1614. Restauri nella chiesa di San Domenico a Nardò

Nardò, s. Domenico (ph M. Gaballo)

di Marcello Gaballo

Nel 1614 si ritrovano nel convento dei frati Domenicani, oltre al priore e ai frati, Alessio, Colella e Bernardino Sambiasi, figli di Giulio Cesare e di Lucrezia de Castello, agenti anche in nome del loro cugino Roberto Sambiasi, figlio di Beatrice de Castello, sorella della predetta Lucrezia.

I de Castello hanno posseduto et al presente anche possedono la cappella maggiore della chiesa di detto convento… edificata da loro predecessori con tutte le statue et ornamenti come al presente se ritrova; et perchè essi Rev.di Padri vogliono er commodità loro et per ornamento della detta loro chiesa ampliare il choro, che stà dentro detta cappella, et l’ altare farla sotto l’ arco come già s’è ncominciata a fare, et vogliono finirla con farci due porte alle bande et altri ornamenti che meglio li parerà, per lo che è necessario che li butti a terra il baldacchino da quel loco dove stà. Et anche è necessario che le due statue, una di Santo Pietro et l’ altra di Santo Paulo si levano di quel loco dove stanno et si trasferiscano alli dui lati delle dette due porte, et di più che l’ altre due statue della Visitatione si levano più in alto insieme con li due sepolchri et arme et anche il cornicione, acciò si possa più commodamente allargare et accomodare il choro, conforme al disegno fatto dalli mastri.

I suddetti Sambiasi si contentano come dechiarano contentarsi d’ esser lecito à detti Rev.di Padrid’ accomodare l’ altare nel detto loco come di sopra, di levare in tutto il detto baldacchino, di tranferire dette due statue… con patto che detti Sambiasi debbiano contribuire per la metà della spesa che si farà nella translatione…

particolare della facciata di S. Domenico (ph M. Gaballo)

L’ altra metà della spesa verrà coperta dai frati, che si impegnano a riparare eventuali danni occorsi nei lavori, subito o entro due mesi, senza alcun aggravio per i Sambiasi.

Qualora i danni si verificassero per le statue o fossero irreparabili, i frati si impegnano a pagare il giusto prezzo alli predetti Sambiasi per farne fare altre simili o spenderli in beneficio di detta cappella.

Viene poi pattuito che se si dovranno porre le armi dei Sambiasi e De Castelli sulle porte, le spese conseguenti saranno a carico dei Sambiasi (atti del notaio Santoro Tollemeto del 1614).

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