Il mio amico parroco

di Rocco Boccadamo

 

A Marittima, quando contavo dodici o tredici anni, ci fu un avvenimento notevole per l’intera comunità: il cambio del parroco.

A guidare la nostra parrocchia di S. Vitale, da una località più grande situata nelle vicinanze dove svolgeva il compito di vice parroco, arrivò don G. P., una persona ancora giovane e piena d’energie che subentrò ad un altro sacerdote avente il medesimo nome di battesimo, ma dotato di un temperamento in certo senso opposto, vale a dire oltremodo mite e tranquillo.

Già la domenica in cui prese possesso della nuova sede, don G.P. si distinse e colpì l’affollata platea di fedeli con un’omelia pervasa da forti accenti e da vibrati proclami e ricca di richiami dei valori fondamentali cui, secondo l’oratore, bisognava improntare non solo la pratica strettamente religiosa, ma anche i rapporti di civile convivenza.

Nel giro di pochi giorni, il nuovo parroco mi adocchiò nel gruppo di ragazzi che erano soliti frequentare le funzioni e l’oratorio e non ci volle molto perché arrivasse a conoscermi a fondo: lui dimostrava di ”considerarmi” e di apprezzarmi, io, in tal modo stimolato, iniziai ad essergli vicino, dedicandogli una parte del mio tempo libero dalla scuola e dai compiti.

Allora, erano ancora molto vive determinate abitudini risalenti a tempi antichi, ad esempio il rispetto dell’astinenza dai normali pasti e/o dal consumo delle carni in alcuni giorni dell’anno, fra cui il 7 di dicembre, vigilia della festa dell’Immacolata.

marina di Marittima

Don G. P., durante la permanenza nella sede precedente, in occasione di detta ricorrenza aveva sempre rispettato, per il pasto frugale di mezzogiorno, una ricetta tipica tramandatasi di generazione in generazione: “puccia” alle olive e tonno sott’olio.

Purtroppo, arrivato a Marittima, si trovò spiazzato, giacché l’unico negozio di generi alimentari era sprovvisto di tonno in scatola. Il mattino del suo primo 7 dicembre, incontrandomi, mi confidò il rammarico di non poter conservare la tradizionale abitudine; al che io, mi sentii mosso da un subitaneo impulso e pensai bene di offrirmi di fare un salto in bici nella località dove risiedeva prima, onde acquistare per suo conto i due etti di tonno all’olio d’oliva a cui gli dispiaceva di dover rinunciare.

Don G., ovviamente, accettò con un sorriso la mia disponibilità e mi diede i soldi occorrenti: nel giro di un’ora – un’ora e mezzo, il viaggio e la commissione furono compiuti. Il mio amico parroco mi espresse molta gratitudine e mi ricompensò donandomi cinque o dieci lire.

Il rito della trasferta in bicicletta per l’acquisto di un po’ di tonno la vigilia dell’Immacolata si rinnovò per alcuni anni; poi, con l’arrivo del prodotto anche nella rivendita di Marittima, non si rese più necessario e quindi cessò.

Non si esaurì mai, invece, la mia amicizia e la vicinanza, anche da adulto, nei confronti di Don G. P., il quale ha difatti celebrato il mio matrimonio e ha successivamente conosciuto i  miei tre figli.

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