Galatina. La Quercia Vallonea, testimone silenziosa

di Massimo Negro

Salento terra di ulivi. Ulivi in ogni dove.

Ma prima degli ulivi o, comunque, prima della loro incredibile diffusione ad opera dell’uomo, vi erano le querce a dominare vaste porzioni della nostra terra. Boschi senza fine che si perdevano a vista d’occhio. Immensi spazi verdi di cui ormai da tempo immemore si è persa traccia. Popolati da cervi e animali che ormai non fanno più parte del nostro habitat. Abbiamo bisogno di un museo, come quello di Supersano, per ricordarcene attraverso ricostruzioni grafiche dei tempi che furono.

Poi ci accorgiamo, a volte casualmente altre volte perché da sempre presenti nei racconti e nelle tradizioni che ci tramandiamo, che alcuni “pezzi” di quella storia sono riusciti a giungere sino a noi. Non disegni o quadri, bensì testimoni viventi.

Da tempo conosciamo la grande quercia di Tricase, detta anche dei “cento cavalieri” per aver offerto, secondo la leggenda, ombra a Federico II ed alla sua corte, alla fine del XII secolo. Un “patriarca verde”, così  è stato definito.

A Corigliano d’Otranto all’interno del centro abitato vi è un altro noto esemplare di Vallonea, intorno al quale è sorto un giardino pubblico per meglio preservarla.

Poi, quasi d’improvviso e quindi in modo inaspettato, ecco che si scopre che anche a Galatina vi è un bellissimo esemplare.

La Vallonea non è un semplice albero. E’ un testimone, una sentinella silenziosa del nostro passato.

Stando sotto i suoi possenti rami e verdi foglie, non solo ci aiuta ad immaginare come poteva essere una volta il nostro territorio, “abitato” da questi alberi d’incredibile grandezza.

Ma le Vallonee ebbero un ruolo  importante anche nell’economia. Dalle loro ghiande significativamente grandi (è una loro caratteristica) si ricavava il tannino. Una sostanza che era molto importante per l’industria conciaria, molto viva nel passato anche a Galatina. Infatti, grazie alla sua acidità, il tannino consentiva di ripulire la pelle da eventuali residui di carne animale.

La Quercia Vallonea “ritrovata” a Galatina si trova nei pressi dell’Ospedale e nella zona della Chiesa di San Sebastiano (per questo è stata da subito denominata “Vallonea di San Sebastiano”) e la sua esistenza potrebbe essere gravemente compromessa dalla realizzazione della circonvallazione ovest se il tracciato progettato non venisse mutato.

L’appello a salvaguardare questo importante esemplare di Vallonea (la specie è inserita nella “Lista Rossa nazionale delle specie in via di estinzione”) è arrivato dal Coordinamento Civico per la Tutela del Territorio della Salute e dei Diritti del Cittadino di Maglie e dall’Associazione nazionale “Patriarchi verdi d’ Italia”. Inoltre, a tutela di questo splendido esemplare, è in via di costituzione un comitato civico denominato  “I Custodi della Quercia Vallonea di San Sebastiano”.

La speranza è che questa battaglia di civiltà possa portare frutto e che intorno alla Quercia possa sorgere un’area di tutela e valorizzazione.

Ma questo episodio fa venir in mente anche altre riflessioni. Ho potuto constatare in quasi 15 anni di frequentazione e di vita galatinese che i galatinesi conoscono poco il loro territorio. Conoscono poco le bellezze che li circondano, i siti d’interesse storico e, quei pochi che restano anche d’interesse paesaggistico e naturalistico.

Sarebbe un’iniziativa meritoria se si facesse partire quanto prima un’attività di censimento di queste aree, individuando nel circondario di Galatina quelle maggiormente in pericolo e più bisognose di tutela (dalle cripte, ai coni visuali, alle specie vegetali, ecc ecc).

NdR: le foto sono dell’esemplare presente a Galatina.

http://massimonegro.wordpress.com/2012/07/03/galatina-la-quercia-vallonea-testimone-silenziosa/

Un commento a Galatina. La Quercia Vallonea, testimone silenziosa

  1. Noi siamo i nuovi arrivati, loro c’erano da sempre silenziosi. Noi ci meravigliamo di loro, li scopriamo, li mappiamo finalmente, ma loro erano lì prima di noialtri. Hanno visto restringersi sempre più il loro areale, hanno tremato con tutte le loro foglie, hanno raccolto a sé le radici, hanno bevuto il fresco delle notti.
    Ora forse per loro è “passata ‘a nuttata” perchè noi ora finalmente li vediamo, teniamo alla loro ombra, alla loro storia, vorremmo moltiplicarli così in quattro e quattrotto, così gonfi della nostra onnipotenza e così inconsapevoli del pozzo di tempo necessario perchè un albero diventi tale…
    Chissà, forse ora diventeranno l’unità di misura di una rinnovata civiltà.

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