato dentro.
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APPARTENGONO ALLA SERIE DELLE CAVE IPOGEE LE SEGUENTI NOTE:

Nota nr. 1: nota sulle antiche cave ipogee che costeggiano il tracciato ferroviario a ridosso del centro abitato nella zona alta di Gallipoli.
http://massimonegro.wordpress.com/2011/12/09/cave-ipogee-quattro-passi-nel-sottosuolo-di-gallipoli/

Nota nr. 2: nota sulle antiche cave ipogee della zona “Mater Gratiae” di Gallipoli.
http://massimonegro.wordpress.com/2011/12/09/cave-ipogee-le-cave-mater-gratiae-di-gallipoli/

Nota nr. 3: nota sui pozzi di accesso alle antiche cave ipogee della zona di Cutrofinao.
http://massimonegro.wordpress.com/2011/12/09/cave-ipogee-i-pozzi-nelle-campagne-di-cutrofiano/

Nota nr. 4: nota sulla ”passeggiata” nell’oscurità in una cava ipogea di Cutrofiano, tra stalattiti ed una colonia di pipistrelli
http://massimonegro.wordpress.com/2011/12/09/cave-ipogee-nelle-miniere-di-tufo-di-cutrofiano/

Nota nr. 5: nota sull’antico sito ipogeo in località Petrore a Cutrofiano.
http://massimonegro.wordpress.com/2011/12/09/cave-ipogee-le-incisioni-nella-roccia-di-localita-petrore/

Nota nr. 6: nota sull’antica cava ipogea in località Li Grutti tra Aradeo e Noha (Galatina).
http://massimonegro.wordpress.com/2011/12/10/cave-ipogee-li-grotti-tra-noha-e-aradeo/

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