“la stella del Sud”, Elena Picciolo

 

L’ARTE PITTORICA: ELEGIA DEI COLORI IN TERRA SALENTINA, CON “LA STELLA DEL SUD”, ELENA PICCIOLO

 

di Piero Barrecchia

Tra i viaggi già compiuti in terra salentina, spesso ho indugiato dinanzi a vetuste opere architettoniche, molte volte ho contemplato, estatico, la volta celeste, il manto marino, le distese auree delle biade o quelle purpuree dei papaveri.

Sovente ho ritrovato il sacro nel profano e viceversa.

Non sempre, però, ho rallentato i miei passi dinanzi alle fucine dei colori di cui è disseminato il nostro territorio.

Non per farne una colpa all’antichità che sovrasta i miei interessi, ma per darle giusta importanza e parola, espressa nelle interpretazioni personali dei nostri pittori salentini, che leggono il paesaggio, lo interiorizzano, lo “intellegono”  e lo materializzano.

La loro missione è così ardua da intersecare i vari gusti, da interessarsi ai vari usi, da utilizzare vari materiali, da interrogare i progenitori, da tradurre i primigenii linguaggi nell’idioma corrente.

Donando, esclusivamente donando!

Tutto ciò con un pennello e la tavolozza dei colori nelle loro mani e l’ardente cuore nella loro mente!

Ho quindi deciso di porre rimedio a tale mia mancanza ed ogni volta che ne avrò l’occasione interrogherò le loro opere e sovente mi vedrete tra le righe dell’aratro degli spigolatori a far dono del loro idioma e del nostro patrimonio vivente, troppo sensibile e timido, schivo ai ringraziamenti ed appagato dagli sguardi che si posano sulle loro creature, come una madre che non sbandiererà ad altri la bellezza della sua creatura, ma che si esalta e si congratula, trasalendo di gioia, quando gli altri si soffermano con fugace sguardo sul frutto del suo seno. Tale è il pittore.

Cerco tra il disseminato firmamento degli artisti locali e scorgo, tra la via lattea disseminata nel nostro Salento, una pittrice, appellata “la stella del Sud”, Elena Picciolo e mi pare imprescindibile iniziare il mio itinerario riparatore proprio da lei, dalle sue delicate note incise sulle sue tele.

Pochi cenni biografici e referenziali per comprendere il D.N.A. prettamente salentino e per restituire un grazie a tutte le volte che ha reso il nostro territorio noto in gran parte del globo, con la sua arte, figlia della nostra terra.

Elena Picciolo, “La stella del Sud”, nasce in Gallipoli e calca la scena artistica nazionale ed internazionale fin dagli anni ’70.

Premiata in varie esposizioni e concorsi d’arte in Los Angeles, Roma, Firenze, Venezia, san Remo e nella sua originaria Gallipoli.

Ha incontrato il gusto e la sensibilità di molti suoi estimatori, disseminando le sue opere soprattutto in terra salentina. Menzione speciale ad una sua opera presente nelle sale vaticane, a seguito di una donazione del Comune di Torchiarolo a S.S. Benedetto XVI..

Apicale, tra i vari titoli di cui è stata insignita, quello di “Principe della Cultura Italiana” dall’Accademia Toscana, quello del Trofeo Internazionale Repubblica Francese e medaglia d’argento Virgilio” quello del “Campidoglio d’oro” e quello dell’Accademia Internazionale del Mazzocco  “1° Oscar della Lomellina”.

Partorisce i suoi pensieri dell’anima, nel suo studio pittorico in Torchiarolo, ove attualmente vive.

Appare ora evidente che mi soffermerò ad ascoltare il gemito delle sue creature per le quali usa diversi materiali, amalgamando l’iride dei suoi tenui colori, con l’olio di lino e distendendo paesaggi e figure sulla nuda tela, piuttosto che utilizzando il primario elemento dell’acqua sul grezzo cartoncino o ancora ancorando alla tela quell’originaria arena da dove è nata, ricordando i suoi primordi nella Città Bella e colorandoli di intensi scorci, catturati tra le masserie di tutto il Salento o dalle distese marine.

Evanescenti, nei colori e nelle forme, le sue figure, soprattutto di nudi femminili che, a dispetto di quanto si può impudicamente immaginare, raccolgono, nelle forme femminili, quel sacro pudore della donna del sud, vestita, seppur nuda, dall’organza di figlia e madre di questa Regione.

E’ sorprendente scorgere nell’esilità e delicatezza della cromia e dell’arte figurativa la forza che emanano i suoi soggetti.

I suoi nudi non rappresentano oggetto di desiderio o puro estetismo, essi sono un messaggio decifrabile dall’attento spettatore che raccoglie il suo proprio “io”, scorgendo nel nudo l’istinto materno della donna e nello spettatore il delicato ossequio alla madre, privata di ogni qualsivoglia retrostante paesaggio.

Ed alla gran madre del Salento, la Stella del Sud rende omaggio con i suoi scorci catturati, tra i ritorti ulivi nostrani, innalzandosi dalla “terra rubra” genitrice, ai verdi germogli, ai secchi muretti, alle creature che i figli hanno ancorato alla Madre, le nostre masserie, i nostri monumenti litici, baciati dalla luce calda e delicata di queste contrade e sormontati dal chiarore del cielo o deliziandosi in nude vele al vento marino che si gonfiano di tramontana, come i grembi di ogni madre partoriente.

Oppure appare la vetusta mole di un’antica dimora rurale, che infrage il raggio nella sua direzione naturale, ma che pur rinfrange verso quell’amata terra e par far violenza tra il chiaro-scuro di un chiostro o nell’apparente solitudine di una finestra.

Caratteristica nella rappresentazione del costruito paesaggio, disseminato di fatture umane, fin troppo umane, l’assenza di quel fattore.

Nessuna menzione dell’uomo nelle sue contrade.

Ed a me profano strideva quel fatto nuovo e disturbando la riservatezza che i pittori accomuna, ho osato interrompere il dialogo delle tele ed ho richiesto alla loro madre, ad Elena, perché privasse le figure femminili nude, che le riconduceva alla primordiale maternità, di ogni loro creatura, costringendole ad un aborto forzato e perché riproduceva ogni fattura delle mani dell’uomo senza che di questo ve ne fosse traccia, riducendolo in stato di “orfane” del loro creatore. Non riuscivo a comprendere!

Ma, come ogni buon astro che si rispetti, splendente, tra tenebre dell’intelletto, la “Stella del Sud” si degnò di illuminare i miei dubbi, con una risposta rifulgente ed arcaica.

“I miei quadri”, disse “non finiscono tra le paratie della cornice, ma continuano il loro dialogo fuori dalla raffigurazione. Sicchè le carni, nude e nutrici dialogheranno con lo spettatore figlio che le osserva, le accarezza ed a loro si abbandona. Nei paesaggi il dialogo è al contrario. Mi piace immaginare che le antiche masserie e le fatture umane si stagliano di fronte allo spettatore dialogando e ringraziando colui che le ha plasmate, facendosi ammirare e facendo inorgoglire il loro creatore. Così tutto è un dialogo del cosmo che svela in ogni suo abitante il suo intrinseco istinto materno. Le mie tele non sono concepite per gratificare solo la vista. Ho la presunzione di far parlare le mie opere e farle ascoltare dalla sensibilità di ognuno”.

Disarmante e profonda risposta, tenue come i colori di Elena Picciolo e determinata come le sue spatolate.

Tacqui e mi sentii figlio orgoglioso di Madre Salento, dove brilla la “Stella del Sud”!

Non potevo trattenere le emozioni descritte e come ogni buon spigolatore ho voluto disseminarle e condividerle, in attesa di più proficuo frutto.

La coincidenza vuole che ogni amante dell’arte possa ammirare, emozionarsi e dialogare con le opere di Elena Picciolo nell’esposizione che propone, dal 26 giugno al 1° luglio, presso la sede della Società di Mutuo Soccorso, sita alla via Umberto I, in Galatina, in concomitanza con i festeggiamenti patronali dei SS. Pietro e Paolo, culla dell’antico sussulto della “Pizzica”, madre di una cultura che dialoga ancora con i suoi figli!

Permettetemi ancora un grazie ad Elena ad a tutti i nostri artisti che ci gloriano delle loro sapienti creazioni.

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