“Volti di carta, Storie di donne del Salento che fu”, racconti di Raffaella Verdesca

di Paolo Rausa

Belle queste donne del Sud estremo, il Salento, la “Porta d’Oriente” come lo definisce l’autrice di questa raccolta di racconti che possiamo definire una vera e propria epopea. Coriacee, abituate a combattere sino allo stremo per difendere la propria dignità, violata nel corpo e nello spirito. Decise a riscattare la propria onorabilità sociale e familiare. Raffaella Verdesca ha già pubblicato diversi romanzi e raccolte di racconti. E ci ha già stupito con la sua inventiva narrativa. Ci colpisce ora in questi racconti la sua capacità di immedesimarsi tanto nei personaggi da prestare loro espressioni e modi di dire con l’uso di un linguaggio originale, adattato alla vita e alle vicende eroiche di queste donne che hanno fatto della resistenza civile la loro cifra vitale. L’emozione ci sorprende leggendo i ritratti di Annina, Assunta, Carmela, Rosetta, Mimina, Carmelina, Teresina, Immacolata, Crocefissa, Ippolita, ecc., sui cui volti  è sempre rigata la sofferenza e la preoccupazione del presente. Narrare le loro storie è stato un atto d’amore e di giustizia postuma, resa a sorelle che hanno fatto della loro esistenza un esempio di nobiltà, che non muore con loro. Ecco perché questi ritratti, così magnificamente delineati da Raffaella Verdesca,  li sentiamo così vicini ed esemplari, specie di questi tempi. Appartengono ad un’epoca  che è immediatamente precedente alla mia, quella di mia madre e di mia nonna, che ho conosciuto e ammirato. Sempre vissute del poco, rese vedove e orfane anzitempo dalle guerre e dalle malattie, queste donne sono restie a lamentarsi delle loro condizioni di miseria. La dignità non ha prezzo! Anzi tutti gli espedienti sono buoni e si inventano battute per indurre i bambini a nutrirsi di meno che niente, a mangiare il pane raffermo, perché così i denti sarebbero diventati d’argento: la pietosa bugia. Ricordi dolci mi solleticano i “grandi” viaggi sul carretto trainato dal cavallo per andare al mare e cantare lungo il percorso lento le canzoni di lavoro, cantilene per lo più venate da una melanconica gioia vitale. Raffaella Verdesca con questa raccolta di racconti si colloca sulla scia e in continuità con il realismo verghiano. Come Verga l’autrice ha narrato le vicende degli umili e li ha innalzati a eroi di vicende individuali, sociali e umane, sempre vissute in condizioni difficili, prive di conforto e alla mercé delle angherie dei potenti, signorotti o parroci che siano. A salvarle è solo la loro determinazione, con cui meritare il riscatto sociale e guadagnare l’affetto dei figli. Ecco la ricompensa! Del resto non mancano episodi di rivolta contro i rappresentanti del ceto signorile  parassitario e delle istituzioni statali e religiose, a volte vere e proprie sfide aperte, a volte illusorie e comunque sempre sofferte, quando si è costrette all’abbandono dei propri paesini – passati in rassegna in gran parte della provincia di Lecce – per esercitare le arti della musica o dell’amore, una professione che “rende felici gli uomini”. A volte il dolce abbandono nell’ora del crepuscolo di Pissa, immersa nel paesaggio rasserenante della campagna, riporta poeticamente la pace nel suo cuore, ma – non ci si può illudere! – questo stato d’animo di serenità dura solo un momento e si manifesta solo in pochi casi. Non c’è spazio per la poesia! E’ la realtà drammatica della vita che trionfa! Ma anche qui la grande prova di umanità è fornita dall’atteggiamento sempre solidale e generoso: le prove a cui la vita le sottopone si affrontano insieme, con la determinazione e la speranza di lasciare un esempio positivo per le generazioni future. E da questo punto di vista la prova è magnificamente riuscita ad un’autrice, che ha scavato nelle carni di queste donne, utilizzando il loro linguaggio e le loro espressioni, sagge e amare al contempo!

Raffaella Verdesca,  Volti di carta-Storie di donne del Salento che fu,

Albatros, Roma, maggio 2012,

pp.171, € 12,00.

2 Commenti a “Volti di carta, Storie di donne del Salento che fu”, racconti di Raffaella Verdesca

  1. Ringrazio Paolo Rausa per il suo sempre singolare contributo alla storia e alle storie. Aggiungendo al nostro libro le sue emozioni passate come perle in un filo, Paolo le arricchisce di ancora più verità e dignità. Lui diventa sole che illumina e che passa in rassegna particolari a volte inosservati o personaggi desiderosi solo di lasciare in nostra custodia i segreti e le risposte, le evidenze e la saggezza di una vita mai respirata per gioco.

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