Lucugnano di Tricase, i giorni della vergogna

LUCUGNANO DI TRICASE,

I GIORNI DELLA VERGOGNA.

ACCORDO PER UNA TRATTORIA NEI GIARDINI DI PALAZZO COMI.

IL SIGILLO E’ DELLA PROVINCIA DI LECCE

 

di Giacomo Cazzato

La prima volta che entrai a casa Comi fu una frase di Alfonso Gatto ad accogliermi: “In questa casa, anche le ombre sono amiche”. Con queste parole di un poeta salernitano ha avuto inizio la mia storia d’amore con questo palazzo, il luogo in cui il barone-poeta Girolamo diede spazio al più grande esperimento di condivisione culturale che il Salento abbia mai potuto vivere, un luogo magico dove gli arredi e le librerie parlano ancora oggi, dove si respira ancora la poesia che trasuda da ogni dove, dagli arazzi, dalle camere da letto spartane e al tempo stesso gentili, adibite numerose, con l’unico scopo di ospitare qualche gigante della cultura italiana, che sarebbe passato in compagnia da Lucugnano. Lì puoi incontrare Alfonso Gatto, o Bodini, la Corti, o Vincenzo Ciardo, Pagano o il duo mistico Pierri-Merini. Solo lì.

Palazzo Comi, lo studio del poeta

Sono stati tanti gli incontri in questo ultimo anno, tanti gli universitari più brillanti che si sono avvicendati in quel nido fecondo che fu e che è, tanti i bambini, gli anziani con cui si sono condivisi bellissimi momenti di raffinata cultura, tutti si sono dati con gratuità a cominciare dalla disponibilità lodevole del Piccolo Teatro Paradiso di Tricase e della stessa LUPSSU, ricettacolo di gente per bene e generosa da tutto il Capo di Leuca. Sembrava una pagina bella scritta nel sonnecchiante Capo di Leuca ammalato dall’emorragia giovanile e dal nichilismo più becero-

Tra tutte le iniziative ce n’era una sigillata dall’ultima custode del Palazzo, Giuliana Coppola, lievito emozionante e memoria vivente della vita a casa Comi. Era l’iniziativa di un roseto per casa Comi, proprio per far rivivere quel giardino ed in ogni pianta l’anima viva dei tanti poeti, pittori e pensatori. Ma a volte si sa, le cose belle, come nelle più tristi storie, durano poco, anche le rose e lo dice bene De André. Ci ha pensato l’amministrazione provinciale a calpestare le rose e la memoria di quel palazzo, a pestare la dignità di noi studenti e a rovinare il sogno, la bellezza. Una trattoria nei giardini di Palazzo Comi per squallidissimi 1800 euro annui, un atto vile, lì nelle stanze del potere, commesso dai governanti di turno alfabetizzati, senza cultura, senza la ricerca del bello, da persone antiestetiche, quali le definirebbe Carmelo Bene.

Così il prato inglese e gli ombrelloni, i gazebo, le sedie, le pedane in legno con coperture frangisole, toglieranno spazio ad un classico giardino italiano di fine ‘800, così il chiacchiericcio e lo strofinio delle posate, saranno funereo scampanio di spirazione e sfregio alle attività culturali del palazzo e alla sua memoria storica.

Cosa dovremo aspettarci ancora? Quale scusa si dovrà trovare? E il rispetto nei confronti di giganti viventi quali Mario Marti, Donato Valli, che lì hanno fatto palestra,  non trova scampolo di pudicizia? Ci si dovrebbe aspettare che si conceda Palazzo de’ Celestini o Palazzo Adorno a trattorie con tanto di fumi da cottura? O magari dei bei ombrelloni nel cortile del Museo Castromediano? Se intelligenza sopravvivrà, spero di non soffrire ancora. Chiunque da Lecce a Leuca, faccia qualcosa.

38 Commenti a Lucugnano di Tricase, i giorni della vergogna

  1. Dai fornelli esposti al MUST (Museo Storico) di Lecce, al futuro odore d’arrosto nei giardini di palazzo Comi (preferito al profumo di rose), pur di fare cassa i nostri amministatori equivocano tra cultura e cottura…

  2. Caro Alfredo oggi purtroppo la vera Cultura va a farsi…friggere, perchè chi ci governa, atutti i livelli, ha solo la cultura del vile denaro!!! Siamo ricaduti nel più basso medio ed oscuro evo culturale. Quelle pseudo manifestazioni culturali che i politicanti voglio fare passare per CULTURA sono volte al solo fine “euristico”…Che amarezza!!!

    • io non taccio e sono indignato; se c’è una ” casa della cultura ” del ‘900 quella è casa COMI; anche Rina Durante, con le sue escursioni in Lambretta, amava considerarla tale. invito gli amici del Capo di Leuca e tutti gli intellettuali dell’ UNISALENTO a promuovere azioni di protesta contro la Provincia di Lecce per questa scelta scellerata

  3. Anch’io taccio, Armando, e non per la paura di essere querelato, ma sapessi con quanta sofferenza, con quanto disgusto, con quanto dolore. Soprattutto con tanto amore nei confronti di Comi e di quanti come lui – offesi se non beffati dall’odierna anticultura di marca politica – hanno sacrificato la propria esistenza per mantenere alto il nome della cultura e, di riflesso, quello della terra d’origine. Ci si sente male, veramente male!

  4. La denuncia di Giacomo, chiara e passionale, attira lo sdegno di noi tutti, uomini con ancora un briciolo di cervello e una poderosa scorta di rispetto e amore per la storia, la nostra come quella di chiunque.
    Penso che la rabbia di Alfredo, la sottile e provocatoria ironia di Giovanna, l’amarezza di Enrico, la saggezza di Wilma e il chiassoso silenzio di Armando possano riassumere lo stato d’animo di tutti coloro che apprendono di questo progetto ‘Trattoria Beni Culturali’, siglato dalla Provincia di Lecce, sempre la stessa Provincia(and company, naturalmente) che avvalla l’espianto degli ulivi, che permette scempi e potenziamenti stradali inutili e lesivi del paesaggio e dell’archeologia autoctona. Insomma, sempre i soliti noti e ignoti(perchè ti devi guardare anche dai più insospettabili!).
    Dietro a ognuna di queste decisioni prese ‘dall’alto’ (si fa per dire!) esiste motivazione valida e soprattutto migliorativa della condizione e coscienza sociale dei cittadini? Non abbiamo bisogno neanche di sforzarci dietro a un pensiero o a una qualsiasi indagine, la risposta è NO.
    Evidentemente, chi ci amministra non ha identità territoriale e culturale, è semplicemente ‘cittadino delle Sue Finanze’, quindi rinnega la propria storia perchè ne trova una diversa e tutto sommato convincente ogni volta che controlla le sue tasche gonfie di denaro. E se per la Fornero il lavoro non è un diritto ma un guadagno da doversi sudare(lei e qualcuno della casta politica, infatti, sono così magrolini perchè si sono sciolti nel sudore; gli altri più in carne hanno fatto sudare gli altri!), perchè mai un palazzo storico, un giardino dell’800, una biblioteca, un frantoio ipogeo, un insediamento messapico o magari 8000 ulivi, molti dei quali secolari, dovrebbero essere il NOSTRO diritto per nascita, per eredità, PER DIRITTO?
    Mi spiace per l’anima di Bodini e di tutti gli illustri personaggi che di Palazzo Comi fecero casa d’accoglienza della nostra cultura e che, tra ‘Caronte’ e zanzare, potranno dormire ormai pochi sonni tranquilli.
    Chissà, magari gli odorini della Trattoria potranno stimolare il ricordo del loro stomaco umano pur mettendo a dura prova il presente del loro e del nostro buon gusto!
    Risparmiamo le poche oasi di benessere che possono rivitalizzare l’anima e lo spirito, perchè “Non di solo pane vive l’uomo…!”

  5. L’articolo di Giacomo Cazzato è condivisibile dalla prima all’ultima parola.
    Il fatti denunziati non è eccezionale, al contrario; direi che è emblematico della incapacità delle classi dirigenti meridionali di considerare la tradizione e la cultura beni preziosi e non invece inciampi fastidiosi di cui disfarsi. Fanno così da secoli, almeno dalla morte di Federico II in poi.
    Bisogna solo rassegnarsi e subire? No, chi ha voce parli, chi ha orecchie ascolti, questa è la strada da seguire.
    Verrà il giorno, non so se prossimo o un po’ più lontano, in cui idee miserrime come quella di trasformare in bettola (o magari in ristorante di lusso) un luogo in cui i muri stessi trasudano storia non potrebbero neppure manifestarsi, sarebbero seppellite dal dileggio dei cittadini fieri del passato e consapevoli del presente.
    Non tacere, non smettere di pensare, questa è la strada. Bravo, Giacomo, ha fatto la scelta giusta
    Rosario Coluccia, preside di Facoltà, Unisalento

  6. In quanto coordinatore del sito tengo a precisare che se qualche rappresentante delle istituzioni provinciali vorrà replicare sulla questione. esplicitando il proprio punto di vista sulla vicenda, garantiremo – come sempre – il diritto di replica.
    Saluti

  7. Queste soluzioni dimostrano la scarsa creatività da parte dei decisori. Altrove le soluzioni sono diverse. Penso a villa I Tatti, che ospita il Center for Italian renaissance Studies dell’Università di Harvard, che la mette a disposizione di studiosi per le loro ricerche. Questa è una maniera alternativa alla trattoria per valorizzare un bene come il nostro, che vanta una bella biblioteca e luoghi di studio non secondi a I Tatti.
    Se invece il problema è quello di sostenere la manutenzione del Palazzo, non sono certo 1800 Euro all’anno a risolverlo.
    Domenico Laforgia

  8. Valorizziamo il Salento con le nostre risorse, apriamo strutture ricettive per il turismo soprattutto in questo momento di crisi.

  9. Ben venga la trattoria in un giardino fatiscente dove la fanno da padrone i topi; giardino a cui fino ad oggi nessuno si è mai interessato.

  10. Non conosco i dettagli minuti della vicenda, tuttavia ho l’impressione che lo sdegno per la via scelta sulla ridestinazione di alcuni spazi del Palazzo Comi sia un po’ eccessivo. Non credo che quanto stia avvenendo precluda la possibilità di percorre parallelamente altre strade a completamento di un’idea progettuale variegata da comporre intorno ad un bene così importante. Altre parti del palazzo potrebbero ad esempio essere finalizzate a usi diversi, come quelli proposti sopra dal rettore Laforgia nel suo commento. Anzi, intrecciare possibilità diverse – purché ben armonizzate e integrate – mi pare la miglior via percorribile per pensare secondo modelli di sviluppo sostenibile che alla cultura, alla ricerca e alla valorizzazione storica del patrimonio integrino (sollecitandole) altre energie della società, comprese le forze economiche imprenditoriali. Qualcosa del genere è già avvenuto nel castello di Corigliano d’Otranto e mi pare che sia stato un modo riuscito e intelligente per valorizzare il monumento, ieri cadente e vuoto, oggi attraversato da flussi vari di turisti interessati al monumento agevolmente fruibile, avventori dei bar ospitati all’interno, partecipanti agli eventi culturali organizzati nelle sale del Castello ecc. L’unica certezza che credo ci possa accomunare tutti (favorevoli, critici e dubbiosi come chi scrive) è questa: lasciare certe realtà nello stato attuale di evidente abbandono e trascuratezza (ci sono passato poche settimane fa da quella piazza e l’abbandono trasudava da ogni centimetro di quel Palazzo) non reca alcun vantaggio a nessuno, né al patrimonio né all’economia del territorio né alla memoria stessa di quelle sale, così ben evocata dal buon Giacomo nel suo vivace pezzo. Ridare vita a sale antiche che raccolgono frammenti importanti della nostra memoria, ridestare l’interesse, la curiosità e la voglia di accostarsi a questi ambienti, in forme e modi diversi purché rispettosi del luogo e della sua natura: è questa la sfida vera e va accostata con serenità e apertura mentale da parte di tutte le forze e le intelligenze del territorio, in modi vari e complementari che disegnino vie sostenibili per valorizzare le risorse patrimoniali, rendendole memorie vive, godibili, fruibili, sottraendole all’oscurità e all’abbandono, quell’abbandono quotidiano, invisibile, quell’abbandono che non fa rumore e non cattura interesse mediatico, quella bestia silenziosa che lentamente ci sottrae tutto, il patrimonio, la ricchezza, le energie e la voglia di trasformare non per cancellare ma per conservare!

  11. Gli autorevolissimi commentatori, quali il preside Coluccia e il Magnifico Rettore non credo lascino dubbi sull’opportunità o meno degli ombrelloni con tanto di gazebo. La storia dell’uso dei giardini non convince nessuno. Nessuno mette in dubbio la qualità della famosa trattoria “Da Jolanda”. Menzognero è chi parla invece di un degrado del giardino. Le foto sono recenti, e parlano chiaro. Non ultima l’iniziativa “un roseto per Casa Comi” ad opera di amanti della cultura, proprio 4 mesi fa, in occasione dell’anniversario della morte di Maria Corti. Basta sfogliare i giornali di quei giorni. Forse un eventuale abbandono ( non solo dei giardini ) era addebitabile alla gestione provinciale.

  12. Non entro in merito per la concessione del giardino di palazzo Comi, se il sig. Cazzato afferma che le foto sono recenti…be’ direi che non sa neanche dov’e’ ubicato.

    • Signorina Stefania, se fosse venuta con noi a Palazzo Comi, durante tutta la programmazione invernale della LUPSSU, che ho curato personalmente, a cui hanno partecipato nomi anche di livello internazionale, forse farebbe meno la spiritosa. Siete veramente bravi a infangare il vero! Il roseto nel giardino laterale è stato da poco messo a dimora ( marzo 2012) , unica cosa cambiata negli ultimi mesi sono le palme flagellate come in ogni dove dal punteruolo rosso e che sono state abbandonate a sé stesse dalla provincia.

      • carissimo Giacomo credo che la signorina stefania non faccia la spiritosa ma scriva il vero. Non posso che condividere le sue affermazioni.Ma lei sig. Giacomo cosa può saperne di quel giardino? Io ci vivo e se non le basta sono anche cresciuto.

  13. Fermo restando che c’è e deve esserci comunque e ovunque la libertà d’opinione, penso fermamente che prima di parlare sia necessario sempre accertarsi di ciò che si dice e stilare una lista delle priorità personali: che posto occupa il rispetto del prossimo, dell’ambiente, del valore che oggetti all’apparenza comuni, a volte inutili, possono avere per l’identità di un popolo? (E al ‘popolo’ apparteniamo tutti, a uno a uno, vi piaccia o no!)
    Nel film di Antonio Albanese “Qualunquemente”, satira divertente e urticante sul malcostume generale, sulla contaminazione e sul degrado di solidi principi che hanno portato attraverso i secoli al risultato delle nostre persone, oltre che della parte migliore di questa nazione, si ironizza sui divieti categorici imposti dalla Sovrintendenza dei Beni Artistici e Culturali riguardo al trafugamento di anfore e reperti archeologici al fine di concludere nel più breve tempo possibile la realizzazione di un Centro Turistico balneare nel Sud Italia. Il protagonista parla di ciarpame, di cianfrusaglie orride, perfino rotte, per la cui rimozione, piuttosto, avrebbero dovuto ringraziarlo e pagarlo a peso d’oro. Bene, se la storia parla a sordi e implora aiuto ad avidi e insensibili affaristi, sarebbe bello se noi, cittadini comuni, rafforzassimo la sua voce con la nostra, in coro, chè anche un movimento labiale possa scuotere ‘…chi non vuol sentire’, ovvero ‘…il miglior sordo’!
    La Provincia ascolti, taccia ed agisca di conseguenza, magari con onore.
    PierPaolo ha ragione denunciando situazioni al limite, quelle in cui per avere finanziamenti e attenzioni, a volte, è necessario inventarsi mille strategie per aggirare burocrazie e durezze delle amministrazioni sul tema MANUTENZIONE e CONSERVAZIONE.
    Siamo quelli che tagliano sull’essenziale, sul glorioso, sul prezioso per avere il lezioso, l’inutile, se non addirittura il dannoso.
    Non credo che una coscienza critica e reattiva come quella di Giacomo Cazzato, prototipo della forza giovane che manca e viene neutralizzata con astuzia in questo Paese, possa denunciare senza documentazione e coscienza, possa informare e sensibilizzare senza passione e credo.
    Se anche fosse vero, per assurdo, l’1% di ciò che in quest’articolo viene descritto e circostanziato, varrebbe pur sempre la pena accertarsene, ribellarsi, collaborare affinchè queste atmosfere raffinate di Palazzo Comi, humus benefico al nostro senso critico e alla nostra cultura individuale e territoriale, conservino la propria dignità e difendano il proprio esistere.
    Di “Rotonde sul mare” ne esistono a bizzeffe in questo Paese, così come di agriturismi, castelli e palazzi storici umiliati ad ospitare matrimoni, scuole, magazzini, possibile che l’unica cosa che il mondo debba ormai invidiarci sia fatta solo di spaghetti?

  14. Mi chiedo …
    ma qualcuno di noi .. o di Voi altri,
    ha pensato che questa piccola trattoria, se così la vogliamo definire è ormai nota a molti in Italia e non solo…??
    Che aprire dei giardini di un palazzo a miglior vita rispetto a quella a cui sono destinati ad oggi non è poi la fine del mondo, ma solo l’ inizio di un nuovo momento storico?
    Chi dice che quest’ utilizzo sarebbe altrernativo ad altri?
    Solo in aggiunta ovvio, si può concederne l’ uso a una piccola trattoria che porta Lucugnano nel mondo.
    Se non si ha la forza economica di drestinare le strutture ad un utilizzo più adeguato perchè non farne uno come questo ?
    Riprendiamo tutto dalla semplicità…. senza troppi moralismi nè invidie se possibile .

  15. Non chiedetemi perché, non saprei dirlo, ma questa storia di Lucugnano mi fa venire in mente un’altra storia dimenticata in fretta. Mi fa pensare al naufragio all’Isola del Giglio, senza morti per fortuna, ma ad un naufragio sì, mi somiglia, un naufragio di un mondo che è mal sopportato, quasi fosse una zavorra, da una categoria emergente che vede turismo e soldi dappertutto. Lì furono disattese le più semplici regole del codice del mare, alla ricerca di un divertimento facile e beota. Qui si stracciano petali di rosa, con semplicità, senza senso di colpa, forse perché le rose non sono mai state per loro metafora di vita. Per questo forse bisognerebbe salvare Casa Comi e il suo giardino, perché ci sia un luogo-simbolo di una dimensione alternativa di vita, perché il naufragio non sia totale e irreversibile, perché si possa ripartire dal coltivo di dieci piante di rosa, quale esercizio per una umanità da portare in salvo

  16. Concordo pienamente con la signora ricchiuto. E’ tutta una questione di INVIDIA. Di quel palazzo non se ne e’ mai interessato nessuno…solo adesso che qualcuno ha avuto il Coraggio di chiederne l’uso sia anche per far mangiare qualcuno in un ambiente fresco tutto questo clamore!!! Trattoria Iolanda cercate di riaprite il più presto possibile non fa niente dove!!!

  17. C’è un limite a tutto! Dire che sono esterrefatta e indignata è dir poco. Si poteva cercare un modo più decoroso per far rivivere “ Casa Comi “ e la poetica del suo proprietario. Ma quale invidia e invidia signori miei! Ci vorrebbe solo un po’ più di dignità!

  18. Adesso è vero. Si è toccato il fondo, anche quello del mare.Vergogna, sfruttare anche la tragedia dell’isola del Giglio. Lasciamo riposare in pace le vittime e se ci sono veramente le rose, dedichiamole a loro.

    • A proposito del Palazzo Comi a Lucugnano con annesso Centro studi e biblioteca:

      Si hortum in bibliotheca habes, deerit nihil (M. T. Cicerone)
      Se presso alla biblioteca ci sarà un giardino, nulla ci mancherà.

  19. Gentile Giacomo Cazzato
    Sono un vecchio docente di Sociologia dell’Università del Salento e abito a Lucugnano.
    Mi è stato segnalato sul suo blog un intervento dal titolo allarmante:

    LUCUGNANO DI TRICASE – I GIORNI DELLA VERGOGNA – ACCORDO PER UNA TRATTORIA NEI GIARDINI DI PALAZZO COMI – IL SIGILLO E’ DELLA PROVINCIA DI LECCE

    Premetto che non sono un sostenitore dell’attuale Amministrazione Provinciale, anzi sono di tutt’altro orientamento politico con derive ambientaliste: firmo petizioni per non fare abbattere 8.000 alberi di olivi e contro la 275, mi indigno per la mercificazione della Cultura (in particolare per ciò che avviene nel Salento) e così via.
    Ma, francamente, il contenuto del Suo scritto mi sembra inutilmente sopra le righe, e ancora di più gli interventi che seguono. Non mi piacciono le invettive urlate, per cui mi permetto di esprimere la mia opinione e tentare di riportare l’evento nelle giuste dimensioni.

    In primo luogo la trattoria c’è già da molti anni, è contigua a Palazzo Comi, è molto nota e si chiama “Jolanda”, ricercata e apprezzata anche da molti dell’elite intellettuale “forestiera” che frequenta questo estremo lembo del Salento. Non si vuole, quindi, impiantare dal nulla una nuova trattoria, ma semplicemente mettere dei tavoli in una parte del giardino di palazzo Comi affiancato alla trattoria già esistente, senza costruire ombrelloni o gazebo, senza mettere friggitrici. Di conseguenza, è fuorviante scrivere che le severe stanze del palazzo saranno invase da volgari adori di cucina.

    In secondo luogo il giardino di cui sopra a me, che vi passo d’avanti ogni giorno, sembra tristemente abbandonato e non vi vedo molti roseti (anzi dovreste aggiornare la foto da voi pubblicata, poiché non vi è più la palma distrutta non da ignobili “putecari” bensì da immondi insetti che hanno distrutte la più parte delle palme nel Salento): e allora se qualcuno utilizza quello spazio, garantendone la cura e la conservazione, sia pure per attività commerciali, non vi sembra che sia un’iniziativa da sostenere? Io la sostengo: meglio i tavoli con i clienti di una nota trattoria che i grossi ratti che vi scorazzano.

    E infine, la sacralità di un luogo non ha senso se non si contestualizza nelle trasformazioni della società: a me piacerebbe che Palazzo Comi, quelle stanze che da bambino frequentavo, fosse più vivo, più partecipato, non solo di tanto in tanto per iniziative di indubbio valore culturale; si facciano attività (cinema, musica, teatro) che possano attrarre la gente che sin’ora non è stata coinvolta; si aprano i giardini anche per il tempo libero della gente di Lucugnano, e si vi è qualche iniziativa commerciale (purché controllata) ben venga, poiché la Cultura costa!

    Una proposta: perché invece che i dibattiti su blog e giornali – letti da pochi iniziati- non organizziamo un incontro a Palazzo Comi con la popolazione di Lucugnano, con i politici, con gli intellettuali, per discutere cosa questa struttura deve essere?

    Mi creda sinceramente, non è polemica, voglio solo aprire un franco dibattito.

    Cordiali saluti

    Gigi Za

    P.S. Dei personaggi da Lei citati ero molto amico di due: Rina Durante e Vittorio Pagano, grandi intellettuali e grandi frequentatori di bettole. In particolare Vittorio, dopo interminabili partite a poker nella mia casa di Lucugnano, chiedeva di andare nella “putea”, poi divenuta “Jolanda”, a mangiare pezzetti e bere vino. Conoscendo la sua incontenibile ironia, chissà quante risate Vittorio si sta facendo su questo nostro dibattito.

    • finalmente qualcuno con semplicità ha illustrato in maniera esaustiva la verità e lo stato di fatto delle cose

  20. Nessuno, a mio avviso, ha parlato di friggitrici o di occupazione di stanze. Il giardino come il palazzo, ha ribadito anche oggi Donato Valli, è sacro, e sacro dovrebbe rimanere. Si evade appunto dal fatto che tralasciando il colpevole abbandono del palazzo e dei giardini ad opera della provincia e a cui molti volontari hanno cercato di dare dignità, ribadisco VOLONTARIAMENTE, (con il caldo vedesse i tarli e le farine da maggio ad oggi, peccato non si possano fare foto e video – almeno così sono i comandi dettati ai dipendenti alquanto rigidi) si pensi piuttosto a sistemare l’esterno garantendo ( lo dice l’assessore ) appunto che sia INDIPENDENTE dalla struttura, senza programmare seriamente le attività durante l’anno e curarne l’interno. Nessuno ha nulla contro la trattoria, in cui qualche volta anche io nell’inverno, ci sono passato,mangiando bene lontano dalle ricche estati. Sarei felice invece se la gente a fruire del palazzo sarebbe talmente tanta da doversi preoccupare di darle ristoro e accoglienza: ci sarebbero tante e tante altre soluzioni, sicuramente più decorose.

  21. Signori ma quanto scalpore per questo giardino.
    E’ scoppiato il caso dell’estate, ma, signori, non sapete forse che il castello di Casamassella, a 3 Km da Otranto, lo stesso che vide i Natali del poeta Girolamo Comi, barone di Lucugnano, è da tempo un luogo ideale per una splendida vacanza? Ed è tornato ai fasti di un tempo? E Masseria Marianna, tra Specchia e Lucugnano, appartenuta al poeta Girolamo Comi, non è forse uno splendido B&B, fiore all’occhiello del nostro Salento?
    Allora perché urlare allo scandalo, forse solo perché il giardino in questione ora appartiene alla Provincia e a pochi, non piace l’attuale amministrazione?
    Aprite la vostra mente, come fece lo stesso barone impiantando l’oleificio a Lucugnano, per dare lavoro ai suoi concittadini, e poi una domanda: Quanti di quelli che hanno gridato allo scandalo conoscono la vita e le opere del barone? Sarebbe meglio usare il sito per fare ciò, per divulgare le sue opere e diffondere il suo pensiero e non per fare politica.
    La politica qui non ci deve entrare, altrimenti è proprio vero che il barone si rigirerà nella tomba, Lui, che voleva la sua Lucugnano COMUNE (e non Frazione), ma che non ha mai voluto essere un politico.

    P.S. Io sono Eva sottomessa e indoma
    che ti tentai… E il nostro abbraccio, Adamo,
    è lievitato ancora dell’aroma del
    dolce frutto che t’ha fatto umano.
    (G. Comi)

  22. All’interno degli Uffizi di Firenze mi è stato servito un cocktail del quale sento ancora il profumo. Peccato che, con rammarico, penso che lì siamo già al Nord. Noi siamo Sud, estremo Sud, arretrati da sempre e così resteremo.

    • è un suo punto di vista, da alcuni, forse, condivisibile, ma non certo da me, amministratore di questo spazio web che la leggo per due volte in due diversi messaggi, con la stessa URL, sotto due nomi diversi. Questo modo di fare, dunque, è il Sud che non vogliamo, visto che lo impersonano soggetti che non hanno la forza di firmarsi e ricorrono all’escamotage dei messaggi multipli, per far capire che dissentono dall’opinione altrui. Cordialmente
      Marcello Gaballo

  23. Gentile “Eva”,
    a parte il fatto che firmarsi è sempre prassi di buon gusto quando si vuole discutere e sostenere il proprio punto di vista, del suo commento (in alcune parti per me condivisibile) sono totalmente inaccettabili le allusioni al fare “politica” dell’autore, nel senso deteriore della parola. Giacomo ha espresso (firmandosi!) il proprio punto di vista e il proprio sdegno, possiamo non condividere le sue idee (io stesso non sono totalmente d’accordo con lui su questa storia, come ho scritto sopra e altrove), ma non è giusto e corretto il suo modo di fare. Si può e si deve discutere con civiltà e rispetto reciproco (Giacomo con me, che non gli ho risparmiato obiezioni, ne ha dimostrato e ne dimostra tanto), senza arrivare sempre a disconoscere l’integrità morale dell’altro o attribuirgli intenzioni “politiche” latenti e sotterranee quando non la pensa come noi. Pertanto si firmi quando scrive in questo sito – se vuole un confronto civile – e discuta delle cose in questione e dei punti di vista delle persone, non delle persone stesse.
    Saluti
    Pier Paolo Tarsi

  24. rispetto i vostri punti di vista,ma vorrei spiegarmi il perchè di questo forum. Almeno il giardino è pulito e ordinato!!! sono cresciuto e vivo a Lucugnano e ho visto di tutto in quel giardino, dall’erbacce perenni ai topi di campagna alle serpi. Condivido a pieno questa trovata!!!!

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