Uno scrittore e la sua storia: Michele Saponaro

di Paolo Vincenti

Con Michele Saponaro cinquant’anni dopo  (Congedo editore), vengono pubblicati gli Atti del Convegno Internazionale di Studi tenutosi a San Cesario di Lecce e Lecce il 25 e 26 marzo 2010, per le cure di Antonio Lucio Giannone. Questo volume costituisce il punto d’arrivo di una intensa attività di ricerche sulla figura e le opere di questo importante letterato figlio della nostra terra salentina, brillantemente condotte da alcuni studiosi pugliesi fra i quali, in primis il professor Giannone, ordinario di Letteratura Italiana Contemporanea presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Lecce, al quale va ascritto il merito di aver dato l’imprimatur a questo fiorire di studi sulla figura del letterato sancesarino.

Michele Saponaro (San Cesario 1885-Milano 1959), conosciuto anche con lo pseudonimo di  “Libero Ausonio”, autore di numerosi romanzi, raccolte di novelle e biografie di uomini illustri , collaborava come giornalista con le più importanti testate nazionali, quali “Il Corriere della Sera”, “La Stampa”, “Il Giornale d’Italia”, ecc. Dopo la sua morte, però, nessuno più si interessò di lui, ad eccezione di Michele Tondo che, nel 1983, curò una ristampa del suo romanzo “Adolescenza” (Congedo Editore) e, a partire dal 2000, del già citato Giannone, con una serie di iniziative e scritti che sarebbe qui troppo lungo riportare. L’ultima pubblicazione degna di nota era stata “Uno scrittore e la sua terra. Omaggio a Michele Saponaro” (Manni Editore), a cura di A.L. Giannone, un agile opuscolo, voluto dal Comune di San Cesario, nel 2008. Già allora, però, il Comune di San Cesario, in collaborazione con il CUIS (Consorzio Universitario Interprovinciale Salentino) e con il Dipartimento di Filologia, linguistica e letteratura dell’Università di Lecce, e  grazie alla collaborazione del prof. Giannone, responsabile scientifico del progetto, si riprometteva di tornare sull’argomento e di prendere ben più consistenti iniziative tese a rivalutare la figura e le opere dello scrittore.

Ecco quindi che, a cinquant’anni dalla sua scomparsa, Michele Saponaro diventa il protagonista di un Convegno di Studi e di una pubblicazione che rendono finalmente giustizia al talento, al successo di pubblico e di critica, alle grandi capacità di operatore culturale e agli indiscussi meriti di questo letterato, così noto ai suoi tempi quanto dimenticato dopo la morte.

Nel libro, dopo la Prefazione del curatore dell’opera, si trovano gli indirizzi di saluto di Antonio Girau, Sindaco di San Cesario, del Magnifico Rettore dell’Università del Salento, Domenico Laforgia,del Presidente della Provincia di Lecce, Antonio Gabellone, di Bruno Pellegrino, Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università del Salento e di Paolo Viti, Direttore del Dipartimento di Filologia, Linguistica e Letteratura.

Nel primo intervento, a firma di Enrico Tiozzo, “La narrativa di Michele Saponaro tra romanzo blu e ideologia libertaria”, lo studioso fa una approfondita riflessione critica sulla produzione letteraria di Saponaro, contestualizzandola nell’ambio di quel filone della narrativa sentimentale italiana del primo Novecento (di cui fanno parte nomi quali Guido da Verona, Luciano Zuccoli, Lucio D’Ambra, Pitigrilli, Mariani, che pubblicavano le loro opere con i maggiori editori dell’epoca come Mondadori, Sonzogno, Treves, ecc.), e inquadrandola nell’ambito più generale della letteratura italiana primo novecentesca dal quale Saponaro, dopo la morte, venne escluso. Pagava, Saponaro, una sorta di damnatio memoriae della quale Tiozzo cerca di individuare le sia pur fragilissime e ingiustificabili cause. Ad Enrico Tiozzo va il merito di avere pubblicato una fondamentale opera sulla intera e copiosissima produzione narrativa dello scrittore di San Cesario, vale a dire “Lo spettatore della vita. Poetica e poesia della contemplazione nella narrativa di Michele Saponaro”, da Aracne Editore, nel 2010.

Con “L’avvio di Saponaro narratore”, Marco Leone si occupa degli esordi narrativi dello scrittore, analizzando le sue prime due raccolte di novelle, Le novelle del verde (Bideri, Napoli 1908) e Rosolacci (Puccini, Ancona 1912), entrambe pubblicate con lo pseudonimo di Libero Ausonio. Marinella Cantelmo, nel suo intervento “La Vigilia 1914: il primo romanzo”, fa luce appunto sulle complesse vicende editoriali e sulla non unanimità di giudizi critici di questa esordiale opera di Saponaro, pubblicata nel 1914 prima sulla rivista “Rassegna contemporanea”, poi in volume, edito da Bontempelli, e poi ancora in volume, nel 1920 con l’editore Vitagliano ed il titolo mutato di “L’idillio del figliol prodigo”.

Con “Un uomo, L’adolescenza e la Giovinezza: scritture dei perduti incanti”, Luigi Scorrano fa un interessante excursus sul lungo e proficuo rapporto fra letteratura e adolescenza, cioè quell’età di mezzo, incerta e perigliosa, ambigua, attraversata da turbamenti, della quale Saponaro si occupa con le due opere L’adolescenza, che “è il romanzo dell’esercizio della volontà” e La giovinezza, quello “dell’educazione sentimentale del protagonista”, poi riuniti insieme sotto il comune titolo di Un uomo.

Nel suo corposo e denso saggio”L’utopia e la favola. Il tenue fantastico di Saponaro”, Giuseppe Bonifacino si occupa di una aspetto, tutto sommato marginale, della produzione di Saponaro, nella riflessione critica, ma secondo l’autore non meno interessante, vale a dire il fantastico, con i romanzi La bella risvegliata. Viaggio nel mio giardino (Mondadori, Milano 1924) e La città felice (Mondadori 1934). Queste due opere rappresentano una evasione rispetto alla inclinazione georgico-realistica che caratterizzava la produzione di quel periodo e lo studioso mette a raffronto questi due romanzi di Saponaro con le suggestioni del romanzo modernista di Bontempelli e Pirandello, individuando una chiara influenza che, soprattutto l’opera di Bontempelli, ebbe sul Nostro.

A Beatrice Stasi, con “L’artista e il mercato: una parabola sulla creatività della narrativa di Michele Saponaro”, il compito di analizzare il romanzo La bionda Maria (Mondadori, Milano 1936), che è una parabola sulla creatività dello scrittore  del quale la Stasi analizza  il  rapporto con quei fattori esterni, quale appunto il mercato, che possono fortemente condizionare la sua produzione; mentre Fabio Moliterni, con “Nostra Madre e la religione della terra: Michele Saponaro tra idillio e storia”, approfondisce un aspetto caratterizzante soprattutto la prima parte della carriera letteraria di Saponaro, cioè il suo rapporto con la terra d’origine, il tema del nostos, del ritorno alla terra madre, inquadrandolo nell’ambito di quel filone letterario della letteratura regionale di derivazione verista presente nel primo novecento italiano. In particolare lo studioso si sofferma sul romanzo del ritorno, Nostra madre, fino a individuare una vera e propria “religione della terra”, cioè una elaborazione ideologica e letteraria da parte di Saponaro che si sostanzia in una contrapposizione dialettica tra città e campagna, presente e passato, antico e moderno, infanzia e storia.

Patrizia Guida si occupa de “La figura femminile in due romanzi di Michele Saponaro”:  Io e mia moglie, pubblicato in “Novelle novecentesche”, del 1929, e  Il cerchio magico del 1939. E proprio di quest’ultimo romanzo, Fabio D’Astore, nel suo accurato e molto dettagliato intervento, analizza tutte le varianti nella lunga e travagliata gestazione dell’opera saponariana.Presente nel libro anche la prestigiosa firma di Mario Marti, il quale, nel suo intervento “Rileggendo il Leopardi di Michele Saponaro”, lumeggia sulla biografia del grande recanatese opera di Saponaro, evidenziandone i limiti, dovuti alla datazione dell’opera, ma anche i notevoli spunti di riflessione ancora validi e condivisibili.

Bruno Pellegrino, da storico di rango quale è il Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia, si occupa del “Mazzini” di Saponaro, che rientra in quella importante fase della sua carriera di produzione di biografie. Alla prima, sul Foscolo, del 1938, seguirono quelle su Carducci, 1940, Leopardi, 1941, Mazzini appunto, del 1944, Michelangelo, 1947, Gesù, 1950, e i Discepoli, 1952.  Il romanzo di Bettina , dopo esser stato pubblicato, postumo, a puntate nella “Nuova Antologia” nel 1959, e poi in volume nello stesso anno, oltre ad essere l’ultima opera di Michele Saponaro, è anch’essa una biografia romanzata o meglio un romanzo in forma di biografia: e di questo si occupa Ulla Akerstrom nel suo saggio “Rilettura di una figura femminile: la biografia di Bettina Brentano Von Arnim”, scrittrice e compositrice tedesca, anche cantante e attivista sociale, nata nel 1785 e morta nel 1859, che è la protagonista del succitato romanzo di Saponaro.

Maria Ginevra Barone torna sulle due biografie di Saponaro dedicate a Gesù e ai Discepoli, fra “fede, storia e invenzione”: queste due biografie rientrano nella categoria della cosiddetta “teologia narrativa”, una via di mezzo fra biografia romanzata e documento storico e, al momento della loro pubblicazione, destarono molti consensi e successo di pubblico ma anche alcune perplessità da parte dei critici più intransigenti.

Molto interessante anche il contributo di Emilio Filieri “Dalla Vita Amorosa ed Eroica a Ugo Foscolo: Michele Saponaro e la narrazione biografica tra passioni, storia e poesia”, in cui lo studioso si occupa della figura del grande Foscolo, come scrittore e come uomo del suo tempo, e nella attenzione che gli riserva Saponaro nel ritratto che egli fa, per la sua biografia, dell’autore de “I sepolcri”.

Carlo Alberto Augieri si occupa del Diario di Saponaro (Ceschina, Milano 1962), pubblicato postumo dopo tre anni dalla morte, in “Critica ‘inattuale alla modernità: riflessioni sulla scrittura diaristica di Saponaro”; mentre Pasquale Guaragnella analizza “La Puglia di Saponaro”, vale a dire  un saggio scritto dall’autore sulla propria regione, nel 1932,  che rientrava in un articolato progetto della collana “Visioni spirituali d’Italia”, che affidava la descrizione di vari luoghi d’italia a scrittori, poeti e artisti fra i più noti ed amati del primo Novecento. Niente di strano, dunque, che il reportage sulla Puglia fosse affidato a Saponaro.

E di un  altro reportage, stavolta dalla fredda Norvegia, si occupa Giovanna Scianatico, che analizza il “Viaggio in Norvegia” (Mondadori 1926) di Saponaro, nell’ambito della cosiddetta letteratura odeporica, o di viaggio, molto in voga in quegli anni, nella quale a buon diritto si inscrive questo saggio breve dalla forma descrittiva, bozzettistica e dallo stile colloquiale. Antonio Lucio Giannone torna su un argomento già trattato in precedenza, vale a dire il Saponaro giornalista e redattore, nella sua esperienza di responsabile di due importanti e note riviste: “La Tavola Rotonda” di Napoli e la “Rivista D’Italia” di Milano. Giannone riporta  alcune lettere di Saponaro, cioè il carteggio con Filippo Tommaso Marinetti, fondatore del Futurismo italiano, con il quale Saponaro ebbe più di un punto di contatto, con la scrittrice Margherita Sarfatti, con Luigi Pirandello, e poi, fra gli altri, con Federigo Tozzi, Nicola Moscardelli, con il sociologo ed economista Vilfredo Pareto, a dimostrazione, qualora ce ne fosse ancora bisogno, di come  Saponaro fosse calato nella realtà dell’ambiente culturale italiano di quegli anni e del respiro assolutamente nazionale della sua carriera di scrittore e di operatore culturale.

Gino Pisanò, in “Michele Saponaro poeta”,  fa una minuziosa e severa esegesi critica della produzione poetica del Nostro, attraverso le fonti di ispirazione, le tematiche, la sua cifra stilistica, la lingua e il metro usati nelle sue composizioni poetiche, che pure rappresentano una nota marginale del suo vasto impegno letterario.

Ettore Catalano si occupa di Saponaro come critico drammatico e autore teatrale, attraverso opere come  Io e i miei desideri, commedia in un prologo e tre atti, del 1919, e le tragedie di derivazione classica  L’Alcesti, non pubblicata, l’ Andromaca del 1953 e l’Antigone del 1954. Una vita intensamente vissuta  ed una carriera piena di soddisfazione, per Michele Saponaro, alias Libero Ausonio, il quale, da un paesino del profondo Sud, seppe imporre il proprio nome all’attenzione nazionale grazie alla vasta risonanza che ebbero tutte le sue imprese culturali. Questo il senso profondo che si coglie dalla lettura di questo volume.

Ora, il seme gettato dagli studiosi, dal Comune di San Cesario  e dall’Università degli Studi di Lecce, può finalmente germogliare in una rinnovata consapevolezza della grandezza di questo autore, che era stato semi dimenticato, e in una comprovata rivalutazione della sua opera.

2 Commenti a Uno scrittore e la sua storia: Michele Saponaro

  1. Buongiorno. Da decenni c’era nella biblioteca di mia madre il “Leopardi” di Saponaro, ma non l’avevo mai preso in mano. L’anno scorso,riordinando la biblioteca dopo la morte di mia madre, l’ho voluto leggere, e sono rimasto abbagliato dalla prosa, classica ed elegantissima, una delle più belle che abbia mai letto. Da allora mi sono messo alla ricerca di altri testi del Saponaro. Ho trovato “Carducci” (che ho appena letto: stupendo), e poi “Foscolo” e “Mazzini”, che devo ancora leggere. Vi sarei grato se poteste aiutarmi a trovarne degli altri. Cordiali saluti.

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