Giuggianello. San Giovanni, la rugiada, i fanciulli e le ninfe

di Massimo Negro

La festa di San Giovanni Battista mi riporta alla memoria una delle mie solite passeggiate fatte per il Salento. Il luogo è un piccolo paesino della Provincia di Lecce, Giuggianello, circa 1250 abitanti. Il motivo di quella visita era la festività della Madonna della Serra, e vi andai attirato dalle storie che si raccontavano riguardo riti oramai del passato che vedevano come protagoniste passive le donne non più giovani e ancora da maritare (1). Ma quel giorno non potevo non approfittare per fare un sopralluogo nei dintorni per visitare altri luoghi di cui avevo solo letto o sentito parlare. Uno di questi è la cripta di San Giovanni Battista.

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Non essendoci indicazioni chiare, chiesi informazioni ad una persona che era in auto e che temendo che non riuscissi ad arrivarci mi accompagnò quasi nei pressi. A dire il vero pensavo di aver fermato la persona sbagliata perché aveva una chiara cadenza sarda, poi mi spiegò  che in effetti era un sardo e che si trovava ormai li da anni per aver sposato una donna del luogo. Comunque, grazie alle sue indicazioni, riuscì ad arrivare all’imbocco della stradina che dalla Giuggianello – Palmariggi porta su verso le bellissime Serre e a proseguire verso la cripta circondato da olivi secolari e macchia mediterranea. Dinanzi alla cripta vi è un ampio spazio rimesso a nuovo, ottimo per qualche scampagnata e per fermarsi a riposare per chi affronta la salita in bicicletta.

La cripta è di origine bizantina, risale al X-XI secolo. L’ipogeo doveva essere parte di un insediamento rupestre la cui fondazione pare risalire al 953 d.C. ed era inizialmente adibito a luogo di culto dei monaci basiliani di rito greco. Con il venir meno del rito greco, a causa della forte avversione da parte della chiesa di rito latino, come accadde in tutte o quasi le cripte o chiese che vissero quel periodo, divenne una cappella cristiana di rito latino dove si continuò a venerare San Giovanni Battista.
L’ipogeo è scavato interamente nella roccia calcarea, e si presenta con un impianto a tre navate, separate da due pilastri centrali nello scavo. Scendendo i pochi gradini ed entrando nella cripta ci si trova dinanzi ad un piccolo altare sul quale vi è un affresco di San Giovanni. L’affresco è stato realizzato in occasione del restauro del 1990, mentre di quella che un tempo poteva costituire l’originaria decorazione pittorica non rimane più nulla se non delle tracce sbiadite non riconducibili a nessuna figura di santo.

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Ma questo luogo non è solo interessante per i suoi trascorsi del fervido periodo basiliano. La sua particolarità e oserei dire unicità risiede nelle leggende, nelle storie, nei riti che ruotano intorno a questo sito da cui si gode un panorama mozzafiato del paesaggio sottostante le Serre.
La notte della vigilia di San Giovanni a Giuggianello è una notte molto particolare, descritta come una notte gravida di magia, di misteri ed incantesimi. Una notte popolata  da quelle streghe, folletti ed esseri diabolici i cui echi sono giunti sino a noi e che fortunatamente ancora ricordiamo.

La notte di San Giovanni è la notte in in cui, secondo la credenza popolare, avvenivano prodigi di ogni genere e si compivano rituali pagani.
E’ una notte particolare dal punto di vista astronomico, segna  il momento in cui il sole raggiunge il suo culminane in alto nel cielo; dal giorno dopo inizia la sua parabola discendente. E’ il solstizio d’estate. Prima che le antiche religioni e credenze venissero incanalate e depurate verso i canoni della religione cattolica, gli eventi naturali che i nostri antenati non riuscivano a spiegare venivano spiegati con la presenza di forze divine presenti nella natura, la Madre Terra, il Sole.

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La notte del solstizio d’estate era perciò considerata notte magica per eccellenza, che aveva in sé il potere di orientare come sarebbe andato l’intero anno solare, e di poter portare chissà quali benefici. Si racconta che la rugiada di quella notte potesse addirittura accrescere le proprietà curative delle erbe.
Ma la rugiada di quella notte aveva ben altri poteri. Si usava rotolarsi sui prati bagnati per rigenerare il proprio corpo. Ma soprattutto era l’occasione per le ragazze in cerca di marito per cercare fortuna eseguendo un rito che ad oggi a nessuno verrebbe in mente di fare. Con la rugiada si bagnavano nelle loro parti intime pensando che fosse di  buon auspicio per trovare fidanzati o mariti.
Mi è onestamente difficile capire se vi era un modo per capire se tale rito fosse andato a buon fine se non l’aspettare il trascorrere del tempo. Ma pare che all’epoca si riuscisse persino ad indovinare anche il mestiere che avrebbe avuto lo sposo.

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Nel medioevo la grotta, come descritto poc’anzi, passò da rito greco a rito latino, pur continuando a venerare San Giovanni Battista. Con il passare degli anni la devozione si disperse e il luogo cadde in disuso fino a che non accadde un avvenimento miracoloso.
Il massaro della vicina masseria “Armino” aveva una figlia la cui salute era alquanto cagionevole. Per quel che poteva la giovane cercava di aiutare la famiglia portando al pascolo le pecore proprio nei pressi della cripta. Un giorno mentre era in quel luogo con le sue pecore le apparve San Giovanni che le promise la guarigione. La promessa del santo venne mantenuta e la giovane guarì.

Il massaro, in segno di gratitudine verso il santo, si diede subito da fare per rimettere a nuovo la cripta. La notizia del miracolo si diffuse subito così si ritornò anche a celebrare le messe e in quel luogo ogni 24 giugno si ritornò a festeggiare San Giovanni. Il massaro, sempre grato al santo, al termine della messa offriva ai presenti vino e formaggio in segno di devozione.
Da allora ogni anno e anche quest’anno il 24 giugno accanto ai festeggiamenti religiosi che si svolgono con la celebrazione della messa nel piazzale antistante la cripta, al termine si procederà con la tradizionale distribuzione di formaggio e vino.

Purtroppo questa splendida Serra e l’intera zona che si estende tra Giuggianello, Palmariggi e Minervino, ricca di antiche tracce e presenze che vanno indietro alle nostre origini sino alla preistoria, è sotto attacco della solita speculazione economica che nel Salento veste i presunti candidi panni della “green economy” e che è in grado di presentare grandi sponsor come l’Assessore Regionale Loredana Capone, il fluente Presidente Vendola e una  vasta schiera di amministratori locali pronti a svilire la propria terra.
Non conosco gli ultimi sviluppi della faccenda. A marzo 2011 vi è stato il pronunciamento negativo da parte del Difensore civico della Provincia di Lecce (2) per il parco (ma perché li chiamano così?) eolico costituito da 20 torri di 145 metri, che si eleverebbero su un colle di 120 metri circa. Speriamo che si riesca ad evitare lo scempio di una zona che appartiene all’umanità!

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(1) Nota su La Madonna della Serra a Giuggianello
http://massimonegro.splinder.com/post/22894296/giuggianello-la-madonna-della-serra

(2) Sul pronunciamento del Difensore Civico G. De Giuseppe
https://spigolaturesalentine.wordpress.com/2011/03/24/giuggianello-%E2%80%9Cno%E2%80%9D-del-difensore-civico-al-parco-eolico/

fonti: Centro di Cultura Sociale e di Ricerche
http://www.ccsr.it/s_giovanni.html

2 Commenti a Giuggianello. San Giovanni, la rugiada, i fanciulli e le ninfe

  1. Anch’io caro Massimo, conosco questa storia e ne ho scritto qualche tempo fa. ti mando questo piccolo contributo a corollario del tuo interessante scritto.
    Dal 24 al 26 giugno si festeggia, a Giuggianello, San Giovanni. Giuggianello è un piccolo comune, ad economia prevalentemente agricola, che dista circa 36 Kilometri dal capoluogo Lecce. La presenza di abitatori nella preistoria è avvalorata da alcuni reperti che sono stati ritrovati nei pressi della Madonna della Serra ( in una grotta, sono stati trovati scheletri umani e animali e vasi neolitici) e da alcuni menhir assai ben conservati. Secondo la tradizione, il toponimo Giuggianello ha origine dal fatto che, anticamente, questo luogo era circondato da un grande bosco di alberi di giuggiolo, che danno un caratteristico frutto, di colore rosso con polpa bianca, di sapore dolce e vinoso: la giuggiola, in dialetto “sciciula”. Anche nello stemma civico del paese, è raffigurato un grande albero di giuggiolo, mentre in un altro stemma, ancora più antico, che si trova sulla facciata della Chiesa Matrice, sono riportate due lettere “G” maiuscole. Un’altra versione dei fatti vuole che a fondare il paese sia stato il solito centurione romano, Giuggianus, che gli diede il proprio nome. Giacomo Arditi ritiene che il paese sia stato fondato dai profughi di Muro Leccese, in seguito alla distruzione della loro città, avvenuta, nel 924, ad opera dei Saraceni; dapprima la gente si ritirò sul Monte Maggio, poco distante, ma poi, per la mancanza d’acqua e per le molte serpi che vi si annidavano, discesero in pianura e fondarono il villaggio dove attualmente si trova. Incorporato, nel 1192, nel Contado di Lecce, dal normanno Tancredi, fu successivamente feudo dei Lubelli, dei Martino, dei Basurto, dei Guarini e infine dei Veris. Notevole importanza riveste la chiesa greca di San Giovanni, adiacente alla torre dell’orologio. Fin dal Medioevo, molto forte era, a Giuggianello, la devozione per San Giovanni, anticamente venerato nella piccola cripta, fondata dai monaci basiliani, fuori dall’abitato, nei pressi della masseria “Armino”. Nel corso dei secoli, però, il culto del Santo perse di valore e fu quasi del tutto dimenticato. Nel XIX secolo, un contadino, che abitava in quella masseria, aveva una figlia gravemente ammalata che rischiava di morire. Un giorno, alla fanciulla apparve San Giovanni, che le restituì la salute. Il padre, in seguito a questo avvenimento miracoloso, per riconoscenza, iniziò il restauro della cripta e riportò la cappella del Santo all’antico splendore. Venne così ripreso il culto di San Giovanni, fino alla seconda guerra mondiale. Nuovamente abbandonato, venne in seguito ripreso dal “Centro di Cultura Sociale e di Ricerche di Giuggianello”, nel 1990. Venne organizzata una grande festa sullo spiazzo della grotta, con balli e canti e la distribuzione, dopo la Messa, di pane , formaggio e vino, secondo l’antico rito greco del Medioevo. Così la festa si svolge ancora oggi e, in quello scenario suggestivo, fra querce e ulivi secolari, nella macchia mediterranea che fa da cornice alla cripta di San Giovanni, il 26 giugno, si svolge la funzione religiosa e, in serata, gli incontri “sull’aia”, con musica, canti e balli tradizionali. Nei tre giorni, poi, si svolge la “Sagra di San Giovanni”, con degustazione di piatti tipici salentini. Proprio come succedeva in passato quando, dopo la celebrazione della Messa, tutti gli abitanti del paese si recavano in processione in località Monte San Giovanni e qui davano vita a balli, musica e banchetti, per ringraziare il Santo per l’abbondanza del raccolto, anche oggi, in questa sagra, si respira una singolare aria di festa fra le prelibate pietanze della tradizione salentina.

    Paolo Vincenti

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