La chiesa di Santa Maria di Costantinopoli a Taranto

di Daniela Lucaselli

Nell’agro tarantino una delle  cappelle più antiche e famose è quella dedicata alla Vergine di Costantinopoli. Situata nei pressi del cavalcavia ferroviario, lungo la via che porta a Massafra, venne edificata nel 1568 dal sacerdote don Giambattista Algerisi di Taranto e consacrata il 2 aprile del 1570  da Monsignor Bartolomeo IV Sirigo, vescovo di Castellaneta.

Al suo interno il pavimento è lastricato con marmo misto a pietra e copre tre sepolture. L’altare,  anch’esso di marmo, è corredato di candelabri di bronzo; vi è anche un altro altare di pietra dietro il quale è posta una tela che raffigura i Santi Cataldo, Simeone, Leonardo. Sono presenti due fonti di marmo  per l’acqua benedetta.

“Un documento dell’Archivio Arcivescovile di Taranto del 1577 attesta che la chiesa di Santa Maria di Costantinopoli possiede assieme ad altri beni tre tomoli di terra coltivati a frutteto, seminativo, ecc. con fontana a stalla accanto alla stessa chiesa, in un luogo detto Fontana Vecchia”. Nel 1582 nella chiesa si insediò la confraternita di Santa Maria di Costantinopoli, in quanto nella stessa vi era un antico dipinto raffigurante l’immagine della Vergine, di inestimabile valore, giunto, secondo la tradizione, da Costantinopoli.

Nel 1867 la vita della cappella venne segnata da  un nefasto destino. Iniziarono i lavori per la costruzione di un tronco ferroviario e  la Direzione Compartimentale di Bari avanzò trattative col patrono della chiesa, il barone Giuseppe RIZZI ULMO, per la cessione della stessa e del terreno circostante, dietro rimborso di una somma equivalente al valore materiale dell’immobile, da investirsi per la riedificazione del Santuario su terreno libero di proprietà delle Ferrovie dello Stato. Nel frattempo, il 2 agosto 1897, venne nominato rettore della chiesetta, don Francesco DE VINCENTIIS che diede vita ad intense opere di  restauro.  Ma il corso degli eventi fu inarrestabile. Quando scoppiò la prima guerra mondiale la chiesa fu requisita per esigenze militari e  quel momento fu l’inizio di una visibile decadenza. Venne anche adibita a deposito di generi alimentari.

Il 20 luglio 1924 Monsignor Giuseppe BLANDAMURA visitò la chiesa e, animato da uno spirito di tutela e di rinnovamento, con il consenso dell’arcivescovo Orazio MAZZELLA, approntò una lista dei cimeli superstiti esistenti nella cappella che sarebbe stato opportuno e doveroso salvare. In particolare, l’altare marmoreo, la scultura rappresentante la Vergine col Putto, un’iscrizione lapidaria ed infine un cippo funerario con dedica.

Nel 1926 la vecchia chiesa fu abbattuta ed immediatamente ricostruita in parte con lo stesso materiale proveniente dalla demolizione.

Oggi  è lì, ristrutturata dai portuali,   con il suo vetusto aspetto, protetta da una ringhiera e da un cancello di ferro.
Al suo interno  non resta quasi nulla di quanto descritto. Superstite della distruzione è solo un’ opera in pietra databile intorno al Cinquecento, opportunamente restaurata, che raffigura la Madonna col Bambino   che però è stata collocata all’inizio della navata destra della Cattedrale.

Bibliografia:

Associazione Internazionale di studi e ricerche sulla cultura popolare religiosa, Il Tradizionalista, Blog culturale, 30 ottobre 2008;
G. BLANDAMURA: Santa Maria di Costantinopoli, in Taras 1926;
N. CAPUTO: Destinazione Dio, Taranto 1985;
– N. CIPPONE:  Le fiere, i mercati, la fontana della pubblica piazza di Taranto, Martina Franca, 2000;
– V. DE MARCO:  La Diocesi di Taranto nell’età moderna: 1560-1613, Roma 1988;
M. Mirelli, Service 2003-2004, Lions Club Taranto Host.

4 Commenti a La chiesa di Santa Maria di Costantinopoli a Taranto

  1. A leggere questa piccola descrizione,arricchita da un interessante rifacimento al passato vien voglia di prendere l’auro e andare a visitare questa chiesa, con la speranza ,una volta entrati, di chiudere gli occhi e rivivere tali avvenimenti del passato….

  2. L’articolo è ricco di notizie interessanti;una rivendicazione fatta al destino che ha subito nel tempo la città di Taranto, questa nostra città ricca di arte e di cultura,ma anche di autentica religiosità, seppellita da chi non vuole viverla, la storia di un luogo di culto che non può essere ignorata! Creato dalla genialità di uomini che hanno lasciato il segno di un’arte nel suo vero splendore di un tempo e che finalmente viene valorizzata attraverso questo articolo!

  3. Un articolo che trasmette voglia….!Essendo nata e cresciuta a Taranto conosco quella chiesa ma solo la facciata esterna….nello scorrere della mia lettura, tra le righe così ricche d’ogni particolare….si è realizzato nella mia mente la visione della chiesa stessa incutendo in me la voglia di visitarla davvero…..e spero che a tanti come me, questo articolo, porti a riscoprire la nostra città partendo dalle cose più belle come una chiesa secolare ricca di storia.

  4. Solo ora leggo l’articolo della cara Daniela : come spesso, il computer mi ha lasciata in panne .
    Complimenti : l’articolo ha il pregio di unire la chiarezza all’erudizione ed io pur non essendo tarantina ma vivendoda molti anni in questa splendida ma sfortunata città che ho imparato ad amare quasi fosse la mia , sono rimasta colpita dall’aura di amore e fierezza che vi traspare .
    Ah, se riuscissi a trovare le mie adorate ” faccine ” riuscirei ad esprimermi meglio !
    Accontentati, Daniela .

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