Il vescovo Gabriele Adarzo de Santander e la facciata della collegiata di Galatina

 

di Raimondo Rodia

La facciata della collegiata di Galatina, è questo il titolo della matrice di Galatina, titolo ricevuto nel 1663, durante il periodo di Gabriel Adarzo de Santander (Madrid 1596-Otranto 1674). Fu questi arcivescovo di Otranto dal 9 marzo 1657, proveniente dalla sede episcopale di Vigevano che aveva occupato nel 1654. Predicatore del re Filippo IV, autore assai prolifico, aveva fondato la cattedra di teologia nell’università spagnola di Salamanca.

Dentro le nicchie dei portali laterali della chiesa galatinese si trovano le statue di due santi mercedari, S. Pietro Nolasco, fondatore dell’ordine religioso della Mercede, e S. Raimondo di Portuel, detto “non-nato” in quanto fu estratto dal ventre con taglio cesareo quando la madre era già morta. Non poteva ricadere diversamente tale scelta, appartenendo il presule spagnolo all’ordine dei Mercedari ed avendo lui stesso istituito la festività di S. Pietro Nolasco.

La venerazione per l’altro santo, protettore delle partorienti, durò alcuni anni dopo la morte dell’arcivescovo e il culto fu dapprima associato e poi del tutto sostituito da quello della Madonna della Luce, ancora oggi invocata quale protettrice dei neonati.

L’arcivescovo dimorò a Galatina, nel palazzo baronale della stessa piazza, non a palazzo Baldi come la voce popolare asserisce. Il motivo forse la paura dei Turchi o dei pirati saraceni. Infatti lui vescovo di Vigevano, rifiutò dapprima, per poi accettare la cattedra idruntina proprio per questa paura atavica. Infine una volta ad Otranto preferì dimorare a Galatina per mettersi 30 km di vantaggio sul nemico della mezza luna. Il presule spagnolo gareggiò con il Pappacoda arcivescovo a quel tempo a Lecce per il forte mecenatismo. A lui si devono ad Otranto il rinnovamento della chiesa bizantina di S. Pietro con la chiusura definitiva della porta del popolo che era a nord. Ad Otranto stesso fu committente del portale barocco della facciata ( 1674 ) terminato poco prima della sua morte, 4 aprile 1674. Innumerevoli altre opere nella diocesi idruntina, furono firmate dal Santader, ma sicuramente la facciata della matrice galatinese ed il cappellone del Sacramento rimangono le opere più apprezzate . Il cappellone sorgeva all’interno della stessa chiesa dei SS. Pietro e Paolo, dove fu sepolto, ed ora non più visibile per i danni e gli stravolgimenti che la chiesa subì nel 1875.

Il Santader, tornando una sera da Ugento, colto da un violentissimo temporale trasformatosi in bufera, avendo difficoltà a ritrovare la strada per Galatina, invocò la Vergine e ad un tratto apparve nel cielo della città un’intensa luce che lo guidò verso la sua dimora.

particolare della facciata e stemma del vescovo

Giunto il presule in città sano e salvo, quale ringraziamento alla Madonna per lo scampato pericolo fece costruire, in aperta campagna e quindi “extra moenia”, una cappella intitolata alla Vergine della Luce.

Le recenti e inedite acquisizioni documentali fanno luce, è il caso di dirlo, su alcune inesattezze pubblicate in passato. La chiesa della Madonna della Luce esisteva già a Galatina molto tempo prima della venuta del Santander a Otranto. Fu costruita probabilmente dopo il 1608 e comunque prima del 1652, dedicandola alla Madonna della Mercede. Gli ultimi studi sul fenomeno dei figli illegittimi, abbandonati sulle porte delle chiese galatinesi extra moenia nel ‘600, inequivocabilmente segnalano come già edificata la cappella: il 20 ottobre 1652 Pietro bastardello fu ritrovato alla Madonna della Luce; l’8 maggio 1656 Bonaventura bastardello fu ritrovato alla Madonna della Luce; il 1° novembre 1657 Leonarda gettatella fu ritrovata alla Madonna della Luce.

La chiesa era sicuramente aperta al culto e frequentata da fedeli: il figlio illegittimo non avrebbe avuto alcuna chance di essere trovato e accudito.

Doveva essere di piccole dimensioni e forse con un solo altare. L’affresco della Vergine, riferibile ai primi decenni del 600, è l’unica testimonianza della vecchia cappella e dell’antica devozione.

Mons. Santander provvide successivamente ad ampliarla e dotarla di quattro altari, collocando sul maggiore il suo stemma arcivescovile. Si trattò dunque di ricostruzione.

S. Maria della Mercede

Allo stesso modo non è possibile attribuire al Santander l’introduzione a Galatina del culto alla “Madre dell’Eterna Luce”, considerato che nel Salento già da due secoli era radicato un forte sentimento religioso per la Madonna avente questo titolo.

Nella seconda metà del ‘400 il “miracolo della Luce”, che liberò Lecce dalla peste, è ricordato in un antico affresco proveniente dalla distrutta chiesa di S. Maria della Luce in Lecce, esistente al tempo di Maria d’Enghien.

Il culto per la Madonna della Luce si trova sin dal 1550 anche a Vernole e Ugento. Proprio da qui, Ugento, oppure Gallipoli, entrambe sedi vescovili vacanti all’epoca, il nostro presule tornava quell’ agosto del 1659.

Nel primo caso ad Ugento aveva visitato una piccola cappella extra moenia dedicata appunto alla Madonna della Luce. Il termine “luce” in questo caso era quella degli occhi cioè la vista, perchè nella piccola cappella ugentina era accaduto il miracolo che un cieco dalla nascita, proveniente da Napoli e diretto a S. Maria di Leuca in pellegrinaggio, aveva riacquistato la vista miracolosamente dopo aver pregato intensamente. Si presume sia ciò accaduto nell’ agosto del 1659, quando scoppiò il forte temporale di cui si è scritto prima.

E’ logico pensare che nei primi tempi del suo ministero come arcivescovo di Otranto mons. Adarzo de Santander cominciò ad avviare i primi contatti con le diocesi suffraganee dopo aver definitivamente risolto il problema della sua residenza che fu in Galatina sin dai primi mesi del 1659. Questa data sembra la più indicata per datare il prodigio della luce miracolosa, anche per un particolare non secondario: Gallipoli, senza pastore da cinque anni, solo il 9 giugno 1659 ebbe il nuovo Vescovo, con il quale il Santander evidentemente aveva avuto un incontro per concordare indirizzi di vita pastorale. Tutto ciò farebbe propendere per improvviso ma violento temporale d’estate, piuttosto che per una bufera invernale come riportato dalla tradizione.

La luce illuminò non solo S. Pietro in Galatina (come si chiamava la città in quell’epoca ), ma anche l’esistente cappella intitolata alla Madonna della Luce, alla cui protezione il Vescovo attribuì la sua salvezza: grato, iniziò i lavori di ricostruzione, ampliamento e abbellimento.

L’evento miracoloso, forse su precisa disposizione del medesimo vescovo, fu riportato sulla lunetta del portale del santuario mariano.

Il culto verso la Madonna della Luce è grande presso i Galatinesi che lo festeggiano, come da consuetudine, il quarto giovedi successivo alla Pasqua. Il 2010 registra il 351° anniversario dell’evento portentoso.

Un commento a Il vescovo Gabriele Adarzo de Santander e la facciata della collegiata di Galatina

  1. NON INTERVENGO PER RICORDARE LA MIA PRIMA VISITA ATTORNO AL 1950 AL SANTUARIO DELLA MADONNA DELLA LUCE IN UGENTO, A UN PASSO DAL FONDO DI “PORCHIANO”. LI’ LE SORELLE DI MIA NONNA, CHE MI OSPITAVANO PER ALCUNI ANNI NEL PERIODO DELLA VENDEMMIA (VEDI MIO POST DEL 15 GIUGNO U.S.) MI PORTAVANO RACCONTANDOMI DEL MIRACOLO DEL CIECO NAT0 RIPORTATO DA RAIMONDO NEL SUO BELLISSIMO POST OTTIMAMENTE SUPPORTATO DI PREZIOSE IMMAGINI.
    HO PIACERE INVECE DI INTERVENIRE, PER RENDERE EDOTTI QUANTI NON LO SONO, IN MERITO ALLA TRADIZIONE RELIGIOSA (IO L’HO APPRESA IN SARDEGNA, ANNI FA) CHE HA FATTO DI SAN RAIMONDO NON-NATO UNO DEI SANTI IN GRADO DI PROTEGGERE LE NASCITE E QUINDI IL PARTO.
    ESISTE IN UN PAESE DELL’INTERNO DELLA SARDEGNA, MI PARE ISILI, UNA FAMIGLIA CHE E’ PROPRIETARIA DI UNA STATUA LIGNEA DI SAN RAIMONDO NON-NATO. LA MANO SINISTRA, MI PARE, DI QUESTA STATUA, PUO’ ESSERE SEPARATA (UNA PREPARAZIONE FATTA AD HOC DALLO SCULTORE CHE L’HA REALIZZATA) E VIENE , A RICHIESTA DELLE VARIE FAMIGLIE INTERESSATE, PRESTATA PER ESSERE POSTA SUL LETTO DELLA PARTORIENTE, PER FACILITARE IL BUON ESITO DEL PARTO.
    NON VI PORTO OVVIAMENTE DATI EPIDEMIOLOGICI, MA SOLO L’ESPERIENZA DI QUANTI SI INTERESSANO COME ME AGLI ASPETTI ANTROPOLOGICI DELLA MEDICINA E IN QUESTO CASO DELLA NASCITA.

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