Le immagini negli arazzi di Casa Comi

di Maria Grazia Presicce

L’arte è divenuta sin dall’antichità impegno primario nella creazione d’immagini-simbolo attraverso schemi differenti nel tempo e nello spazio e, le stesse, hanno una straordinaria capacità comunicativa, evocativa, persuasiva ed emozionale. Guardandole l’uomo ricorda, si riallaccia ad avvenimenti e si avvicina col cuore al pensiero che ha creato quell’immagine. In un’opera, in generale, arte e simbolo sono imprescindibili l’una dall’altro perché ogni autore, da sempre, nel realizzarla la pervade d’intimi effluvi, desiderando conferire un senso al suo manufatto, impregnandolo del suo mondo esteriore ma, ancor di più del suo mondo interiore, delle sue sensazioni più nascoste.

Il simbolo della spirale

 

Il simbolo, in fondo, è sempre parte basilare di un’opera d’arte, ne costituisce il fulcro interpretativo e spesso lo stesso manufatto artistico diventa vettore del simbolo in essa racchiuso. A ben pensarci, arte e simbolo sono coesi l’una all’altro nella storia dell’umanità sin dalle sue origini perché l’uomo, da sempre, ha avvertito la necessità di capire il mondo che lo circondava e, desiderando rendere visibile il sacro nella sua quotidianità, lo ha rappresentato nelle forme artistiche più varie ed anche su supporti più disparati caricando le immagini di una forte simbologia.

Considerando, poi, che l’arte, in genere, è l’illustre linguaggio in cui il segno e il simbolo vengono esplicitati per consegnarli alla società come valori di autenticità e sacralità, è quasi scontato per quel segno essere metafora di comunicazione per chi le sta di fronte.

L’arte, come la poesia, va “scritta” e interpretata secondo il proprio pensiero e per farlo si possono usare varie chiavi di lettura; non vi è dubbio, però, che proprio grazie a questa sua rappresentatività impregnata di simboli e metafore, l’opera d’arte, più della poesia, si presenta ai nostri occhi come fonte inesauribile di segni, di messaggi silenziosi e d’impercettibili vibrazioni che scuotono nel profondo e che, spesso, fanno parte del nostro modo di essere mondo nel mondo e della nostra coscienza solitaria e silente.

Girolamo Comi, forse, si era avvicinato all’arte grazie al suo amico Evola[2] ed era amante dell’arte in genere.

Forse anch’egli aveva provato a cimentarsi nel disegno; infatti nei suoi diari, conservati gelosamente nelle teche della biblioteca provinciale di Lucugnano, ritroviamo in alcune pagine schizzi e disegni o forse simboli.

 Brani del diario Comi[3]  

 

Nel momento in cui ho cominciato ad interessarmi agli arazzi presenti nel Palazzo del poeta Girolamo Comi ( oggi Biblioteca della provincia di Lecce) mi ha colpito l’interesse di questo poeta verso l’arte del tessere, sia perché arte minore ed umile ma, soprattutto, perché prerogativa tipicamente femminile. Quello che ha attirato la mia attenzione osservandoli è stata, oltre la pregevole fattura, la ripetizione, potrei dire ossessiva, dei simboli su di essi concepiti. Gli arazzi, in misura diversa, presentano tutti le stesse immagini. Mi sono chiesta il perché e sono giunta alla conclusione che forse, in quel modo,il poeta, intendeva unire ed esternare, facendole tessere filo su filo, diverse realtà che collegavano l’intero suo universo: quello esteriore e quello interiore, quello di prima e quello del dopo nel Salento.

[…] Cosmiche moli di spazio tranquillo/respirano velate risonanze/di più patrie di spirito vibrate/ E la marea dei giardini del mondo/in te getta le glauche rugiade/per darti un corpo più ricco e profondo.[4]

Nell’esistenza del poeta salentino, infatti, vita e poesia s’intessono e questo suo universo lo ritroviamo anche ammirando le trame ordite negli arazzi che ornano la sua casa a Lucugnano. Ti rendi conto, una volta varcata la soglia, che quelle tele che abbelliscono i bianchi muri non si trovano lì solo per riempire degli spazi vuoti, ma sono lì perché un tutt’uno con la vita dello stesso proprietario. Vagando per le stanze percepisci quanto quest’uomo amasse l’arte della tessitura. Oltre gli arazzi, difatti, altri manufatti sono presenti: coperte, cuscini, tappeti e perfino alcuni divani sono stati rivestiti con una stoffa tessuta in modo artigianale. Si ha l’impressione che tutto ciò che circonda il poeta, nel luogo dove è ritornato a vivere dopo il suo lungo andare, si accorda ad una elaborazione biologica del cosmo e come realizzazione e immagine della compiutezza divina; questo suo pensiero viene espresso in modo magistrale nella sua poesia che ci rimanda un uomo rinnovato una volta tornato nel suo paese natio. A Lucugnano  egli appare una figura

[…] del tutto rassicurante ed armonica, nel suo stato di grazia poetico come stato di grazia spirituale: condizione suprema per attingere quell’universale “ spirito d’ armonia” che, secondo il poeta, regola e regge la divina solarità del creato.[…][5]

Dopo il suo lungo girovagare, tornato nel Salento, il poeta, sperimenta la bellezza della natura non solo come conforto ascetico ma come essenza dell’essere uomo nel modo più giusto e salutare.

[…] Oh spirito! dall’ombra delle belle/ carni che qui respirano, tu emergi/ puro e sottile e tutto cieli vergini/ e da ogni corpo emergono le fiabe/melodiose, calde e immemorabili/del tuo stelo ch’è fatto d’aliti di albe…[6]

 

In quest’angolo di mondo, lontano dall’affollamento e dal fragore della vita   Girolamo può riscoprire la meraviglia per le cose semplici della natura e per quel mondo senza nessun artificio apprezzato solo da chi veramente lo ama e lo vive. Qui, riscatta realmente la sua coscienza, la coscienza di essere uomo nella purezza dei sentimenti: è qui che la sua interiorità è libera di esternarsi e completarsi nell’arte poetica. Diventa così

[…] un poeta della solare terrestrità e dell’armonia cosmica; […]Egli, dopo aver vissuto per tanto tempo fuori da questo luogo paradisiaco, lascia ora che il suo sguardo si soffermi sui tanti dettagli insignificanti a prima vista ma che fanno parte di quest’universo vivo dove la bellezza scorre nel suo cuore e nel cuore di ogni cellula vegetale: fiori, piante, alberi, radici; [7] / di pure forme di luce intangibile/ è fatto ogni fiore, è tessuto/ il pensiero l’ha voluto/ così fragile vibrante e invincibile […].[8]

Egli si abbandona a questo stupore e s’inebria di quest’universo primordiale cedendo completamente al ciclo naturale dell’evolversi del tempo, divenendo partecipe di questa evoluzione e parte integrante del paesaggio che giorno dopo giorno scopre ed ama tanto da essere chiamato, in seguito, “ l’eremita di Lucugnano”.

Nella nuova visione di Comi  l’universo, nella sua completezza, appare come uno sterminato complesso architettonico dove ogni piccolo, futile particolare occupa un determinato incastro che serve a dare valore all’intero; qui, l’uomo Comi, può avvicinarsi al fascino del divino con tutta la sua sensibilità interiore e verificare quella

[…] religiosità orfico-pitagorica […] fatta apprezzare come religione che cercava di liberare l’anima dal corpo facendo vivere l’uomo in armonia con tutto il creato, nella sicurezza di passato o presente, che si può riproporre nel futuro fin quando non ci si dissolve in Dio -Totalità.[…][9].

La sua vita, in questo piccolo borgo salentino, diviene un mosaico in cui ogni tessera deve coincidere esattamente con l’altra per dare immagine e significato al tutto. Anche la sua poetica si esprime placida, intrisa di miriadi di tessere di luce armoniosa e come la poesia anche l’arte in ogni sua espressione le diviene cara e lo fa accostare ancora di più all’eternità e all’Assoluto.

[…] Cristalli di luce varia/ spaccano l’ozio dei suoli/ per fecondarlo di voli/ di cantici, d’aromi e d’aria/ e perché l’ansia del dire/ s’incanti nelle matrici/ rocciose delle radici/ e nel loro sordo fiorire.[10]

 

Osservando gli “Arazzi di Casa Comi”, come già detto, salta subito all’occhio la costante simbologia che ti accompagna mentre ti aggiri nelle stanze. Negli arazzi sono rappresentate immagini che fanno riferimento alla natura, ai suoi elementi e ai principi fondamentali della vita del suo “signore”. E’ come se la replica dei simboli ivi riprodotti, diversi solo nel colore, volessero marcare l’essenza racchiusa in ogni figura. Tutto ciò fa pensare che quelle raffigurazioni non possono essere meri orpelli! Ogni immagine sembra lì in attesa di essere colta, di essere di nuovo contemplata. Ognuna di loro pare una scatola magica in cui calare le mani e tirare su

parole ed emozioni.

Piccoli quaderni manoscritti da Girolamo Comi [11]

 

Emozioni che traspaiono genuine tra le pagine dei suoi intimi scritti. Anche qui Girolamo fa riferimento al creato ed è principalmente la natura a far la regina tra le trame degli arazzi di Casa Comi.

Succede spesso che nelle opere d’arte in generale gli elementi che le contraddistinguono ruotano proprio attorno al rapporto Arte-Natura e sono costituite dalle tracce simboliche utilizzate nel loro processo artistico dallo stesso maestro che l’ha realizzate. Gli arazzi di Casa Comi danno l’idea di un giardino recinto,

[…] giardino profumato contiene lo spirito d’armonia che è Amore inteso come “Luce, memoria gaudiosa del nostro sangue e del nostro pensare/satura di quel fuoco elementare/ che arde nel sesso e squilla nella rosa/.[12]

Però, in essi c’è anche altro oltre la natura. Forse, egli oltre a farci partecipi del nuovo mondo che gli si è aperto davanti agli occhi e al cuore a Lucugnano, vuole introdurci e renderci partecipi del mondo che l’ha accompagnato e permeato prima di giungere lì; e forse… per questo, pone al centro degli arazzi e lo delimita categoricamente il mondo-giardino che lo circonda nel Salento e nella parte esterna la simbologia di un altro mondo-giardino colmo delle esperienze vissute prima e che lo hanno forgiato nel suo girovagare, forse, per farci intendere che, lui, il “suo trascorso” non lo rinnegava ma lo delimitava, lo custodiva e lo rinnovava.

[…] In me dormono mondi consumati,/ barlumi d’ere e palpiti di tombe,/ vivi sapori di giorni dorati;[…] [13]

Chissà se quelle figure non vogliano testimoniare l’itinerario del suo viaggio trascorso e di quello a venire nel suo mondo? Vuole, forse, farci intendere che la natura, comunque, ha sempre avuto un ruolo primario nel suo andare anche quando era lontano dal luogo natio?

[…] Ma ho respirato sì a fondo/ nel cuore dei verbi e dei fiori/ da ritrovare il mio tronco/ intatto come agli albori/ delle prime albe del mondo.[14]

Naturalmente, il Poeta Comi non è stato l’esecutore materiale degli arazzi ma, deve essere stato lui a fornire il disegno o almeno a dare spunto alle opere, base fondamentale per la realizzazione degli stessi.[15] Pur avendo la possibilità di commissionare opere pittoriche da vari artisti locali, non meraviglia che egli abbia voluto avvicinarsi ad un’arte, diciamo minore, desiderando farsi tessere degli arazzi semplicemente eseguiti a mano sui rustici telai di legno che usavano nel novecento nelle case del meridione d’Italia e che lui ritrovava anche nel suo ambiente  familiare.

arazzo nel salone di Casa Comi a Lucugnano

 

E’, infatti, a Casamassella, precisamente a Villa Carmosina, in casa di una zia, che Girolamo si accosta all’arte del tessere. Qui esisteva un laboratorio di tessitura messo su dalle sue cugine, Lucia Starace e Giulia Starace [16] per aiutare le donne del paese ad avvicinarsi a quest’arte e consentirli di lavorare, emanciparsi e migliorare la loro vita. Il poeta, quasi certamente, visitando il laboratorio delle cugine sarà rimasto affascinato da quest’arte unica e laboriosa che filo su filo intesseva trame e significati ed ha voluto per sé queste meraviglie, pervadendo però le sue opere del suo vissuto e della sua sostanza di uomo risorto a vita nuova, arricchito di tanti ricordi ed esperienze che avevano forgiato la sua esistenza e l’essere uomo di quel frangente e in quel frangente.

I suoi Arazzi eseguiti, come abbiamo già detto presumibilmente, su suo disegno,[17] presentano racchiusi in delle precise riquadrature due mondi-giardini: il mondo dell’immaginario o meglio metaforico e il mondo reale che lo circondava nelle campagne a Lucugnano.

parte centrale dell’arazzo

 

Nel riquadro centrale sembra, infatti, racchiuso il mondo-giardino tranquillo e naturale che lo circondava nella sua dimora e nella sua campagna: colombe, uccelli, lepri e poi la pioggia che dal cielo discende come una benedizione

[…] sembra un crosciare/ dirotto di cascate abbaglianti lungo la notte – ­[…][18].

e per non essere dispersa un’araba fenice ( o forse un airone?) pare abbracciare il cielo e proteggere con le ali quello scroscio perché nessuna goccia venga dispersa e vada a riempire la terra che l’accoglie e la conserva nel suo grembo come dono prezioso per poi lentamente filtrarla e incanalarla nelle falde sotterranee. Nel Salento non ci sono fiumi, ma ben sappiamo che il suo sottosuolo è ricco di falde acquifere e l’acqua raccolta nelle falde poi, dai pozzi creati dall’uomo, come l’araba fenice risorge e sgorga e dona all’uomo benessere e fertilità. E il ciclo così si rinnova ogni volta nel nome del sacro segno della croce che ritroviamo in alto sulla coda dell’uccello e ancora al centro della vasca.

[…] Non c’è ora del giorno che non ripensi alla Croce e al nostro “andare morendo”.Se non si resta ancorati alla Croce come si può capire e affrontare il trapasso? Come si può mantenere vivo e ricco l’amore e la speranza?[…][19]

 

Ma… sarà davvero questo il senso?

Non lo sapremo mai  e questa ricerca che non presume di avere rigore scientifico, non può certo  di fornire precise indicazioni e spiegazioni pur avvertendo l’aria di mistero che aleggia su quelle tele. E’ solo una ricerca di esplorazione dei luoghi e di conoscenza degli stessi.  Non possiamo che ammirarle e fantasticare con gli occhi del cuore e della mente…cosicchè

[…] Ad uno ad uno ogni mito riemerge / consumato ed intatto: / si riallaccia all’entità di un gesto o d’una  faccia / obliata o sepolta […] [20]

Consapevoli del fatto che ogni opera artistica ha un suo linguaggio “sublime” e unico in cui arte e simbolo espresso sono correlati all’animo e alla sensibilità della coscienza e della personalità dell’artista nella sua interezza, diviene abituale per il simbolo essere metafora di un messaggio per chi lo guarda.   Penetrarne il senso non è facile, è fondamentale, però, comprenderne ogni segno o simbolo per provare a decifrarlo; questo, naturalmente, non è compito semplice specialmente quando il suo autore non c’è più. Tutto, nell’interpretazione, gravita intorno all’immagine simbolo e a ciò che in esso è racchiuso come significato o senso di cui l’oggetto rappresentato è imbevuto.

[…] dove il silenzio ha il sapore/ di un casto linguaggio tessuto/ d’accordi di tempo assoluto…) […][21].

Naturalmente l’opera d’arte rimane muta e insensibile finché uno sguardo su essa non si sofferma. Immagino, quindi, che gli arazzi di “Casa Comi” sarebbero rimasti muti per sempre se, quel giorno, grazie a Giuliana,[22] non fossi giunta lì e avessi su quelle trame posato lo sguardo.[23] Bastò una semplice occhiata per percepire quei segni, rimanerne conquistata e provare ad andare oltre il segno e cercare il senso per carpirne l’essenza. Ne rimasi davvero conquistata e più li ammiravo più mi sentivo attratta dalla loro magia:

/ Il vivo evento d’essere tessuti / di palpiti impalpabili di tempo / e aggrovigliati – carne ed ossa – dentro/ le miniere di cantici compiuti, […][24]

Fui convinta, da subito, che probabilmente dietro quei simboli si nascondesse un messaggio: i miei occhi percepivano le immagini ma, il mio istinto mi diceva che dovevo andare oltre. Vagavo per le stanze alla ricerca di altri segni, mi colpiva sempre più quella trama che proponeva e illustrava sempre gli stessi simboli eseguiti sempre allo stesso modo su ogni arazzo appeso in stanze diverse e in posizioni differenti. Pareva che, il poeta, avesse voluto che quei simboli lo seguissero di continuo durante il suo spostarsi di stanza in stanza per rivelargli qualcosa o per rammentargli qualcosa: ma cosa?

[…] Attraverso l’immagine […] si tenta di trasmettere una “dinamica della conoscenza” con una immediatezza, una profondità ed una significazione specifiche.[…]Quando Aristotele, nella metafisica, si riferisce all’uomo che “… per sua natura desidera sapere” e come le immagini rispecchiano questa ricerca come “immagini paradigmatiche che danno un preciso orientamento in termini di sapere”[…] le immagini […] rendono possibile un sapere orientato ed universale, nel quale ogni sfumatura si esaurisce nel “senso” che, in sé, fa riferimento alla vibrazione emotiva dell’unicità del simbolo.[…][25]

Lo sguardo, sin dall’ingresso nell’abitazione, si posa sul primo arazzo: te lo trovi di fronte e l’occhio ne coglie l’intera immagine poi, lo osservi meglio per fissarti il tutto e acquisire coscienza della realtà che vuole rivelarti. S’intuisce che ha qualcosa da comunicarti, che è lì per rivelarti un segreto, per indurti ad una riflessione: ma quale? Già l’immagine del grifone ti rimanda al mito e così provi a immaginare il vigore in esso contenuta. Il grifone è infatti simbolo di forza e vigilanza e posti lì in primo piano, i due grifoni, paiono proprio vigilare attenti e composti

[…] Ma al grifone, oltre la forza e alla fermezza […] sono riferibili umiltà e tranquillità  […] nelle situazioni difficili: […] sii fermo e mite, come la situazione richiede: chi è saggio, senza colpa muta la sua condotta in rapporto alle circostanze)[…][26]

Rimani silenziosa ad osservare e pensieri ed emozioni s’avvicendano, s’accompagnano e t’accompagnano e lo sguardo si sposta, torni a riflettere e t’accorgi che, presumibilmente, non è forse un caso se le figure sono disposte parallelamente alla tela e che non sarà un caso se li otto grifoni invece di avere un piede poggiato su un basamento lo hanno posato su un grosso tronco da cui germoglia un albero della vita e l’altro su una nota musicale.

[…] Cantano le creature/nutrite di tanta offerta/ anche se appare deserta la luce e se sono oscure/ le fiamme della ricerca. […][27]

Particolare dell’arazzo: il grifone

 

Forse, il riferimento è ad un vecchio tronco di ulivo che non muore quasi mai ed è sempre pronto a cacciare altri virgulti nonostante le peripezie che li possono accadere ;

 

/Ecco il mio Tronco: steli, frutti e carne/  Ed echi sordi di succhi e di cieli/  Antichità di giovani risvegli/ […][28]

anche la zampa poggiata sulla nota musicale sembra posta lì a trattenere la melodia riscoperta nella natura che come una nenia antica si perde nell’incanto di una eco infinita e che a saperla ascoltare mozza il fiato e induce al silenzio.

Questo silenzio è luce virtuale…/L’ansia di chiunque, inclusa in lui, s’adegua/ all’unità di tutto e ad ogni tregua/ del temporale e dell’universale; […][29]

 

Il riferimento, quindi, torna a Girolamo uomo che, tornato lì a Lucugnano, brama rinascere, e assorbire  i sussurri dell’infanzia tra quelle mura e in quei luoghi e far così “germogliare” a nuova vita l’uomo ormai adulto provato, a volte spezzato, ma consapevole di poter comunque rialzarsi e tornare a vivere in maniera diversa

[…] Idee! Scambi mitici ed ansie/ di segreti – connubi/ di vive certezze – e di dubbi/ che sono testimonianze,/ […][30]

 

Lì è tutto pervaso da antiche memorie e l’insieme di questo universo intrappolato nelle trame degli arazzi sprigiona armoniosità e ogni segno presumibilmente è “testimonianza” del mondo intimo di Girolamo.

Non può essere, infatti, un caso se le colombe col ramoscello d’ulivo nel becco sono poste su, in quello che potrebbe essere un cielo grondante

[…] Ed il morbido peso del cielo/ ridiventa mie linfe, mie falde/ e si scioglie in boschività d’albe/nella statica d’ogni mio stelo:[…][31]

cinto dalle ali della fenice rovesciata che pare discendere dalle nuvole e proteggere in un abbraccio quasi materno

Particolare dell’ arazzo: la fenice

 

la vasca dove scorre l’acqua che viene convogliata in due rivoli paralleli nel bacino sottostante.

Vivono i cieli del riflesso denso/ dell’età consumate, dilatati/ dall’ebrietà dei corpi e rinsanguati/ dal respiro del verbo e del silenzio/ Ed in ogni astro è il peso vivo, il sale/  dello spirito che vibra o che tace/ ispirato dall’ausilio tenace/ dell’acqua, della zolla, della brace/ e dell’impeto del seme animale.[…][32] /

L’acqua nella simbologia può assomigliare all’anima dell’essere vivente, sempre in movimento, non ha requie. E’quindi, l’acqua, vitalità purificatrice fecondatrice che coinvolge e predispone ad una metamorfosi ad una rinascita dello spirito.

[…] Di un’origine fatta d’acqua e d’aria/ riconobbi ed amai l’architettura/ e volli un corpo di quella natura/che palpitò di un’anima saltuaria.[…][33]

 

 

Particolare dell’ arazzo: le colombe

 

La colomba , si sa, è il simbolo della pace e dello Spirito Santo e quelle due poste in quella corrispondenza, come lo Spirito Santo, paiono discendere e benedire l’acqua protetta dalle ali della fenice. E tutto torna e pare rinnovarsi poi nel simbolo e nel segno della croce che

[…] ha una funzione di sintesi, di misura, di mediazione, di comunicazione. In essa si congiungono Cielo e Terra, Tempo e Spazio. […][34]

Fig. 9 Particolare arazzo: la fonte

 

In quel simbolo, sospeso sulla coda, tutto sembra tornare al suo posto e quindi un’altra tessera s’aggiunge al mosaico e rimani affascinata a contemplare l’acqua che scorre e ti par di sentirne il gorgoglio, ti par di avvertire persino l’ armonia di quelle note schiacciate sotto le zampe dei grifoni e tutto diventa musica;

[…] Canta l’eterno, pure se s’oscura/ il mito del tuo corpo e la figura/ dei tuoi simboli, nati  per rientrare/ nella virtù dell’essenza solare.][35]

è come una sinfonia leggera che parte dal suono dell’acqua che scorre e si accorda e diffonde col cinguettio degli uccelli posati qua e là sull’arazzo,

[…] Trilli di blu…- ( sono uccelli/ intrisi di solatia memoria – antica magia dell’anima – e sgorga a intervalli…)[36]

dal fruscio del vento tra le ghirlande o cespugli di fiori.

/Oh fiori, radiosa pazienza/del nostro stesso respiro, echeggiate/nel fruttifero sangue dell’estate/d’un solare consumo di semenza/per ridare al pensiero e all’elemento/ l’inviolata salute del tempo[37]

Particolare dell’arazzo: la fonte

 

Chi lo sa, forse è una musica triste che viene intonata o forse sono solo  frammenti di note singhiozzanti, mozzate, che risuonano lontane e si perdono nella eco di una nenia antica,

[…] affonderò con le cantilene/ in calde curve di valli/ dondolandomi in altalene/ sospese in paesaggi di smeraldi./[38]

o forse è suono di tamburelli e un picchiettio di piedi che ballano frenetici e incuranti una pizzica sui prati del Salento. Ti soffermi e rimani rapito perché

[…] L’immagine ha in sé un “senso evocativo”, inteso cioè come “traccia” che genera un ricordo di qualcosa che è passato: una memoria specifica.

Solo attraverso il pensiero questa memoria può diventare molteplice e creare, quindi, un dialogo che è discorso. Questo, a sua volta, genera una“discussione” che ha in sé un senso di scossa, di sovversione, […][39]

Ogni immagine rimanda ad una domanda: perché egli l’ha voluta proprio lì? E perché proprio quella figura? Perché i grifoni sono otto, le aquile quattro, le lepri e le colombe due e la fenice solo una? Probabilmente ogni figura rinvia ad un percorso irripetibile e personale del poeta. In ognuna di loro è racchiuso un messaggio di vita e la percezione visiva che a noi deriva è forse qualcosa che va al di là di quello che noi oggi, come spettatori, cogliamo.

particolare con l’aquila

Un altro dei simboli che dalle trame degli arazzi sembra voler spiccare il volo è l’aquila che nella simbologia ha

[…] tre caratteristiche […] la sua pertinenza rispetto alle regioni superiori dell’aria e al fuoco uranico ( quello del sole e del fulmine), che ne fanno simbolo della volontà e dei potere divini; il volo alto, sicuro, dritto e veloce, che la rendono particolarmente adatta a fungere da messaggera degli dei ( e nella tradizione cristiana gli angeli hanno di solito ali d’aquila); la sua natura mediatrice tra cielo e terra che le consente di coprire il ruolo tradizionale dell’animale  […] che accompagna le anime dei defunti verso la loro dimora celeste. […] L’aquila mantiene, non a caso, in quanto simbolo divino e quindi regale […] il suo carattere di uccello della giustizi […][40]

L’aquila raffigurata sugli arazzi ha una particolarità: nel becco tiene ben fermo un ramo che sembra trattenere con fermezza ed esibire con baldanza. Non ho avuto la fortuna di conoscere il Poeta Comi ma, non so perché, lo immagino una figura regale come quell’aquila fiera che passeggia sulla tela.

Jung afferma che il simbolo è un’immagine indicante la natura oscuramente intuita dello spirito che ha voluto quell’immagine. Ed io vorrei provare ad avvicinarmi allo   spirito del poeta mossa dalla voglia di conoscenza. Per provare a farlo sto provando a non soffermarmi sull’esteriorità della sola traccia visiva ma, sto cercando di andare oltre e analizzare la complessa interpretazione della realtà che circondava o aveva fatto parte della vita del poeta; per questo motivo sto tentando di riportare ogni immagine a simbolo e ricercarne il significato in esso contenuto consapevole del fatto che

[…] L’immagine […] non è più semplicemente pensabile come qualcosa che si frappone tra l’uomo e la realtà, ma diventa una realtà autonoma essa stessa, una nuova realtà, diventa una “ cosa” di cui disporre, da manipolare, che influisce sul nostro stesso immaginario e con cui diviene quanto mai necessario misurarsi e fare i conti. […][41]

E le immagini sugli arazzi, punto dopo punto, paiono sollevarsi e quasi muoversi sulla tela e andare incontro a chi le guarda, risulta quindi logico  interrogarsi su  quella realtà e cercare di saperne di più.

particolare dell’arazzo con le lepri

 

Anche l’immagine delle lepri lascia tanto spazio alla fantasia. Si ha l’impressione che le lepri si avvicinino alla fonte per abbeverarsi. Infatti, le vediamo sollevate sulle zampe posteriori nell’atto di appoggiarsi alla vasca per poi dissetarsi. Forse, il poeta, con quell’immagine vuole comunicarci che, anch’egli, dopo il suo lungo girovagare finalmente lì, a Lucugnano, ha trovato una fonte dove sostare e godere, finalmente, di un lungo periodo di riposo e ristoro.

[…] E le fontane degli azzurri lattei/ e la rossa carnagione dei battiti/dell’aria riassumono il respiro/ sferico che orla la dormente fiamma/di cui è tessuta la trama dell’Anima/oh Luce, nel tuo corpo di zaffiro.[…][42]

 

Poste in quella posizione le lepri danno davvero l’idea del movimento. La lepre infatti

[…] Rappresenta lo scatto e la velocità. Simbolo di abbondanza ed esuberanza. Nell’antico testamento è considerata un animale impuro.[43]

Naturalmente la percezione di un simbolo è personale ed ogni individuo può percepirlo in maniera diversa; la sua comprensione dipende dalla intuizione diretta da parte della coscienza di chi lo osserva, tenendo conto che i simboli contenuti in un’opera ci comunicano qualcosa reciprocamente, essi non sono mai separati e ogni simbolo è lo strumento a cui l’autore si affida per esprimere ciò che non potrebbe essere detto altrimenti.

Esaminando la simmetria delle immagini contenute nell’arazzo si potrebbe correlarla al bisogno di ordine  insito, solitamente, nella natura umana e, correlandolo a Girolamo, potremmo ricondurlo all’ordine ritrovato dentro di sé dopo la vita disordinata che aveva condotto prima di approdare a Lucugnano. Nel mondo greco antico il termine “simmetria” aveva significato di armonia, rispondenza, equilibrio, intesa principalmente come proporzione numerica tra elementi spaziali e, armonia e rispondenza  si ritrova nella poetica di Girolamo

Spirito d’armonia – se t’impossessi/ dell’ansia antica della mia persona/ ogni fibra di me arde e risuona/ della solarità dei tuoi riflessi/[…][44]

 

E il mondo-giardino negli arazzi ci appare davvero traboccante di uno “spirito d’armonia” colmo degli elementi materiali della natura, dei suoi effluvi percettibili ma anche di essenze impalpabili dell’anima che fanno parte del giardino dello spirito dell’essere. Il tessuto degli arazzi pare impregnato di mormorii di trilli di sinfonie di fruscii di scalpiccii

Elementi, semenze, plastici vigori/dell’ebrezza e dell’essere – sapori/ della natura, dei risvegli ariosi/ polle solari del tuo divenire[…][45]

 

di fragranze di erbe e di fiori: tralci di boccioli di rose, fiorellini sparsi, rametti di ulivo, germogli. Gli animali liberi sulle trame paiono quasi muoversi a passi di danza in un vortice di effluvi e lo scarabeo con le sue aluccie aperte pare  pronto a spiccare il volo sul tralcio di rosa

particolare dell’arazzo con lo scarabeo

 Fig. 12 Particolare arazzo: lo scarabeo

e con essa diventarne un tutt’uno finendo  impigliato nella ragnatela ( forse) di un ragno che racchiude nel groviglio di aerei fili un piccolo cuore.

Così i simboli si prolungano in un intreccio di antenne di zampe di tralci, in un vinto abbraccio di armoniosa sintonia

[…] Non so da quali auree insidiose/ fui soggiogato né in quali braccia/invincibili sprofondai la faccia,/ma sepolto da una marea di rose/illimitata io caddi rappreso/nell’inerzia del mio attuale peso…![…] [46]

 

Mi piacerebbe tanto potermi addentrare in quel “groviglio”e penetrarne il vero senso! L’impressione, osservando il particolare sull’arazzo, è che lo scarabeo ( forse curioso) si avvicini troppo al tralcio di rosa e senza avvedersi dell’insidia della tela del ragno cerchi con le antenne di scuoterne il profumo, mentre il ragno percepito il pericolo chiude in un abbraccio protettivo il suo cuore ( forse i suoi piccoli? O forse solamente le sue emozioni?).

Tornando al simbolismo lo scarabeo, sacro soprattutto agli egizi, è uno dei simboli più famosi e veniva equiparato al dio sole. Il suo geroglifico fu adoperato per esprimere la nascita, il venire al mondo, l’esistere. Il ragno invece è un antico simbolo della creazione e della creatività. Nella tradizione indiana metaforicamente lo chiamavano “il creatore di tutte le cose” colui che tesseva la ragnatela dell’universo e che aveva insegnato alla gente il mestiere e l’arte del tessere. Torniamo, quindi, alle trame degli arazzi di Casa Comi, alla loro tessitura e alla simbologia del ragno che in alcune culture ha valore positivo e rappresenta la Grande Madre che decide la sorte attraverso la tessitura del destino.

Il ragno, comunque, simbolicamente assume significati contrastanti essendo stato visto, in diverse epoche e civiltà, sia come forza negativa, sia come immagine positiva. Questa duplice valenza deriva dal fatto che l’uomo in esso ha visto il predatore muto e minaccioso ed anche l’ammirevole, paziente e instancabile tessitore.

Non so quale motivo mi porta ad immaginare che negli arazzi di casa Comi il ragno ha valenza positiva. Girolamo amava tanto la natura e con essa tutti i suoi abitatori

[…] Tutta la foresta/ dei germi che dormivano s’espande/ in glauchi nuclei di pollini densi/nella segreta gioventù del sangue/e nell’attesa dei nostri silenzi…/ [47]

 

Era affascinato da tutto ciò che faceva parte della natura nella natura e i ragni con le loro meravigliose ed intricanti ragnatele fanno parte di essa; chissà quante volte Girolamo nel suo giardino o passeggiando nelle campagne ha osservato l’ammirabile abitatore e costruttore di ragnatele e l’impegno che poneva nel suo fare!Come poteva quindi vedere in esso un essere nefasto?

E poi, non si era egli circondato di opere tessili con i suoi arazzi tessuti proprio come le ragnatele filo su filo con pazienza dalle donne? E non era stato, forse, l’amore per le donne e per il loro cosmo spesso imperscrutabile che lo aveva spinto  ad avvicinarsi all’arte del tessere e a volere quei capolavori tessuti dalle loro mani sui suoi muri? E il ragno con tutto il suo valore  ascetico  non fa riferimento anche alla donna e al suo mondo intimo e celato?

[…] Che stella insigne abbeverò di luce/ l’anima che t’agita il petto/ perché tu sia sì divina ed umana/ nella realità, nel sogno e nel letto,/ dimmi, femmina fosforescente/ d’un fascino doppio/ che m’oscura l’occhio/ e mi rende demente!/[…][48]

 

Il ragno, quindi, col suo antico mito legato ad Aracne, non poteva mancare sui suoi arazzi. Il suo morso, inoltre nel Salento, rimanda al fenomeno del tarantismo che al tempo di Girolamo Comi doveva essere molto diffuso in questa terra dove la donna era sottoposta e obbligata al condizionamento di una società prettamente patriarcale. Nel tarantismo mito e rito sono congiunti e il mito di Aracne nel rituale delle donne tarantate si manifesta con una danza frenetica e spossante che svolge un ruolo primario di catarsi, agevolando la donna ad uscire dalle sue spire e purificarsi  liberandosi dal suo stato depressivo e dai suoi traumi. Nell’immaginario del rito delle tarantate, come nel simbolo degli arazzi, il cuore è stretto nel groviglio di una ragnatela di angoscia e vessazione e la donna danza per riuscire a liberare il suo cuore dalle insidie di una società che l’opprime.

[…] L’enorme volontà di nascere e di crescere/ pare istinto animale ed è ansia votiva/ che prega o canta, che dorme o respira/ ricolma della sagra origine dell’Essere./[…][49]  

 

La donna danzando si fa ragno e ne imita le movenze strisciando per terra, arrampicandosi e tessendo una tela immaginaria: la tela fantastica della sua esistenza dove cuore ed eros sono   perno delle sue emozioni più profonde e represse. La danza in questo rito diviene realizzazione del mito ed essa oltre ad avere funzione di aggregazione ha valore simbolico di rinascita e rigenerazione. E, come nella poetica di Comi tessuta sui fogli, anche tra i fili dei suoi arazzi vibra il suono del suo universo tra le mura della sua casa che lo estraniava dal resto del mondo. Era lì che lui raggiungeva la coscienza del proprio sé e riusciva a spogliarsi di ogni inutile maschera e rinfrancato nello spirito raggiungeva quello stato di illuminazione che lo guidava a ricercare verità e consapevolezza del suo essere uomo ed esternarlo nella poesia.

[…]Dalla pienezza oscura che in te sale/ desumi un terso cantico che dori/ di successivi e profondi fulgori/l’evento del tuo sangue universale./Tenaci fibre di mitici semi/ di te fanno un tessuto illimitato/ d’elementi e d’avventi: e se tu vibri/nutrito dell’ardore che hai creato,/convergono nei tuoi rami supremi/le linfe dei più magici equilibri.[50]

Forse vagando tra quelle stanze ritrovava “ i magici equilibri” che davano significato al suo esistere e operare. Rintracciava, forse, tra quelle mura antichi umori di un’infanzia perduta e poco assaporata che lo riportavano indietro nel tempo

[…] Ah più leggendario cammino/ col memore peso: – leggero -:/ in me stesso rientro che spero/fortunato come un bambino. [51]

e lo riavvicinava alle figure principali della sua infanzia

[…] e tutto quel che sono e che ricordo/ è pienezza remota e coscienza/ del ritmo della luce da cui sgorgo/ con l’ansia di custodirne l’essenza./[52]

e come la sua poesia è intrisa di metaforici segni con cui ci fa partecipi del suo essere,

così anche Girolamo fa riferimento ai simboli come elementi palpitanti e vivi che comunque valgono come allusioni e suggestioni di un momento di vita materiale o interiore.

Numeri, figure e libri,/simboli d’una Misura/silenziosa e sicura,/fanno che io riposi o vibri/- vivo di sobri equilibri/nell’ossame della natura.[…][53]

Questa personale interpretazione e resoconto del simbolismo sugli arazzi di “Casa Comi” non vuole assolutamente rappresentare uno studio analitico dell’argomento.   del “Simbolo e suo significato”. Non  è compito semplice penetrare il materiale simbolico che si presenta, quasi sempre, misterioso e imperscrutabile e si presta a facili malintesi ed errori di intendimento. Ha ragione Umberto Eco quando afferma:

“ Il mondo simbolico presuppone sempre e comunque un processo di invenzione applicato ad un riconoscimento. Ogni segno[…] è definibile e interpretabile solo attraverso altri segni in una catena infinita, come quando apriamo il dizionario per cercare il significato di una parola e troviamo altre parole per descriverci il senso del termine cercato, in una serie interminabile di rimandi”[54]

Lo stesso Girolamo Comi concorda con questa concezione quando nella sua poesia   carica di metafore emozionanti e di mistero enuncia

Fulgori chiusi in te – non mai svelati/se non come barlume ed apparenza/d’imponderabili aliti d’essenza/gelosi del mistero in cui son nati -/cantano nello sciame dei silenzi/l’evento dello spirito disperso/in vegetali vampe d’universo/e nel nativo gemito dei sensi.[…][55]

 

 


 [1]da google immagini , http://parapsicologia.esoterya.com/i-simboli-dellanima-umana/8205/ La spirale è un simbolo antichissimo,lo ritroviamo in diverse incisioni   rupestri preistoriche. Racchiude il concetto di espansione, sviluppo e crescita interiore. Essa rappresenta anche il potere della Terra e il percorso da seguire per trovare se stessi.

[2] Da google: Wikipedia.org: Il barone Giulio Cesare Andrea Evola, meglio conosciuto come Julius Evola (Roma, 19 maggio 1898Roma, 11 giugno 1974), è stato un filosofo, pittore, poeta, scrittore ed esoterista italiano. Fu personalità poliedrica nel panorama culturale italiano del Novecento, in ragione dei suoi molteplici interessi: arte, filosofia, storia, politica, esoterismo, religione, costume, studi sulla razza.

[3] [3] Piccolo quaderno. Brani di un diario intimo, manoscritti del 16/VI/1955 al 1960 donati nel Natale 1964 a Jole e Tommaso Santoro. Lucugnano. Manoscritto, 1955-1964, 16 p., 12,8cm.

[4] Girolamo Comi “ Lampadario – Boschività sotterra smeraldi (1912-1928) in Opera poetica a cura di D.Valli, Grafica Salvi – Perugia per conto di A. Longo editore in Ravenna , marzo 1977, pag.22

[5] Mario Marti, Girolamo Comi, la vita, la poesia,” Discorso pronunciato a Lucugnano in occasione dell’inaugurazione del restaurato Palazzo Comi a trent’anni dalla morte del poeta, il 23 maggio 1998.  Provincia di Lecce- mediateca- progetto EDIESSE ( emeroteca digitale Salentina) a cura di IMAGO- Lecce, pag.10

[6] Girolamo Comi “Liriche inedite” in Opera poetica a cura di D. Valli idem, pag.332

[7] Mario Marti idem, pag.9

[8] Donato Valli, “ Girolamo Comi, opera poetica” Longo editore, Marzo 1977, Il fiore, pag.257

[9] Da google:www.docstoc.com, da Mari a Pitagora –Orfismo -e-Pitagorismo, vol. Quinto, “da Mari a Pitagora, Prop. Letter. Riservata del prof. Giuseppe de Lorenzo, pag. 12

[10] Girolamo Comi “  Immagine del Salento” in Opera poetica a cura di Donato Valli, idem, pag.29-30

[11] [11] Piccolo quaderno , manoscritto 23/VI/1957 Palazzo Comi,  Lucugnano, Biblioteca Provincialedi lecce. Brano: Amore e armonia ad ogni costo. – dembrano parole: e lo sono… Ma accade  che diventino Fatti attivi e potenti: e si apre un mondo dentro e fuori di noi. Ecc.

[11] Piccolo quaderno manoscritto idem. Brano: “ I virgulti spuri del tronco, ( del ceppo) vanno sempre distrutti. I rami maestri vanno potati con cura e con amore… Se no l’albero perde la sua armonia, degenera, e estraniandosi e disinteressandosi della sua origine sacra, “rispunta” al naturale con tutte le conseguenze del caso…( argini, deviazioni, eresie ecc. prendono il sopravvento)

[12] Girolamo Comi “Spirito d’armonia” a cura di Marco Albertazzicon un saggio di D.Valli, la finestra editrice, Trento 1999, parag. III. ( la triade metafisica : Comi-Fallacara-Onofri)

[13] Girolamo Comi ,” Alito primo” in Cantico del creato , Opera poetica a cura di D. Valli idem, pag.72

[14] Girolamo Comi poesia . “Natura e memoria” in Opera poetica a cura di D. Valli idem , pag.50

[15] Nella catalogazione dei disegni a Villa Carmosina ( Casamassella; le) non sono risultati i disegni relativi agli arazzi di Casa Comi. ( Forse, essendo stati voluti dal poeta, dopo la loro tessitura sono stati distrutti )

[16] Antonio Monte Maria Grazia Presicce “L’ arte della tessitura ne Salento”, Il laboratorio di Lucia Starace a Villa Carmosina a Casamassella pag.81

[17] Nella catalogazione dei disegni degli arazzi a Casamassella, dove esisteva  un importante laboratorio di tessitura della sign. Lucia Starace ( cugina di Girolamo Comi) non sono stati ritrovati i disegni degli arazzi di casa Comi,si presuppone che questi disegni siano stati distrutti perché unici nel suo genere e sicuramente di proprietà del poeta. Tra i disegni catalogati risultano soltanto i disegni delle fasce laterali.

[18]   Girolamo Comi  “ Immagine del silenzio” in Opera  poetica a cura di D. Valli, Longo editore, Marzo 1977,  pag. 83

[19]  Girolamo Comi “ la prigionia della solitudine” in Chiamami maestro di Donato Valli, Manni editore, 2008, pag.49

[20] Girolamo Comi , in Opera poetica a cura di Donato Valli idem pag.35

[21]Girolamo Comi: “ Cantico della memoria” in Chiamami maestro di Donato Valli, Manni editore, 2008, pag. 133

[22] Giuliana Coppola giornalista e scrittrice salentina

[23]  Antonio monte Maria Grazia Presicce “l’arte della tessitura nel Salento” Grace :centro ricerche ambiente cultura economia,edit. Nuova Prhomos,Perugia,luglio 2010,” Casa Comi e la tessitura: gli arazzi” pag.155

[24] Girolamo Comi  in Chiamami maestro di Donato Valli , idem pag. 205

[25] Romeo Lucioni,  Il mosaico della Cattedrale di Otranto

IMMAGINE, SIGNIFICATO, COMUNICAZIONE:

struttura socio-culturale dell’alto medioevo. http://www.slowmind.net/colombo_net/immagini.pdf

[26] da google, file:///C:/Documentes%20and%settings/alicetuttoincluso/Documenti/Comi/il%20grifone.htm,Guardia di finanza, il temibile grifone.

[27] Girolamo Comi “ Cantico dell’argilla e del sangue “ Materia e spirito ” in Opera poetica a cura di D. Valli idem pag. 50

[28]  Girolamo Comi “ ecco il mio tronco”, in  Girolamo Comi Opera  poetica di Donato Valli idem pag. 190

[29] Girolamo Comi, “Cantico del tempo e del seme”in opera poetica a cura di d. Valli, idem,. pag.37

[30] Girolamo Comi “ Cantico delle idee” in Gilolamo Comi opera poetica di donato Valli, idem pag.237

[31] Girolamo Comi “Cantico dell’albero” in Opera poetica a cura di D. Valli, idem, idem pag.23

[32] Girolamo Comi “ Cantico del suolo”, in Opera poetica a cura di D. Valli, idem pag.38

[33] Girolamo Comi “Primo canto di Adamo” in Opera poetica a cura di D. Valli idem pag.64

[34]  Da google,http://www.storia-dell-arte.com/significato-della-croce.html

[35] Girolamo Comi “ Cantico del tempo e del seme “ in  opera poetica… idem pag.217

[36] Girolamo Comi “ Lampadario – boschività sotterra smeraldi ( 1912-1928) in Opera poetica a cura di D. Valli,Idem pag.19

[37] Girolamo Comi “Cantico del tempo e del seme” in Opera poetica idem, pag.37

[38] Girolamo Comi “ Cantico dell’albero” in  Opera poetica a cura di D. Valli idem, pag.27

[39]   Romeo Lucioni, idem

[40] Da google www.mondimedievali.net/immaginario/Cardini/aquila.htm, Franco Cardini “L’Aquila”

[41] Il Bilderstreit —http://www.kainos.it/Pages/articolo%20rice03.html, Giuseppe Patella “lo statuto e l’immagine tra icona e simulacro”

[42] Girolamo Comi “ Cantico della luce”  in Opera poetica a cura di D. Valli idem pag.55

[43]  Da google: http://www.turismoreligioso.eu/ iconografia_cristiana.htm

[44] Girolamo Comi “Spirito d’armonia” in  Opera poetica di D. Valli… idem pag.88

[45] Girolamo Comi “Cantico dell’albero” in  Opera poetica… idem pag.24

[46] Girolamo Comi “Cantico del creato” in Opera poetica a cura di D. Valli… idem, idem pag.64

[47] Girolamo Comi , Nel grembo dei mattini (1931)“Cantico dell’alba” in Opera poetica a cura di D. Valli idem pag.40

[48] Girolamo Comi , Il Lampadario (1912) “ La molteplice donna” , in Opera poetica idem pag.300

[49] Girolamo Comi, “Fiamme del corpo infernale” in Opera poetica idem, pag. 228

[50] Girolamo Comi “Nel grembo dei mattini” in  Opera poetica… idem, pag.46

[51] G. Comi “ Cantico dell’albero” in  Opera poetica…idem ,pa.27

[52] G. Comi “Canto della vita” in Opera poetica a cura di D. Valli, idem pag.78

[53] Girolamo Comi “ Immagine del Salento” idem pag.29

[54] Umberto Eco in “ Il valore del simbolo” Catt. di diritto delle istit. religiose prof.Carlo Cardia, Unive. degli studi Roma tre relazione di Francesca Grandi,Antonio la Bella,Domenico Cappadona, 2010-2012 pag. 15; http://host.uniroma3.it/progetti/cedir/cedir/Relazioni10/Valore%20del%20simbolo.pdf

[55] Girolamo Comi “ Cantico del tempo e del seme” (1929-1930) in  Opera poetica… idem pag.33

3 Commenti a Le immagini negli arazzi di Casa Comi

  1. la figura 8, ripresa nei particolari anche in seguito, non è che per caso possa essere uno stemma? mi pare che la parte superiore sia una corona principesca o reale (è sormontata da una croce). Se così fosse, ma è un dubbio, la coperta potrebbe essere stata posseduta da una famiglia di alto rango, per l’appunto principesca o reale, e poi donata a Comi o tessuta in occasione di una visita di questi personaggi nel palazzo del nostro personaggio

  2. Affascinante il saggio di Presicce. Fa riflettere l’essenzialità delle figure che pure esprimono, nella loro forma stilizzata, il simbolo, inteso letteralmente, cioè unione. E nell’unione è imprescindibile l’ambiguità o meglio dire l’ambivalenza o, ancora, l’incontro e quindi unione stessa. Un percorso non solo estetico ma anche e soprattutto etico. Vedendo per la prima volta gli arazzi di casa Comi, non mi sono potuto sottrarre ad alcune considerazioni. Anzitutto, mi chiedo se il Comi abbia avuto qualche influsso ebraico o sia venuto a contatto con la tradizione arbrersh (Albania). Domanda non fine a se stessa atteso che l’elemento del giardino, così rappresentato, rispecchia le rappresentazioni delle culture citate, come anche il riferimento alle dodici caselle, alla colomba con il ramoscello ed all’aquila bicipite, a cui erroneamente, a mio modesto parere, è stato attribuito il simbolo dello scarabeo. Parrebbe, inoltre più appropriato sostituire il cervo alle lepri.
    Poi ho cercato di analizzare, araldicamente, le varie figure rappresentate nell’arazzo proposto, con sorprendenti risultati. Il significato diviene chiaro. Se volessimo infatti intravedere il grifone nella rappresentazione, egli svelerà il suo significato quale custode del tesoro. Interroghiamo la figura del cervo, ci risponderà che egli è simbolo di nobiltà antica e generosa, ma anche di longevità. la colomba obietterà che la sua funzione è quella della perenne alleanza, l’aquila bicipite sarà orgogliosa di essere il simbolo dell’unione dell’impero. Ma l’eccellenza la detiene la fenice, che muore e rinasce dallo stilizzato braciere. Essa è simbolo di immortalità. poi le fasce spezzate, quale flusso di linee spezzate e continue, rappresentanti il tempo. Cronos e kairos. L’umano e il divino, racchiusi nei due quadrati e spartiti in rettangoli, quali mondi paralleli, trovano il loro incontro nella croce, simbolo di unione per eccellenza, orizzontale e verticale, al contempo, regno superiore ed inferiore, cielo e terra. Ancora il dodici, rappresentato dalle caselle al centro, in basso, rientra nella cabala. Le dodici tribù che rappresentano i primordi della storia della salvezza, rivisitate e riviste dai dodici apostoli della trradizione cristiana. Ancora sovrasta la croce la fenice con esplicito riferimento alla resurrezione ed all’immortalità. Ed ancora la delimitazione del totale rettangolo, nel quale, in maniera ordinata si riportano, ossessivamente, i ricami della flora. C’è il caos dei chimerici elementi ed il cosmos della pedissequa ritmia, il mondo terreno e l’aldilà, il giardino terrestre ed il limitato e centrale orto del paradiso. Nella tradizione ebraica il paradiso è rappresentato come un giardino, il ritrovato Eden! Il ricordo visivo, mi riporta all’essenzialità ed allo stile primordiale rappresentativo delle figure della graotta dei cervi in Porto Badisco. Strano! Anche qui, cervi e croce e l’uomo avvolto in improvvisate spirali. Immortalità. Sarà l’unione tra un contemporaneo Comi ed un suo primitivo avo? Solo un’ipotesi che gli addetti al lavoro sapranno avvalorare o meno, ma che a me, profano ha suscitato sensazioni forti tra custodi perenni, fama imperitura, longevità e perenni alleanze, imperi uniti e gloriose croci, ricami di imortalità e menzioni speciali al Paradiso!

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