Dracula e il Vampiro

 
disegno di Raffaella Verdesca

 

di Raffaella Verdesca

Un giorno, un nome e una leggenda s’incontrarono per caso grazie al tubo catodico.

Avevano entrambi lo stesso aspetto sciupato e pallido, forse perché si guardavano attraverso una vecchia pellicola degli anni ’60: “Dracula, principe delle tenebre” del britannico Terence Fisher.

Quei due non erano la stessa cosa, si capisce dal titolo di questa storia: il primo, con un nome accompagnato per secoli dalla fantasia popolare, il conte Vlad Tepes Draculea di Pennsylvania, il secondo, invece, con un nomignolo affibbiatogli dagli amici per quella sua aria smunta e lugubre tipica, a detta di tutti, di una certa razza strana di cadaveri, i vampiri.

Il conte ispiratore di buona parte della produzione letteraria e cinematografica dell’ultimo secolo, era stato un uomo dalla vita ricca di passioni estreme, grandezza e orgoglio. Principe di Valacchia, Dracula aveva combattuto con incredibile ferocia i turchi, di cui era stato più volte prigioniero, tornando poi a regnare nel 1476, alla fine del quale anno era finito assassinato da chi gli era successo al trono. Forse per via dell’abitudine di mangiare sotto il corpo impalato dei suoi nemici, la gente cominciò a immaginare da subito il conte Dracula come un essere immondo, immortale, una creatura sanguinaria e affamata di sangue, tanto da animare gli incubi di intere generazioni.

Alessandro Arrighi era invece un comune cittadino di Milano, arrivato a trent’anni con una laurea in storia e filosofia e una tesi sul Medioevo pubblicata sulle più importanti riviste del settore.

Il pallore sconcertante del suo viso era dovuto a una forma congenita di anemia, ma i suoi modi di fare schivi e le sue trovate imprevedibili gli avevano fatto guadagnare soprannomi e dicerie a non finire. Cultore appassionato delle pellicole horror, Alessandro passava le sue nottate a vedere e rivedere vecchi film fatti arrivare direttamente dall’Inghilterra per la sua collezione personale.

La notte dello strano incontro il giovane sentì di essere particolarmente inquieto e per la prima volta le scene del film di Fisher gli trasmisero paura, quasi terrore. Assopitosi per qualche minuto davanti alla tv, l’uomo sentì il bisogno di continuare a dormire e l’avrebbe anche fatto se l’urlo lacerante della vergine vampirizzata non lo avesse buttato giù dal divano senza tanti complimenti.

“Accidenti! L’avrò visto almeno venti volte sto’ film, ma questa è la solita scena canaglia che mi terrorizza a tradimento. Che imbecille che sono!”, borbottò cercando a tentoni gli occhiali persi nella caduta.

Finito di inforcare bene le lenti, la sua visione nitida gli regalò l’immagine di due occhi di brace a pochi centimetri dal suo naso. Un salto all’indietro e il giovane professor Arrighi ricadde ansimante sul divano:”Aiuto, Dio mio! Dr..rr…racula!!!!”

“Finiscila, becchino!” gli rispose quello senza andare per il sottile “Sono io che dovrei spaventarmi vedendo uno come te!” e si rialzò mostrando tutta la sua imponenza.

Per pochi interminabili istanti Alessandro lo fissò per capire se fosse un incubo o meno.

Gli sembrò meno cadaverico del personaggio del film e pure di sé stesso, tutto sommato atletico in quell’elegante abito scuro per fortuna senza mantello.

Lanciò un’occhiata alla tele e si accorse con sgomento che la pellicola di Fisher continuava ad andare in onda senza la presenza del suo protagonista, il principe delle tenebre.

“Gradisci un morso per capire se sei sveglio o no?” gli propose quello sarcastico.

Di tutta risposta, l’uomo cercò di arretrare ancora di più sul divano cominciando a massaggiarsi nervosamente il collo.

“No, no, questo proprio no, da te non me lo sarei mai aspettato!” sbottò il conte contrariato e divertito insieme “Eccoci alla solita sceneggiata! Siamo ancora alla fase di regressione infantile. Fa’ come vuoi, professore, scappa pure, almeno non dovrò sopportare oltre la tua presenza.”

“M…ma ci conosciamo?” farfugliò quasi esanime Alessandro; nonostante il terrore che lo paralizzava, il poveretto non riusciva a non stupirsi di questo rancore che il losco figuro sembrava nutrire nei suoi confronti. Eppure avrebbe dovuto abbracciarlo, sapendo dell’ammirazione che nutriva per lui fin da bambino!

Una risata sinistra e fragorosa scosse l’aria e in pochi istanti il nobile rumeno si ritrovò appollaiato sulla spalliera del divano, animato, si fa per dire, da un sorrisetto ironico e decisamente insopportabile.

Chiamato a raccolta tutto il suo coraggio, Alessandro si costrinse allora a parlare colorendo per la prima volta il suo viso di un rosso rubino in tutto simile al colore preferito dal conte.

“Non vedo come tu possa temere qualcosa da me, da me che sono un onesto cittadino che paga le tasse e va a lavoro anche con la febbre.” iniziò la sua scarna filippica il povero contribuente milanese “Per non parlare della mia passione per i film che raccontano di te! E tu, dico proprio tu mi guardi con ribrezzo quando tutti sanno il macabro personaggio che sei!” e la paura gli regalò un glorioso attimo d’incoscienza.

“E di te cosa sanno davvero questi ‘tutti’ di cui parli?” ribattè placido Dracula mettendosi a sedere accanto a lui.

“Quello che c’è da sapere, privacy a parte.” rispose l’uomo confuso e di nuovo in preda al panico.

“Ne ho visti tanti di vampiri nelle città, belli, rubicondi, con fisionomie angeliche e sicuramente stimati da molti.” risuonò grave il tono del mito ora in carne ed ossa “Veri e propri onesti cittadini come te. Mi chiedo, però, come mai ‘tutti’ non sanno che alla prima scopata sei stato così stupido da chiederle di abortire perché ti vergognavi di andare a comprare i pannolini al supermercato. O forse ti sei premurato di fare sapere ai tuoi ‘tutti’ che sei appena tornato da quel casermone dove hai rinchiuso padre e madre, anche qui per la vergogna di andare a comprare i pannolini igienici per incontinenti? Vergogna, sempre e solo vergogna, ma cos’è per te la vergogna, Alessandro? Forse una scusa, forse un trauma infantile? O magari solo una fetida maschera di egoismo. Sai, si uccide anche con i ‘no’ detti al momento sbagliato alla gente sbagliata, un po’ come succhiare il sangue alla cieca pur di ottenere un passaggio fino al proprio benessere.

E certo, per uno che lavora anche con la febbre, mi sembra più che scontato non avere tempo e voglia di fare altro!” si voltò per fissarlo e il giovane raggelò per l’orrore.

“Per quanto se ne dica, per storia o per leggenda, da uomo sapevo amare.” concluse lo spettro con improvvisa malinconia.

Approfittando della temporanea debolezza dell’avversario, Alessandro lo attaccò con foga:

“Uno che colpisce nelle tenebre, nel sonno, uno che s’immerge nel sangue e nella lussuria, senza pietà per bambini e vergini, tu lo chiameresti un uomo che sa amare?”

Dracula rise di gusto battendo le mani con approvazione: “Esigenze di scena, mio caro, solo esigenze di scena! Lasciati dire che mi appari vivo solo quando ti scaldi, ragazzo mio, e allora sei davvero magnifico, non c’è che dire.” e gli lanciò un terrorizzante sguardo amichevole “Eppure è proprio la brava gente come te che ha voluto e dovuto creare un personaggio come me, il cattivo, credo per nascondere davanti ai tuoi amici ‘tutti’ paure e tendenze poco ortodosse.

In vita, lo ammetto, sono stato feroce, anche in quel caso fu per esigenze di regno, di ideali.

Non me ne dolgo, riconosco di averne provato a volte un immenso piacere.

Ero convinto che per un principe fosse molto meglio essere temuto che amato.

Mi dissero che bisognava combattere per la vittoria di Cristo sulle forze del male e io lo feci anche piuttosto bene. Dovevi sentire come guaivano quegli sporchi infedeli quando li facevo impalare! Vissi pensando che andasse bene così, papa Pio II me lo confermò con una lettera di elogio. Tuttavia, non fui solo un bravo combattente e un abile politico, quello era soltanto lavoro, proprio come il tuo! Fui piuttosto un uomo a cui batteva il cuore: amai mio padre, la mia terra, Dio, la mia donna. Tu insegni storie passate, dirigi il coro della chiesa, mandi offerte alle associazioni di ambientalisti: lo fai per amore?”

Alessandro abbassò lo sguardo.

“Bravo, Arrighi, cominci finalmente a respirare, a venire di nuovo al mondo! Solo tu puoi sapere di aver superato il concorso a cattedra promettendo tre anni di ricerca gratis al tuo professore, così come nessuno immagina che frequenti la chiesa perché ti piace suonare l’organo che, altrimenti, non avresti modo di studiare.”

“Non ho abbastanza denaro per permettermene uno in casa! In fondo unisco l’utile al dilettevole, che c’è di male?” si difese con naturalezza il ragazzo.

“E se ‘tutti’ sapessero che un simpatizzante di Green Peace come te ha annegato i cuccioli nati dalla sua cagna, usa benzina agricola per risparmiare sul carburante e va una volta all’anno in Spagna per assistere all’uccisione del toro nella corrida?”

“Basta!” ribattè l’uomo contorcendosi sul divano.

“Guarda, guarda, ci sei arrivato da solo, che bravo! Mi hai sollevato da una penosa responsabilità, lo sai? E’ a Serena che pensi, vero? Eh lo so, ahimè, l’hai soffiata al tuo migliore amico e poi hai fatto in modo che la colpa ricadesse su di lei. Povera Serena! Lo sai che è morta?”

“Morta? Ma quando è successo?”

“No, pardòn, no morta per come intendete voi viventi, morta per come intendo io che sono colui che non esiste! Semplice! Serena ha rinunciato a vivere come io feci alla perdita della mia amata Nina.”

“In che senso?” insistette angosciato Alessandro.

“Ha trasferito la sua sopravvivenza in Australia, lavora in una piantagione di ananas da quando è dovuta scappare da Milano per colpa tua. L’hanno vista pelle e ossa, sola, indifferente al pericolo e alla fatica.”

“Smettila di fare la telecamera ambulante, il giudice! Tu sei morto e io sono vivo, questa è la ragione che ci differenzia riscattando te e condannando me. Io sono uguale a milioni di altri che vivono e sbagliano su questa terra e gli ideali li ho imparati a scuola, in famiglia e disimparati poi sul campo. Per forza! Uno che finalmente ha trovato lavoro non può badare ai genitori anziani, anzi, farli soggiornare in quella casa di riposo, ma che dico? in quel residence di lusso, per me rappresenta invece un meraviglioso gesto d’amore. Per rimanere in tema di risposte, ti faccio presente che uno che dieci anni fa non lavorava ma doveva laurearsi, che amava divertirsi come tutti i ragazzi della sua età, non avrebbe mai potuto accettare un bambino, per giunta da una donna che conosceva appena!

In quanto a Lucio e a Serena, lui se l’è meritato, lei…D’accordo, hai ragione tu, lei non se lo meritava! Ma ormai è fatta, cosa ci posso fare ora? Te la prendi con me solo perché non ho potuto sfogare le mie passioni combattendo contro gli Ottomani: tu eroe, io miserabile! Ti sta bene così?”

Ciò che rimaneva del glorioso principe Vlad III commiserò le infantili giustificazioni del giovane insegnante milanese, vedendolo chiaramente immerso in un’oscurità peggiore della sua: “Uno come te che nella vita non ha mai fatto o provato niente sul serio, muore o vive poco importa. Io, invece, ufficialmente morto, sono perseguitato da tormenti che tu non avrai e pur rimanendo intrappolato nel mistero della leggenda, vivo grazie alla curiosità della gente: dannato o miracolato? Draculea, figlio del drago cristiano o figlio del demonio?

Son sopravvissuto a torture e prigioni per amore, ho ucciso e sono stato ucciso, ma ciò che più mi avvilisce è essere un trastullo per gente come te, gente che si convince che la barbarie delle guerre, del Medioevo e della cronaca nera di ogni giorno sia due galassie più in là del proprio mondo.

Siete portatori sani dei suoi semi.

E ora spegni la Tv, chè questo film è una vera lagna! Io rimango Dracula, tu il vero vampiro.

Credo che quando vorrò tenermi sveglio con la luce del giorno, mi basterà mettermi a guardare la tua vita, o quella di migliaia di persone simili a te: il brivido sta sempre nel sapere come andrà a finire!”

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